venerdì 22 maggio 2015

Corleone, 2 giugno 1992 - I bambini della scuola elementare: "Giovanni non dovevi morire!"

Un momento della manifestazione in piazza Falcone e Bor-
sellino, che allora si chiamava ancora V. Emanuele III
DINO PATERNOSTRO
A dieci giorni dalla strage mafiosa di Capaci in cui persero la vita Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Antonio Montinaro, Rocco di Cillo e Vito Schifani, gli 800 alunni della scuola elementare di Corleone manifestarono sfilando per le vie del paese con un grande striscione dove c'era scritto: "Vogliamo vivere con fierezza nella nostra Corleone!". E poi tanti alunni-sandwich, con cartelloni che riportavano i nomi delle vittime della terribile strage. Allora, a pochi giorni dalla tragedia, con Totò Riina, Bernardo Provenzano e Leoluca Bagarella liberi e latitanti, fu un evento straordinario. Ci volle tutta l'indignazione e tutto il coraggio di cui le persone (anche i corleonesi onesti) sono capaci nei momenti straordinari. Quella manifestazione segnò l'inizio della rinascita civile di Corleone. Non a caso, "La Repubblica", raccontando l'evento, titolò: "Giovanni non dovevi morire!", firmato i bambini di Corleone. E il Times di Londra: "A Corleone la rivolta parte dai bambini".
Io allora ero assessore alla Pubblica Istruzione di una strana giunta DC-PSI-PSDI e un pezzo di PCI, presieduta dal sindaco Dino Crapisi. Ho partecipato alla manifestazione dei bambini, delle maestre e dei maestri, guidati con grande coraggio e determinazione dalla direttrice d.ssa Giovanna Scalisi. Con me c'era solo il sindaco Crapisi. Gli altri politici - come da tradizione - s'erano squagliati. Una giornata straordinaria di forte impegno civile. E' bello che domani e dopodomani, a distanza di 23 anni da quella strage, i nostri bambini delle elementari, gli alunni della scuola media e gli studenti delle superiori saranno ancora in piazza per ricordare Falcone, Borsellino e le altre vittime dei crimini mafiosi. I loro occhi limpidi e i loro visi puliti saranno il "biglietto" della vera Corleone. E' questa la città in cui ci riconosciamo e di cui andiamo orgogliosi e fieri. (dp)

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