martedì 14 aprile 2015

La «scoperta» della Sicilia sulle rotte del Grand Tour

L’immagine della «regina delle isole», nei resoconti di viaggio del Settecento, tra classicità e impeti romantici, in un libro di Emanuele Kanceff appena uscito per le Edizioni di storia e studi sociali
L’illusione di classicità che Goethe ha voluto porre a categoria del suo viaggio in Italia conosce, nell’esperienza concreta che egli vive tra l’aprile e il maggio del 1787, visitando la Sicilia, alcuni momenti privilegiati. La Grecia, o meglio la Magna Grecia, sarà il nuovo Eden capace di dar forma e vita alle illusioni? Ma nel poeta che percorre la valle dei templi si sente, come altrove, l’intenzione di non spingersi più in là della fruizione fervida del reale. Il mito classico che lo pervade non è in realtà così solido da prestargli nell’immaginazione un quadro di antichità restaurate. È dunque legittimo che sorgano dubbi sull’esattezza di queste testimonianze che, dopo trent’anni, Goethe traeva aus der Erinnerung, e più ancora sull’amplificazione classica che esse vorrebbero suggerirci. Giunto a Palermo il 2 aprile, Goethe rimane abbagliato dalle luminosità, dalle trasparenze, dai colori. In questo tripudio, gli appigli alla classicità non sembrano giocare un ruolo di protagonisti, e si cristallizzano tutti attorno a due moduli accessori: i reperti classici e l’Odissea.
Il tema della vaporosità e della trasparenza del paesaggio ritorna come un motivo dominante nel racconto e, se si dimenticano per un momento le riflessioni a distanza e le conclusioni che egli volle inserire nel testo, quest’atteggiamento paesaggistico si mostra molto più consono allo stato d’animo del viaggiatore, una proiezione significante del suo io creatore più che non lo fosse il fascino classico. Con il grande poeta tedesco prende forma, attraverso la descrizione della Sicilia, un modo nuovo di percepire il paesaggio che prelude alla ventata di novità che sta pervadendo, più o meno visibilmente, il genere del viaggio in Italia.
Sulla base di questa ipotesi critica, percorrendo nei testi la scrittura del viaggio in Sicilia della seconda metà del Settecento e del primo Ottocento, si possono tracciare le linee di una nuova immagine della «regina delle isole» in cui l’attrazione classica lascia a poco a poco il campo alla passione romantica.

Emanuele Kanceff, L’immagine della Sicilia nei resoconti di viaggio del Settecento, Scicli, Edizioni di storia e studi sociali, aprile 2015, pp. 100, 25 ill. b/n.


Emanuele Kanceff. Laureato in Lingua e letteratura francese, dagli anni Sessanta ha diretto équipes di ricerca CNR sul tema del viaggio. Dal  1971 al 2007 ha insegnato la Storia della civiltà francese all’Università di Torino e dal novembre 1997 la Metodologia della ricerca letteraria e la Cultura del viaggio. Ha compiuto studi intorno al Libertinage érudit, alla letteratura del Decadentismo francese, alla letteratura francese del Novecento, alla letteratura di viaggio in Italia. Membro del Comitato direttivo del Centre d’études franco-italiennes e direttore italiano della rivista «Cahiers de Civilisation Alpine» a partire dal 1993. Ha fondato, nel marzo 1978, il Centro Interuniversitario di Ricerche sul Viaggio in Italia, di cui dirige le riviste e le collane. È autore di molte centinaia di pubblicazioni. Ha tenuto corsi e seminari in numerose Università in Italia, Francia, Germania, Spagna, Stati Uniti, Canada. È stato membro del Consiglio direttivo dell’I.R.R.S.A.E. della Valle d’Aosta e dal 1988 membro della Consulta del Ministero degli Esteri italiano e della Cancelleria Federale svizzera. Nel 1998 gli è stata attribuita dal Governo francese l’onorificenza di Commandeur de l’Ordre des Palmes Académiques.

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