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venerdì 13 marzo 2015

Si può creare in Italia un movimento alternativo come Tsipras e Podemos?

di NICOLA CIPOLLA
In un articolo pubblicato su Il Manifesto del 24 febbraio, assieme, non a caso,  con un altro di Giorgio Airaudo  e Giulio Marcon, che  lanciano l’idea di un “Fronte Pop” per cercare di portare la sinistra italiana a livello di Tsipras e di Podemos, Tonino Perna dice: “questa inedita soggettività politica (il M5S) ha raccolto il malcontento presente in ampie fasce della popolazione italiana e nella ribellione alla “casta” ha fondato la sua immagine. Arrivato ad essere il primo partito italiano nelle elezioni politiche del 2013”. Vorrei fare tre ordini di considerazioni.
1. Questo successo, a mio avviso, deriva dalla grande vittoria, contro la “casta”,  del referendum del 12 e 13 giugno 2011. Questa vittoria non solo provocò l’indebolimento, e quindi la fine, del governo Berlusconi ma soprattutto isolò il gruppo dirigente del PD dalla sua base popolare.
Dei quattro referendum: sull’acqua (1 milione e 400 mila firme raccolte dal Forum per l’Acqua pubblica e i Beni Comuni nell’indifferenza ed ostilità di tutti i partiti), sul nucleare, contro la privatizzazione dei servizi sociali e contro il  Lodo Alfano, questi ultimi tre proposti ad iniziativa di IdV, quello che più ha sancito questo isolamento è stato quello sul nucleare. Il gruppo dirigente del PCI di Berlinguer e Napolitano era stato già sconfitto nel referendum sul  nucleare del novembre 1987, proposto,  allora, da  una minuscola frazione di sinistra del PCI di Ingrao e Bassolino alleata con il nascente movimento ambientalista.  Berlusconi, adesso,  affidava  la direzione del progetto, di  10 mila megawatt con quattro centrali nucleari, al senatore Veronesi del PD con il pieno appoggio, ancora una volta,  dell’ex Presidente  Napolitano (che naturalmente ignorava il suo dovere di contestare  alle Camere un progetto che contrastava con il voto del 1987) e di tutto il gruppo dirigente ex comunista del PD. Mentre in Germania la Merkel, dopo Fukushima, si affrettava a lanciare un programma di uscita 100% dal nucleare,  la reazione del PD al disastro  fu inesistente. La “casta”, poi, in contrasto con il sentimento popolare, riuscì a portare alla presidenze della Repubblica per la seconda volta proprio il personaggio politico che più era stato sconfitto dal voto del 12 e 13 giugno.
L’unico partito che nella campagna  elettorale del 2013 criticò questo atteggiamento di Berlusconi e del PD, e soprattutto di Napolitano,  fu il M5S. La gran parte dei 9 milioni di voti del M5S, alle elezioni nazionali del 24-25 febbraio 2013,   sono stati pescati entro i 27 milioni di questo pronunciamento contro la “casta” che in Italia anticipava sia Tsipras sia Podemos.  Questi voti non sono stati inseriti nella dinamica dei partiti della “casta” e dell’amministrazione Renzi ma sono serviti per imporre all’attenzione dell’opinione  pubblica, ed anche ad un riluttante Parlamento, misure di riduzione di privilegi e, con i progetti presentati (a somiglianza di quanto avveniva ad iniziativa del PCI scomunicato di Togliatti), sono serviti ad imporre analoghe iniziative del  Governo e dei parlamentari, come, ad esempio, sta avvenendo oggi per quanto riguarda il reddito di cittadinanza e la riforma della RAI
2.  Al trionfo nelle elezioni europee del  PD di Renzi (40%) ha contribuito certamente l’affermazione da parte di esponenti della  lista Tsipras in Italia secondo cui  il pericolo principale per la democrazia in Italia era costituito dal M5S e, quindi, il PD era il “minore dei mali”.   Ogni articolo su Il Manifesto di Asor Rosa e di altri esponenti che sostenevano questa tesi contribuiva a spostare voti, che avrebbero potuto confluire su Tsipras, verso  il M5S da parte  di coloro che erano convinti che il nemico principale era, invece,  la “casta”.  Anche per questo il risultato delle elezioni europee di Tsipras in Italia è stato inferiore alla sommatoria dei voti precedentemente ottenuti singolarmente da  SEL e da Rifondazione Comunista.
3.  Oggi   il  governo Renzi, con le misure approvate e proposte, con il  suo atteggiamento antisindacale e la sua conclamata alleanza con la Confindustria di Squinzi, con l’inefficacia della sua azione a livello europeo, ha creato  un fermento di opposizione all’interno del PD e soprattutto all’esterno con  i nuclei organizzati di Sel, di Rifondazione  e di quello che è rimasto dei comitati elettorali di  Tsipras. Si cerca, perciò, una risposta non solo sindacale ma anche politica da parte delle forze del movimento operaio organizzato che fanno capo soprattutto alla proposta di “solidarietà sociale” della FIOM di Landini che sta apprendendo la lezione della IG Metall tedesca che ha sostenuto lo sviluppo delle rinnovabili con la creazione di oltre 400 mila posti di lavoro metalmeccanici negli ultimi anni.  
Questa coalizione, sociale e politica ad un tempo, si sta precisando in un percorso iniziato con la polemica con il governo Renzi, si è sviluppata con l’incontro di Cervia e avrà un momento di massa il 28 marzo con una grande manifestazione a Roma. Questo protagonismo della FIOM sta incoraggiando tutta una serie di proposte di una nuova stagione anche referendaria, di approfondimenti programmatici, di iniziative a vario livello che possono convergere in questo unico disegno. Airaudo e Marcon concludono  il loro articolo indicando  come  il “Fronte Pop” potrebbe: “muoversi e crescere sulle gambe di cinque campagne comuni a tutti. L’Europa da cambiare e la fine dell’austerità. Il lavoro da difendere e i diritti dei lavoratori da ricostruire. L’ambiente e la riconversione ecologica dell’economia. La democrazia, i diritti civili e di cittadinanza, con la difesa della scuola e del welfare. La pace contro l’interventismo militare”.  
La proposta è interessante ma chiede, a mio avviso, un’ulteriore precisazione. Siamo nel XXI secolo e si accentuano le minacce all’esistenza nel pianeta delle condizioni di vita che hanno permesso lo sviluppo dell’umanità. Il capitalismo degli ultimi due secoli, basato sullo sfruttamento delle energie fossili, carbone  nell’800 e idrocarburi  nel XX secolo, sta provocando una serie di disastri che già si vedono, e che preannunciano, secondo quanto affermato da tutti gli organismi scientifici a cominciare dall’IPCC dell’ONU, che  se si continua con  l’andazzo attuale, il raggiungimento di quei due gradi di aumento della temperatura oltre il quale il disastro ambientale diventerà irreversibile viene anticipato al 2030.
La UE, con   la Germania in testa, ha avuto un ruolo di primo piano nella definizione, attraverso un percorso molto difficile e contraddittorio, degli accordi di Kyoto scaduti nel 2012. Da allora non è stato possibile raggiungere un nuovo accordo e tutto è stato rinviato ad una nuova conferenza da tenersi a Parigi alla fine di quest’anno. Il 2015 diventa un anno  decisivo non per la conquista o la difesa di un singolo diritto sociale e politico ma soprattutto per l’esistenza stessa dell’umanità.  
Questo compito non può essere delegato: “all’ecologista che lavora alla Conferenza sul Clima di Parigi” ma deve essere, a mio avviso, centrale per tutto il movimento. Se poniamo  al centro di tutto, come prioritario e fondamentale, questo obiettivo, ci accorgiamo che la lotta per il suo raggiungimento coinvolge tutti gli altri quattro punti enunciati da Airaudo e Marcon. Richiede una modifica radicale della comunità europea e della sua politica neoliberista.  L’attuale III guerra mondiale, come dice Papa Francesco, non si svolge in tutto il mondo in modo uguale ma si concentra nei paesi  (Libia, Egitto, Palestina, Iraq, Siria, Afghanistan, Ucraina) che  hanno risorse di energie fossili da sfruttare  o sono attraversati da metanodotti, gasdotti, porti, che permettono alle multinazionali del settore di distribuire le energie fossili in tutto il mondo e in particolare nell’Europa, che ha ancora, assieme gli Usa, un consumo pro capite di energie fossili superiore di molte volte a quello di paesi che erano considerati in via di sviluppo. La tecnologia attuale consente di raggiungere la sostituzione del  100% delle energie fossili con quelle rinnovabili e con il  risparmio energetico, come viene affermato persino dalla fondazione scientifica della UBS (Unione Banche Svizzere) che prevede entro il 2025 la sostituzione integrale delle energie fossili, attraverso il trinomio solare FV, accumulatori di energia solare e batterie per veicoli elettrici.  Verrà meno, così,  una delle principali cause della III guerra mondiale ed anche dello spostamento di milioni di rifugiati che fuggono da  guerre fomentate dai complessi militari e industriali soprattutto degli USA ma anche della Francia e della  Gran Bretagna.
Le misure anticrisi, prese sia dalla UE sia dalla BCE di Draghi, con il Quantitative Easing (QE), e dall’altro lato l’attenuazione  dei limiti dell’austerity e,  su scala  nazionale, tentativi di ridurre le spese ed  anche incentivi, come gli 80 euro, non sono sufficienti a rovesciare una  tendenza ormai secolare che, come dice Rifkin, spinge ad una riduzione strutturale dei costi di produzione che provoca un aumento della disoccupazione. E infine , come dice Naomi Klein non si può affrontare radicalmente  la questione ambientale in presenza di una economia basata sul profitto.     Se le misure proposte dalla UE e riprodotte in Italia dal governo Renzi  non sono capaci di ottenere i due obiettivi: combattere  la disoccupazione e affrontare la questione ambientale in tempi utili, occorre procedere ad una nuova ondata keynesiana di investimenti che solo la trasformazione al 100% del sistema energetico può produrre. Sviluppando un processo, che Schumpeter   ha analizzato con la “distruzione creatrice”, di vecchi sistema produttivi per aprire la strada ad un nuovo sistema e quindi ad un nuovo tipo di società. Pr portare vanti questo processo non basta, perciò, la essenziale mobilitazione dei lavoratori e delle piccole e medie imprese ma occorre un fronte più ampio in cui, sviluppando quello che all’inizio diceva Tonino Perna nel suo articolo, bisogna guardare soprattutto ad una convergenza con l’azione  del M5S ed altre simili formazioni che dovessero sorgere. Con l’apertura della stagione referendaria  obbligatoria per legge per quanto riguarda   le riforme costituzionali, e di iniziativa popolare, per quanto riguarda  jobs act ed altri provvedimenti del governo Renzi, la convergenza con il M5S  diventa un fatto reale in quanto ripropone una sostituzione   del blocco di governo “renzusconiano” con un’altra formazione alternativa. Posizione che  ha permesso in Grecia e in Spagna la vittoria di Tsipras e lo sviluppo del movimento Podemos. Di fronte alla gravità della situazione e al  progetto di riforma costituzionale, che persino Eugenio Scalfari afferma capace di allineare l’Italia alle “democrature” tipo Russia di Putin, Turchia e Ungheria, non è più tempo di pensare alla costituzione in Italia di un partito di sinistra che possa condizionare l’azione del governo Renzi. Come, purtroppo anche nelle ultime riunioni pubbliche del movimento Tsipras è stato  avanzato dai vecchi esponenti di una infelice campagna elettorale del 2014.

Nicola Cipolla

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