domenica 1 marzo 2015

Palermo. Nuove minacce a Marsicano, il pasticciere che denunciò il racket

Alessandro Marsicano
Due fori sulle mura esterne del bar Marsicano, in via Solarino. Il titolare fece scattare 35 arresti nel 2011: "Basta, voglio chiudere".
Due fori sul muro esterno del proprio locale: è l'ultimo "avvertimento" ricevuto da Alessandro Marsicano, titolare dell'omonima pasticceria in via Solarino, a Palermo. La scoperta è stata fatta giovedì dai carabinieri che lo scortano. "Basta, sono stanco, voglio chiudere. Io credo nella giustizia ma non voglio essere lasciato solo", ha detto Marsicano. Il commerciante è vittima di diverse estorsioni che portarono nel 2011 al blitz dei carabinieri "Hybris", con 35 arresti e una nuova mappa del pizzo in città. "Da allora le minacce non si sono mai fermate e aver tolto da dicembre le telecamere di sorveglianza non è stato certo di aiuto - aggiunge Marsicano, che racconta decine di episodi denunciati ai carabinieri - dalle minacce e aggressioni verbali ai tentativi di rapina, dagli appostamenti sotto casa fino al coltello piantato nella ruota della macchina del figlio della mia compagna".  Al commerciante è assegnata la tutela ma chiede "l'installazione di telecamere per la sicurezza dei propri familiari e dei clienti".





"Soffro di attacchi di panico, prendo dei farmaci, e per quello che ho sopportato finora mi è stata riconosciuta un'invalidità del 40% - prosegue il commerciante - ho subito un danno economico, l'intero rione mi ha boicottato e se non fosse per l'università lavorerei poco. Ringrazio i carabinieri che mi tutelano, da anni faccio incontri nelle scuole e nelle parrocchie. E sì, denuncerei ancora, l'ho fatto per i miei figli, però ora chiedo che lo Stato e l'opinione pubblica mi siano vicini". A portare sostegno e solidarietà a Marsicano l'imprenditore antiracket Ignazio Cutrò, presidente dell'associazione nazionale testimoni di giustizia: "Esprimiamo viva preoccupazione sui recenti atti intimidatori nei confronti del commerciante Alessandro Marsicano". "Non è accettabile - continua - che lo Stato da un lato provveda ad assegnargli un dispositivo di scorta e dall'altro lasci totalmente sguarnito e privo di un sistema di videosorveglianza l'attività commerciale di Marsicano, che resta preda, come verificatosi nella notte pochi giorni fa, di gravi atti di intimidazioni dagli esiti potenzialmente disastrosi".
La Repubblica, 28 febbraio 2015

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