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martedì 3 marzo 2015

ISIS: resterete di gesso

A volte per­ce­pi­sco sulle mie pic­cole spalle di scien­ziato bor­der­line il peso di dover essere l’unico — fra tutti quelli che scri­vono su un quo­ti­diano nazio­nale ita­liano o un tele­gior­nale  - a sen­tire il dovere di dare certe notizie. Noti­zie evi­den­te­mente così sco­mode, per chi è al ser­vi­zio della verità-purché-mainstream, da doverle tacere o scri­vere in carat­tere pic­colissimo in una pagina interna, o bia­sci­care di sfug­gita in pochi secondi dopo la mezzanotte. Si vede che è il mio karma. Un oscuro blog­ger che di mestiere inse­gna in uni­ver­sità, che non ha la tes­sera di gior­na­li­sta ita­liano (ho quella ame­ri­cana per i miei tra­scorsi sta­tu­ni­tensi), e che quindi fa un po’ quello che può, come può. Comun­que pro­cedo e sarò volu­ta­mente lapidario.

ISIS. Le sta­tue “anti­chis­sime” sulle quali i neroin­cap­puc­ciati si sono acca­niti a colpi di mazza susci­tando lo Sde­gno Uni­ver­sale erano quasi tutte copie in gesso e di scarso valore degli ori­gi­nali. Lo smaz­za­mento è avve­nuto a Mosul, le sta­tue vere sono a Bagh­dad. Basta­vano due occhi e un cer­vello one­sto per verificare. Mi spiace per tutti i media e i milioni che sui social hanno guaito di dolore all’unisono: avete spre­cato un’indignazione. Va beh che tanto gli occi­den­tali, mas­simo gli ita­liani, si indi­gnano molte volte alla set­ti­mana, quindi c’è abbondanza.
Certo che quest’ISIS è dav­vero lo start-up peg­gio riu­scito agli ame­ri­cani, come ama­ra­mente con­stata Hil­lary Clin­ton: quanti soldi spre­cati! Qui l’articolo: anche, è dell’anno  scorso, scritto quindi quando l’ISIS non andava molto di moda. Qual­cuno potrebbe obiet­tare che si tratti della solita teo­ria del com​plotto​. Ma la voce dell’ex Segre­ta­rio di Stato Ame­ri­cano, appunto Hil­lary Clin­ton, in un’intervista rila­sciata a metà ago­sto 2014 a Jef­frey Gold­berg del gior­nale web The Atlan­tic, è ben chiara: “L’Isis è roba nostra, ma ci è sfug­gita di mano”. Let­te­rale (per i più incre­duli): «È stato un fal­li­mento. Abbiamo fal­lito nel voler creare una guer­ri­glia anti Assad cre­di­bile. Era for­mata da isla­mi­sti, da seco­la­ri­sti, da gente nel mezzo. Il fal­li­mento di que­sto pro­getto ha por­tato all’orrore a cui stiamo assi­stendo oggi in Iraq».  Ken­neth O’ Keefe, un ex uffi­ciale delle forze armate USA, ci dice poi che “Lo Stato Isla­mico è “la crea­zione di un mostro, di un Frank­en­stein creato da noi sta­tu­ni­tensi”: gli estre­mi­sti dell’ISIS, ISIL o EL, che ope­rano in Iraq ed in Siria, siano stati finan­ziati dagli USA attra­verso i suoi rap­pre­sen­tanti come il Qatar, gli Emi­rati Arabi Uniti e l’Arabia Sau­dita. “In realtà tutti que­sti mili­ziani sono una nuova veste ribat­tez­zata di Al Qaeda, che di sicuro non è niente più che una crea­zione della CIA”. I jiha­di­sti hanno rice­vuto dagli Stati Uniti “il miglior equi­pag­gia­mento nor­da­me­ri­cano” come il sistema di blin­da­tura per­so­nale, i blin­dati da tra­sporto truppe e l’addestramento, ma gli è stato anche per­messo di dif­fon­dersi attra­verso le fron­tiere in molti altri paesi del Medio Oriente. “Tutto que­sto è stato fatto sotto l’auspicio di rove­sciare il regime di Bashar al-Assad in Siria. Lo stesso padrone si vede in Iraq ed in Afghanistàn”. 
Pen­sate che gli istrut­tori della CIA non han for­nito a costoro nep­pure le basi per imper­so­nare cre­di­bil­mente dei mus­sul­mani. Tipo: quando si prega ci si sdraia tutti dalla stessa parte. Per­ché la Mecca è una. In com­penso, hanno rice­vuto bel­lis­simi pick-up fuo­ri­strada Toyota, made in USA, nuovi di fab­brica e tutti uguali, per le loro foto­gra­fie stile sel­fie col­let­tivo da inviare sul web. Sono pro­prio il modello made in USA, come ci dicono quelli che se ne inten­dono di pic­kups. Strano, vero? Ecco fatto. Com­pi­tino finito. Ora tocca agli altri, quelli “veri”: di nuovo tito­loni a nove colonne, eh: se no non è  cor­retto. E dovre­ste, se cono­scete il verbo, chie­dere scusa e vergognarvi.
Post-scriptum
Intanto ha ria­perto il Museo Nazio­nale di Bagh­dad. Man­cano all’appello ancora cen­ti­naia e cen­ti­naia dei 15mila reperti con­ser­vati sino alla caduta di quel peri­co­lo­sis­simo Sad­dam. Ma si potranno ammi­rare al Bri­tish di Lon­dra, a New York e soprat­tutto dispersi (e persi per il mondo comune) nelle tante col­le­zioni pri­vate dei tanti clienti dei traf­fi­canti di reperti archeo­lo­gici, che in com­butta coi “demo­cra­tici libe­ra­tori” di Bagh­dad hanno inferto un colpo ben più ter­ri­bile al patri­mo­nio archeo­lo­gico della Meso­po­ta­mia che non i quat­tro imbe­cilli dell’ISIS a fran­tu­mar copie in gesso di sta­tue. Può comun­que darsi — visto il livello di imbe­cil­lità e bestia­lità di que­sti incap­puc­ciati — che nep­pure sapes­sero cosa sta­vano pren­dendo a maz­zate: ese­gui­vano gli ordini di qual­che loro capetto, men­tre il regi­sta che poi doveva man­dare il fil­mato in rete con­trol­lava le luci e il suono. Squal­lore ai mas­simi livelli: un falso stato che fran­tuma false sta­tue, e tutti che stanno allo squal­lido gioco.


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