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mercoledì 25 marzo 2015

In piazza gli edili delle aziende confiscate del gruppo Aiello. Corteo e assemblea in municipio per chiedere la riapertura dei cantieri



Il corteo degli operai di Ati Group, Emar ed Ediltecnica
Gli edili di Ati Group, Emar ed Ediltecnica chiedono completamento di villa Santa Teresa, alla realizzazione del mattatoio di Partinico,  alla commessa del Policlinico di Palermo
Palermo 25 marzo 2015 –  Hanno manifestato in corteo a Bagheria i lavoratori edili di Ati Group, Emar ed Ediltecnica, le tre aziende confiscate alla mafia del gruppo Aiello, per chiedere di tornare al lavoro. Il corteo si è snodato da via Dante, sede dell’azienda, fino a  corso Umberto, per raggiungere il Municipio.
Hanno partecipato tutti e 80 gli edili delle tre aziende in amministrazione giudiziaria, che contano 114 dipendenti in totale, tra cui 17 metalmeccanici. Con la rappresentanza dei lavoratori edili hanno sfilato i rappresentanti della Fillea, della Cgil di Palermo e della Camera del Lavoro di Bagheria. “E’ assurdo che i cantieri siano fermi e che gli operai  vengano tenuti in cassa integrazione  invece di andare a lavorare. Gli edili chiedono che  la cig sia data a chi ha esigenze reali - dichiara Franco Macaluso, della Fillea Cgil di Palermo -  Chi ha il lavoro, è corretto che lasci le risorse impiegate per la cassa integrazione  a chi si trova oggettivamente in condizioni più gravi -   – L’unico ammortizzatore sociale che riconosciamo è il lavoro”.  
Scopo della giornata di mobilitazione, conclusa con un’assemblea nella sala consiliare del Comune di Bagheria, è la richiesta agli amministratori giudiziari e all’Agenzia nazionale per i beni confiscati di far ripartire i lavori nei cantieri fermi ormai da più di un anno,  inattivi da quando, con la confisca definitiva, il patrimonio della società è stato estrapolato e ceduto allo Stato. L’azienda, entrata in crisi, ha dovuto mettere gli operai in cassa integrazione e malgrado le diverse commesse in corso, e l’acquisizione di nuove commesse, tra cui quelle di recente affidate dall’Agenzia nazionale per i beni confiscati, i cantieri sono rimasti inattivi  e in questo momento lavorano solo 10 operai edili su 80. Il sindacato ha chiesto un incontro con l’Agenzia per superare gli ostacoli che intralciano  la riattivazione delle opere interrotte. 
“Chiediamo che ripartano  i lavori per il  completamento di Villa Santa Teresa, la costruzione del mattatoio di Partinico e il cantiere interrotto dentro il Policlinico – dice  il rappresentante della segreteria Cgil di Palermo Mario Ridulfo  - A maggior ragione dopo la firma del contratto con la Bolognetta-Lercara, un importante ma piccolo affidamento che non risolve il problema di tutti i 114 dipendenti,  resta il problema degli altri cantieri fermi da mesi che tardano ad attivarsi. La situazione è sempre statica e le difficoltà quotidiane dei lavoratori  invece aumentano. C’è una grande attesa e queste speranze vengono poi disilluse”. 
   Fermi del tutto sono l’ampliamento di Villa Santa Teresa, iniziato nel 2013, e la commessa del Policlinico (non legata alle opere di ammodernamento in corso).  Il lavoro per la realizzazione del Mattatoio di Partinico, appaltato dalla Provincia  nel 2001 a un’altra azienda  è stato affidato all’Ati Group successivamente, dopo un periodo di blocco. Impegna attualmente solo 3 operai e i lavori di avanzamento non procedono. Altri 3 operai del gruppo  lavorano per  conto dell’Agenzia per i beni confiscati in un supermercato di Castelvetrano.  Ati Group inoltre ha un contratto con Villa Santa Teresa per  4 lavoratori impiegati nel settore delle pulizie.
  “Da quando il patrimonio è stato confiscato, sono iniziati i problemi di liquidità perché le banche non hanno concesso più credito all’azienda.  Oggi a tutela del bene ci sono solo i lavoratori e i mezzi, in parte obsoleti.  E’ iniziata una crisi  che ha fatto chiudere i cantieri malgrado le diverse commesse in grado, se portate avanti,  di dare lavoro e reddito – aggiungono Ridulfo e Macaluso – Più volte abbiamo denunciato i limiti della  normativa, concentrata sulla gestione dei  beni. Per le  poche aziende che arrivano alla confisca definitiva  non c’è la stessa attenzione. Abbiamo sollecitato l’Agenzia, unitamente all’amministrazione giudiziaria. Domani si riunisce il direttivo. Chiediamo di dare al più presto seguito alla nostra richiesta”.   

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