domenica 15 marzo 2015

Spetta all'antimafia vera smascherare la falsa antimafia

di SALVO LIPARI*
Dieci ettari di terreno confiscati a Giovanni Marino, nipote di Luciano Liggio. E il 1999 quando lallora sindaco di Corleone Cipriani decide di assegnarli alla Cooperativa Lavoro e non solo dellArci. Comincia allora un percorso di fatica, di risposta ad attentati e intimidazioni e di lotte condivise con chi nel paese ha scelto di stare dallaltra parte della barricata. E comincia un cammino che ha portato a Corleone migliaia di ragazzi da tutta Italia che hanno imparato a sudare, a lavorare una terra tolta ai poteri criminali e a riportare nei loro territori il senso di una battaglia concreta. Estate 2013. A Librino, a Catania, lArci decide di giocare una partita importante in un quartiere segnato dal degrado ma anche da una grande voglia di riscatto.
Lo fa mettendo in piedi un campo estivo che punta al recupero di una struttura sportiva e lo fa coinvolgendo i ragazzi di quel territorio. In questi decenni la Carovana Antimafia dellArci e di Libera ha toccato centinaia di località e coinvolto migliaia di persone. Decine e decine di associazioni, movimenti, scuole, pezzi consistenti della società civile hanno lavorato e continuano a lavorare per opporsi a mafia, corruzione e malaffare. Ogni giorno e quasi sempre senza clamore. Realtà come quella del Centro Olimpo di Palermo in cui 34 persone hanno deciso di sfidare tutto e tutti e, grazie ad una collaborazione virtuosa con istituzioni e associazioni, hanno fondato una cooperativa per riaprire il supermercato confiscato alla mafia in cui lavoravano, sono lesempio che uno scenario, diverso è possibile. Ma di esempi così se ne possono fare centinaia.
La vicenda dellarresto di Roberto Helg ha scatenato un dibattito anche aspro ma a tratti superficiale sullantimafia vera e quella di facciata. Un dibattito che torna ciclicamente, da Sciascia in poi, e che rischia di confondere tutto, di riempire a caso un grande calderone. Negli ultimi decenni c’è stato un proliferare di protocolli di legalità, accordi, intese. C’è chi, ma per fortuna parliamo di una minoranza, ha utilizzato letichetta di antimafioso per continuare a fare affari, a mantenere rapporti ad alimentare un sistema illegale. C’è un pezzo della politica che dietro il paravento dellantimafia prova, nel migliore dei casi, a nascondere la propria incapacità di governare, di gestire i processi, di dare risposte e nel peggiore a coprire i propri rapporti con pezzi di potere quantomeno discussi. Tutto questo può dare un colpo mortale al movimento antimafia ma può anche essere, al contrario, una scossa più che positiva. Per fare autocritica, per capire dove si è sbagliato e soprattutto per ritrovare una capacità di analisi e selezione che una volta apparteneva ai soggetti organizzati della società. Non si può delegare solo alle forze dellordine e alla magistratura il compito di individuare le mele marce. Abbiamo rinunciato a scavare nella complessità, a esaminare a fondo e conoscere i territori. Ma abbiamo anche rinunciato a fare i conti con un fatto assolutamente non nuovo. C’è da sempre un pezzo della borghesia palermitana e siciliana che ha scelto da che parte stare e che tipo di potere esercitare. Magari celando i propri comportamenti dietro un paravento di antimafiosità. Fare finta di non saperlo è ipocrita.
Tutto questo però non può e non deve consentire di buttare il bambino con lacqua sporca. Lo dobbiamo a chi in questi anni ha provato a comporre un puzzle che diventa via via più grande e che continua a farlo seppure con limiti ed errori frutto anche di ingenuità. Un esempio per tutti: non si può dare addosso ad Addiopizzo per aver firmato il protocollo con Confcommercio e dimenticare un impegno paziente che in tutti questi anni ha dato coraggio a tantissimi imprenditori e imprenditrici.
Limpegno dellArci e degli altri movimenti e associazioni che hanno condiviso e condividono importanti pezzi di strada dovrà essere quello di non consentire facili strumentalizzazioni e semplificazioni e di continuare ogni giorno a costruire quel puzzle, con fatica, sacrifici e scelte di vita non semplici.
Salvo Lipari
* Presidente Arci Sicilia

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