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martedì 3 febbraio 2015

Pierluigi Basile: intervista a Sergio Mattarella

Sergio Mattarella col fratello Piersanti la mattina del 6 gennaio 1980
di PIERLUIGI BASILE
Sergio Mattarella è il fratello di Piersanti. Con lui ha trascorso quindi parecchi anni della sua vita: lo ha visto crescere, sia come uomo che come politico, ha conosciuto di lui e delle sue esperienze politiche aspetti intimi e meno noti. Ha scelto, anche su spinta di tanti amici e collaboratori di Piersanti, di impegnarsi in prima persona in politica dopo il tragico episodio che ha sconvolto tutta la sua famiglia. Stamattina ha giurato come Presidente della Repubblica Italiana.
D. Piersanti Mattarella. Chi era l’uomo e quali erano gli aspetti più tipici del suo carattere e che si riflettevano nella sua vita politica?

R. Piersanti era, sin da ragazzo, una persona serena. Abitualmente di buon umore, in famiglia, tra gli amici e nell’attività di lavoro. Allo stesso tempo era “seriamente concreto”: non aveva tendenza all’eccesso di parole, alla sovrabbondanza espressiva. Detestava i privilegi. Nel suo lavoro era concreto e puntuale: non amava lasciare incompiuto un lavoro avviato né svilupparlo in disordine o in maniera approssimativa. A queste caratteristiche si aggiungeva un’attitudine ad aggregare, a costituire punto di riferimento negli ambiti in cui si impegnava, una tendenza ad assumervi un ruolo di guida, cioè quella che oggi si definirebbe “capacità di leadership”. Si tratta degli stessi aspetti che hanno caratterizzato il suo modo di interpretare l’attività politica: ottimismo, motivazione, rigore e chiarezza di posizioni, concretezza amministrativa, insofferenza alla prepotenza della forza, tutela del ruolo politico e istituzionale.

D. Qual era l’eredità di Bernardo Mattarella nel patrimonio politico di Piersanti? E quanto hanno pesato su di lui le polemiche sul padre a proposito delle accuse di rapporti con esponenti della malavita?
R. Le polemiche hanno pesato molto, anzitutto sul piano umano. Piersanti era molto legato a suo padre, cui era stato sempre accanto. Non si trattava solo di affetto filiale: da lui aveva ricevuto la formazione culturale cattolico-democratica di stampo “montiniano” e nutriva nei suoi confronti grande ammirazione per la sua scelta di fondare il Partito popolare nella sua piccola cittadina [Castellammare del Golfo, nella provincia di Trapani] nel 1924, a diciannove anni; per la sua storia e i sacrifici di antifascista; per la sua attività clandestina [durante il ventennio del regime di Mussolini] tra Palermo e Roma vicino a De Gasperi; per la fondazione della Democrazia cristiana; per la sua lotta frontale contro il separatismo; per il suo impegno contro la monarchia.
  Compirono insieme [Piersanti e il padre Bernardo] la scelta di seguire Aldo Moro in minoranza nella Dc. Né soffrì molto la lunga malattia e la scomparsa e lo ricordava continuamente. È facile, quindi, immaginare con che vigore si ribellasse contro le accuse di contatti con la mafia che furono avanzate contro nostro padre e quanto queste lo rattristassero: oltre a sapere che non era vero ricordava spesso con me come avessimo appreso in casa, da ragazzini, che la mafia era un avversario oscuro da cui rifuggire.

D. Il rapporto con Aldo Moro è un elemento cruciale e fondamentale per l’attività politica di Piersanti Mattarella: quando nacque e come si sviluppò?
R. Il suo rapporto con Aldo Moro aveva origini lontane che risiedevano nell’amicizia personale che legava Bernardo Mattarella a Moro da quando, negli anni trenta, questi [il politico pugliese] aveva fatto a Palermo il servizio militare.
  Il loro rapporto nacque alla fine degli anni sessanta, quando con suo padre, scelse di collocarsi accanto a lui contro una larghissima maggioranza della Dc imperniata sui dorotei. Crebbe ulteriormente quando, scomparso Bernardo Mattarella, Moro rimase il suo unico  e diretto punto di riferimento.
  Ne riconosceva pienamente la leadership e Moro manifestava nei suoi confronti grande affetto: con la frequentazione diretta, all’affetto si aggiunse la stima e Moro lo fece entrare a far parte della direzione nazionale della Dc e lo chiamava frequentemente per incontrarlo nel suo studio in via Savoia o a piazza del Gesù.
  Ricordo che, al ritorno da un viaggio a Roma, Piersanti mi raccontò che Moro lo aveva trattenuto per alcune ore, nel suo studio, in un lungo colloquio, confidandogli le sue opinioni sullo stato del partito e il suo giudizio sui suoi dirigenti: non mi rivelò assolutamente nulla di quanto Moro gli aveva detto ma era palesemente colpito sia dal contenuto del colloquio che da questa ulteriore manifestazione di fiducia da parte di Moro.

D. Quale furono gli aspetti di novità introdotti da Piersanti Mattarella nella Dc siciliana? Perché veniva definito, ed era definibile, come un “democristiano diverso”?
R. Piersanti aveva dovuto superare degli ostacoli per inserirsi, nei primi anni sessanta, nella Democrazia cristiana di Palermo: essere figlio di uno dei fondatori e degli esponenti più autorevoli del partito nazionale era stato un peso e non lo aveva aiutato. A Palermo il gruppo dirigente di allora – avverso a Bernardo Mattarella – gli negò la tessera del partito e Piersanti si inscrisse a Trapani, dove il segretario provinciale, l’avv. Bartolo Rallo, era vicino a suo padre. Nella Dc siciliana e palermitana guidava una piccola componente di minoranza, cercando di trovare spazi di iniziativa tra i gruppi più forti. Con una linea politica propria e con un metodo costantemente seguito: mantenere sempre al suo gruppo, il gruppo moroteo, una netta e distinta identità. Questo comportamento veniva spesso apertamente contestato da altre componenti della Dc come una scelta di diversità nel partito e il gruppo moroteo veniva sovente definito – talvolta con ironia, talvolta con malanimo – come troppo chiuso e a se stante, colpevole di una presunzione intellettuale incompatibile con la esiguità della forza nel partito. In realtà Piersanti credeva molto nella Democrazia cristiana, nella sua ispirazione culturale, nella sua funzione storica e nel suo ruolo politico e, proprio per questa ragione, intendeva mantenere inalterata una presenza politica, quella morotea, che riteneva la più corrispondente a quella ispirazione e a quel ruolo.

D. Quale fu invece il legame che unì Piersanti Mattarella al segretario regionale della Dc, Rosario Nicoletti, soprattutto negli anni più impegnativi per lui, cioè quelli della presidenza della Regione?        
R. Negli ultimi anni, particolarmente quelli della sua presidenza, malgrado vi fossero stati in precedenza periodi caratterizzati da posizioni diverse, Piersanti ebbe un rapporto di piena collaborazione con Rosario Nicoletti che con lui condivideva l’opinione che lo scorrere della storia avesse modificato i caratteri della maggioranza e dell’opposizione, avvicinandole e che questo fenomeno consentisse un’ampia solidarietà democratica nel governo delle istituzioni per affrontare le difficoltà di sviluppo della Sicilia e la pericolosità dell’influenza mafiosa. Naturalmente avevano caratteri diversi e diverse attitudini ma tra loro, accanto alla collaborazione, si era consolidato un forte legame personale.  

D. Piersanti percepiva il fatto di essere sotto il mirino della mafia e degli altri poteri “offesi” dalla sua politica dalle carte in regola che ne decretarono infine la morte?
R. Indubbiamente era consapevole di avere non pochi nemici negli ambienti della malavita organizzata, e poi a dimostrazione di ciò aveva ricevuto già nel 1978 parecchie lettere intimidatorie. Se fosse seriamente preoccupato per la sua incolumità fisica non me ne sono mai reso conto con certezza anche se nell’autunno del 1979, dopo gli omicidi di Boris Giuliano e di Cesare Terranova, mi parse visibilmente scosso e poi aveva assunto un’aria più preoccupata rispetto al solito. Per temperamento e carattere era, infatti, sempre molto sereno e tranquillo e non lasciava trasparire mai tensioni o timori.  È certo che non ebbe mai ripensamenti o incertezze e fece fino in fondo il proprio dovere mostrando una risoluta opposizione alla mafia e sollecitando nella stessa direzione l’azione delle altre forze politiche e sociali.      

* [Sergio Mattarella (Palermo, 1941) è stato docente di diritto costituzionale e due volte ministro della repubblica, parlamentare nazionale, giudice della Corte costituzionale. Oggi ha giurato come Presidente della Repubblica Italiana, eletto dal Parlamento in seduta comune nella mattinata del 31 gennaio 2015. L’intervista, condotta da Pierluigi Basile, per la sua tesi di laurea, è stata registrata a Palermo il 18 settembre 2006]        


1 commento:

Michele Maniscalco ha detto...

La mia età mi consente di parlare dell'epoca in cui Bernardo Mattarella era Ministro.
Il fatto che in quegli anni difficilmente i politici di governo pronunciassero la parola mafia e che alcuni ne negavano addirittura l'esistenza. Intanto la mafia imperava e dilagava in special modo nella provincia di Palermo. Questo silenzio portava l'opinione pubblica a considerare un uomo così importante accondiscendente o quanto meno neutro senza una posizione apertamente contraria.
Siascia in un suo libro cita l'onorevole Passarella che tutti, quì,in Sicilia hanno accostato all'onorevole Mattarella. Questo ha contribuito ad alimentare le chiacchiere di ieri e di oggi.