domenica 8 febbraio 2015

Le Lettere meridionali di Pasquale Villari in libreria

Pasquale Villari
Un lavoro di denuncia e analisi di alto profilo sui mali del Paese appena unificato che aiuta a spiegare i problemi irrisolti dell’Italia di oggi
È appena uscito in libreria, per le Edizioni di Storia e Studi Sociali, l’opera di Pasquale Villari Lettere meridionali e altri scritti sulla questione sociale in Italia. Si tratta del quinto volume della collana «Questioni storiche», introdotto dallo storico Pietro Finelli.
Mentre nell’Europa dei grandi opifici e del vapore la questione sociale si manifestava con sempre maggiore drammaticità, lo storico Pasquale Villari, esponente autorevole del liberalismo moderato, slargò il tracciato dell’analisi e della denuncia, portando all’attenzione pubblica italiana ed estera un altro «inferno», che rappresentava come peggiore e più sconcertante di quello delle periferie proletarie di Londra, scandagliato già da tempo dai teorici del comunismo, dalla stampa radicale e dalle scienze positive. Si trattava del Mezzogiorno d’Italia, ostaggio di economie che restavano intimamente feudali, oppresso dal brigantaggio e da consorterie segrete, abbrutito dalla miseria.

Nelle lettere indirizzate al direttore del giornale «L’Opinione» Giacomo Dina e in altri scritti, riuniti in volume nel 1878, Villari ritraeva gli aspetti più devastanti e ignorati di questa grande area del paese, dai fondaci e i bassi di Napoli flagellati dal tifo alle condizioni disumane dei solfatari di Sicilia. Spiegava l’inadeguatezza delle classi dirigenti locali, colpevoli di aver impedito, per ingordigia e mancanza di senso morale, che alla rivoluzione politica del 1860-61 seguisse una autentica rivoluzione sociale. Reclamava atti decisivi, a partire da una radicale riforma agraria, in grado di sanare la frattura economica e civile tra il Mezzogiorno e il resto del paese. Venivano delineate, in definitiva, le ragioni fondamentali che nell’Italia unita avrebbero fatto la storia intellettuale e politica del meridionalismo.


Dall’introduzione di Pietro Finelli
Per lo storicismo conservatore e moralista di Villari ... solo il consapevole «sacrificio» di sé delle classi dirigenti per il bene delle classi più umili e misere, può redimere il neonato Stato italiano ... dal suo peccato originale: l’essersi formato grazie a una serie di «facili e fortunate rivoluzioni» invece di aver dovuto «lungamente lottare contro difficoltà enormi».
La decomposizione della Destra storica avviatasi con le elezioni del 1874 sembra aprire uno spazio effettivo per il progetto politico di Villari, che tra il 1875 e il 1878 si trova così a farsi promotore e centro di un’intensa attività politico-culturale. Sono espressione di questa attività: la pubblicazione delle Lettere meridionali sull’«Opinione» nel 1875; la spinta a Leopoldo Franchetti, Sidney Sonnino ed Enea Cavalieri a condurre un’inchiesta parallela a quella parlamentare sulle condizioni della Sicilia, che avrebbe portato alla pubblicazione l’anno successivo di un altro dei pilastri della letteratura «meridionalista», La Sicilia nel 1876, di Franchetti e Sonnino; la pubblicazione, sostenuta sempre da Villari, della Miseria di Napoli di Jessie White Mario, nel 1877, e, l’anno successivo, di Napoli a occhio nudo, opera di Renato Fucini, che avrebbero dovuto ambedue essere precedute da un testo di analogo argomento di Edmondo De Amicis con cui Villari prese contatto nel 1875; infine, tra il 1878 e il 1882, la pubblicazione della «Rassegna Settimanale», di cui Villari fu attivo promotore e animatore e che avrebbe dovuto essere nelle sue intenzioni, il vero e proprio organo di quella «riforma dall’alto» da lui auspicata e propugnata.
È in questo contesto che matura la decisione di ripubblicare nel 1878 le Lettere meridionali in volume accompagnandole con il Di chi è la colpa? e da una serie di scritti, da La scuola e la questione sociale in Italia al Discorso tenuto agli elettori di Guastalla per motivare la sua posizione dopo la «rivoluzione parlamentare», che danno al volume un carattere assai più performativo e politicamente operativo che non di riflessione scientifica sulla «questione sociale».

Pasquale Villari. Nacque a Napoli nel 1826. Dopo aver partecipato al moto napoletano del 1848, fu esule a Firenze. Nel 1859 insegn Storia all’Università di Pisa e dal 1865 al 1913 fu docente all’Istituto di Studi Superiori di Firenze. Fu deputato dal 1870 al 1876 e dal 1880 al 1882. Dal 1884 fu senatore e nel biennio 1891-92 fu ministro della Pubblica istruzione. Tra il 1859 al 1861 diede alle stampe, in due volumi, la Storia di Girolamo Savonarola e de’ suoi tempi. Tra il 1877 e il 1882 pubblicò, in tre volumi, Niccolò Machiavelli e i suoi tempi. Nel biennio 1893-94 mandò in stampa I primi due secoli della storia di Firenze, cui seguirono, nel 1900, Le invasioni barbariche in Italia e, nel 1910, L’Italia da Carlo Magno alla morte di Arrigo VII. Fu uno dei più autorevoli studiosi della questione meridionale, cui dedicò due opere: Le lettere meridionali, del 1878, e Scritti sulla questione sociale in Italia, del 1902. Si dedicò inoltre agli studi filosofici, che raccolse in Artestoria e filosofia, del 1884, e in Scritti vari, del 1894. Morì a Firenze nel 1917.

Pietro Finelli. Ha studiato presso l’Università di Pisa, la Scuola Normale Superiore, la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e l’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi. Si occupa soprattutto di storia del Risorgimento e del movimento democratico meridionale in età liberale. Già direttore scientifico della Domus Mazziniana di Pisa, è responsabile della didattica dell’Istituto di Storia della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Lucca. Ha pubblicato saggi in varie riviste, nell’Annale sul Risorgimento della Storia d’Italia di Einaudi e nell’Atlante Culturale del Risorgimento di Laterza.


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