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lunedì 12 gennaio 2015

Sciopero “alla rovescia” dei 23 giardinieri stagionali dell’Orto botanico di Palermo

Lo splendido orto botanico di Palermo
Licenziati il 10 dicembre scorso, prima della conclusione delle giornate annuali, oggi e domani sono al lavoro per dimostrare la necessità della loro opera e chiedere la loro stabilizzazione  Palermo 12 gennaio 2015 – Sciopero ma “al contrario” per i 23   giardinieri  dell’Orto Botanico,  licenziati dall’Università  il 10 dicembre scorso. Oggi il gruppo di lavoratori stagionali è tornato sul posto di lavoro, dopo un’assenza di un mese,  per dare un segnale della loro presenza alla città e chiedere la stabilizzazione del rapporto di lavoro, che va avanti in forma precaria, per alcuni da quasi trent’anni.  Il presidio si è svolto all’interno del giardino e da domani l’azione di protesta si sviluppa su due fronti: un gazebo esterno per dare informazioni sullo stato di agitazione  e un gruppo che presidierà i viali interni dell’Orto Botanico con in mano zappette, forbici, palettine e rastrelli,   per portare avanti operazioni colturali necessarie in questa stagione come la manutenzioni delle collezioni in vaso, pulizia e travasi.  

    I giardinieri, il cui compito nel 2014 è stato interrotto in anticipo, alla 127° giornata lavorativa e non più alla 179° giornata come negli anni passati,  è in attesa dell’avviamento  al lavoro.  L’anno scorso hanno cominciato le attività di cura del giardino il 3 marzo: quest’anno si aspetta ancora di conoscere il capitolo destinato alle attività stagionali. L’Università dovrebbe contribuire con 101 giornate. Il resto potrebbero arrivare da Comune e Regione.  “Con il numero delle giornate che ci assegnano,  a luglio metà dei lavoratori ha già  finito. E’ il risultato della mancanza di volontà politica, dopo che sul precariato si sono costruite carriere. E  ora noi che  facciamo? Andiamo a casa? E’ il colmo, perché qui  il lavoro c’è: ci sono 12 mila specie esistenti, con le  nuove collezioni aggiunte ogni anno. L’Orto è sempre più luogo di fruizione pubblica, si organizzano qui gite, arrivano scolaresche, si tengono  convegni, mostre, mercati, attività museali – dicono Pietro Schiera e Diego La Mantia, giardinieri della Flai Cgil - Vogliamo far vedere quanto sia importante il nostro lavoro: un giardino storico e prezioso  come l’Orto botanico non può fare a meno di cure particolari. Oggi siamo qui  non solo per controllare lo stato di salute delle  piante ma  anche per  accogliere i turisti. L’Orto è un patrimonio con 220 anni di storia, un posto di ricerca scientifica, 12 ettari di giardino storico con 5 soli  operatori di ruolo e gli altri da quasi trent’anni a giornate ”.    
    Il 10 dicembre scorso i 23 giardinieri, subito dopo lo stop,  hanno inscenato una protesta, organizzata dalle sigle sindacali di Flai Cgil e  Fai Cisl. Anche oggi si tratta di un presidio pacifico,  per portare avanti dopo anni di lavoro precario, la rivendicazione di un lavoro stabile. “L’Orto Botanico ha bisogno di  manodopera stabile per tutto l’anno, non può essere affidato a cure stagionali, che si interrompono all’improvviso – dichiara il segretario della Flai Cgil Tonino Russo - E’ uno dei giardini storici più grandi e belli d’Europa, di rilevanza naturalistica e scientifica, dove le piante hanno bisogno di cure particolari e dove arrivano 50 mila visitatori l’anno. Non solo, dentro  l’Orto si svolgono  continuamente convegni, fiere e migliaia di scolaresche ogni anno arrivano per visitare il sito e fare le loro ricerche. Continuare  con un lavoro stagionale sempre più ridotto significa consegnare il sito all’abbandono”. E aggiunge Rosi Pennino, della Flai di Palermo: “Rimarchiamo la necessità che sia posta da tutte le istituzioni, Università, Regione e Comune,  attenzione sul lavoro straordinario di cui ha bisogno questo bene prezioso e sull’utilità in pianta stabile dei suoi giardinieri. L’Orto Botanico di Palermo deve poter restare aperto sempre per contribuire alla produzione di  economie per lo sviluppo della città, allo stesso modo degli altri  Orti Botanici italiani”.   


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