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mercoledì 28 gennaio 2015

IL CALO DEL PREZZO DEL PETROLIO E LA FINE DELL’ERA DELLE ENERGIE FOSSILI

NICOLA CIPOLLA
L’attuale straordinaria caduta del costo del petrolio (dal mese di giugno ad oggi è sceso dai 115 $ al barile a  meno di 50 $) non può essere paragonata a quelle del recente passato dovuti a cause esterne (guerra del kippur, il crac del 2008, etc.). Questo è causato da un aumento dell’offerta (lo shale gas oil degli USA e l’entrata in funzione di altri giacimenti in varie parti del mondo) e in contemporanea dalla caduta della domanda: ci troviamo di fronte non ad un  fenomeno congiunturale ma ad una  modifica strutturale del mercato dell’energia. Ciò ha  effetti positivi, in primo luogo, riduce di oltre il 50% il balzello di tipo feudale a favore dei paesi produttori di petrolio (l’Italia importa l’85% dell’energia che  consuma, ma  la caduta del prezzo non ha provocato un’analoga riduzione del costo delle bollette del gas, dell’elettricità e della benzina dovuto al sistema pubblico-privato della privatizzazione dell’Eni e dell’Enel imposte dalla UE).


Dimostra, poi,  l’impossibilità di ricostituire quel cartello oligopolistico basato sull’accordo tra USA e Arabia Saudita che aveva dominato finora il mercato. Infine  sono entrati  in crisi e sono sospesi o in via di  ridimensionamento tutti i progetti di investimenti per   migliaia di miliardi su  nuove  ricerche e coltivazioni. Una buona parte della produzione di shale è diventata antieconomica. Sono danneggiati perciò tutti i paesi produttori come la Russia, il Venezuela e gli stessi USA.  L’Arabia Saudita ha ufficialmente dichiarato di non volere diminuire, come in passato, la sua produzione per mantenere alto il prezzo del petrolio entrando così in conflitto con gli USA. Ma la spinta, a mio avviso determinante, per le monarchie e gli emirati feudali arabi   è data da due tendenze convergenti. Da un lato diminuisce, specie nei paesi OCSE, la domanda di energie fossili perché avanzano pratiche di risparmio energetico (nei sistemi di illuminazione, la diffusione delle biciclette, il cambiamento delle abitudini alimentari in direzione della dieta mediterranea, etc.).  Dall’altro lato aumentano, malgrado  tutte le difficoltà frapposte dagli interessi degli oligopoli e dei loro sostenitori politici, le  energie rinnovabili (specie solare FV). I due processi sono portati avanti in una fase di progresso tecnologico iniziato pochi decenni fa e che ha avuto, in questi ultimi anni, un crescendo rossiniano. Mi  riferisco allo sviluppo di “internet delle cose IDC” come lo chiama Rifkin nel suo ultimo libro:La società a costo marginale zero. L'internet delle cose, l'ascesa del «commons» collaborativo e l'eclissi del capitalismo”.

La riduzione del costo del barile certamente ritarderà il raggiungimento  di quella parità dei costi    tra  rinnovabili e fossili che si era già determinata, ad esempio in Italia  nel 2014, con la ripresa delle energie rinnovabili malgrado  il blocco degli incentivi del 2011.  Sempre riferendomi al libro di Rifkin anche questa azione ritardatrice è destinata ad essere superata dalla progressiva caduta, secondo la legge di Moore, del costo delle rinnovabili anche al di sotto di quei 15 $ al barile che in atto costituiscono il  più basso costo dell’Arabia rispetto al resto del mondo. Invece di incentivare, come sta facendo il governo Renzi e in Sicilia il governo Crocetta,   nuove trivellazioni per energie fossili  dovrebbero proporsi nuove agevolazioni a favore delle energie rinnovabili sulla base dell’esperienza della Germania che ha finora realizzato impianti Fv ed eolici che assicurano 400 mila nuovi posti di lavoro, senza  i quali non avrebbe l’attuale situazione economica favorevole. L’Italia e soprattutto la Sicilia hanno condizioni più favorevoli della Germania sia perché, attraverso due referendum, non hanno la  necessità, dopo Fukushima, di chiudere centrali atomiche sia perchè più dotate   di impianti idroelettrici  già abbondantemente ammortizzati necessari per    equilibrare  l’immissione in rete delle energie del sole e del vento. E infine perché lo stesso pannello Fv posto in Italia produce   quasi il doppio che in  Germania. Questo intervento è reso necessario dall’aggravarsi, come denunciato dalla IPCC dell’ONU  e da tanti altri organismi internazionali, dell’inquinamento, e soprattutto dai fenomeni disastrosi che si susseguono.  Alla fine del 2015 a Parigi si tenterà, tra mille difficoltà, di realizzare un nuovo accordo internazionale obbligatorio per evitare il raggiungimento di quei 2° di aumento della temperatura sulla terra oltre il quale si può avere un situazione irreversibile.

Occorre, perciò, che, in modo chiaro ed inequivocabile, la questione ambientale diventi centrale nei programmi delle forze di progresso, dei movimenti, delle organizzazioni  sindacali (la FIOM sta assumendo un atteggiamento molto avanzato)   ed anche delle stesse formazioni politiche, come Tsipras, che  propongono un rinnovamento della sinistra.

Nicola Cipolla

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