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giovedì 22 gennaio 2015

Beni confiscati: Lumia, dare ai poveri le case confiscate ai boss



Il senatore Giuseppe Lumia
Roma, 22 gennaio 2015 – “Ho presentato un’interrogazione ai Ministri della giustizia e dell’interno per chiedere ‘se il Governo intenda destinare in via prioritaria gli immobili idonei ad uso abitativo sequestrati e confiscati alle mafie per affidarli ai soggetti svantaggiati e senza dimora’”. Lo scrive il senatore del Pd Giuseppe Lumia, componente della Commissione parlamentare antimafia, sul suo blog www.giuseppelumia.it.
“Appare del tutto opportuno – si legge nel dispositivo –, in questo momento di grave crisi economica, coniugare un rilancio della gestione dei beni confiscati alle mafie anche con i bisogni di quelle persone che si trovano in condizioni di vera indigenza. Tra gli edifici disponibili ce ne sono tanti che potrebbero essere immediatamente assegnati a fini abitativi. Si riutilizzerebbero così in poco tempo molti immobili confiscati dando una risposta concreta ai cittadini più poveri”.
LEGGI IL TESTO INTEGRALE DELL’INTERROGAZIONE


Pubblicato il 21 gennaio 2015, nella seduta n. 381

LUMIA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'interno e della giustizia. -
Premesso che:
lo Stato italiano ha a disposizione un'enorme patrimonio di beni confiscati ai boss mafiosi. Numeri alla mano, secondo i dati contenuti nella relazione del dottor Roberto Garofoli, presidente della "Commissione per l'elaborazione di proposte per la lotta, anche patrimoniale, alla criminalità organizzata", del 23 gennaio 2014, il totale dei beni confiscati è di 11.238 beni immobili e 1.708 aziende. Una cifra in costante aumento: è sufficiente leggere i giornali per sapere che la magistratura e le forze dell'ordine eseguono quasi giornalmente sequestri e confische per decine di milioni di euro;
un'inchiesta realizzata da "Dataninja" in collaborazione con i quotidiani locali sugli open data forniti dall'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC) ha presentato un quadro chiaro ed esauriente della situazione dei beni confiscati, che però fa forzatamente riferimento a dati ormai risalenti nel tempo, poiché l'Agenzia non ha ancora completato un proprio sistema di rilevamento;
sul piano territoriale la maggior parte di questi beni, per l'esattezza l'89,3 per cento, si trova dislocato nelle principali regioni a maggiore incidenza criminale, ovvero Sicilia, Campania, Calabria, Lombardia e Puglia. La presenza della Lombardia dice, se ancora ce ne fosse bisogno, che le mafie da tempo hanno spostato i loro interessi nelle altre regioni d'Italia, ed in particolare in quelle più ricche;
volendo fare una stima economica, il valore dei beni confiscati si aggira attorno ai 10 miliardi di euro. Anche questa cifra è destinata a lievitare sensibilmente;
purtroppo soltanto una piccola percentuale di questi beni immobili ed aziende viene riutilizzato a fini sociali e produttivi, secondo lo spirito della legge n. 109 del 1996, una norma elaborata in sede parlamentare e sostenuta dalla straordinaria mobilitazione della società civile italiana guidata dall'associazione "Libera" e che affonda le sue radici nella legge sul sequestro e la confisca dei patrimoni dei boss mafiosi voluta da Pio La Torre;
sono davvero pochi, nell'ordine di qualche centinaio, i beni che vengono restituiti alla collettività. Mentre sono poche decine le aziende che dopo il sequestro e la confisca riescono a sopravvivere mettendo in seria crisi la credibilità di una lotta alla mafia basata sulla promozione dei diritti e del lavoro e sul moderno rapporto legalità e sviluppo. Come si legge nella relazione del dottor Garofoli, il 90 per cento delle aziende "perviene in stato di decozione al momento della confisca definitiva, con grave dispersione di occasioni di rilancio economico e di possibili introiti erariali". Una situazione che sta leggermente migliorando grazie ad una gestione sempre più attenta e mirata della fase del sequestro, ma che ancora ha bisogno di una qualità sempre più alta nella gestione manageriale delle aziende;
le cause di tutto ciò sono molteplici. Tra le tante, una le riassume tutte: la farraginosità e la lentezza delle procedure burocratiche nelle diverse fasi che vanno dal sequestro alla confisca fino all'assegnazione. Durante questo percorso, infatti, il bene si trasforma da opportunità di crescita per il territorio ad un vero e proprio peso per lo Stato;
va sottolineato, inoltre, che nel patrimonio confiscato ai boss rientrano anche ingenti somme di denaro che confluiscono nel Fondo unico giustizia del Ministero della giustizia. Risorse anch'esse in parte non utilizzate e che potrebbero essere spese per la riqualificazione degli immobili ed il risanamento delle aziende;
si tratta a giudizio dell'interrogante di uno spreco da qualsiasi punto di vista lo si osservi: economico, perché un Paese in crisi come l'Italia non può permettersi il lusso di buttare al vento questo enorme patrimonio; etico, per l'enorme sacrificio in termini di vite umane nella lotta alle mafie e per gli sforzi della magistratura e degli uomini delle forze dell'ordine nell'attività di sequestro e confisca dei beni ai boss; culturale, perché ogni bene abbandonato e ogni azienda fallita segna un duro colpo per la cultura della legalità, mentre la cultura mafiosa ne esce rafforzata;
i beni confiscati alle mafie sono, quindi, una grande opportunità da sfruttare al meglio, soprattutto in un periodo difficile come quello attuale. Mentre un'impresa in sofferenza non riesce a pagare l'affitto dei locali, ci sono capannoni confiscati completamente abbandonati. Mentre una famiglia viene sfrattata perché non riesce a pagare l'affitto, ci sono decine di abitazioni confiscate inutilizzate;
appare del tutto opportuno, in questo momento di grave crisi economica, coniugare un rilancio della gestione dei beni confiscati alle mafie anche con i bisogni di quelle persone che si trovano in condizioni di vera indigenza. Tra gli edifici disponibili ce ne sono tanti che potrebbero essere immediatamente assegnati a fini abitativi. Si riutilizzerebbero così in poco tempo molti immobili confiscati, dando una risposta concreta ai cittadini più poveri;
lo stesso prefetto per l'Agenzia nazionale dei beni confiscati, Umberto Postiglione, ha più volte manifestato l'intenzione di destinare gli oltre 1.000 immobili confiscati in Sicilia all'emergenza abitativa che colpisce le grandi città, in particolare Palermo, riutilizzandoli dunque come appartamenti da assegnare alle famiglie che non possono permettersi una casa, rafforzando così buone prassi già avviate in alcune città. Iniziativa condivisa da molti settori della società civile, come il Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", e rilanciata dal "Giornale di Sicilia", che ha avviato una campagna di promozione, significativa ed efficace, intorno all'assegnazione di immobili dei boss mafiosi ai "senzatetto" e poveri privi di reddito e di propria dimora;
in sede di Commissione d'inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere è stato fatto un grande lavoro con lo svolgimento di diverse audizioni, con l'elaborazione di tutti i dati in possesso dell'ANBSC e con l'approvazione di una relazione, il 9 aprile 2014 (Doc. XXIII, n. 1), dedicata alle prospettive di riforma del sistema. Tale relazione è un atto di indirizzo per tutte le istituzioni dello Stato e una buona base di partenza per avviare un confronto con gli operatori del settore, al fine di trovare in Parlamento le soluzioni più appropriare per invertire il trend nella gestione dei beni confiscati,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo abbiano piena cognizione della situazione in cui versano i beni confiscati nel nostro Paese e delle ricadute che una loro gestione moderna ed efficace potrebbe avere per lo sviluppo e la crescita dei territori;
se il Governo intenda istituire un tavolo di concertazione interistituzionale tra Ministeri competenti, Commissione parlamentare d'inchiesta, ANBSC e operatori antimafia per discutere, sulla base della relazione approvata dalla stessa Commissione, un piano di provvedimenti legislativi e amministrativi in grado di consentire un salto di qualità nella gestione dei beni confiscati;
se intenda destinare in via prioritaria gli immobili idonei ad uso abitativo sequestrati e confiscati alle mafie per affidarli ai soggetti svantaggiati e senza dimora, mettendoli così nelle condizioni di avere un tetto dignitoso e aver riconosciuto un diritto che rimane fondamentale e decisivo per qualificare positivamente una democrazia e una società e dare così alla lotta alla mafia un alto valore nella promozione dei diritti di cittadinanza, soprattutto per chi versa in condizioni di estrema marginalità.

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