mercoledì 30 dicembre 2015

Corleone, il Pd, "Mi ci vedo" e "Sicilia Futura" presentano la mozione di sfiducia al sindaco Leoluchina Savona


Un momento della presentazione della mozione di sfiducia
I consiglieri del P.D., del gruppo “Mi Ci Vedo”, di “Sicilia Futura” ed un indipendente stamattina hanno presentato una mozione di sfiducia contro il sindaco di Corleone Leoluchina Savona, che definiscono il peggiore sindaco che la città abbia avuto. Contestano l’abbandono in cui da anni si trova la città, la mancata costituzione di parte civile nel processo di mafia contro Di Marco, l’incontro insieme al fratello presso il caseificio di personaggi arrestati per mafia, l’avere nascosto ai cittadini due sue precedenti condanne per falsa testimonianza, falsità ideologica in atto pubblico e truffa.
«Speriamo che con questa mozione di sfiducia si possa finalmente mettere fine alla peggiore sindacatura della storia della città di Corleone», è stato il commentodei nove consiglieri comunali che stamattina hanno depositato presso la presidenza del consiglio un documento lungo 18 pagine, dove hanno elencato in maniera minuziosa tutti i fallimenti dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Leoluchina Savona, che sono i motivi per cui chiedono l’approvazionedella mozione di sfiducia nei suoi confronti. La mozione di sfiducia è stata firmata da tutti e sei i consiglieri del Pd (Dino Paternostro, Salvatore Schillaci, Pippo Cardella, Benedetto Gambino, Mario Giarratana e Pio Siragusa), da due consiglieri del gruppo “Mi ci vedo” (Francesco Piazza ed Angelo Cancemi) e dal consigliere indipendente Giuseppe Nicosia.

martedì 29 dicembre 2015

Roccamena, minacce di morte ad un attivista del M5S


S. Giuseppe J., c'era una volta un bambino che amava i cavalli...


Il Mezzogiorno è povero ma c'è. Il governo invece non c'è

di EUGENIO SCALFARI 
CI SONO molti problemi in ballo in Italia, in Europa e nel mondo intero. In particolare nel Mezzogiorno, nelle sue costiere e nelle sue isole. Ne abbiamo già parlato molte volte, ma da tempo è caduta su quel tema una coltre di silenzio, forse perché era stato in prima fila da quando il Regno d'Italia nacque nel 1861 e portò insieme ai fausti eventi che sempre accompagnano l'unità di una Nazione, anche un evento funesto che prese il nome di questione meridionale e causò addirittura una guerra che insanguinò tutte le regioni meridionali. Fu detta guerra del brigantaggio e coinvolse l'Abruzzo, le Puglie, la Campania, la Basilicata, la Sicilia, la Sardegna: mezza Italia, dove le truppe italiane furono dislocate e dovettero fronteggiare non solo bande di briganti dedite al saccheggio, alla rapina, al sequestro di persona, agli omicidi contro i traditori ed anche contro i pochi che predicavano pace e misericordia. Ma anche i politici locali che stavano con un piede nella politica locale e nazionale e con l'altro negli interessi dei rivoltosi che non erano soltanto briganti ma anche borbonici, clericali e assai più spesso capi-bastone che guidavano clientele di latifondisti ed avevano il potere del potere locale. 

venerdì 25 dicembre 2015

Misericordia: l'arma di Papa Francesco per la pace nel mondo

di EUGENIO SCALFARI 
Le conclusioni del Sinodo e il Giubileo indicano che cosa il pontefice mette al centro della cristianità. È una vera rivoluzione per realizzare l'incontro con la modernità
IL SINODO si è chiuso in questi giorni e contemporaneamente si sono aperte le porte delle cattedrali e delle chiese di tutto il mondo cattolico per il Giubileo della Misericordia. Questa parola, misericordia, è stata messa da papa Francesco al centro della vita cristiana. Lo è sempre stata, ma non con questa centralità. Cito le frasi usate in proposito da Francesco perché sono molto significative e, leggendole con la dovuta attenzione, ci fanno comprendere con esattezza il senso del suo pontificato.

lunedì 21 dicembre 2015

A Palermo, la Cgil ha ricordato Nicolò Azoti, sindacalista assassinato dalla mafia

Un momento del ricordo di Nicolò Azoti. Da sx: Umberto
Santino, Concetta Balistreri, Antonella Azoti, Dino Pater-
nostro, Giusto Catania e Vito Lo Monaco
LA FIGLIA ANTONELLA: “ERA QUASI NATALE ED IO AVEVO 4 ANNI”
Palermo 22 dicembre 2015 – “Dormivo nel lettone, contenta del regalo che Babbo Natale mi avrebbe portato, un cappottino rosso. Da poco avevo capito che i regali li portavano i miei genitori. Giá sognavo, quando spari improvvisi mi svegliarono. Mio padre come ogni sera tornava dalla Camera del Lavoro. Sentii le urla straziate di mia madre.....Andai a vedere, mi allontanarono, tornai a letto accanto a mio fratello”. Antonella Azoti, figlia del sindacalista Nicolò Azoti,ucciso dalla mafia a Baucina il 21 dicembre di 69 anni fa, in quella pre vigilia di Natale del 1946, aveva 4 anni. Ieri durante la commemorazione, nella villetta di via Savonaraola, a Palermo, intestata a suo padre, ha ripercorso i momenti di quella terribile notte, i ricordi del sindacalista morente, leggendo i brani del libro da lei scritto “Ad alta voce. Il riscatto della memoria in terra di mafia”. GUARDA L'ALBUM FOTOGRAFICO

domenica 20 dicembre 2015

Domani a Palermo sarà ricordato il 69° anniversario del sacrificio di Nicolò Azoti

L’iniziativa organizzata dalla Cgil, in collaborazione col comune di Palermo e il comune di Baucina. Pubblichiamo una nota biografica di Azoti, scritta dal prof. G. C. Marino
Nicolò Azoti, detto familiarmente “Cola”, fu assassinato alla vigilia del Natale 1946. Era stato gravemente ferito a Baucina (Palermo) in un agguato del 21 dicembre, tesogli dai grandi agrari del suo territorio (beneficiari per un ventennio della protezione del regime fascista) e dai loro gabelloti, fin dall’ottobre del 1944 coalizzatisi in “battaglia di classe” contro i decreti emanati dal ministro comunista Fausto Gullo che inaugurarono quella fase epica di lotte contadine destinata a concludersi con la riforma agraria (1950). “Cola”, non era un contadino, ma, per mestiere, un ebanista, anche se sarebbe meglio considerarlo un informale “intellettuale popolare” nutrito da una personale cultura libertario-antifascista, appassionato di musica e di teatro. Aveva dato senso operativo alla sua spiccata vocazione sociale mettendosi, da sindacalista della Cgil, alla testa e al servizio dei contadini per l’attuazione dei decreti Gullo, e fondando all’uopo la cooperativa agricola “San Marco”. Aver concretamente sfidato il fronte agrario-mafioso gli fu fatale.

Il Presepe domenicano...

Il presepe domenicano realizzato da Giacomo Lombardo
In occasione del Giubileo Domenicano, due giovani artisti di Caltagirone (Ct), città nota fin dai tempi antichi per la produzione artistica di ceramiche, hanno voluto ricordare l’evento, realizzando un “presepe domenicano”. Il presepe è stato realizzato da Giacomo Lombardo ed è ispirato alle piccole scenografie presepiali ottocentesche del caltagironese, opera di p. Benedetto Papale (francescano rinnovato). E’ rappresentato un piccolo scorcio di Sicilia con la natività ambientata in una comune grotta d’arenaria, coperta dalla tipica vegetazione sicula come ficodindia, mandarini, timo e palma nana. I personaggi sono delle miniature di circa 6 cm. In terracotta, opera del figurinaio caltagironese Gaetano Galesi, compreso san Domenico (con in mano i segni tipici iconografici del libro e del giglio) che si trova davanti alla grotta della natività, con il volto tutto teso ad immergersi in quella contemplazione del mistero dell’Incarnazione che diverrà la missione della sua opera apostolica. In piedi, quasi l’atto di chi sta, appunto, ricevendo un ordine, una missione da eseguire.

NO A UN CUFFARO BIS

Totò Cuffaro
di NICOLA CIPOLLA
C’è un proverbio siciliano che dice: “A carzara nun mancia li cristiani” nel senso  di persone di rispetto a cui  persino la  “Madonna” in processione si inchina. La stampa sta utilizzando il materiale elaborato da Cuffaro e dai suoi collaboratori e avvocati, non certo a titolo gratuito, per presentare in una veste buonista l’ex detenuto nel momento della sua liberazione. 
Due frasi di Cuffaro: “Non posso negare di avere sbagliato ma ho pagato solo io …” e poi: “Dove sono finiti i cuffariani? Io credo che l’area moderata si possa riunire e sono prono, se me lo chiedono, a dare dei consigli”, ipotizzano Cuffaro bis, invito raccolto dal redivivo Miccichè (quello del 61 a 0) fino a Renato Schifani e Saverio Romano e così via.
Queste dichiarazioni annunciano  il  pericoloso   reingresso nella scena politica del Cuffaro, con  un ricatto di stile mafioso nei confronti dei suoi complici e sostenitori a Palermo, in Sicilia e a Roma.  Il suo percorso politico lo ha portato, prima a rompere con il centro destra  vittorioso, che lo aveva sistemato all’Ass. all’Agricoltura, per favorire l’ascesa dell’esponente “migliorista” Capodicasa alla Presidenza regionale (sempre restando padrone dell’Assessorato), e poi, dopo pochi mesi, a utilizzare il ritiro del sostegno al Capodicasa in cambio della promessa, poi realizzata, della Presidenza della Regione da parte di Berlusconi e compagni.

Calcio. Corleone, altra pesante sconfitta in casa col Lascari

Un momento della partita Corleone-Lascari
ATLETICO CORLEONE 3 -LASCARI 7                    
MARCATORI: 2’- 35’p.t. De Luca, 20’ p.t. Passiglia, 21’ p.t. Di Palermo, 28’ - 39’p.t. Ruggieri, 31’p.t. Pecorella, 8’s.t. Cordova, 23’s.t. Taormina, 38’ s.t.Milano.
ATLETICO CORLEONE: Soltani, Campisi, Governali, Passiglia, Sparacino, Orlando (40’p.t. Arena), Di Palermo, G.La Spisa, Ardore (7’s.t. Jaiteh), Pecorella, Paternostro (4’s.t. C. La Spisa). A disp.: Pinzolo, Pennino, Mirabile, Di Carlo. All.: Maurizio Passiglia.
LASCARI: Verciglio, La Mendola (44’p.t. Lombardo), Vella, Ilardo, Vallone, Taormina, Colletti, Cordova (15’s.t. Milano), Monti (37’s.t. Circo), Ruggieri, De Luca. A disp.: Emanuele. All.: Ferdinando Zappavigna.
ARBITRO: Cusumano di Palermo.
NOTE: Ammoniti: Soltani, Passiglia, G. La Spisa, Arena (C), La Mendola, De Luca, Vella (L); espulsi: Passiglia, Soltani (C).

giovedì 17 dicembre 2015

Palermo, il blitz dei carabinieri contro la mafia di Porta nuova e di Bagheria

PALERMO - Al pizzo e alla cocaina la mafia ci ha abituati. La novità sono i frutti di mare. Un settore "" dal clan di Porta Nuova, dicono ora gli investigatori. Il mandamento della zona centrale di Palermo viene colpito dal nuovo blitz dei carabinieri. E c'era una donna al vertice. Teresa Marino, 38 anni, moglie di Tommaso Lo Presti, aveva ricevuto il delicatissimo compito di aiutare economicamente le famiglie dei carcerati. Doveva conciliare il lavoro di mamma con quello di boss che gestiva la cassa del mandamento: ".. ho visto il conto... mi sono rimasti quindici mila euro... lui stava gli portando i soldi duemila e cinque... duemila e quattro, mille e quattro mi deve dare... mille tre e ottanta... la prossima settimana ci sono altri duemila e cinque, e ancora non abbiamo finito ancora c’è il materiale".

Una donna a capo della cosca...

PALERMO - Il reggente del mandamento di Porta Nuova era Paolo Calcagno, che al suo fianco aveva voluto Giuseppe Ruggeri. La supervisione, però, spettava a Teresa Marino, la moglie di Tommaso Lo Presti, detto il pacchione, che dal carcere continuava a dettare gli ordini. Del mandamento di Porta Nuova fanno parte tre famiglie, quella omonima, quella di Borgo Vecchio e quella di Palermo centro. I carabinieri vi piazzano al vertice rispettivamente Giuseppe Di Cara, Domenico Tantillo (suo è lo storico fruttivendolo di Corso Scinà) e Salvatore Mulè.

martedì 15 dicembre 2015

Corleone, il comune da un anno senza il responsabile anticorruzione. L'opposizione abbandona l'aula per protesta

Un momento del dibattito in consiglio comunale
CORLEONE - Il consiglio comunale di Corleone nell’ultima seduta non ha approvato il piano anticorruzione in quanto la proposta non ha ottenuto i voti necessari: solamente otto pronunciamenti a favore voti a favore e un astenuto, dopo l’abbandono dell’aula da parte dei consiglieri di opposizione del PD. Il presidente dell’assemblea, Stefano Gambino, annuncia: “A seguito di questa mancata approvazione, scriverò all’Autorità nazionale anticorruzione e alla Prefettura perché il sindaco e la giunta dopo 12 mesi, nonostante i solleciti a nominare il responsabile anticorruzione e le sanzioni per mancato obbligo, non hanno provveduto a tale elemento essenziale. Non è stato rispettato il piano come prevede il regolamento proposto al consiglio comunale e cioè che a presentarlo deve essere il responsabile nominato e nessun altro è abilitato a farlo. E’ palese – continua Gambino – la mancanza della maggioranza per l’approvazione di un atto che metterebbe l’ente al riparo da infiltrazioni mafiose e corruzione”. Spiega il capogruppo consiliare del PD, Dino Paternostro:

SP4 Corleone-S. Cipirello: strada intransitabile, ma si imbellettano i bevai...



CORLEONE - I lavori di riqualificazione dei bevai rurali non erano certamente tra le priorità che gli automobilisti si aspettavano di vedere realizzate lungo la strada provinciale che collega Corleone e i paesi dell’entroterra con San Cipirello (e di conseguenza con l’ospedale di Partinico e gli aeroporti di Trapani e Palermo). Da un po’ di giorni, chi si trova a percorrere nelle ore serali e notturne questa strada, trova “contraddizioni” che hanno scatenato la protesta degli utenti, manifestata palesemente anche sui social network: l’illuminazione a giorno dei bevai restaurati con tecniche all’avanguardia lungo il tragitto. Indubbiamente, quando saranno totalmente funzionali con l’allacciamento idrico, saranno un beneficio per gli animali della zona.

Amico degli amici…



di AGOSTINO SPATARO
“Amico degli amici”. Con questa espressione, basata su un ambiguo concetto di trasferimento dell’amicizia, si sogliono indicare personaggi equivoci, malandrini. Quando è nata? Chi la usò per primo? Difficile rispondere con precisione. Probabilmente, proviene da un do­cumento storico, risalente al 1290, citato da Michele Amari (in “Biblioteca arabo-sicula”). Mi riferisco al trattato di amicizia, sottoscritto il 25 aprile di quell’anno, fra il sultano Al-Malik Mansur e Alfonso di Aragona (detto “il lione terribile”) e dal fratello Giacomo, principe della Sicilia, nel quale Alfonso fece mettere per iscritto il seguente giuramento sarò amico degli amici del Sultano al Malik al Mansur e degli amici dei suoi fi­glioli e sarò nemico dei loro nemici”.

Palermo, cittadinanza onoraria al popolo curdo e a Abdullah Öcalan

Abdullah Öcalan

Ieri pomeriggio, presso la Sala consiliare di Palazzo delle Aquile. il sindaco Leoluca Orlando ha conferito la cittadinanza onoraria di Palermo al popolo curdo e per esso al suo riconosciuto rappresentante, Abdullah Öcalan. A ritirare la cittadinanza onoraria è stata Ebru Gunay avvocato del leader del Pkk, il partito dei lavoratori del Kurdistan, che da oltre 17 anni è rinchiuso in regime di isolamento in un carcere turco. Alla cerimonia di Palazzo delle Aquile, oltre al sindaco Orlando e all'avvocato Ebru Gunay, erano presenti, tra gli altri gli assessori alla Partecipazione e alla Scuola, Giusto Catania e Barbara Evola, i consiglieri comunali e il presidente della Consulta delle Culture, Adham Darawsha.

Salva-banche, Saviano: Boschi deve dimettersi



Lo scrittore denuncia il ministro Maria Elena Boschi e il suo conflitto d'interessi per la Banca Etruria: “Risponda e subito della contraddizione che ha visto il governo salvare la banca di suo padre con un’operazione veloce e ambigua. Lo chiederò fino a quando non avrò risposta”.
di Roberto Saviano, da ilpost.it
Molti si sono preoccupati di dare ampia pubblicità agli impegni del Ministro Boschi nella giornata in cui il Consiglio dei Ministri ha varato il decreto che ha salvato dal fallimento anche la Banca della quale il padre è vicepresidente. Molti hanno sentito la necessità di dare ampio spazio all’alibi del Ministro che, salvata la forma, ritiene di aver risolto la questione sul piano politico. Ma non è così.

lunedì 14 dicembre 2015

PALERMO, L'OPERAZIONE “TORRE DEI DIAVOLI”

Palermo, l'operazione "Torre dei diavoli"
 I Carabinieri del R.O.S. e del Comando Provinciale di Palermo hanno eseguito sei provvedimenti di fermo, emessi dalla Procura Distrettuale della Repubblica di Palermo nei confronti di: Giuseppe GRECO, Natale Giuseppe GAMBINO, Gabriele PEDALINO, Domenico ILARDI, Lorenzo SCARANTINO e Francesco URSO , accusati a vario titolo di omicidio, tentato omicidio, associazione mafiosa e reati in materia di armi. L’operazione “TORRE DEI DIAVOLI”, dall’antico nome della zona oggi corrispondente al rione Guadagna, ha interessato la famiglia di Santa Maria di Gesù, inserita nell’omonimo mandamento, di cui è stato accertato il processo di riorganizzazione interna e la capacità militare culminata nel recentissimo omicidio di Salvatore SCIACCHITANO  e nel ferimento di Antonino ARIZZI. GUARDA LE FOTO



Dopo il caso La Torre. Che succede in Libera…



di UMBERTO SANTINO 
La notizia è stata data come se fosse un fulmine a ciel sereno, e invece si tratta di una replica, di un déjà vu. Comprendo la reazione di Franco La Torre, figlio di Pio, che si è visto recapitare un messaggio da don Ciotti in cui lo si avvertiva che era venuto a mancare il rapporto di fiducia e quindi non avrebbe fatto più parte del consiglio di presidenza di Libera, ma quel che è accaduto si spiega se si guarda alla storia del coordinamento antimafia più noto e prestigioso a livello nazionale e al suo funzionamento, almeno per quello che sono riuscito a capire negli anni in cui come rappresentante del Centro Impastato ne ho fatto parte. Ma prima vediamo quale sarebbero le “colpe” di Franco La Torre che avrebbero incrinato la fiducia del sacerdote che dirige Libera dai suoi primi passi. In un’assemblea nazionale La Torre, da alcuni anni dirigente nazionale e internazionale delle reti di Libera, ha mosso delle critiche all’operato dell’organizzazione su alcuni temi di fondo, come l’inchiesta su Mafia capitale, i recenti avvenimenti sul fronte dell’uso dei beni confiscati, il processo di formazione dei dirigenti e la mancanza del confronto necessario per raggiungere decisioni condivise.

Calcio. Non è bastato fare 4 gol. Corleone sconfitto a Montemaggiore

Un momento della partita Montemaggiore-Corleone
MONTEMAGGIORE 6
CORLEONE 4

MONTEMAGGIORE: Bruno, Cordova, Montalbano, Tascone, Vivirito (10 ST Geraci), Abisso, Giannò, Corsino, Agnello, Vegna, Martines. All. Schillaci.
CORLEONE: Pinzolo, Governali, Cannella, Yaiteh, Sparacino, Calì, Lupo, Passiglia, Di Palermo, Pecorella, La Spisa. All. Passiglia.
RETI: 15’ Vegna (rigore), 30’ Passiglia (rigore), 34’ Cordova, 43’ autogol Cannella; 9’, 26’, 28’ ST Pecorella, 35’ ST Agnello, 37’ ST Geraci, 40’ ST Corsino.  
ARBITRO: Masaniello da Palermo.
NOTE: al 25’ espulso Calì.

giovedì 10 dicembre 2015

SICILIA FELICISSIMA?

Una pagina del libro di Franciscus Schottus
AGOSTINO SPATARO
In questi giorni di furente, sterile polemica sull'infelice sortita di Roberto Vecchioni, mi è capitato di scorrere su Google (vedi link) un libro del '600 "Itinerario overo nuova descrizione dei principali viaggi d'Italia", del giureconsulto belga Franciscus Schott (italianizzato Francesco Scoto), pubblicato (postumo) in Venezia nel 1665, nel quale l'Autore presenta la Sicilia come una realtà economica prospera, rilevando, altresì, il  carattere contraddittorio dei suoi abitanti definiti: ingegnosi e volitivi, ma anche sospettosi, gelosi, vendicativi e, talvolta, di mano lesta. Cose note, in verità, descritte da vari autori, fra i quali- segnalo- l'inglese Abulafia che si diffonde sulla Sicilia del 1300.

IL CORAGGIO DELLA RECIPROCITA' : L'ESEMPIO DI PECS (Ungheria)

La chiesa/moschea di Pecs in Ungheria
AGOSTINO SPATARO
Girando per i Paesi di tradizione islamica non ho mai visto un esempio non dico di tolleranza (perchè è un termine ambiguo!), ma di sincero rispetto per l'Altro, come quello che ho visto (e fotografato) a Pecs, bellissima città ungherese (l'antica Sophiane dei romani). Qui, nella piazza principale, si può vedere la moschea di Pascià Gazi Kaszim costruita dai turchi occupanti nel 1500, sopra le rovine della chiesa medievale cristiana di San Bartolomeo. Dopo la cacciata degli ottomani, che in Ungheria si macchiarono di stragi e di delitti orrendi, gli ungheresi ripristinarono la chiesa di San Bartolomeo dentro l'edificio della moschea, senza cancellare i segni del suo passato islamico. Infatti, sulla cupola svettano una mezzaluna sovrastata da una croce, mentre sulle pareti interne si possono leggere sure del Corano e ammirare addirittura un "mirab". In Europa e in varie parti del mondo le comunità islamiche possono esercitare liberamente la loro confessione, i loro riti. Purtroppo lo stesso non si può dire per le altre religioni e culture in molti paesi di tradizione islamica. Anche l'Islam dovrebbe darsi il coraggio della reciprocità verso tutte le religioni e le culture del mondo. Stiamo aspettando...

mercoledì 9 dicembre 2015

STORIA&MEMORIA. Corleone 1977. Nel tunnel della mafia

 di GIUSEPPE MARRAZZO

STORIA&MEMORIA. Dino Paternostro incontra la Sicilia di Gaetano Porcasi

(Parte Prima)



(Parte Seconda)

MEMORIA. Casteldaccia ricorda Andrea Raia: prima vittima di mafia caduto in difesa dei diritti del popolo (7 agosto 2014)



"Casteldaccia ricorda Andrea Raia" - 3 giorni (5-6-7 agosto 2014) di eventi presso la Torre dei Duchi di Salaparuta per raccontare la mafia degli anni '40 e degli anni '80.

MEMORIA. Firenze. "E' la nostra storia. Conversazioni sul Novecento"

GLI INTERVENTI DI ENZO CICONTE, DINO PATERNOSTRO, ROSARIO MANGIAMELI
L'iniziativa si è svolta a Firenze il 6 novembre 2012 nell'ambito dell'iniziativa "Società italiana e criminalità organizzate", quinto ciclo di "E' la nostra storia. Conversazioni sul Novecento", promossa dall'Istituto Storico della Resistenza in Toscana in collaborazione con il Liceo classico Michelangelo e aperto ad altre scuole e alla cittadinanza. Sede: Liceo classico Michelangelo, Firenze. Programma degli incontri: 6 novembre 2012