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lunedì 8 dicembre 2014

Legge elettorale, Roma, Quirinale: il M5S deve essere decisivo (dipende solo da lui)

Paolo Flores D'Arcais
Dall’impasse di Renzi e Berlusconi sulla legge elettorale alla situazione del comune di Roma dopo l’esplosione di Mafiacapitale, fino all’elezione del prossimo Presidente della Repubblica. Ecco come il Movimento 5 Stelle potrebbe essere protagonista in modo straordinariamente efficace. Perché continua a giocare di rimessa?
 Cari parlamentari eletti nelle liste M5S, come vostro rappresentato vi sottopongo alcune riflessioni che certamente terrete in considerazione. La forza che col nostro voto vi abbiamo dato può esercitarsi nella attuale situazione – di crisi morale politica ed economica sempre crescente – in modo straordinariamente efficace. Faccio solo tre esempi: la legge elettorale, la situazione del comune di Roma dopo l’esplosione di Mafiacapitale, l’elezione del prossimo Presidente della Repubblica.


La legge elettorale continua ad essere el
emento cruciale della trattativa tra Renzi e Berlusconi, e una pietra d’inciampo dell’accordo politico-istituzionale tra i due. Il M5S potrebbe, come si dice nell’unico gergo con cui ormai i media parlano di politica, quello calcistico, entrare a gamba tesa, o con una metafora scacchistica, compiere la “mossa del cavallo”, insomma diventare protagonista, utilizzando i nostri voti, anziché spettatore passivo, ibernandoli o dissipandoli. E partecipare come protagonisti non significa affatto edulcorare la propria radicalità, ma anzi esercitarla davvero anziché conservarla nella teca delle parole.

Cosa che invece il M5S continua a fare, ripetendo come un mantra che sul sistema elettorale la decisione è già stata presa perché “rete locuta causa finita”. Ma con queste superstizioni non si fa politica radicale, perché per essere radicale una politica deve essere innanzitutto azione.

Ora, proprio l’impasse in cui Renzi e Berlusconi si trovano per la legge elettorale vi offre (ci offre!) l’occasione di diventare protagonisti, di lanciare voi (noi!) una proposta che ponga il M5S al centro della scena politica e costringa gli altri a misurarsi con la propria (vostra, nostra) radicalità. Basterebbe mettere sul tappeto il sistema uninominale a due turni, con ballottaggio al secondo fra i due più votati al primo (erroneamente lo si definisce “alla francese” benché in Francia al secondo turno possano passare anche un terzo e un quarto candidato, se hanno ottenuto il 12,50% al primo, con possibilità di pastette fra partiti per il “désistement”).

È il sistema con cui si eleggono i sindaci. Oltretutto è proprio il sistema che ha permesso al M5S di compiere il grande salto (prima della vittoria di Pizzarotti a Parma le prospettive non erano certo un quarto e oltre dei voti), inoltre è il sistema elettorale più amato dagli italiani poiché per i sindaci funziona benissimo, e infine Renzi e Berlusconi dovrebbero arrampicarsi sugli specchi per rifiutarlo, perché in vari momenti i rispettivi partiti lo hanno magnificato (anche se ora per calcoli di bottega immediati non lo vogliono più). Perché dunque non fare di questo tema un vostro (nostro!) agire politico, anziché lasciare campo libero alle varie componenti della Casta?

Roma, devastata da Mafiacapitale, offre un’occasione ancora più imperdibile. Marino è persona onesta, e costantemente in conflitto col Pd (che aveva ormai deciso di farlo fuori). Ha commesso e continua a commettere gaffes, stupidaggini, errori. Ma è pur sempre giulebbe rispetto a quello che passa il convento partitocratico affaristico-criminale (ora tutti i media si sbracciano a dire che erano cose note, ma quando alcune rarissime testate parlavano della destra di Alemanno come criminale, e di mezzo Pd anche, era tutto uno stracciarsi di vesti contro i “giustizialisti”, “manettari” e “girotondini-giacobini”). Perché il M5S continua a giocare di rimessa anziché ad agire da protagonista?

Infatti significa giocare di rimessa lasciare che le proposte (perfino alquanto ragionevoli) vengano da Rutelli e siano riprese da Marino, mentre sarebbe agire da protagonisti prendere l’iniziativa e proporre in modo ultimativo e credibile a Marino la costituzione di una “giunta degli onesti”, cambiando tutti gli assessori, discutendoli insieme a partire dalle competenze presenti nella società civile, che lo stesso M5S dovrebbe individuare e proporre. Che senso ha ridursi invece ad un altro mantra, quello dello scioglimento o commissariamento, che in concreto significa affidare il governo della città ad una persona scelta dal ministro dell’Interno, il cui nome è Angelino Alfano? Cosa è più radicale? Oggi uno dei “cinque” del direttorio ha giustamente chiesto per il M5S la presidenza dell’assemblea comunale e della commissione alla trasparenza. Ma perché chiamarsi fuori da una “giunta degli onesti”? Non nel senso di farne parte con propri esponenti (neanche esponenti del Pd dovrebbero farne parte) ma di indicarne e discuterne i nomi tratti dalle competenze della società civile.

Quanto alla Presidenza della Repubblica: perseverare diabolicum, come è noto. E si rischia di perseverare se si continua a dire che nella scorsa occasione si è fatto il massimo e il meglio in coerenza con i valori del movimento. Non è vero. Si poteva, e si può, fare di più, senza perdere di radicalità, anzi. Si tratta, come al solito, di occupare il luogo strategico dello scontro, anziché giocare di rimessa o collateralmente, accomodandosi nella mera testimonianza.

Se se vuole fare decidere alla rete la rosa dei primi dieci nomi, si faccia, ma assai più seriamente. Con una discussione sul sito che cominci subito, che comporti proposte argomentate, e discussioni su ciascuno di essi altrettanto argomentate, che sia aperta agli elettori e non solo ai militanti (oltretutto quelli “certificati” e entro una certa data), che veda esprimersi apertamente i vari deputati. Allora, a conclusione di questa elaborazione collettiva di settimane, il voto avrebbe un significato non occasionale, non semplicemente emotivo, non prono alla mera notorietà mediatica (e anzi di quel medium che è un sito generalmente troppo autoreferenziale: quel sito infatti sarebbe stato aperto quanto più possibile a simpatizzanti ed elettori).

A questo punto i dieci nomi dovrebbero essere affidati ai parlamentari, per dare al M5S i margini di manovra necessari in qualsiasi azione che si svolga in Parlamento, e massime in una elezione del Presidente della Repubblica, dove votazione per votazione cambia lo scenario e la possibilità di incidere efficacemente. I parlamentari ovviamente si sentirebbero moralmente obbligati a rispettare le indicazioni della rete, ma tra un indicato al primo posto che dopo varie votazioni non ha alcuna possibilità, e uno al terzo o quarto, che può diventare un outsider con effettive probabilità per i veti reciproci con cui gli altri partiti hanno bruciato i rispettivi candidati, consentire ai gruppi parlamentari di poter decidere non sarebbe certo opportunismo “contro la rete” ma possibilità di rendere efficaci le decisioni della rete, anziché velleitarie e di mera testimonianza.
6 dicembre 2014 | micromega.net



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