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mercoledì 22 ottobre 2014

Verso gli Stati Generali dell'Antimafia. Il monito di don Ciotti: “Parola ‘antimafia’ ha perso credito”

Don Luigi Ciotti
“Le mafie hanno ripreso forza e a dirlo non sono tanto le minacce di dei boss, quanto la loro diffusione, la loro presenza. Presenza materiale, che incide nei processi economici e politici. E presenza culturale, che addormenta e deturpa le coscienze”. Lo dice don Ciotti, presidente nazionale di Libera.
“La corruzione non è nient’altro che mafiosità diffusa, mafia insinuata nei codici di comportamento, mafia divenuta costume. Ecco allora la necessità di riflettere, di approfondire, di rilanciare. Ma anche di riconoscere – la coscienza dei limiti è segno di coraggio – i nostri errori. La parola antimafia ha perso credito: in troppi casi è stata esibita come una carta d’identità, mentre dovrebbe essere un fatto di coscienza, un atto di responsabilità. La stessa parola ‘noi’ è diventata una formula abusata se non una maschera: si dice noi e s’intende io.
Le parole vanno ‘dissodate’ e le prospettive allargate. Non si può più parlare di mafie – conclude don Ciotti – come di un fatto solo criminale, senza evidenziare la loro compatibilità con un sistema responsabile di disuguaglianze sempre più inaccettabili. Ma soprattutto non è più possibile, di mafie, soltanto parlare, senza che le parole abbiano un coerente seguito nelle nostre vite, nelle nostre scelte, nelle nostre politiche”.
Libera dal 23 al 26 ottobre terrà a Roma “Contromafie, gli Stati Generali dell’Antimafia”.Quattro giorni di impegno, di confronto e studio per fare il punto sulla lotta alle mafie e alla corruzione nei loro risvolti sociali, politici, economici e culturali: oltre 3000 i partecipanti previsti, sei le aree tematiche per 30 gruppi di lavoro con il contributo di oltre 200 relatori tra educatori, operatori sociali, magistrati, docenti universitari, forze di polizia, giornalisti, donne e uomini di cultura, imprenditori, rappresentanti di associazioni e sindacati.


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