venerdì 10 ottobre 2014

Michele Pennisi, arcivescovo di Monreale, a don Ciotti: "Grazie don Luigi per il tuo impegno animato dalla fede"

Monsignor Pennisi con don Ciotti
PUBBLICHIAMO IL DISCORSO DI MONS. MICHELE PENNISI, ARCIVESCOVO DI MONREALE, PER IL CONFERIMENTO DELLA CITTADINANZA ONORARIA A DON LUIGI CIOTTI
Carissimo don Luigi,  Signor Sindaco, Signor Presidente del Consiglio, gentili autorità civili e militari, oggi per me è un motivo di grande  soddisfazione prendere parte alla cerimonia del conferimento della Cittadinanza Onoraria a don Luigi Ciotti  da parte del Comune di san Giuseppe Jato appartenente alla  arcidiocesi di Monreale, che sono stato chiamato a servire dallo scorso anno. Ho conosciuto don Luigi durante il mio episcopato a Piazza Armerina in occasione di  diverse visite alle scuole e  di alcune manifestazioni  per ricordare le vittime delle mafie a Gela e a Niscemi, comuni dei quali è cittadino onorario.

Gli esprimo il mio sincero apprezzamento e la mia fraterna solidarietà  per  la sua missione di  prete di strada  che ha avuto come parrocchia la strada e la periferie umane e di educatore delle coscienze, per il suo lavoro di coscientizzazione della società nei confronti del fenomeno mafioso  per il suo impegno a  risvegliare il senso civile nei cittadini e a  promuovere la giustizia, la legalità, la solidarietà e il bene comune. Egli con il Gruppo Abele ha sempre cercato di  mettere al centro  gli ultimi,  e gli esclusi(carcerati, tossicodipendenti, malati di AIDS, minori a rischio, immigrati) che la nostra società considera degli scarti e colloca nelle periferie fisiche ed esistenziali per usare espressioni care a Papa Francesco.
La   sintonia con i gesti e le parole di papa Francesco è stata messa in evidenza  dal colloquio  che don Luigi ha avuto con papa Francesco nella residenza di Santa Marta, che ha toccato diversi temi: la necessità di un maggiore impegno a sostegno delle persone povere e fragili, segnate dalla violenza e dall'ingiustizia, con particolare riguardo all'attività a tutela delle donne vittime di tratta, della lotta alle mafie e alla corruzione e del sostegno  ai famigliari delle vittime del crimine organizzato. 
 Tutti poi ricordiamo don Luigi che accoglie papa Francesco prendendolo per la mano lo scorso 21 marzo  nella chiesa romana di San Gregorio VII  nella veglia con i familiari  delle vittime innocenti di mafia durante la  quale  don Luigi ha donato al papa la stola di don Beppe Diana.
Nel suo discorso don Ciotti, ha fatto appello alla politica affinché "sia un servizio per il bene comune", ha sottolineato che "occorre rafforzare la confisca dei beni dei mafiosi" e ha espresso solidarietà ai magistrati che hanno subito minacce e ha sollecitato a "non lasciare soli i cittadini onesti, i giornalisti, chi si è ribellato al racket”   ed  ha affermato cher non si può esser cittadini a intermittenza e come ci dice il Papa non si può essere cristiani da salotto". 
L’impegno di don Ciotti per i quattro pilastri su cui ,come sosteneva san Giovanni XXIII si fonda la pace:la verità, la libertà, la giustizia e l’amore , deriva dalla sua fedeltà al Vangelo che da senso alla sua della sua missione animata da un profondo desiderio di cambiare il mondo”.
Da questo deriva il suo stare dalla parte delle vittime e degli esclusi, il suo  richiamarci a una fame e sete di giustizia che va vissuta a partire da questo mondo.
L’Associazione Libera fondata da don Ciotti ,  che si propone di alimentare quel cambiamento etico, sociale, culturale necessario per spezzare alla radice i fenomeni mafiosi e ogni forma d’ingiustizia, illegalità e malaffare, organizza ogni anno all’inizio della primavera  la Giornata della Memoria e dell’Impegno.
All’associazione Libera grazie alla raccolta di un milione di firme  va dato il merito  della approvazione della legge n.109/1996  sul riutilizzo a fini sociali  dei beni confiscati alla mafia, coinvolgendo le associazioni del Terzo settore, i giovani e  varie categorie di cittadini promuovendo in questo modo i valori della legalità  legata allo sviluppo. Grazie alla legge sono nate esperienze imprenditoriali e cooperativistiche importanti, che hanno consentito a molti giovani di crearsi un lavoro onesto e  a diversi  territori, soggiogati alla  nefasta influenza mafiosa, di vivere un riscatto sociale ed economico.
Restituire alla comunità le ingenti ricchezze  accumulate illegalmente , che colpisce la mafia , con una specie di legge del contrappasso, al cuore nei suoi interessi economici .    La confisca dei beni mafiosi ha ricadute importanti  per l’ educazione alla legalità e  un grande valore simbolico a livello culturale , morale e politico  per riaffermare il primato del bene comune e la rivincita dello Stato sull’anti-stato mafioso per il quale il principale “idolo”  rimane quello dell’accumulazione illecita di denaro e di beni economici.
Sempre  Libera si è fatta promotrice della campagna Riparte il futuro, che ha permesso la modifica dell’articolo 416 ter del codice penale in tema di voto di scambio politico - mafioso il 16 aprile 2014.

Commentando le minacce  di Totò Riina  che lo accomunava a don Pino Piglisi, don Ciotti ha aggiunto:« io non oso paragonarmi, sono solo un uomo piccolo e fragile. Però mi riconosco nella Chiesa che immaginava don Pino, una Chiesa che interferisce, come l’ha definita un ex mafioso pentito. Una Chiesa che accoglie, che tiene la porta aperta a tutti, anche a chi, criminale mafioso, è mosso da un sincero, profondo desiderio di cambiamento, di conversione».
Papa Francesco nella veglia per le vittime della mafia ha terminato con un accorato appello ai mafiosi alla conversione che si rifà al vangelo.
Nella  maturazione nella  coscienza  ecclesiale di una chiara, esplicita e ferma convinzione dell'incompatibilità dell'appartenenza mafiosa con la professione di fede cristiana ha avuto un ruolo importante il magistero di papa Giovanni Paolo II che ha contribuito  alla interpretazione e alla condanna della mafia  a partire dalle tradizionali  e originali categorie cristiane.
 Gli interventi pontifici hanno avuto  un indubbio influsso nei pronunciamenti di condanna delle mafie pronunciati da vari episcopati delle Chiese meridionali, dalla CEI nel documento”Per un paese solidale:Chiesa italiana e mezzogiorno” e avranno un influsso      nel giudizio che in futuro i cristiani avranno nei confronti degli appartenenti alle varie mafie.
Alla chiara coscienza di radicale incompatibilità tra mafia e vita cristiana e di  conseguente rifiuto di ogni compromissione della comunità ecclesiale col fenomeno mafioso, la Chiesa non può non sentirsi legata. Essa non può tornare indietro su questa via. Tanto più che questo cammino storico della Chiesa è stato, per così dire, suggellato dalla splendida testimonianza del martirio del beato don Pino Puglisi, ucciso dalla mafia solo perché fedele al suo ministero. La memoria di questo martirio è impegnativa per la Chiesa siciliana e per la Chiesa tutta. Il  suo "martirio" è venuto a siglare questa stagione di impegno ecclesiale anche se questo martirio non va disgiunto e isolato da quello di numerosi altri uomini tra cui magistrati , appartenenti alle forze dell'ordine, giornalisti e sacerdoti tra i quali don Peppe Diana e don Cesare Boschin.

E' compito della Chiesa sia aiutare a prendere consapevolezza che tutti, anche i cristiani, alimentiamo l' humus dove alligna e facilmente cresce la mafia, sia indurre al superamento dell'attuale situazione attraverso la conversione al Vangelo, capace di creare una cultura antimafia fondata sulla  consapevolezza che il bene comune è frutto dell'apporto responsabile di tutti e di ciascuno.
La lotta alla mafia   passa , anche se non si esaurisce, attraverso un rinnovato impegno educativo e pastorale che porti ad un cambiamento della mentalità e dei comportamenti concreti, ad una profonda "conversione" personale e comunitaria.
La Chiesa sente di avere una sua responsabilità per la formazione di una diffusa coscienza civile di rifiuto del costume e della mentalità mafiosi e si impegna nell'opera educativa e formativa dei suoi fedeli e, più in generale, di quanti, anche non credenti, vengono a contatto con le strutture educative da essa condotte o animate. Essa non si sente estranea all'impegno, che è di tutta la società siciliana, di liberazione dalla triste piaga della mafia.
 Nel suo appello alla  conversione la Chiesa non può non fare presenti le esigenze proprie della conversione  cristiana , che non può essere ridotta a fatto intimistico ma ha sempre una proiezione  storica ed esige comunque la riparazione. Nel caso del mafioso, la conversione non potrà certo ridare la vita agli uccisi, ma comporta comunque un impegno fattivo affinché sia  debellata la struttura organizzativa della mafia, fonte costante di ingiustizie e violenza.
 Alla comunità cristiana  si richiedono dei gesti originali che interpellino cattolici e laici ad interrogarsi sulle modalità di una prevenzione dei  reati collegati col fenomeno mafioso impegnandosi per la diffusione di una cultura della legalità e all’educazione  ad un uso modigerato del denaro che non ne faccia l’idolo a cui sacrificare tutto.
Grazie don Luigi  per il tuo impegno animato dalla fede operante attraverso la carità che sollecita l’impegno di tutti noi per un futuro aperto alla speranza.

San Giuseppe  Jato    9 ottobre 2014  
                                                                       +Michele Pennisi,  Arcivescovo di Monreale













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