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martedì 28 ottobre 2014

La spregiudicata affabulazione di Grillo in materia di mafia è una mezza carognata

Beppe Grillo
La mafia aveva una morale e l’hanno guastata. I finanzieri, e non solo loro, l’hanno corrotta. Colpa delle cattive compagnie. Parola di Beppe Grillo. Ma niente paura, è teatro, fiction, satira, gioco di società. E’un ex comico, che non ha smesso di calcare il palcoscenico, provoca a fin di bene, recita senza copione, è un affastellatore di consensi, magari un imbonitore intelligente. Beppe tocca le corde giuste, spiegano gli intimi, sferra un pugno nello stomaco alla piazza, suona la sveglia, costringe a rimanere desti, a capire al di là delle anime morte che frequentano il mondo dell’informazione. Non dobbiamo farci il sangue acqua, esasperando i toni, e dando significati che non hanno le parole dell’ex comicoMa una volta che parte, il cerchio mediatico non lo ferma nessuno.
L’effetto domino è assicurato. Una parola sbagliata, un gesto incauto, una iniziativa superficiale e scatta il meccanismo delle solidarietà,dell’indignazione, della bacchettata solenne, della gogna.
L’indignazione è affidata ai parenti delle vittime di mafia, la difesa ai deputati pentastellati che rivendicano le loro buone azioni antimafiose, l’offesa agli avversari di Grillo, in testa il governatore Crocetta (“cerca voti dei boss”). Fra qualche giorno, grazie alle insipide liturgie, la morale di Beppe Grillo, illustrata sotto le possenti mura di Palazzo dei Normanni, e di essa non discetteranno nemmeno le firme eccellenti.

Il messaggio invece arriverà a destinazione. Non ovunque, non nella Genova di Beppe, ma a Palermo, in Sicilia, dove è stato confezionato e inviato. E’ bene prenderne atto.
Nessuno sospetta che l’ex comico abbia patteggiato con Cosa nostra le puttanate siciliane, nessuno dubita dell’attività parlamentare siciliana dei deputati a 5 Stelle. La questione è un’altra. I siciliani subiscono da secoli le sopraffazioni e le prepotenze dei capibastone, hanno versato lacrime e sangue a causa della “morale” mafiosa. Hanno le loro colpe, è vero, avendo sopportato l’indicibile, ed avendo in alcuni casi patteggiato la convivenza. Ma sono siciliani i morti di mafia. E della mafia non si sono serviti i paria, la povera gente, ma i pezzi grossi, i governi – nazionali ed esteri – grandi finanzieri ed imprenditori, colletti bianchi, politici d’assalto e furbetti del quartierino. La Sicilia, perciò, ha diritto di pretendere comportamenti, parole, gesti responsabili da coloro che ottengono ascolto e credito nelle piazze e nei teatri.
In estrema sintesi, la spregiudicata affabulazione in materia di mafia è una mezza carognata. Niente giustifica la sua irruzione nella ambiguità “mafiosa”. Beppe Grillo si è comportato da coglione a Palermo, in questa circostanza. Magari senza averne coscienza, o avendone coscienza fino a un certo punto. La solidarietà va ai ragazzi che pendono dalle sue labbra, sono loro – incolpevoli – a subire il danno maggiore. Si fanno in quattro per dare un senso al loro lavoro, poi arriva il capo che dice stronzate e rovina tutto.

Quando è che si decideranno a sbattergli in faccia la verità? Magari capisce e si aggiusta.

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