giovedì 2 ottobre 2014

IL ROGO DI MILAZZO: l’omerta’ dei mass media non deve bloccare la riforma energetica



di NICOLA CIPOLLA
La grande stampa, a cominciare dal Corriere della Sera e da Repubblica, non ha dato rilievo al gravissimo incendio divampato il 26 settembre nella raffineria di Milazzo (Eni e Kuwait Petroleum Italian) che ha trasformato un serbatoio di oltre 1000 t. di virgin nafta   in una gigantesca torcia  di  fiamme e  fumo visibile a decine di chilometri di distanza (il fuoco non si è spento ancora fino  ad oggi 30 settembre). Analoga disattenzione per gli altri incendi verificatisi in questo 2014. Il 24 febbraio, un incendio è scoppiato nell’impianto Power Former della raffineria “ISAB Sud” azienda ad oggi interamente controllata dal gruppo russo LuKoil nella zona industriale di Priolo. Il 25 marzo un  incendio di vaste proporzioni è divampato nel settore “Coking1” all’interno della raffineria Eni di Gela.

Nei primi mesi del 2014, cioè, tutte e tre le raffinerie, che fanno dell’Isola   una pattumiera chimica, sono state colpite. Su questi eventi è calata l’omertà dei mass media. Gli effetti negativi di questi episodi si sommano a quelli, diciamo così, duraturi che le tre raffinerie procurano all’ambiente e soprattutto alla salute degli abitanti con una  percentuale  di malattie respiratorie e di cancro di gran lunga superiore a quella del resto dell’Isola. Siamo arrivati ad un situazione insostenibile che occorre modificare radicalmente.
Partiamo da alcune considerazioni:

  1. nel momento in cui il governo Renzi, con l’appoggio di Berlusconi, sta cercando di stravolgere la  Costituzione e lo statuto  dell’Autonomia siciliana, accentrando nell’esecutivo i poteri esercitati dalle regioni in materia di acqua, beni comuni ed energie rinnovabili, è opportuno rinnovare l’impegno per realizzare in Sicilia la piena attuazione dello Statuto autonomistico.
  2. Il  governo Monti ha tentato, con la proposta del SEN   (Sistema Energetico Nazionale) e del V Conto Energia, di bloccare lo sviluppo delle energie rinnovabili. L’adozione, sia pur tardiva in Italia, del sistema del Conto Energia,  applicato ancora oggi  con grande successo  in Germania (più di 400 mila posti di lavoro) ad iniziativa della sinistra socialdemocratica e dei Verdi,  aveva portato nel 2011 il nostro paese al primo posto nel mondo  soprattutto nel FV  specie in Sicilia e nel Mezzogiorno, dove esistono condizioni climatiche  di particolare favore. Malgrado il blocco degli incentivi lo sviluppo delle tecnologia ha abbassato il costo degli impianti (il costo di un pannello  FV è sceso ad un sesto  in tre anni) ed ha aumentato la sua efficienza in misura tale che oggi  al sud si è raggiunta la grid parity.   E’ possibile, cioè,  senza incentivi sostituire vantaggiosamente l’elettricità e il metano  da energia fossile con quella proveniente da energia rinnovabile.  
  3. In Sicilia però il Conto Energia, applicato dai governi Cuffaro e  Lombardo, ha prodotto l’effetto scandaloso di concentrare la concessione del 60% degli impianti ai grandi monopoli nazionali e internazionali attraverso l’intermediazione di imprenditori e familiari prestanome del super latitante  Messina Denaro (le lodevoli iniziative della magistratura di Palermo, Agrigento e Trapani hanno portato al sequestro  di patrimoni per oltre  2 miliardi e mezzo di euro. L’energia, eolica e FV, è una miniera d’oro che bisogna restituire alle popolazioni interessate). Bisogna anche restituire alla Sicilia il patrimonio di dighe e di impianti dell’Ente Siciliano di Elettricità (ESE)  acquisite a titolo gratuito dall’Enel ente pubblico  nazionale. La privatizzazione dell’Enel (e dell’ENI) rende necessario il ritorno alla disponibilità del demanio regionale di queste preziose strutture   indispensabili oggi per riequilibrare l’utilizzazione delle energie legate     al variare delle stagioni e all’alternarsi del  giorno e della notte.
  4. la Regione però manca di un Piano Energetico adeguato e di norme incentivanti che permettano di   realizzare questa grande opportunità che può anche promuovere un forte incremento delle entrate della Regione e dei Comuni,  l’abolizione delle bollette del  gas e dell’elettricità per tutti gli utenti privati e pubblici e lo sviluppo degli investimenti e soprattutto dell’occupazione.

Il “Forum siciliano per l’acqua pubblica e i beni comuni” sta elaborando una proposta di iniziativa popolare  basata sul ruolo dei  Comuni, dei movimenti e delle associazioni dei lavoratori e degli imprenditori e sulla difesa dei poteri legislativi della Regione Sicilia, come è avvenuto già per la proposta di legge per l’acqua pubblica nel corso della raccolta nazionale delle firme per i 4 referendum del 2011, il cui esito positivo ha cambiato lo scenario politico nazionale.
Questa mobilitazione siciliana, da portare avanti  con lo stesso slancio  della battaglia contro i  missili a  Comiso da un grande schieramento unitario ispirato da Pio La Torre, non può essere limitata alla sola Sicilia ma essa deve inserirsi in una grande stagione  di iniziative  a livello nazionale ed europeo e collegarsi  con il grande movimento iniziato a livello globale con le manifestazioni del 21 settembre.
Le forze che oggi risultano in minoranza, ad esempio, nella direzione del PD, o nella composizione attuale del Parlamento e che si oppongono all’accordo Renzi-Berlusconi, in materia di legge elettorale, di riforma del titolo V e di abolizione dello Statuto dei lavoratori, debbono farsi promotrici di una nuova stagione referendaria. Quali organizzazioni ambientaliste e politiche si mobiliteranno per inserire tra gli  obiettivi referendarie  anche l’abolizione di quelle misure che impediscono la trasformazione energetica necessaria per salvare l’ambiente, urgente per il moltiplicarsi  di eventi disastrosi e possibile per lo sviluppo della tecnologia?

Nicola Cipolla

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