Barra video

Loading...

giovedì 9 ottobre 2014

Don Luigi Ciotti, cittadino onorario di San Giuseppe Jato: "Ne sono orgoglioso..."

Il sindaco Davide Licari conferisce la
cittadinanza onoraria a don Luigi Ciotti
(ANSA) - PALERMO, 9 OTT - "Da due anni i beni confiscati sono paralizzati nel nostro Paese, ma ora abbiamo bisogno di un'accelerazione: se venissero accolte le proposte fatte prima dal governo Letta e poi riprese dal ministro Orlando e alle quali noi abbiamo collaborato, sarebbero disponibili oltre 55mila beni tra mobili, immobili e aziendali. Certo, in politica c'e' chi ci crede e chi rema contro". Lo ha detto don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, oggi in Sicilia per la tappa della carovana antimafia insieme ad Arci e Avviso pubblico. A San Giuseppe Jato (Palermo) don Ciotti ha ricevuto la cittadinanza onoraria del Comune proprio dove e' nata la 'Placido Rizzotto', la prima cooperativa a gestire beni confiscati. "Da oggi - ha detto ai rappresentanti di scuole, scout, associazioni e istituzioni presenti nell'aula intitolata a Pio La Torre - sono vostro concittadino e ne sono orgoglioso. Ho sempre gridato in Italia e all'estero che gli abitanti di San Giuseppe Jato sono un popolo e non un clan di mafia, non possono essere alcuni uomini che hanno scelto la violenza e sono entrati in quei giri mafiosi a inquinare il lavoro di questa terra". "Ora - ha aggiunto - servono norme piu' efficaci e nuovi strumenti. Molti di questi beni confiscati possono tradursi in dignita', liberta' e lavoro per tante persone". 
GUARDA IL VIDEO DI TELEOCCIDENTE

Don Ciotti abbraccia Mario Nicosia uno dei sopravvissuti
della strage di Portella della Ginestra del 1° maggio '47
Poi una strigliata alla politica: "Si assuma - ha detto - le sue responsabilita' a partire dal lavoro, servono politiche sociali. Le mafie sono diventate imprenditrici, attraversano l'Italia, magari hanno avuto le radici al Sud ma i frutti li raccolgono al Nord. In questo momento di crisi economica e finanziaria hanno tanto denaro, non lasciano tracce come se avessero i guanti bianchi. Ora pero' le mafie devono restituire tutto". Ma avverte: "Ora tutti parlano di antimafia, ma l'antimafia e' un problema di coscienza - ha proseguito Ciotti - non una carta d'identita'". E sulle recenti minacce ricevute il fondatore di Libera ha aggiunto: "Possono anche uccidermi, ma se non ci fosse un noi costruito negli anni di lavoro insieme, allora avrei perso". All'incontro erano presenti anche alcuni superstiti della strage di Portella della Ginestra, visibilmente commossi. Per la loro presenza Ciotti si e' detto "commosso e grato, io sono solo un piccolo uomo che ha scelto il dono di poter vivere il vangelo e la costituzione italiana". Poi la cerimonia ufficiale con il consiglio comunale guidato dal primo cittadino di San Giuseppe Jato, Davide Licari, e l'Arcivescovo di Monreale Michele Pennisi.

Nessun commento: