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sabato 13 settembre 2014

Lecce, le lotte delle donne

Rosa Capozzi*
Ho ammirato nel 2012 una bella e piccola mostra presso la Biblioteca Sagarriga Visconti Volpi  “Il dialogo con le donne nelle carte di Tommaso Fiore 1944-1966”, all’interno del Festival Una scintilla che accende l’Universo organizzato dal Centro Teseo – creatività tra Arte e Scienza. E di là è nata l’idea di realizzare una mostra bibliografico-documentaria che permettesse di far conoscere questo tesoro incredibile che è il ricco carteggio riguardante le tante donneprotagoniste della vita sociale, culturale, politica dello scorso secolo, che a vario titolo si sono interfacciate con Tommaso Fiore, uomo politico, antifascista, scrittore e meridionalista. Un tesoro presente in buona parte nella Biblioteca Sagarriga Visconti Volpi di Bari.


È iniziato così uno studio accurato, durato molti mesi, delle carte, degli articoli, dei libri, degli archivi on line e di tutto quello che potesse servire a creare una mostra di respiro nazionale. Convinta che sia importante condividere ho deciso di coinvolgere il CUG (Comitato Unico di Garanzia per il benessere organizzativo e contro le discriminazioni) del Consiglio Nazionale delle Ricerche e la presidente, dottoressa Gabriella Liberati, che ha apprezzato l’idea e l’ha validamente supportata.
Il materiale raccolto e studiato ha permesso una rilettura del passato per recuperare le radici più autentiche delle grandi battaglie che hanno determinato l’emancipazione femminile e che riannodano i fili di vicende che, attraverso la fitta trama delle esperienze più diverse, hanno portato alla definizione del ruolo della donna di oggi. I pannelli della mostra riservati ognuno ad una donna celebre, oltre a quelli dedicati a Fiore, raccontano le lotte delle donne nello scorso secolo, a cominciare dal voto loro concesso. Donne come Sibilla Aleramo scrittrice e poetessa; Adele Bei sindacalista e partigiana; Maria Brandon Albini partigiana e scrittrice; Palma Bucarelli direttrice dello GNAM di Roma; Maria Corti filologa, scrittrice e semiologa; Anna De Lauro Matera insegnante e parlamentare; Rina Durante giornalista e scrittrice; Ada Gobetti partigiana ed educatrice; Maria Antonietta Macciocchi partigiana, scrittrice, giornalista e parlamentare; Anna Maria Ortese giornalista e scrittrice; Carla Voltolina Pertini partigiana, giornalista e psicologa, moglie di Sandro Pertini.
La vita di questi personaggi rappresenta il fil rouge della storia di un’epoca vista attraverso la penna di donne consapevoli, preparate e sensibili. Così, scorrendo i pannelli della mostra si scoprono storie di soprusi e di violenze, ma anche percorsi di riscatto e di ribellione, di affermazioni importanti in attività prettamente maschili, come ad esempio, quella di Palma Bucarelli, prima direttrice di un Museo. Quanto è costato alle donne lottare per i propri principi. La Albini, scrittrice e intellettuale antifascista dovette riparare in Francia, in quanto presente nelle liste dei ricercati della Gestapo. Adele Bei è stata un personaggio di primo piano nella storia dell’antifascismo e del sindacalismo in Italia. Dal 1953 al 1963, si dedicò alla causa delle tabacchine leccesi con impegno e dedizione straordinari.
Alcune di loro ci hanno mostrato un’altra faccia del Mezzogiorno. Hanno offerto al mondo un Meridione in netto contrasto con l’idea di una terra dimenticata da Dio, arretrata, con una ruralità ottusa e senza speranza. Al contrario, il Sud è stato la terra di Di Vittorio, di Tommaso Fiore, di tutte quelle personalità che hanno dato la vita – spesso la loro - o, come è accaduto per Fiore, anche quella dei loro figli. Un Mezzogiorno differente, dunque, capace di lottare con le unghie e con i denti, seppure depauperato di ogni risorsa. Questo è il Sud che ci ha regalato non solo la milanese Albini, ma anche la romana Anna Maria Ortese e la leccese Rina Durante, del quale hanno colto il vero cuore. Anche quello della Puglia e del Salento, dal passato arcaico, fatto di strane credenze popolari, che si contamina e si fonde con la forte religiosità e le lotte sindacali per la difesa delle classi operaie. La strada per l’emancipazione delle donne mette in primo piano la drammatica questione dell’analfabetismo che, nella componente femminile, toccava picchi elevatissimi, soprattutto al Sud. Maria Antonietta Macciocchi, nel suo articolo sull’“Unità” del 25 ottobre 1952, scritto durante il I° Congresso della stampa femminile, pose prepotentemente il problema evidenziando l’importanza di avere nel Congresso operaie, contadine, casalinghe, di ogni parte d’Italia che rivendicassero il loro diritto alla cultura e ad ottenere una stampa che ne rispettasse la dignità. Le donne italiane sentivano il peso della loro ignoranza come una vergogna.
In esposizione anche la bella rivista “Noi Donne”, che molto ha fatto in favore dell’emancipazione femminile. Una pubblicazione nata nel 1944 ed edita a tutt’oggi, che per il suo valore storico e per l’impegno sociale, bisognerebbe valorizzare e promuovere. È stato molto interessante studiarne l’archivio ricco della nostra storia più recente e non solo al femminile. Affascinanti le annate del 1949 e del 1952, utili ai fini di questa ricerca. Il tempo impiegato è volato nello studio attento degli articoli ma ne è valsa la pena. Ho scoperto insieme alla direttrice di Noi Donne, Tiziana Bartolini, e alla responsabile dell’archivio, Costanza Fanelli, articoli di Tommaso Fiore sul Primo Congresso della stampa femminile a cui anche Fiore ha partecipato e reportage scritti da alcune delle protagoniste di questa Mostra, inaugurata a dicembre scorso a Roma presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche. L’evento romano è stato solo il primo step di una mostra in progress e che si è arricchita nell’edizione barese e successivamente altamurana di ulteriori contributi preziosi come quelli dell’Istituto Pugliese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea (IPSAIC) e l’Archivio Biblioteca Museo Civico (ABMC) di Altamura.
Dobbiamo ringraziare Onofrio Introna, presidente del Consiglio regionale pugliese che dopo il debutto nella sede romana del CNR,  ha fortemente voluto che un contributo storico e documentario come quello che questa Mostra costituisce, meritasse di essere messo a disposizione di tutta l’Italia ma prima ancora della Puglia. Per questo la Mostra è stata riproposta a Bari, dove Fiore aveva fissato la residenza familiare dagli anni Venti, e ad Altamura, la sua città d’origine. Entrambe, ugualmente legate direttamente alla vita del grande intellettuale pugliese.
La Mostra sarà inaugurata il 26 settembre a Lecce nella prestigiosa sala d’Enghien del Castello Carlo V, dove sarà presente sino al 15 ottobre 2014 grazie anche alla validissima collaborazione con l’Associazione Muse del Salento. Questa edizione sarà molto interessante perché si arricchisce di documenti originali, foto e libri, appartenenti alla famiglia Fiore-Fazio per quanto riguarda Tommaso Fiore, all’archivio di Massimo Melillo per quanto riguarda Rina Durante. La Mostra avrà una sezione dedicata all’asilo nido dell’ACAI di Tricase, primo esempio dello scorso secolo di asilo presso un tabacchificio in Puglia.


*Istituto per le Applicazioni del Calcolo del Consiglio Nazionale delle Ricerche, Bari (CNR-IAC)

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