lunedì 1 settembre 2014

Dopo le minacce di Riina a don Ciotti: "Non ho paura della mafia"

Don Luigi Ciotti
“Non ho paura della mafia ma è strano che nessuno mi abbia messo in guardia”. Cosi’ don Luigi Ciotti in un’intervista su La Repubblica, in merito alle minacce del boss Toto’ Riina dal carcere. “Riina – aggiunge il fondatore di Libera – dice che sono come don Pino Puglisi ma io non oso paragonarmi, sono solo un uomo piccolo e fragile. Pero’ io mi riconosco nella Chiesa che immaginava don Pino, una chiesa che interferisce, come l’ha definita un ex mafioso pentito. Una chiesa che accoglie, che tiene la porta aperta a tutti, anche a chi, criminale mafioso, e’ mosso da un sincero, profondo desiderio di cambiamento, di conversione”. Alla domanda, su cosa abbia pensato quando ha saputo di queste minacce di morte, che risalgono al settembre 2013, don Ciotti risponde: “Solo sabato pomeriggio ne sono venuto a conoscenza. E cioe’ quando lei mi ha telefonato per informarmi che stava scrivendo un articolo, mi ha spiegato che i magistrati avevano depositato quelle intercettazioni nel processo trattativa. E mi ha anche detto che all’epoca i pm di Palermo avevano subito informato il Viminale, per far scattare le misure di protezione piu’ adeguate. Ma nessuno mi ha avvertito delle minacce di Riina. Lo trovo singolare, mi sembra anche una mancanza di rispetto per i due poliziotti che mi seguono ogni giorno”.

Ieri mattina, dopo l’uscita di “Repubblica”, qualcuno l’ha chiamata per affrontare il tema della sua sicurezza? “Il primo a telefonarmi, di buon mattino, e’ stato il presidente del Consiglio Matteo Renzi. Mi ha ribadito la sua solidarieta’ e la sua vicinanza”. E, poi, chi le ha telefonato? “Tanti amici corleonesi, che e’ il nome di un popolo, non di un clan”. “Le minacce di Riina – commenta – sono molto significative ma non temo nulla. Perche’ quelle parole non sono rivolte solo a Luigi Ciotti, ma a tutte le persone che in venti anni di Libera si sono impegnate per la giustizia e la dignita’ del nostro Paese. Cittadini a tempo pieno, non a intermittenza. Solo un noi, non mi stanchero’ di dirlo, puo’ opporsi alle mafie e alla corruzione. Libera e’ cosciente dei suoi limiti, dei suoi errori, delle sue fragilita’, per questo ha sempre creduto nel fare insieme, ho creduto che in tanti possiamo fare quello che da soli e’ impossibile”.
Perche’ proprio in questi ultimi mesi Riina lancia parole di odio contro la Chiesa che ha fatto santo il parroco ucciso dai boss? “Perche’ le mafie – risponde don Ciotti – sanno fiutare il pericolo. Sentono che l’insidia, oltre che dalle forze di polizia e da gran parte della magistratura, viene dalla ribellione delle coscienze, dalle comunita’ che rialzano la testa e non accettano piu’ il fatalismo, la sottomissione, il silenzio. Le minacce di Riina sono la prova che questo impegno e’ incisivo, graffiante, toglie la terra da sotto i piedi. Pero’ non basta”.
Cosa manca alla lotta alla mafia? “La politica deve sostenere di piu’ questo cammino. La mafia non e’ solo un fatto criminale, ma l’effetto di un vuoto di democrazia, di giustizia sociale, di bene comune. Ci sono provvedimenti urgenti da intraprendere e approvare senza troppe mediazioni e compromessi”. Quali? “Innanzitutto, quelli riguardanti la confisca dei beni, che e’ un doppio affronto per la mafia, come anche le parole di Riina confermano. Tanto bisogna fare anche contro la corruzione, che e’ l’incubatrice delle mafie”. Quali priorita’ intravede? “C’e’ una mentalita’ che dobbiamo sradicare, quella della mafiosita’, dei patti sottobanco, dall’intrallazzo in guanti bianchi, dalla disonesta’ condita da buone maniere. La corruzione sta mangiando il nostro Paese, le nostre speranze”. Ora, Papa Francesco dice che l’impegno contro la mafia e’ una priorita’ per la Chiesa. Non sono davvero parole scontate. Appena vent’anni fa, don Puglisi fu ucciso perche’ era solo.
Cos’e’ l’impegno antimafia per don Luigi Ciotti? “E’ da sempre un atto di fedelta’ al Vangelo, alla sua denuncia delle ingiustizie, al suo stare dalla parte delle vittime, degli esclusi. Al suo richiamarci a una fame e sete di giustizia che va vissuta a partire da qui, da questo mondo”. Citava le parole del mafioso pentito sulla chiesa che “interferisce”. “E’ una chiesa – conclude don Ciotti – che non smette di ritornare – perche’ e’ li’ che si rinnova la speranza – al Vangelo, alla sua essenzialita’ spirituale e alla sua intransigenza etica. Una Chiesa che cerca di saldare il cielo alla terra, perche’, come ha scritto Papa Francesco: una fede autentica implica sempre un profondo desiderio di cambiare il mondo”.

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