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venerdì 1 agosto 2014

Ingroia: Provenzano è vecchio e malato, il 41 bis non serve più

Bernardo Provenzano
L’ex pm: il carcere duro non deve essere interpretato come una forma di “accanimento carcerario”
PALERMO - Il 41 bis non serve più per Bernardo Provenzano, ormai «vecchio, stanco e malato», e la norma, introdotta originariamente «alla specifica finalità preventiva di impedire che i capimafia potessero comunicare con l’esterno per dare ordini» non deve essere ora reinterpretata come una forma di “accanimento carcerario”: è questa l’opinione di Antonio Ingroia, ex magistrato ed ex parlamentare, espressa in un articolo a sua firma pubblicato dal quotidiano Il Garantista.

L’INCONTRO IN CARCERE - Auspicando l’apertura in Italia di un dibattito sul carcere duro «fuori degli schieramenti militanti da tifoseria scalmanata sugli spalti, garantisti da una parte e antimafiosi dall’altra», Ingroia ne spiega le ragioni. «Ho conosciuto Bernardo Provenzano per decenni attraverso le carte di tante inchieste», afferma, e i suoi efferati crimini. «Ho poi conosciuto un altro Bernardo Provenzano. Lo andai a sentire il 31 maggio 2012 - ricorda - dopo un suo apparente e anomalo tentativo di suicidio, per capire come stava e cosa stava accadendo in quel carcere. Incontrai un uomo vecchio, stanco e malato, che forse avrebbe voluto raccontare qualcosa di più, ma era frenato da qualcosa o da qualcuno. La situazione di costrizione dove si trovava, le violenze e le minacce che poteva aver subito in carcere, la difficoltà a violare la sua cultura ed il suo codice, o la preoccupazione di danneggiare i suoi familiari, chissà. Ad ogni modo, non ebbi la sensazione di avere di fronte il capomafia efficiente ed implacabile con le sue vittime che era stato per tutta la vita, come le carte, i processi e le sentenze me lo avevano consegnato».
RIPRISTINARE PIANOSA E ASINARA - «La revoca del 41 bis per questo Provenzano - spiega l’ex magistrato - non intaccherebbe la funzione del carcere duro, anzi la rafforzerebbe, perché- sostiene - il 41 bis resta indispensabile ed utile purché usato secondo la sua funzione originaria (magari riaprendo carceri “dedicati” al 41 bis come Pianosa e L’Asinara, frettolosamente chiusi) senza piegarlo a finalità improprie. E quindi - conclude - dannose ed abnormi». Il capomafia Bernardo Provenzano è attualmente ricoverato all’ospedale San Paolo di Milano dove è sottoposto ad alimentazione forzata. Il 7 luglio scorso il tribunale di sorveglianza di Roma ha rinviato al 3 ottobre prossimo la decisione sulla revoca del 41 bis.

29 luglio 2014

1 commento:

Maria Felicia Crapisi ha detto...

Se io fossi Bernardo Provenzano, direi un'antica frase : " TIMEO DANAOS, ET DONA FERENTES". Gli uomini della Legge abitualmente ti concedono uno spazio maggiore, per colpirti più duramente.