domenica 10 agosto 2014

Corleone, sul bimbo conteso ci scrive la mamma

Gentile Direttore,

con riferimento a quanto scritto sul suo quotidiano on line dal sig. Luca Gambaro a proposito della vicenda di cui al precedente articolo “ Bimbo conteso a Corleone “, la prego di volere pubblicare questo mio scritto. Esso vuole essere una garbata risposta a quanto affermato dal mio ex consorte ed è dettato esclusivamente dal dovere morale, che sento forte in me, di fare ogni sforzo per contribuire al ripristino della verità dei fatti. Il sig. Gambaro si è sbizzarrito in una fantasiosa e, per certi versi farneticante, ricostruzione delle dolorose vicende che hanno visto e vedono coinvolto, suo malgrado, mio figlio Alessandro. Ritengo legittimo che ognuno dia di un fatto la propria versione ed interpretazione, ma ci sono fatti che, per la loro intrinseca evidenza oggettiva, esigono una univoca loro narrazione.



Tralascio dal contestare puntualmente le affermazione del sig. Gambaro, affermazioni volte unicamente a screditare la mia figura di madre;-- se lo facessi mi porrei al suo livello.

Vorrei, invece, sottolineare, e lo faccio con molto dolore, alcune cose che ritengo particolarmente significative in quanto sono fedeli testimoni dello stato d’animo e della reale volontà del sig. Gambaro di servirsi  del figlio per far  del male alla madre.

La prima cosa che mi ha colpito, leggendo quanto scritto dal mio ex consorte, è il suo tono distaccato, freddo, direi quasi glaciale; l’articolo, infatti , sembra più il verbale di un grigio funzionario dei  carabinieri che non l’espressione sincera del dolore di un padre. Lo confermano  alcuni termini usati---prendere, consegnare,….—come se si trattasse di un pacco postale e non di un bambino in carne ed ossa.

Non meraviglia affatto, allora, che conseguentemente a questa sua arida insensibilità, il sig. Gambaro scambi le grida e il pianto convulso  di un bambino, ---   tanto che c’è stato bisogno dell’intervento di un medico e di una  autoambulanza del 118----che si accorge del pericolo incombente di vedersi allontanare dalla persona più cara, come  causati dalla “ vista dello zio e della telecamera “ ;  che le manifestazioni di civile e serena solidarietà di tante persone, madri, padri, nonni. figli, nei miei confronti siano potute essere scambiate quali azioni tese ad intimidire, quando non a minacciarlo direttamente, il padre del bambino; che, nonostante gli anni di servizio prestato quale carabiniere a Corleone, il sig. Gambaro non conservi alcun ricordo del grande senso di accoglienza che i corleonesi da sempre hanno mostrato nei confronti degli ospiti. Solo una mentalità distorta, direi quasi puerile, può pensare che i Corleonesi siano usi a sputare per terra in segno di disprezzo.

La verità, allora, viene subito a galla ed è questa: nonostante la continua azione di persuasione, messa in atto continuamente dalla scrivente e da tutti i miei familiari, Alessandro, bimbo bello, bimbo intelligente, ha capito perfettamente che si stava  cercando di staccarlo dalla madre, dai suoi amichetti, dal suo ambiente, dalle sue cose, dai suoi giocattoli ed ha sempre reagito opponendosi con tutte le sue forze, anche fisiche, a questa violenza.

Non occorre essere in possesso di titoli accademici, bastano il cuore e l’animo di una madre, per capire a quale gravissimo trauma , dalle conseguenze imprevedibili,  andrebbe incontro Alessandro se lo si sradicasse  a forza, violentemente, dai suoi punti di riferimento considerato che Alessandro, purtroppo, è un bambino autistico che ha finora trovato e trova sicurezza solamente se  tutti quei punti di riferimento sopracitati sono sempre lì a rassicurarlo.

Il mio unico torto sembra essere quello di volere ad Alessandro un mondo di bene come non può non volerne una madre degna di questo nome, un bene ricambiato parimente dal figlio che ha vissuto negli ultimi sei anni, quasi in simbiosi, con la propria madre e pochissimo con il padre. In forza di questo immenso amore ho potuto affrontare i quotidiani sforzi per assicurare ad Alessandro tutti gli interventi terapeutici di assistenza, cura e  riabilitazione suggeriti dai medici in laboratori e strutture specialistiche presenti in Sicilia  e fuori da essa; in forza di questo amore ho pensato fosse del tutto normale, stante la preconcetta ed assurda opposizione del padre, di consentire ad Alessandro di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica visto che Alessandro a suo tempo è stato battezzato con rito cattolico; che avrebbe giovato alla sua socializzazione farlo partecipare alla rappresentazione teatrale finale messa in scena a scuola con i suoi compagni di classe; che avrei voluto, infine, --ma il padre si è opposto--farlo partecipare alla visita guidata a Ficuzza programmata e realizzata dalla scuola. Il padre si è sempre opposto; queste sarebbero le “scelte di vita”, che avrei sottratto alla potestà decisionale del padre!

Con ciò non intendo assolutamente negare ad Alessandro il diritto di avvalersi del rapporto con il padre, anzi lo giudico utile  e necessario per una sua crescita armoniosa e completa, ma sono altresì convinta che questo debba  e possa avvenire con gradualità e non per effetto di uno strappo violento.

Consapevole di ciò, in quella tremenda giornata, del  23 luglio u.s., vista l’impossibilità di convincere Alessandro a staccarsi da me, proposi al padre che sarei stata disponibile a lasciare tutto, anche il lavoro, per trasferirmi in Calabria  in modo tale da consentire ad Alessandro d’iniziare a frequentare con continuità il padre, a far nascere in lui sentimenti di affetto  e di amore verso il padre e viceversa, sentimenti che sarebbero lievitati per la vicinanza di Alessandro al padre e per la sicurezza che al bimbo sarebbe venuta dalla presenza discreta della madre; infine per assicurare ad Alessandro le terapie presso un centro specializzato per il trattamento dell’autismo.

Tralascio qui dal riportare  le parole con le quali il sig. Gambaro ha rifiutato sdegnosamente la proposta; mi offendono ancora quelle parole come madre e come donna e confermano ancora una volta, caso mai ce ne fosse stato bisogno, come la richiesta del padre, ancorchè legittima solo se espressione di vero affetto nei confronti del piccolo Alessandro, sia invece dettata dall’unica volontà di fare del male, ---e che male !--, alla madre.

I piccoli, sig. Luca Gambaro, non devono mai diventare oggetto di rivalsa tra i genitori

Grata per l’ospitalità che vorrà darmi.

Con cordialità

Gabriella Bonanno

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