domenica 20 luglio 2014

Via D’Amelio 22 anni dopo. Ciancimino jr abbraccia Borsellino


Paolo Borsellino
Dibattiti, spettacoli, concerti e persino un flash mob per ricordare a PalermoPaolo Borsellino nel  22esimo anniversario della strage di Via D’Amelio in cui morirono,  oltre al giudice, cinque agenti della sua scorta. Le manfestazioni  hanno preso il via ieri sera con un sit delle ‘Agende rosse’ davanti  al Palazzo di giustizia di Palermo, alla presenza di Salvatore  Borsellino, in serata un convegno organizzato da Antimafia Duemila.  Questa mattina i bambini saranno in via D’Amelio con Rita Borsellino.  E di pomeriggio un flash mob prima del minuto di silenzio.
In mattinata, il capo della polizia, prefetto Alessandro Pansa, è arrivato alla caserma Lungaro di Palermo dove ha deposto una corona di fiori in onore delle vittime delle stragi mafiose. Ad accoglierlo è stato il prefetto Francesco Cannizzo, in compagnia del questore Maria Rosaria Maiorino. Presenti i vertici delle forze dell’ordine e delle autorità civili.
CIANCIMINO JR ABBRACCIA SALVATORE BORSELLINO
È arrivato in bici in via d’Amelio Massimo Ciancimino con suo figlio ed è andato a salutare Salvatore Borsellino abbracciandolo. “Sono uno dei responsabili di quello che è successo qui, e sono uno dei pochi responsabili che ha la faccia e il coraggio di venire – ha detto ai giornalisti il figlio di Vito Ciancimino – Ho portato mio figlio che sta iniziando a capire tutto, ho due date tatuate addosso, la data di nascita di mio figlio e il 19 luglio del 1992, sono le date più importanti della mia vita”.
“Per la prima volta vedo i potenti tremare – ha aggiunto a proposito del processo sulla Trattativa – davanti le domande di Nino Di Matteo, credo che quel castello di menzogne sta crollando, ma sono ancora in tanti a mancare in quell’aula. Non sono mai stato orgoglioso di mio padre per quello che ha fatto, ho portato alla sbarra i potenti perche’ mio figlio possa essere orgoglioso di me, perche’ credo che questa sia la cosa piu’ importante”.
CONTESTATA ROSY BINDI
Rosy Bindi, presidente della Commissione nazionale antimafia è stata contestata in via D’Amelio da alcuni attivisti in via D’Amelio, fino a quando non sono arrivati Salvatore e Rita Borsellino a ‘scortarla’ fino al palco, all’altezza dell’ulivo simbolo della strage. I militanti delle Agende Rosse in silenzio hanno alzato le agende dando le spalle alla presidente, in chiaro segno di non approvazione della sua presenza. Chiedono che venga fatta giustizia sulle stragi. Si leva un urlo “di Matteo non sei isolato: sei tu il nostro Stato”.
DI MATTEO: “NON FU SOLO UNA STRAGE DI MAFIA”
“Prendere la parola oggi in questo luogo e nella stessa ora in cui morirono Paolo Borsellino e gli agenti della scorta e’ un onore e una grande responsabilita’”. Lo ha detto il pm antimafia di Palermo, Nino di Matteo, intervenendo dal palco di via D’Amelio, durante le manifestazioni per il 22esimo anniversario dell’uccisione del giudice Paolo Borsellino e degli agenti della scorta.
“La ricerca della verita’ – ha aggiunto – ha un senso solo se sostenuti dall’impegno della societa’ civile, sento di dover ringraziare i cittadini che danno prova di essere innamorati della giustizia, della democrazia e della costituzione del nostro Paese. Voglio ringraziare tutti quei cittadini che si pongono a scudo di tanti che, anche nella politica, continuano a calpestare quei valori che furono di Paolo Borsellino, contro l’arroganza dei prepotenti e degli impuniti; quei cittadini che vogliono difendere chi lotta per la verita’ tra ostacoli e tranelli. Avete il sacrosanto diritto di chiedere la verita’ sulle stragi e noi magistrati abbiamo l’obbligo etico di cercarla anche se costa lacrime e sangue. Per continuare a cercare la verita bisogna rispettare la verita’, Paolo Borsellino ci ha insegnato a non avere mai paura della verita’”.
“Sono in tanti che continuano a dire – ha proseguito Di Matteo - che i processi di Caltanissetta hanno portato ad un nulla di fatto, ignorando le 22 persone finite in carcere. Sono tanti e concreti gli elementi che ci portano a dire che non fu solo una strage di mafia quella di via d’Amelio e che il movente non era solo una vendetta mafiosa, dobbiamo imparare il rispetto della verita’. La volonta’ di fare piena luce e’ intendimento di pochi servitori dello Stato rimasti. Dal progredire delle indagini sappiamo che in molti sanno dentro le istituzioni ma rimangono in silenzio, perche’ il potere aumenta se si tace. Dobbiamo gridare la nostra rabbia”. “Non si puo’ ricordare Paolo e rimanere silenti rispetto a cio’ che accade nel nostro paese e assistere ai tanti tentativi gia’ in atto come la riforma della giustizia, e quella in cantiere sulla responsabilita’ civile sui magistrati finalizzati a ridurre l’autonomia dei magistrati. Non si puo’ rimanere in silenzio rispetto alla volonta’ di ridurre l’azione di un magistrato ad un mero burocrate. Non si puo’ fingere di commemorare Paolo quando si sta tradendo il suo pensiero e il suo intendimento. Oggi a distanza di 22 anni qualcosa e’ cambiato ma non certamente in meglio. E’ necessario non perdere la capacita’ di indignarsi e trovare la forza di reagire, anche da morto Paolo non puo’ e non deve subire l’onta. Allora non vigilammo, non ci scandalizzammo e subimmo come subiamo oggi il potere di chi vuole ostacolare l’indipendenza della magistratura”.
NAPOLITANO: “PIENA LUCE DAI PROCESSI”
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione del 22° anniversario del barbaro attentato di via d’Amelio, ha inviato a Manfredi Borsellino un messaggio nel quale rende “commosso e partecipe omaggio alla memoria del giudice Paolo Borsellino e degli agenti della sua scorta Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Cosina, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina, che egualmente persero la vita. Paolo Borsellino univa all’eccezionale competenza professionale e al coraggioso impegno con cui combatteva la mafia, la profonda convinzione che il contrasto alle organizzazioni criminali non si esaurisce nell’opera di repressione, ma deve generare un radicale cambiamento culturale al fine di affermare il primato del diritto contro ogni forma di violenza e di sopraffazione”.
“È pertanto indispensabile – prosegue Napolitano – non dimenticare che un’azione di contrasto sempre più intensa alla criminalità organizzata trae linfa vitale dallo sforzo di tutti nell’opporsi al compromesso, all’acquiescenza e all’indifferenza. Come ho ricordato in occasione dell’anniversario della strage di Capaci, alla speranza di una generale evoluzione nei comportamenti individuali e collettivi che conduca alla sconfitta della mafia deve accompagnarsi l’auspicio che i processi ancora in corso possano fare piena luce su quei tragici eventi, rispondendo così all’anelito di verità e giustizia che viene da chi è stato colpito nei suoi affetti più cari e che si estende all’intero Paese. Con questo spirito, e nel commosso ricordo di sua madre, rinnovo a lei, alle sue sorelle, ai suoi famigliari e a quelli degli agenti di scorta i sentimenti di gratitudine e di solidarieta’ di tutti gli italiani”.
CROCETTA: “NON SIA UN GIORNO DI RETORICA”
“Il giorno di Borsellino – ha detto il presidente della  Regione siciliana, Rosario Crocetta, parlando dell’anniversario della strage di Via D’Amelio – non può essere un giorno come tanti altri, dove si esprime la retorica e  basta. Per me è un giorno di sofferenza e di dolore, di ricerca della verità e di rabbia”.
“La rabbia che dopo tanti anni non si conosce la verità -  continua ancora Crocetta – Una verità che va cercata e perseguita  accuratamente. Quella verità che deve portare alla identificazione di quell’intreccio che c’è stato tra mafiosi e alcuni settori deviati  delle istituzioni. Quella verità che spesso ancora non riusciamo ad  avere in molti processi di mafia che non riescono ad arrivare a quel  livello che tutti aspettiamo di conoscere”.
“Chi sono i mandanti – chiede Crocetta – chi c’è dietro le  stragi? Una verità che probabilmente potrebbe dare una lettura  attenta di un fenomeno che non solo ha prodotto vittima ma che  continua a opprimere l’isola, un’isola che si vuole liberare. Il  giorno di Borsellino voglio dire che sono vicino ai familiari ma anche ai familiari degli agenti di scorta. Dico loro che gli voglio bene e  che la loro sofferenza è la mia sofferenza”.
GRASSO: “ABBIAMO FAME E SETE DI GIUSTIZIA
“Quando penso a Paolo Borsellino - scrive il presidente del Senato Pietro Grasso sul suo profilo Facebook – la  mia mente si perde in un caleidoscopio di emozioni, pensieri, ricordi, frammenti di vita vissuti assieme: i suoi consigli, il sostegno umano  e professionale, la sua brillante intelligenza, quel sorriso in grado  di sciogliere la tensione dei momenti più difficili. Paolo era una  persona semplice, ironica, estroversa: ricordo le sue fughe dalla  scorta, l’aspirazione di vivere una vita normale, di poter fare quello che tutti quanti fanno, in quei pochi attimi di libertà e di evasione  dalla vita blindata cui era costretto. Amava le cose semplici, era  animato da una passione viscerale per il proprio lavoro e da un  insopprimibile desiderio di giustizia”.
“Credeva nei giovani, sentiva l’approvazione dei siciliani e  questo -prosegue Grasso- gli dava la forza di andare avanti, sempre, a qualunque costo. Quando Giovanni Falcone fu ucciso dalla mafia si  assunse la responsabilità di raccoglierne la pensante e pericolosa  eredità professionale. Paolo era consapevole di ciò che gli sarebbe  accaduto ma non ebbe mai paura e andò avanti, con tutto se stesso. Non era segno di incoscienza ma l’accettazione del pericolo connaturato al lavoro che svolgeva: questa la sua più grande lezione. Sono passati 22 anni da quel maledetto pomeriggio in cui fu ucciso insieme a Vincenzo  Li Muli, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Walter Eddie Cosina e  Claudio Traina, i ‘generosissimi ragazzi della scorta’, come era  solito chiamarli”.
“Il mio pensiero -continua il presidente del Senato- va a tutti  loro e ad Agnese, che ci ha lasciato poco più di un anno fa e che non  ha mai smesso di lottare per la verità. Ancora oggi abbiamo fame e  sete di giustizia su quegli eccidi e su tutti i misteri non svelati. A dispetto del tempo che passa il ricordo di Paolo rimane uno dei miei  approdi sicuri, non soltanto nel giorno della ricorrenza del suo  estremo sacrificio. Il suo esempio -conclude- mi aiuta a resistere nei momenti critici, quando sembra di dover ricominciare tutto daccapo,  dopo che hai invano dato tutto te stesso per raggiungere l’obiettivo  in cui credi”.
LA FIACCOLATA
Si rinnova anche quest’anno l’appuntamento della Fiaccolata in memoria di Paolo Borsellino e gli agenti della scorta. Una manifestazione giunta alla sua diciottesima edizione, la più partecipata tra le manifestazioni antimafia a Palermo, che anche quest’anno ha avuto l’adesione di oltre quaranta sigle: associazioni culturali e di volontariato, movimenti giovanili, sindacati, gruppi studenteschi. Prevista anche la presenza di numerose delegazioni dalle altre città siciliane. A patrocinare la manifestazione il Comune e l’Università degli Studi di Palermo. Come ogni anno parteciperà alla manifestazione Giorgia Meloni, Presidente nazionale di Fratelli d’Italia. Partenza prevista per le 20,30 da piazza Vittoria Veneto, lungo via Libertà e via Autonomia Siciliana per concludersi in via D’Amelio dove sarà deposto un tricolore e intonato l’inno nazionale.
Da: Siciliainformazioni.com

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