giovedì 10 luglio 2014

Pesaro, caporali condannati. La soddisfazione della Fillea Cgil

Lo Balbo (Fillea Cgil): "Siamo soddisfatti, noi in prima fila nella lotta contro le illegalità”. Soddisfazione della Fillea Cgil nazionale per la condanna a due anni e mezzo, da parte del Tribunale di Pesaro, nei confronti di due capo cantieri accusati di “caporalato”, che agivano nel cantiere della A14 per la costruzione della terza corsia, nel tratto Fano-Pesaro. Per Salvatore Lo Balbo, segretario nazionale della Fillea “la sentenza premia il coraggio dei lavoratori, che si sono rivolti al sindacato per denunciare la loro situazione di sfruttamento, e la determinazione della Fillea territoriale, che ha immediatamente presentato un esposto alla Procura della Repubblica e si è costituita parte civile nel procedimento penale. Per noi è fondamentale agire  a tutti i livelli per prevenire e contrastare ogni forma di illegalità e di infiltrazione della criminalità organizzata negli appalti,  da una parte collaborando fattivamente con le istituzioni e le autorità competenti, dall’altra sostenendo e tutelando i lavoratori che denunciano i loro aguzzini” prosegue Lo Balbo “anche costituendoci parte civile e devolvendo i risarcimenti stabiliti dai giudici a progetti di solidarietà, come abbiamo fatto a Pesaro.”

La vicenda risale al gennaio 2011, quando la Fillea Cgil di Pesaro - Urbino, a seguito del racconto di alcuni lavoratori impegnati nel cantiere della A14, con un esposto alla Procura della Repubblica aveva fatto avviare le indagini su due capi cantiere che estorcevano denaro ai lavoratori "e propro a sostegno di quell'esposto, nel maggio 2012 organizzammo un convegno a Pesaro, con la patecipazione del compianto Piero Luigi Vigna, presidente dell'Osservatorio Fillea Nazionale su Edilizia e Legalità" racconta il segretario. Ora la sentenza in primo grado  che condanna i caporali e “la speranza che venga confermata in tutti i gradi di giudizio. Questo rappresenterebbe un messaggio importante di speranza - conclude Lo Balbo - per tutti quei lavoratori e quelle lavoratrici che, a decine di migliaia su tutto il territorio nazionale, lavorano senza diritti e sotto ricatto."

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