giovedì, maggio 29, 2014

Palermo, convegno sui Fasci. "Una pagina che rischia di essere dimenticata"

Un momento del convegno
La Cgil chiede una rilettura dei Fasci siciliani per ristabilire la verità sul grande movimento di massa nato in Sicilia nel 1891. 
Palermo 29 maggio 2014 - La Cgil chiede agli studiosi di riprendere la ricerca sui Fasci siciliani dei lavoratori per ristabilire la verità sulla storia del grande movimento operaio di cui oggi rischia di perdersi la memoria non solo in Sicilia ma anche in Italia e sulla sanguinosa repressione, con centinaia di morti, che ne decretò la fine. "Quella dei Fasci dei Lavoratori è stata la prima grande rivolta sociale che ha conosciuto l’Italia, un movimento innovativo, assimilabile ai grandi movimenti operai internazionali come la Comune di Parigi.
La Sicilia, sia pur feudale ma modernissima, diede vita a un movimento di massa con rivendicazioni che poi diventarono quelle del sindacato e dei partiti - ha detto il segretario della Cgil di Palermo Maurizio Calà, intervenendo al convegno di oggi organizzato dalla Cgil sui Fasci Siciliani - Oggi questa importantissima pagina di storia rischia di essere dimenticata. Chiediamo di riaprire la ricerca storica ripartendo dalle sentenze dei Tribunali militari che sul sollevamento rivoluzionario di quegli anni non fecero giustizia ma produssero sentenze di condanna che di fatto azzerarono il movimento, tragicamente finito sotto i colpi della repressione, con centinaia di morti. Forse recuperando la memoria possiamo capire perché la Sicilia, che ha sempre prodotto grandi movimenti, spesso repressi nel sangue, a partire dalle vittime del mondo sindacale e della magistratura, oggi si trova in queste condizioni. E possiamo ripartire con un progetto di sviluppo che, partendo dalla lotta alla mafia, trovi la capacità di mettere insieme la politica e i bisogni di operai, artigiani, studenti, lavoratori".
Presenti al convegno dal titolo "I fasci siciliani e il movimento dei lavoratori fra memoria e attualità", che si è svolto oggi presso le scuderie di Palazzo Cefalà, in via Alloro. anche diversi sindaci dei paesi dove la rivolta fu repressa nel sangue, da Caltavuturo, a Marineo a Giardinello. Oggi a discuterne oltre a Calà e a Mimma Argurio, della segreteria Cgil Sicilia, lo storico Giuseppe Carlo Marino, Umberto Santino, direttore del centro Impastato, il ricercatore dell’Università Paris 8 Dario Lanfranca, il segretario Anpi Palermo Angelo Ficarra, l’assessore Giusto Catania e Vito Lo Monaco, presidente del centro Pio La Torre. Ha concluso Adolfo Pepe, direttore della Federazione Di Vittorio.


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