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venerdì 30 maggio 2014

Palermo. Astenuti e fedelissimi, il Pd si prende i quartieri

di VINCENZO EMANUELE
 (ansa)Sulla scia del successo nazionale, il Pd è diventato la prima forza politica a Palermo. Negli ultimi 20 anni, fra comunali, regionali, politiche ed europee, il dominio di Forza Italia (poi Pdl) era stato interrotto solo saltuariamente da Orlando (La Rete, poi l’Idv) e, a partire dalle regionali del 2012, dal Movimento 5 Stelle. Ma non era mai accaduto che il principale partito del centrosinistra riuscisse ad ottenere la maggioranza relativa dei voti in città. l voto di domenica si inserisce in un quadro di profonda trasformazione dei rapporti di forza in città. Una trasformazione segnata dallo sgretolamento del blocco di potere berlusconiano che si manifesta già a partire dalle comunali della primavera 2012.
Un cambiamento del quale si avvantaggia inizialmente il M5S che diventa il primo partito a Palermo già alle regionali dell’autunno 2012, per poi stravincere con il 33 per cen¬to dei voti le politiche di un anno fa. Ma in un contesto in cui la fluidità elettorale ha raggiunto livelli che erano considerati impronosticabili solo qualche anno fa, tutto può succedere. E così accade che il Pd passi in un anno dal 19,9 per cento al 34,4 per cento, mentre il M5S arretra (3,5 punti) e Forza Italia (orfana dei transfughi di Ncd) precipita al 19,4 per cento, staccata di 15 punti dal partito di Renzi.

LA MAPPA

Disaggregando il risultato nei 55 quartieri della città, l’avanzata del Pd appare impressionante. Il Pd nel 2013 era primo in appena 6 quartieri, tutti concentrati nel centro residenziale (Politeama, Libertà, Resuttana). Oggi ne conquista addirittura 31. L’avanzata del partito di Renzi si propaga a raggiera, dalle aree “borghesi” a quelle di cintura del centro (Cuba, Noce, Zisa e Uditore), fino ad alcune periferie come Passo di Rigano. Il Pd riconquista il vecchio centro storico spingendosi a sud fino a via Oreto e strappa al M5S gran parte della periferia nord della città (San Lorenzo, Montepellegrino, Arenella, Mondello). In generale si assiste ad un aumento della “territorializzazione” del voto, dal momento che il Pd cresce maggiormente nelle aree in cui era già forte, come i quartieri del centro, in molti dei quali il vantaggio dei democratici supera i 20 punti. Allo stesso tempo, dopo lo tsunami del 2013, per i grillini è arrivata la risacca: il M5S risulta il primo partito in 15 quartieri (erano 33 un anno fa), accusando le perdite più consistenti proprio nelle aree residenziali. Dalla mappa si nota bene la ritirata grillina verso la periferia ovest della città (da Villagrazia a Cruillas e Borgo Nuovo) in cui mantiene un vantaggio consistente, mentre scompare dal centro (con l’eccezione di ParlatoreSerradifalco) e arretra nella periferia nord (conservando un esiguo vantaggio a Pallavicino, Tommaso Natale e Sferracavallo). Lontana dai fasti di un tempo, Forza Italia è ormai un attore politicamente marginale: è terzo in 48 quartieri su 55 e nel centro oscilla tra l’11 e il 13 per cento. Una marginalità che è geografica e sociale allo stesso tempo, dal momento che mantiene il primato so¬lo nell’estrema periferia Sud (Chiavelli, Brancaccio, Ciaculli, Acqua dei Corsari) e allo Zen, ossia alcune fra le aree con il maggior livello di degrado della città.

Eppure, nonostante la vittoria senza dubbio storica del Pd, i flussi elettorali realizzati dal CISE nelle 600 sezioni cittadine tra le politiche 2013 e le europee 2014 suggeriscono una maggiore cautela. L’analisi dei dati rivela, infatti, il ruolo decisivo svolto dall’astensione. In un contesto nel quale l’affluenza diminuisce di circa 21 punti, il Pd ha avuto il merito di riportare a votare i propri elettori: 71 elettori Pd del 2013 su 100 rivotano per i democratici e solo 12 si astengono. Inoltre il Pd pesca a piene mani dall’ex elettorato di Monti e in misura minore da Sel. Tutto l’opposto negli altri due principali partiti: nel M5S il 45 per cento si astiene, stessa percentuale di chi torna a votare Grillo; degli elettori Pdl 2013, invece, solo una esigua minoranza (27 per cento) vota Forza Italia, mentre ben 6 su 10 restano a casa. In termini assoluti parliamo di quasi 50.000 elettori, una enormità. Però non si notano flussi significativi dal Pdl e dal M5S verso il Pd. Gli elettori dei 3 partiti risultano piuttosto refrattari al tradimento e gli scambi avvengono soprattutto con l’astensione. In altre parole il Pd cresce non perché conquista i voti dei rivali, ma piuttosto perché i rivali restano a casa. Guadagna circa 7.700 voti rispetto al 2013, mentre il M5S e FI ne perdono oltre 40.000 a testa. Però complessivamente si tratta di 71.700 voti, 34.000 in meno di quelli raccolti dal M5S solo un anno fa e perfino 23.500 in meno della performance del Pd di Veltroni nel 2008. Questi numeri rivelano che c’è spazio per una rimonta di M5S e Forza Italia se nei prossimi anni sapranno recuperare i propri delusi dall’astensione. Perché in democrazia conta solo chi vota.


*L’autore è ricercatore del Centro Italiano Studi Elettorali

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