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giovedì 8 maggio 2014

Il bandito Giuliano negli USA? Tutto falso, supertestimone accusato di calunnia

Il cadavere di Salvatore Giuliano
Michele Ristuccia rischia un processo per avere raccontato di aver visto il bandito vivo nel 1971 al funerale della madre. Il Dna ha confermato: i resti sepolti a Montelepre sono davvero i suoi
Il cadavere di Salvatore Giuliano La storia del bandito Giuliano, che non sarebbe morto e avrebbe fatto uccidere un sosia al suo posto, per espatriare e vivere sotto falso nome negli Stati Uniti, è totalmente infondata e uno di coloro che hanno cercato di dimostrarla rischia adesso un processo per calunnia. Si tratta di Michele Ristuccia, un testimone che disse di avere visto Salvatore Giuliano al funerale della madre, nel 1971, a Montelepre. Ristuccia sostenne che a vedere Giuliano vivo, ventun anni dopo la data ufficiale della morte, sarebbe stato anche Giuseppe Sciortino, nipote del leggendario bandito siciliano. Sciortino ha però negato tutto, e a quel punto i pm di Palermo Paolo Guido e Francesco Del Bene hanno contestato al teste la calunnia.

Ristuccia è un sedicente ex agente segreto della struttura parallela e deviata dei Servizi, denominata "Anello", che avrebbe fatto capo a Giulio Andreotti, con il quale il presunto 007 sarebbe stato in contatto. A suo sfavore milita il principale dei riscontri negativi, la prova del Dna che stabilì che i resti sepolti nel cimitero di Montelepre erano effettivamente di Giuliano. Cosa che portò gli inquirenti a ritenere che sulla fine del fuorilegge non ci fossero altri misteri, oltre quelli scoperti subito dopo la sua morte, grazie all'inchiesta giornalistica di Tommaso Besozzi.

L'inviato dell'Europeo, nei giorni immediatamente successivi al ritrovamento del corpo, si rese conto del fatto che la versione fornita dai carabinieri per la morte di Giuliano era del tutto inventata: il ricercato non era stato ucciso dai militari in un conflitto a fuoco in un baglio di Castelvetrano, dove poi fu ritrovato il cadavere, ma in un agguato tesogli col contributo determinante del traditore Gaspare Pisciotta, poi a sua volta ucciso in carcere con un caffè al veleno.

La prova del Dna fu disposta dopo la riesumazione, voluta dall'allora procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, nell'ottobre del 2010 (sessant'anni dopo la "presunta" morte) della salma sepolta nel cimitero di Montelepre. Ora Ristuccia dovrà comparire davanti al gup Giovanni Francolini, chiamato a valutare la richiesta di rinvio a giudizio.

Gli accertamenti erano stati riaperti dopo che due storici, Giuseppe Casarrubea e Joseph Mario Cereghino, avevano ricostruito la "seconda vita" di Giuliano, partendo dalle analisi di un medico legale, basate sull'esame di alcune foto. Che secondo la Procura sarebbero state però anche fotogrammi tratti dal film "Salvatore Giuliano" di Francesco Rosi.

L'esame del Dna stabilì poi che esisteva "un
 rapporto di parentela per via matrilinea" fra l'uomo cui appartenevano i resti e l'unico parente ancora vivo, appunto Sciortino, figlio di una sorella del fuorilegge e dunque imparentato "per via matrilineare" con il morto. Cioè Giuliano, che dunque è veramente morto.

La Repubblica, 8.5.2014

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