lunedì 26 maggio 2014

Europee 2014. Il Pd dilaga, Renzi vince ovunque. Il M5S “doppiato”

Nessuno avrebbe scommesso su un risultato così favorevole al Partito democratico. Matteo Renzi, il trionfatore della tornata elettorale, nelle ultime ore era apparso preoccupato al punto da avvertire che non sarebbe cambiato nulla se il suo partito non fosse stato premiato, perché una cosa è il governo ed un’altra la stabilità dell’esecutivo ed il piano di riforme del Paese.

Beppe Grillo, invece, parlava da trionfatore. Non solo grazie all’hashtag #vinciamo noi, con il suo tour e i social, ma anche grazie ai sondaggi che lo davano in testa nel Mezzogiorno d’Italia, soprattutto in Sicilia.

Le cose sono andate diversamente. I sondaggi sono stati asfaltati dall’exit poll, che anticipava la marcia trionfale del Partito democratico, ma sono rimasti indenni perché la loro credibilità è quasi nulla, e ci sono volute le proiezioni, con il test sul 45 per cento dell’elettorato, per convincersi che gli italiani stavano decretando un successo straordinario al partito di Matteo Renzi, e punivano le sicurezze di Beppe Grillo e di Silvio Berlusconi.
Anche nella tana del lupo, il Mezzogiorno e le Isole, infatti, il Pd di Renzi stacca tutti, il divario con il M5S è di quasi dieci punti in Sicilia, dove si attendeva l’apoteosi dei grillini. La protesta, in Sicilia, ha scelto l’astensione piuttosto che il consenso al Movimento 5 Stelle. Nell’Isola, infatti, si è registrato il numero più basso di votanti, al 43 per cento circa, dieci punti pe rcentuali in meno rispetto alla media nazionale che raggiunge il 57 per cento circa.
Il vistoso successo del Pd legittima, con il voto popolare, l’azione di governo del presidente del Consiglio e assegna ai democratici la leadership europea, a causa del crollo dei socialisti francesi e i risultati deludenti dei partiti “fratelli”, con l’eccezione dei socialdemocratici tedeschi che guadagnano alcuni punti percentuali. Non solo, dunque, una legittimazione in Italia, ma un trionfale ingresso italiano nel nuovo Parlamento di Strasburgo.
Il voto premia la Lega Nord, ma non il Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano, che tuttavia riesce a superare, seppure di poco, la soglia di sbarramento. Devono avere sudato freddo gli alfaniani, perché fino all’ultimo il dato “ballava” sul quattro per cento. Il migliore risultati di Alfano si registra in Sicilia dove il Ncd sfiora il 10 per cento.
Commenti “colorati” e variopinti, vittima predestinata Beppe Grillo. Il suo hashtag #vinciamonoi è stato trasformato in #vinciamopoi. Il Maalox preconizzato dal comico come rimedio da offrire ai suoi avversari, gli si ritorce contro, per gli inviti ripetuti ad assumerne in quantità industriale. Surreale l’atmosfera nella sede del M5S a Roma: tutti assenti, nessuna dichiarazione, nessuno dei dirigenti nei paraggi. Una fuga generale.
Gli espulsi dal Movimento si prendono qualche rivincita, accusando Grillo di avere causato la sconfitta del Movimento con la sua campagna elettorale “insultante”. C‘è addirittura chi prevede l’abbandono da parte del comico genevose, ma c’è anche chi riferisce di un rinnovato vigore e intenzioni bellicose.
In Forza Italia atmosfera da Viale del Tramonto. Gli azzurri sono il terzo partito, ad una distanza siderale dal Pd (appena il 16,6 per cento). I dirigenti spiegano all’unisono che l’insuccesso è dovuto all’assenza di Berlusconi dalle piazze. A quanto pare le tv non sono bastate. Fitto suggerisce ad Alfano un ripensamento, ma tutto finisce lì.

Nessun commento: