domenica 23 marzo 2014

Wojtyla, Bergoglio e la mafia. Spada e misericordia, le armi della Chiesa

Papa Francesco
SALVATORE PARLAGRECO
Credevano che bastasse pregare Dio, fare una donazione, rispettare padre, madre e le donne di casa per ottenere indulgenza dal Padreterno. Magari il perdono del parroco. Credevano che bastasse portare rispetto all’abito talare, tenere in tasca l’effige della Madonna per guadagnare l’aldilà, che si arrivasse al cospetto di Dio senza dovere scontare il sangue la violenza, la prepotenza, la morte che avevano dato e quella che avevano promesso. Ci credevano al punto che il battesimo nella famiglia di mafia era suggellato con il santino intriso di sangue del “battezzato”.

Poi le cose cambiarono, la Chiesa non accoglieva i loro voti, il cardinale Pappalardo inviava anatemi, padre Puglisi li combatteva, e il Papa polacco prometteva l’inferno ai mafiosi.
“Pentitevi”, ammoniva venti anni or sono ad Agrigento, severo, Wojtyla. Pretendeva, brandendo la Croce di Cristo, che i mafiosi si prostrassero, si battessero il petto, facessero ammenda della loro terribilità, rinunciassero a se stessi.
Ora c’è Francesco, che li chiama a sé, come fossero gregge del Signore. “Per favore, convertitevi”, chiede con un filo di voce il papa che viene dalla fine del mondo, evocando il ricordo del pontefice polacco. Ma è un ricordo che sbiadisce. Bergoglio sottovoce nel corso della veglia di preghiera a San Gregorio VII, a Roma, in memoria delle vittime innocenti delle mafie ha parole nuove: “Per favore, ve lo chiedo in ginocchio, convertitevi, fermatevi di fare il male”.
L’ex operaio di Cracovia, il polacco che ha combattuto ateismo e tirannide, impugna “la spada” e invoca il pentimento. I mafiosi facciano ammenda, confessino e si mondino, ammonisce. Francesco, il parroco delle favelas, si arma di misericordia, “Non fatevi ancora del male, venite nella casa del Signore”, invoca. “Per favore”.
Bergoglio come Wojtyla, titolano i giornali. Ma non è così. Francesco bussa alla porta di Barabba, gli chiede il permesso di entrare nella sua casa e di parlare al suo cuore.
Da: www.siciliainformazioni.com - 23.3.2014


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