domenica 15 dicembre 2013

Ficuzza – breve escursus storico, la vocazione turistica, l’attualità, le prospettive

La palazzina reale
di Domenico Cavarretta
Tutta la  nostra storia, la foresta, Ferdinando di Borbone e il palazzo reale, la montagna – rocca busambra e l’archeologia, il Borgo, QUESTA   E’ FICUZZA,  un murales unicum, armonico e dalla molteplice variabilità di colori, di paesaggi naturali animati, di personaggi e di opere d'arte. La montagna, la foresta, il palazzo reale borbonico ed il suo Borgo ma anche la storia dell’uomo meritano di restare nella memoria delle Comunità di questa Regione.
La montagna e l’archeologia
la Rocca Busambra è una montagna che sovrasta Ficuzza e la foresta ed è uno scrigno ancora non totalmente esplorata nè conosciuta. Questo ventaglio dolomitico alto 1615 mt. domina l’occidente della Sicilia per la sua imponenza e maestosità. Antichissimi insediamenti ne hanno colonizzato tutti i versanti: ne faccio cenno.

·         Ad est a Pizzo di Casa e Pizzo Morabito in territorio di Mezzojuso, sono stati ritrovati reperti del IV – VI  secolo a. c.
·         Verso ovest, di kalatabusamara, l’origine è incerta ma, nel 1147 questo kalat aveva ancora il suo kaid. Oggi, del castello, restano pochi segni visibili sul terreno ma, il Calderone, storico marinese, nel 1893 scrive di “ceramiche, monete d’oro, d’argento e di bronzo di antiche età svariate, che mi è toccato di osservare”.
·         Ancora più ad ovest, sul Pizzo Ramosa quasi inaccessibile, la presenza di un altro castello ( di Bufurera ? ) è di origine ignota  (saracena?) ma, certamente, ebbe vita fino al XIII secolo ( Pirri ).
Il Malaterra riporta che, nel 1086 il conte Ruggeri, dopo essersi impadronito di Girgenti, espugnò pure questo castello. Esso, oggi, è una spianata di cocci, purtroppo visitato da esperti tombaroli in grado di individuarne ed asportarne i tesori nascosti. Sempre lo storico Calderone parla di “lumiere e di altre ceramiche ammassate”, lo scrivente può testimoniare dell’esistenza anche di frammenti di ciotole, vasetti in terracotta ed in finissimo vetro verde, così ridotti nei primi anni del 1900, da piccoli guardiani di capre di Ficuzza, alla ricerca di lumache tra i frammenti del castello.
Sarebbe indispensabile che, in qualche sala del palazzo reale, fossero esposti alcuni esemplari dei reperti ritrovati o in possesso della Sovrintendenza, come elementi della ricostruzione storica degli insediamenti sulla Rocca Busambra.
Tutti i terreni sottostanti a tale sito avrebbero fatto parte catastale della Ficuzza borbonica, se il marchese Ugo, nel 1840, l’avesse creata comune autonomo.
Il Borbone e la reggia  1800 – 1860
Ficuzza, nacque come “regia aedes, e riserva reale di caccia”, per volere del re Ferdinando III, 1° delle Due Sicilie. Essa si raggiungeva tramite un asse viario che da Palermo – “princeps urbs”, attraversava Marineo - “ad pacum cui Marineo nomen”, e proseguiva  per Corleone - oppidum quod nunc siculis Corleone. Ferdinando, ad opera dell’architetto Venanzio Marvuglia arricchì la venaria reale, con porticati laterali, sfuggenti su di uno spazio immenso, con esaltanti effetti architettonici, come nei più suggestivi siti reali europei.
Egli fece di Ficuzza una corte felice e gaudente dedicandosi alle cacce, alle feste ed alla realizzazione della razza del cavallo indigeno.
A valle della reggia nacque il Borgo, secondo un piano  urbanistico di tecnica  edilizia di assi paralleli, ortogonali  al monumento principale; la popolazione aumentò velocemente.
La "Memoria del villaggio di Ficuzza", del barone Andrea Bivona (1845) cita la richiesta (in data 19/10/1839) fatta da S.E. il Ministro delle Finanze al marchese Ugo, amministratore dei beni della real casa, a "manifestarLe qual numero di anime siano in quel sito, e se ne formi o possa essere nel corso di formarsi un comune".
Con la gestione di questo nobile,però, non solo a Ficuzza fu negata l’autonomia ma, le fu regalato  un futuro incerto  in quanto  è  rimasta a “ mezzadria” tra Corleone, Monreale ed Azienda Foreste, mai raccordatesi per il bene del Borgo.
La gestione forestale 1860 -1980                                                                             
Dal 1871  Ficuzza diventò prima ed unica sede di ufficio periferico in Sicilia dell’Azienda Foreste di Stato, e  ritornò ad essere un centro economico, culturale e di potere in ambito nazionale e, soprattutto, locale.
La legge 535/1901, incentivò la costruzione di alberghi, ville ecc., mediante la concessione di terreni demaniali.
Ficuzza fu riconosciuta come unica e più importante località montana di villeggiatura della Sicilia perché  già ospitava l’elite industriale, professionale e nobiliare del capoluogo.  
L’Amministrazione Forestale, purtroppo, rispetto alle altre località nazionali, sottovalutò la portata storica degli effetti della norma, pur gestendo totalmente la Borgata per tantissimi anni e costruendovi strade, rete idrica, fognatura ecc. e tanti impianti sportivi.
Così, solo il centro urbano storico, nel 1870 ca., diventò Frazione di Corleone, seppure in assenza di identità con esso quali dialetto, tradizioni, costumi, cultura, tutti elementi di contrapposizione alla base di uno storico disinteresse politico-amministrativo di quella città, nei confronti della Frazione.
Ciò avvenne perché, il Consiglio comunale di Marineo, ritenne oneroso prendersi carico di Ficuzza, senza avere assegnato il grande territorio di Bifarera ecc. (con relative entrate), facente parte dell’ex feudo borbonico.
La componente periferica dell’abitato, invece, (separata dalla strada principale), e tutto il territorio circostante appartenente a Monreale, non verranno mai inseriti in alcuno strumento urbanistico, cosa che condizionò e condiziona pesantemente e negativamente, lo sviluppo urbano e sociale della Borgata.
La presenza amministrativa di quest’ultimo comune è legata esclusivamente  al prelievo (tasse) di risorse sulle proprietà immobiliare (ICI, IMU, TARSU, LICENZE, N. O., ecc)

L’ultimo trentennio
La fine degli anni 70 del secolo scorso diede inizio ad un  graduale spopolamento e ad un progressivo decremento quali - quantitativo della villeggiatura montana tradizionale anche perché, nessuno dei due comuni, seppe o volle elaborare alcuna ipotesi di valorizzazione turistica  di Ficuzza.
Solo l’Amministrazione Forestale, con l’apertura al pubblico del palazzo borbonico, (al cui interno andrebbero riesposti i tesori della cappella reale), ed il Centro di recupero della fauna selvatica (lipu), favorì il sorgere di una nuova e giovane classe imprenditoriale della ristorazione e della ricettività.
Ma, proprio il palazzo reale si potrà porre come fulcro del rilancio dell’economia locale solo con una funzione di contenitore culturale polivalente.
Non dovranno, certamente, trascurarsi le testimonianze della   storia   abitativa   antica  nè  quella ultra bicentenaria post 1800 del Borgo, e non dimenticare gli attori e gli avvenimenti principali che le hanno caratterizzate.
La già avviata strutturazione Museale, peraltro, nonché quella dell’importante Archivio storico e della Biblioteca regionale, rappresentano l’avvio positivo dell’auspicata gestione aperta e condivisa della riserva naturale a favore dello sviluppo locale. 
Una nota negativa rimane, purtroppo, il mancato rifacimento delle molte strutture sportive ( campi da tennis, di calcetto, di calcio, di bocce), lasciate in abbandono, e che erano il vanto  di Ficuzza rispetto ai paesi del circondario.
Non può essere dimenticato, infatti, che Ficuzza, già nel 1930, aveva uno dei primi campi da tennis della Sicilia e che, un antesignano campo di palla a volo - calcio a 5, negli anni 80, portò la squadra del Borgo nelle principali città italiane, unica compagine regionale ai vertici di un esaltante campionato nazionale.

L’attualità: il turismo naturalistico
Restano, ancora, moltissimi altri aspetti negativi che oggi mortificano questa località, mentre si attende un'intesa tra le principali Amministrazioni, per pianificare un concreto “Progetto di rilancio”, legato alla potenzialità della  sua vocazione turistica in funzione del richiamo dell’insieme foresta – montagna - Borgo della riserva naturale.
Andrebbe elaborato un articolato “Protocollo d'intesa” che coinvolga, come se fosse un Ente Parco, tutte le sei  Amministrazioni, collegabile alla valorizzazione dei tanti centri montani che  circondano la grande riserva naturale (Marineo - Godrano - Mezzojuso – Corleone - Monreale / Azienda Regionale foreste).
Solo in tal modo,  questo Borgo resterà il cuore della foresta e rappresentare il motore economico di tutto il territorio, (multiredditività lavorativa, della zootecnia e dei prodotti boschivi), e potrà riprendere il suo ruolo trainante come asse centrale della gestione coordinata della riserva naturale.
Lo scrivente è convinto che, le peculiarità di questa ampia e complessa area protetta e dei centri montani che la circoscrivono, possono rappresentare un modello di attrattiva turistica e di economia, al di fuori di sterili campanilismi, e sapranno creare una strategia unitaria di “vendita” di tutte le specificità che caratterizzano il territorio.

Annotazione finale
Quando i comuni di montagna si spopolano sono le Frazioni che per prime,  si avviano lentamente verso la scomparsa, disperdendosi un patrimonio culturale che impoverisce tutta la regione: anche di Ficuzza, da tempo, si è avviato il declino perché, ogni ente o personaggio che l’ha governato, ha  tolto un tassello della sua integrità, lo ha portato altrove e, nessuno, ha mai “pagato il conto”. 


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