giovedì, maggio 09, 2013

La Festa di LiberEtà. Si è iniziato a Palermo con il sindaco Orlando. Nel pomeriggio a Corleone



La delegazione dello SPI visita la tomba di Placido Rizzotto
Il sindaco di Palermo Leoluca Orlando e due parlamentari del partito socialdemocratico tedesco hanno tenuto oggi a battesimo la XX festa nazionale  di LiberEtà. Eravamo nell'aula consiliare del Comune di Palermo, in una cornice maestosa anche se un po' barocca. I meravigliosi affreschi del soffitto aggrediti dalle infiltrazioni d'acqua (testimone delle difficoltà economiche in  cui ci si dibatte, non solo qui) e le targhe affisse sulle pareti (memori di un  passato glorioso).
(Nel pomeriggio una delegazione dello Spi, guidata da Carla Cantone, si è recata a Corleone, dove ha visitato la tomba di Placido Rizzotto. Ad accoglierla il segretario della locale Camera del lavoro Dino Paternostro, che ha raccontato la vicenda del ritrovamento dei resti del sindacalista in una "ciacca" di Rocca Busambra. Poi la delegazione è stata ricevuta dal sindaco di Corleone Lea Savona. Infine, la cena con i prodotti di "Libera Terra" presso la sede (confiscata ai nipoti di Riina) della coop "Lavoro e non solo", che gestisce beni confiscati alla mafia).



 Ce n'era persino una dedicata alla prima donna eletta nel consiglio comunale. Ma quelle che fanno capire dove siamo sono quelle che ricordano tutte le vittime eccellenti di mafia. L'ultima è stata affissa il primo maggio scarso ed è dedicata all'ex presidente della Regione Sicilia Piersanti Mattarella, ammazzato dalla mafia.E ancora le epigrafi a Libero Grassi, a Pio La Torre, alle vittime della strage di Capaci, tutte. La prima della serie è stata affissa nel 1983 e recita così: "in memoria dei martiri della mafia caduti per il riscatto della nostra terra".Da quel momento in poi è stata una strage continua.
Tutte queste testimonianze, magari affisse con un po' di ipocrisia, eppure raccontano l'impegno che in certe fasi della vita politica siciliana nell'opporre uno sbarramento all'avanzare della cultura e dell'esercizio del potere mafioso. Come ha detto Placido Rizzotto, il nipote che porta lo stesso nome del sindacalista ucciso dagli sgherri degli agrari che non volevano mollare le terre ai contadini siciliani: "A Corleone dove questa sera si reca una delegazione dello Spi ci saranno pure quattro delinquenti, ma anche tantissime brave persone che lottano per la legalità".
Il nucleo del problema l'ha centrato il sindaco Orlando quando ha detto: "Se il dio denaro diventa il dio maggiore allora non c'è più differenza tra una stalla mafiosa di Corleone e un salotto finanziario di Milano". Il taglio del nastro tricolore della XX festa di LiberEtà, se così lo vogliamo chiamare, è stato celebrato da Carla Cantone. Il leader dei pensionati della Cgil ha spiegato le ragioni per cui quest'anno siamo a Palermo. Il capoluogo siciliano si candida a divenire capitale della cultura mondiale. "Abbiamo 
scelto Pelermo perché siamo convinti che legalità, lavoro e sviluppo devono ripartire dal Sud. Dobbiamo uscire dal luogo comune che la mafia è solo al Sud, perché la mafia è anche al Nord, ma se vogliamo liberarci di questo cancro dobbiamo ripartire dal Sud. Ecco perché abbiamo ideato lo slogan Ri-generazioni. Perché vogliamo lanciare un ponte verso il cambiamento; e vogliamo farlo insieme ai giovani, avendo il futuro in testa, cioè nella consapevolezza che i giovani, il lavoro siano al centro delle nostre preoccupazioni, convinti anche però che le generazioni di ieri possano dare il proprio contributo alla costruzione di un futuro migliore, anche per loro". 

8 maggio 2013

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