venerdì 14 dicembre 2012

Roma, Cgil-Flai-Fillea, chiedono al governo di ritirare subito l'emendamento sulla vendita dei beni confiscati alla mafia


Roma, 14 dicembre - L'emendamento alla legge di stabilità presentato ieri dal ministro Cancellieri che prevede la vendita di beni confiscati alla mafia è  “un inspiegabile colpo di mano” e “va ritirato”. E' quanto affermano in una nota il segretario confederale della Cgil, Serena Sorrentino, e i segretari generali della Fillea e della Flai, Walter Schiavella e Stefania Corsi. Secondo i tre dirigenti sindacali, infatti, “la proposta del ministro Cancellieri, presentata come emendamento alla legge di stabilità a poche ore dall'approvazione della stessa, è un inspiegabile colpo di mano. Smentisce infatti le dichiarazioni dello stesso Ministro in merito al percorso di ascolto e partecipazione che avrebbe dovuto portare a interventi migliorativi del Codice Antimafia, a partire da maggiori garanzie per lo sviluppo produttivo delle imprese, per la tutela dei lavoratori dipendenti e per la restituzione ai territori interessati di questi beni e delle imprese bonificate. L'emendamento proposto ieri sera va nella direzione opposta”.

Per questo, aggiungono, “chiediamo al ministro Cancellieri e al ministro Severino, di ritirare l'emendamento e riprendere il percorso di ascolto e dialogo annunciato solo due mesi fa con le tante realtà, tra cui la Cgil, che in questi mesi hanno proposto diverse soluzioni correttive al Codice, purtroppo tutte disattese dall'emendamento presentato ieri sera. Interventi estemporanei mirati - concludono - alla svendita dei beni mobili e immobili sequestrati e confiscati, indeboliscono l'azione dello Stato in merito all'attacco dei patrimoni mafiosi. Ma non solo perché da una parte si svilisce lo spirito della legge Rognoni-La Torre e della legge 109/96 che ha permesso il riutilizzo sociale di tanti beni e la creazione di tanti posti di lavoro nel rispetto della legalità; dall’altra non si determina un cambiamento di tendenza nelle gestione delle imprese e dei beni oggi fortemente penalizzato a causa di una gestione non adeguata”.

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