venerdì 25 maggio 2012

Placido Rizzotto. La memoria di Corleone, la nostra memoria


I funerali di Stato, coronamento del lungo impegno della Cgil, colpo decisivo alla mafia su un terreno, quello simbolico, che nella lotta a Cosa nostra ha un grande significato
di Giovanni Rispoli
Non potevano andare neanche al cimitero. L’unico modo per onorarlo, il giorno dei morti, un altarino composto a casa e, sopra, la sua foto. È stato così per anni, racconta Giuseppa, l’anziana sorella. I mafiosi sanno bene quanto può essere pericolosa la memoria; e una tomba, anche la più povera, anche un sasso con sopra scritto solo un nome, per dire di un uomo alle generazioni future.
Di Placido Rizzotto non doveva restare traccia: non per difendersi dalla giustizia, dallo Stato, che si sapeva indifferenti – a nulla valsero gli arresti effettuati nel ’49 dal giovane capitano Dalla Chiesa: il delitto restò impunito, come usava allora –, ma per cancellarne per sempre il ricordo.

I funerali di Stato, oggi 24 maggio nella sua Corleone, un giorno dopo la manifestazione di Palermo e i tanti ragazzi – c’erano soprattutto loro – che hanno ricordato il sacrificio di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, è questo innanzitutto che hanno rappresentato: l’affermazione della memoria, di una memoria positiva; e quindi un colpo solenne, durissimo alla mafia su un terreno, il linguaggio dei simboli, che qui in Sicilia, terra del mito, ha radici profonde e popolari. 
Un colpo che non sarebbe venuto, ricordarlo fa bene, senza l’opera paziente, tenace, della Cgil e delle forze democratiche di Corleone. “È dall’83 che ci battiamo, è da allora che il 10 di marzo di ogni anno abbiamo ricominciato a commemorare la figura di Rizzotto – spiega Dino Paternostro, segretario della Camera del lavoro –. Poi è venuta la ripresa delle ricerche, da noi rivendicata, e la scoperta dei resti nel 2009. Il risultato, questo straordinario risultato, è storia di oggi. Ce l’abbiamo fatta”.

“Ce l’abbiamo fatta”, dice Dino. La soddisfazione legittima di vedere compiuta quella che in alcuni momenti è parsa un’impresa impossibile, qui acquista – formula sempre ripetuta ma nel caso opportuna –, un sapore tutto particolare. “Vedi? Lì abita la Provenzano – mi spiegano mentre entriamo in pizzeria –. I mafiosi, insomma, sono nostri vicini”.

Strana città, Corleone, dove Bene e Male, indossate le maiuscole, sembrano aver rovesciato il loro conflitto, senza mediazione alcuna, dal cielo della metafisica direttamente sulla terra, nella vita quotidiana degli uomini. Non è propriamente così, va da sé, perché la vita quotidiana è più complicata di qualsiasi costruzione filosofica. Corleone è però una città con una storia complessa. La speranza che una giornata come quella di oggi lascia intravedere è che anche qui bene e male possano tornare a essere scritti in minuscolo.

Ma, per questo, occorre che la storia dell’altra Corleone – storia antica, ci ricordano la partecipazione alla causa garibadina, e poi Bernardino Verro e poi ancora Placido Rizzotto – continui ancora più forte. Come sappiamo, non dipende solo dai corleonesi.
Rassegna.it, 24/05/2012 19:29

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