venerdì 25 maggio 2012

Placido Rizzotto vive!

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(dell'inviato Alfredo Pecoraro)  Sono appena due metri d'asfalto, ma contengono una storia lunga piu' di mezzo secolo. Da un lato c'e' una palazzina come tante: al piano basso c'e' un bar, sopra, 64 anni fa, s'affacciava il boss Michele Navarra, da quel balcone annuiva ai suoi scagnozzi e dava ordini a Luciano Liggio. Dalla parte opposta del marciapiede c'e' la chiesa di San Martino: qui lo Stato oggi ha scritto una nuova pagina di storia, riconsegnando al Paese Placido Rizzotto, il sindacalista celebrato in maniera solenne dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano e dalle altre cariche dello Stato.
Navarra e Rizzotto: il mandante e la vittima. Il mafioso, tradito proprio da quel Luciano Liggio che assassino' Rizzotto, e il sindacalista, ritrovato dai suoi familiari e riconsegnato alla sua gente. Ci sono voluti 64 anni, un tempo troppo lungo, per scrivere questa nuova pagina di storia italiana. Ma adesso, come ha sostenuto Napolitano, Rizzotto ''e' certamente parte della memoria condivisa del Paese''. La pioggia incessante che ieri ha scandito le celebrazioni della strage di Capaci non c'e' piu'. Il sole e' alto. Corleone e' in festa. Blindata, ma in festa. La piazza e' piena di ragazzi e bambini. Quando arriva Napolitano, assieme alla signora Clio, la gente applaude e urla il suo nome. Sventolano le bandiere della Cgil. Ci sono tutti. C'e' Susanna Camusso, c'e' il suo predecessore Guglielmo Epifani. E c'e' Giuseppa Rizzotto, 81 anni, sorella del sindacalista, tenuta sottobraccio dai familiari. Emozionatissima. Dalle mani del presidente Napolitano Giuseppa riceve la medaglia al merito civile in onore del fratello. Anche la signora Clio non nasconde l'emozione. Alla festa non c'e' il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, la mafia lo ha ucciso nell'82; fu lui, giovane comandante dei carabinieri a Corleone, a ritrovare i resti del sindacalista a Roccabusambra, in una fossa dove i picciotti di Navarra, medico condotto e padrino corleonese, buttavano i cadaveri dei morti ammazzati. Solo due mesi fa, gli esperti attraverso la comparazione del Dna con quello del padre Carmelo, hanno accertato che quelle ossa appartengono a Placido Rizzotto. Nella chiesa madre monsignor Salvatore Di Cristina, arcivescovo di Monreale, celebra il funerale. Per due volte sbaglia il nome del sindacalista (lo chiama ''Rizzutto''), provocando brusio tra i presenti. Il prelato ripercorre la storia di Rizzotto. Non cita mai pero' la parola mafia. Riccardo Nencini, segretario del Psi, il partito al quale aderiva il sindacalista, si arrabbia: ''Non dicendolo, lo uccideremo due volte''. In compenso, prima il nipote, l'omonimo Placido Rizzotto, e poi Emanuale Macaluso, storico esponente del Pci, nelle loro orazioni ne parlano come un eroe. La chiesa applaude. Perche' ''Placido Rizzotto, qui e' un eroe come lo e' Giuseppe Di Vittorio in terra di Puglia'', afferma fiera Susanna Camusso, anche lei all'altare per l'orazione. ''Chiediamo che si faccia giustizia - afferma il segretario della Cgil - anche se molti protagonisti sono morti vogliamo che si riapra il processo Rizzotto e quello dei tanti sindacalisti assassinati dalla mafia durante la lotta per la conquista delle terre''. Il piu' emozionato e' il nipote. Placido Rizzotto sale sull'altare, parla a fatica, con la voce rotta. ''Il 24 maggio ha un significato nuovo, in quel giorno del '15 il Piave mormoro' 'non passa lo straniero', e oggi noi urliamo 'non passi la mafia'''. Ancora applausi. Anche lui invoca ''verita' e giustizia per riscrivere la storia dei sindacalisti uccisi: ciao zio tu hai vinto, oggi tocca a noi vincere''. Fuori dalla chiesa, Napolitano si avvicina ai cronisti:''Non abbiamo mai pensato che la mafia fosse finita, ma pensiamo che finira''', aggiunge, prima di dirigersi in un altro luogo ''sacro'' per il mondo del lavoro: Portella della Ginestra. La bara con le ossa di Rizzotto viene caricata in auto. Parte il corteo. Ora il sindacalista, dopo 64 anni, riposa nel cimitero, quello sacro di Corleone. La sua tomba non e' piu' a Roccabusambra.(ANSA).

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