lunedì 2 aprile 2012

Amelia Crisantino: Breve (ma rigorosa) storia della Sicilia

di ORAZIO CANCILA*
La storia è sempre complessa e, senza timore di peccare di sicula presunzione, è facile sostenere che la storia della Sicilia racchiude un grado di complessità tale da non incoraggiare le operazioni di sintesi. Naturalmente, solo per restare nell'ultimo secolo, non sono mancate grandi opere in più volumi a cui hanno collaborato storici prestigiosi. Ci sono state pure le opere di singoli studiosi, sempre poderose e sicuramente apprezzabili. Ma un libretto agile, svelto e divulgativo nel suo senso più alto, cioè senza smettere di essere rigoroso, decisamente mancava. In un'Italia – e in una Sicilia – dove la storia è spesso materia di scontro politico, c'è voluto quel pizzico d'incoscienza derivante da una forte passione civile per decidere di porvi mano. L'operazione è certamente riuscita.
Amelia Crisantino ha ripercorso la storia della Sicilia a partire da alcune importanti categorie storiografiche, utilizzandole come un codice in grado di chiarire il succedersi degli eventi: l'insularità, il ruolo strategico nel Mediterraneo, il rapido sedimentarsi di un'economia che ha il suo punto di forza nel grano e quello debole nell'assenza di manifatture. I temi individuati non costituiscono però dei quadri staccati, a sé stanti, ma sono dei tasselli attraverso cui si dipana l’intera stora siciliana.
E il merito del libro sta nell'avere tenuto sempre ben presente i caratteri e gli interessi che determinano la storia politica, di essere andato oltre la superficie occupata da battaglie e conquiste. Per una "breve storia" non è davvero poco. Il sottotitolo "le radici antiche dei problemi di oggi" è una dichiarazione d'intenti, mai persa di vista, il filo rosso dell’intero volumetto, il passato del nostro presente, la ricerca delle ragioni di un sottosviluppo che affonda le sue radici nei secoli: ci sono voluti una competenza eclettica e una forte tensione civile per trovare le risposte, evitando le trappole disseminate dagli stereotipi sulla storia isolana. Per quanto strano possa sembrare, la Sicilia moderna è meno conosciuta dell'isola greca, romana, araba o normanna. Man mano che ci si avvicina ai nostri giorni, si rafforza l'interpretazione ideologica di una storia osservata con gli occhiali deformanti forniti da quel miscuglio di vittimismo-permalosità-frustrazione, ma anche arroganza, comunemente etichettato come "sicilianismo". Dove, facilmente, tutti quelli che non difendono a oltranza le "glorie" isolane vengono relegati fra i nemici. Amelia Crisantino ha il merito di mostrare con chiarezza quanta malafede alberghi nel sicilianismo, in quello passato e nelle sue più recenti interpretazioni. Una serie di quadri storici consentono al lettore di esplorare panorami molto poco praticati dalla divulgazione: leggiamo di come la Sicilia-frontiera diventi ostaggio della guerriglia nel Mediterraneo, trasformandosi in un luogo remoto che i gesuiti chiamano "le nostre Indie", e di come i viaggiatori riscoprano l'isola quando alla fine del '700 esplode la moda della Grecia classica. Il metro con cui l'Europa colta valuta la Sicilia è quello della decadenza rispetto a un passato glorioso, ma nell'isola sta nel frattempo maturando un risentito rifiuto: invece di lavorare per mettersi al passo con l’Europa, si cominciano a inseguire le glorie passate, si respinge la modernizzazione dall'alto ma non ci si prepara a compierla in proprio. È la storia dolorosa di una Sicilia che ancora oggi ha bisogno di diradare le nebbie alzate da un autonomismo che sempre coincide con la salvaguardia dello status quo. Questo libro rivendica una tradizione diversa, ne ritrova i protagonisti troppo spesso dimenticati. E così riesce a compiere quell'operazione che si chiede a ogni libro di storia: dare senso e complessità a un presente che sempre rischia di appiattirsi sulla cronaca.

Orazio Cancila
* Prefazione al libro della Crisantino

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