domenica 22 aprile 2012

Agostino, spunta la pista San Giuseppe Jato. Dubbi su uno zio della moglie, uomo di Brusca

I coniugi Agostino
di SALVO PALAZZOLO L'imprenditore Santo Sottile è stato interrogato come testimone dai magistrati della Procura. I pm volevano fare qualche domanda anche alla moglie, che però non si è presentata: sarebbe stata proprio lei a pronunciare una frase sibillina al funerale del poliziotto e della giovane sposa, nell'estate 1989. "Con tutto quello che aveva addosso, si è pure maritato". Forse, Agostino aveva scoperto il ruolo di Sottile, che qualche anno dopo fu condannato per aver favorito Brusca?
Ventitrè anni dopo, è una storia che riserva ancora dei colpi di scena. C'è una nuova pista nelle indagini sull'omicidio del poliziotto Nino Agostino e della sua giovane moglie incinta, Ida Castelluccio, trucidati il 5 agosto 1989 a Villagrazia di Carini. È una pista che porta a San Giuseppe Jato: nei giorni scorsi, i sostituti procuratori Nino Di Matteo e Francesco Del Bene hanno interrogato uno zio di Ida Castelluccio, l'imprenditore Santo Sottile, già condannato con l'accusa di essere stato un prestanome del boss Giovanni Brusca.
Sottile è stato sentito come testimone, ha negato di aver mai saputo di indagini particolari condotte da Agostino, o notizie utili all'inchiesta. Ma non avrebbe convinto sino in fondo i magistrati, che avevano convocato in Procura anche la moglie di Sottile, Maria Concetta D'Alessandro, sorella della madre di Ida Castelluccio. La signora D'Alessandro non si è però presentata, recapitando come giustificazione un certificato medico.
È proprio Maria Concetta D'Alessandro al centro dei nuovi accertamenti della Procura e della Dia di Palermo. Nelle scorse settimane, un testimone avrebbe raccontato di aver sentito una frase pronunciata dalla donna, il giorno del funerale dei due giovani: "Con tutto quello che aveva adosso si è pure maritato". Il riferimento sarebbe stato a Nino Agostino.
Ma cosa vogliono dire quelle parole? Il mistero si è arricchito di un altro particolare inedito: pochi giorni prima del matrimonio di Nino e Ida, all'improvviso, i Sottile avrebbero fatto sapere che non potevano più prestare la loro Volvo per accompagnare gli sposi. E poi, non parteciparono alla cerimonia, che si tenne il primo luglio, un mese prima dell'omicidio.
Cosa era accaduto di così grave, posto che Ida era la nipote prediletta della signora D'Alessandro? Forse, Nino aveva scoperto il ruolo svolto da Santo Sottile al servizio di Giovanni Brusca? A Repubblica risulta che due giorni dopo il matrimonio, gli sposini andarono a San Giuseppe Jato, a casa Sottile, ma Nino Agostino appariva preoccupato e continuava a guardarsi attorno. Anche nei giorni successivi, poco prima della partenza per il viaggio di nozze, Agostino era convinto di essere pedinato.
L'unica certezza di questa indagine è che Nino Agostino non era un semplice agente della squadra volanti del commissariato San Lorenzo, ma sarebbe stato impegnato nella ricerca di alcuni superlatitanti, come lui stesso confidò a un compagno di pattuglia.
Chissà se su questa vicenda il pentito Giovanni Brusca ha detto tutta la verità. Di certo, negli ultimi anni ha protetto Santo Sottile, che ha continuato a gestire alcuni suoi appartamenti. Nel settembre scorso, i carabinieri di Monreale hanno intercettato una lettera di Brusca alla signora D'Alessandro, per riavere indietro quegli appartamenti. Era una lettera dai toni minacciosi, che è costata a Brusca addirittura un'accusa di tentata estorsione nei confronti di Sottile.

(LA REPUBBLICA, 21 APRILE 2012)

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