domenica 15 gennaio 2012

Terremoto del Belice 44 anni dopo. La testimonianza di una sopravvissuta

La valle del Belice devastata dal sisma del 1968

"Quella notte di 44 anni fa sono morta e resuscitata. Ho iniziato una nuova vita, ma portero' con me per sempre i segni di un trauma che non si supera mai". Elisa Sanfilippo e' una dei sopravvissuti del terremoto del Belice, il sisma che nel 1968 sconvolse una vasta area della Sicilia occidentale compresa tra le province di Agrigento, Trapani e Palermo. Dalle 13.29 di domenica 14 gennaio alle 23.20 di lunedi' 15, sedici violente scosse misero in ginocchio i centri della valle, cambiando per sempre non solo il volto di quella parte dell'Isola, ma le vite di migliaia di persone.

A distanza di 44 anni da quel dramma le cicatrici sono ancora ben visibili. Lo sono nei paesi sventrati, fatti di ruderi e pianto, che raccontano esistenze spezzate dalla furia del sisma, ma anche nei racconti di chi in quell'inferno di urla e polvere che toglie il respiro e' riuscito a sopravvivere. 'Di tredici persone che erano con me quella sera - racconta Elisa Sanfilippo - sono viva solo io. Sono rimasta sotto le macerie 36 ore: un'eternita'. Ho pensato che non ce l'avrei fatta, che sarei morta, sentivo le urla di chi era con me, i lamenti, le richieste d'aiuto, la disperazione. Ho pregato tantissimo'. Il terremoto le ha portato via tutto: la madre, il padre, il fratello Mario, 25enne, e la sorella Lucia, 17 anni ancora da compiere. Le ha lasciato un peso nell'anima, uno strazio che si rinnova puntuale al ricordo. 

“Io avevo 22 anni - dice -. Quella mattina era trascorsa nella routine, all'ora di pranzo, pero', avevo avvertito un lieve capogiro e avevo sentito tremare i vetri. Qualcuno in paese, a Partanna (Trapani), sussurrava che c'era stato il terremoto, ma la gente era tranquilla, nessuno aveva realmente compreso la gravita' della situazione. La sera mio fratello e la sua fidanzata mi chiesero di andare al cinema con loro e io, nonostante avessi paura, mi feci forza e li seguii. La sala era piena e all'uscita nel corso del paese c'erano tantissime persone”.

“Qualcuno suggeri' di andare a dormire in campagna per stare piu' al sicuro - dice ancora Elisa -. E cosi' con la mia famiglia, ad eccezione di mia sorella Mimma, appena sposata, che non volle seguirci, ci recammo in un casolare tra Partanna e Salaparuta. Una stanza fredda con un tavolo e poche sedie, che fu la nostra trappola'. In quel magazzino Elisa Sanfilippo rimase appena un'ora, poi sotto i colpi del terremoto la struttura si sbriciolo', seppellendo 13 persone. 'Sentii un gran boato - ricorda - poi vidi solo polvere e buio. Mi trovai rannicchiata sotto le macerie, con piedi e mani bloccati, cercai di liberarmi, chiesi aiuto. Le scosse successive resero sempre piu' angusta la mia 'prigione''.
Sepolta viva per trentasei ore. Quando i vigili del fuoco la estrassero dalla macerie ancora viva, unica sopravvissuta, parve un miracolo. 'Ricordo solo che mi hanno imbracato - dice -. Bisognava fare attenzione perche' c'era il pericolo che venisse giu' tutto. Ho detto loro che non mi ero fatta niente, ma per mesi non ricordai nulla della tragedia. Pensavo di essere scappata di casa e che per il disonore i miei genitori mi avessero abbandonata e non venissero a trovarmi'. Lo choc le cancello' la memoria, ma l'orrore riaffioro' con i mesi.

“Quando iniziai a sentirmi meglio - racconta - chiesi notizie dei miei genitori, dei miei fratelli, ma mi dissero che erano ricoverati a Palermo, che non potevano essere spostati perche' le loro condizioni di salute non lo consentivano. Persino mia sorella Mimma, che quella notte si salvo' rimanendo a casa sua, tacque. I medici le dissero che era meglio non dirmi niente e cosi' quando mi veniva a trovare toglieva i vestiti a lutto e ne indossava di colorati. Solo dopo quattro mesi il cappellano mi racconto' tutto”.

Elisa Sanfilippo rimase ricoverata per dieci mesi nell'ospedale di Trapani, poi fu trasferita a Firenze, dove resto' dal 21 novembre al 13 aprile del 1969. Un lungo calvario, durante il quale, pero', 'non mi sono sentita mai sola, grazie ai tanti volontari, a chi ogni giorno mi ha regalato un sorriso, una carezza. Per molti mesi dopo la tragedia che ha sconvolto la mia vita - ammette - non mi sono guardata allo specchio. Il mio volto era trasfigurato e i soccorritori dissero che mi sarebbero rimaste solo poche ore di vita sotto i detriti. E' stato un miracolo, non saprei come altro definirlo'. I suoi angeli custodi, i vigili del fuoco che l'hanno tirata fuori dalla macerie, Elisa li ha rincontrati dopo parecchi anni. In tv ai 'Fatti vostri' con Giancarlo Magalli nel 1996. 'Per due giorni dopo quell'incontro che mi lascio' pietrificata - dice - non ho potuto smettere di piangere, ho provato una fitta al cuore. Le immagini dei paesi cancellati dal sisma e una mia foto d'allora in ospedale con il volto irriconoscibile mi lasciarono pietrificata. Ripiombai in quell'incubo, provai la stessa paura di quella terribile notte'.
Siciliainformazioni.com, 15 gennaio 2012

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