mercoledì 25 gennaio 2012

In Italia si voterà in 1500 comuni il 20 e 26 maggio. Il 3 e 10 giugno forse si voterà in 139 comuni siciliani

Con le primarie del centrosinistra, celebrate in parecchi comuni del Nord, le amministrative di primavera sono entrate nel vivo. I democratici incassano alcuni successi ad Asti, Lecce e Monza, Sinistra e Libertà si aggiudica la candidatura a Rieti, dove si è ripetuto il caso Cagliari con un giovane che ha sconfitto lo sfidante del Pd.

I comuni in cui si voterà in Italia sono 1500, la regione che manderà alle urne più elettori è la Sicilia con 139 comuni, tra i quali tre città capoluogo (Palermo, Trapani ed Agrigento). Nell’Isola, inoltre, il panorama politico e il gioco delle alleanze appare diverso da quello che si profila nel resto del paese. Mentre a Roma, Idv e Sel sugellano un asse di ferro per premere sul Pd ed ottenere un accordo privilegiato con Bersani, rispetto al Terzo Polo, a Palermo Sinistra e Libertà e Idv puntano su candidati diversi. L’Idv mette in corso l’ex sindaco di Palermo e portavoce del partito, Leoluca Orlando, mentre Sel sceglie Rita Borsellino e partecipa, a differenza dell’Idv, alle primarie del centrosinistra. 


A Palermo, inoltre, ci sono altre incognite, Fabrizio Ferrandelli, capogruppo consiliare Idv, in rotta con Orlando, e Davide Faraone, vicino al sindaco di Firenze Renzi, che ha uno sponsor di peso, come Giorgio Gori.



Ma il mondo non comincia e finisce a Palermo. Ci sono altri 138 comuni alle urne ed è impossibile prevedere quel che succederà. Le alleanze locali non rispettano generalmente le indicazioni di vertice, sono legate a consuetudini, relazioni e patti cittadini. Un orientamento, comunque, dovrebbe venire dalle segreterie regionali. Facile a dirsi, difficile a farsi.



Rispetto al dato nazionale il Terzo Polo in Sicilia è molto più forte e può raggiungere la soglia del 27-28 per cento, stando alle intenzioni di voto, perché l’Udc sopravanza di tre punti il dato nazionale (10 per cento sul 7 nazionale), e l’Mpa, il movimento di Raffaele Lombardo, si attesta sul 15%. A questi schieramenti se ne debbono aggiungere altri due, il Fli con 5.6%, e l’Api di Rutelli (1,9%).



Il Partito Democratico, invece, arranca nelle intenzioni di voto: 18% (Demopolis) rispetto al dato nazionale del 30-32 per cento. Laceranti contrapposizioni sul sostegno al governo Lombardo con una maggioranza Pd-Terzo Polo, ed un’aspra conflittualità fra i dirigenti locali hanno, infatti, dilaniato il partito. L’Idv di Antonio Di Pietro si assesta al 5 per cento (due punti in meno rispetto al dato nazionale) e il Sel al 4 (2-3 punti in meno). C’è, infine, il movimento di Grillo, 5 Stelle, che nell’Isola otterrebbe il 3 per cento.



Il Pdl, infine, è fuori dal governo, a differenza di Roma, e può contare sulla carta in un’alleanza con il Pid (2%), la formazione staccatasi dall’Udc in Sicilia, e con il Grande Sud di Gianfranco Miccichè (al 7 per cento). Il partito di Berlusconi nell’Isola è in caduta libera: con il 23 per cento replica il dato nazionale, quasi la metà dei consensi ottenuti in Sicilia.



Il Ministero degli Interni ha scelto le date del 6 e del 20 maggio, primo turno e eventuale ballottaggio, per le amministrative nella Penisola. Dovrà essere, invece, il governo regionale a indicare la data per le urne nei 139 comuni siciliani. È probabile che il voto siciliano slitti alle prime due domeniche di giugno, sempre che si voglia “usare” il traino del voto nazionale.

Siciliainformazioni, 24 gennaio 2012

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