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venerdì 30 settembre 2011

L'assessore Russo ha mantenuto l'impegno. Salvo il reparto di Ostetricia e Ginecologia dell'Ospedale di Corleone

L'Ospedale di Corleone
Il decreto dell'assessore regionale alla salute prevede una deroga alla chiusura per i punti nascita di Bronte, Mussomeli, Nicosia, Santo Stefano di Quisquina e Corleone

PALERMO - «Saranno chiusi i punti nascita che registrano meno di 500 parti l'anno sulla base delle indicazioni e criteri chiari previsti dall'accordo Stato-Regioni». Lo ha detto l'assessore regionale alla Salute Massimo Russo illustrando al congresso nazionale organizzato dalla Sigo, società italiana di ginecologia e ostetricia, il decreto regionale di riordino e riorganizzazione della rete di punti nascita siciliana. «L'obiettivo è passare dagli attuali 70 a 47 - ha aggiunto Russo - salvo ulteriori riduzioni su suggerimento dei direttori generali delle aziende ospedaliere. Il decreto prevede al momento una deroga alla chiusura solo per cinque punti nascita: quelli di Bronte, Mussomeli, Nicosia, Santo Stefano di Quisquina e Corleone». Questi sono stati «salvati» dal decreto perché «si tiene conto, nel ridisegnare la mappa dei punti nascita - ha precisato -, se si tratta di zone interne, la difficoltà e la tempistica nel raggiungerli sia con le autoambulanze che con i mezzi privati e la "copertura" del presidio ospedaliero». «La scelta di oggi può sembrare impopolare - ha aggiunto - ma va nella direzione di assicurare la sicurezza delle donne e dei bambini. Ci sono, infatti, delle chiare indicazioni del Ministero della Salute che parte dalla logica di rispettare le regole. Questo provvedimento ci allinea alle altre regioni, pensate che in Emilia Romagna ci sono appena 24 punti nascita». «L'assessorato invierà al più presto - ha precisato Lia Murè, responsabile del servizio ospedaliero dell'assessorato regionale alla Salute - il decreto ai direttori generali con indicati parametri a cui attenersi. Saranno loro, sulla base di questi, a stilare un piano attuativo indicando quali chiudere e quali mantenere aperti. Si tenga in considerazione che è possibile che più centri si aggreghino pur di raggiungere il limite minimo previsto dal decreto».
Fonte: Corriere del mezzogiorno
***
Non possiamo che esprimere soddisfazione nel constatare che l'assessore regionale alla salute Massimo Russo ha mantenuto l'impegno di salvare il "punto nascite" dell'Ospedale di Corleone. L'avevamo chiesto con forza, argomentando che una zona interna come il Corleonese non può essere privata del reparto di ostetricia e ginecologia. Avevamo invitato il dott. Russo per ben due volte a Corleone. Ed egli per ben due volte ha accettato l'invito, insieme al senatore Lumia. Il confronto non è stato inutile: avevamo già ottenuto il ripristino della Psichiatria (addirittura con più posti-letto), l'attivazione della Pediatria, il potenziamento del Laboratorio di analisi. E adesso il mantenimento dell'Ostetricia e Ginecologia. Siamo contenti, perchè come Comitato "Pro-Ospedale", abbiamo difeso gli interessi delle nostre popolazioni e il loro diritto alla salute. E abbiamo trovato orecchie capaci di ascoltarci. Nonostante le provocazioni gratuite di qualche "giovane" primo cittadino, interessato solo a fare un'ottusa opposizione ideologica (in proprio e per conto del solito Caputo...). dp

giovedì 29 settembre 2011

Nuovo giallo su Giuliano: sparito il fascicolo sul bandito

Salvatore Giuliano
Non c'è più traccia del documento sull'assassinio avvenuto il 5 luglio del 1950. I pm di Palermo hanno riaperto l'inchiesta recentemente ipotizzando che quello sepolto nel cimitero di Montelepre non sia il corpo del bandito C'è un nuovo giallo nell'inchiesta sulla morte di Salvatore Giuliano. Il fascicolo aperto subito dopo l'omicidio, avvenuto il 5 luglio del 1950, è sparito. I pm di Palermo che hanno riaperto l'inchiesta sul delitto, ipotizzando che quello sepolto nel cimitero di Montelepre non sia il corpo del bandito, hanno cercato invano l'incartamento per esaminare il referto firmato dal medico legale dopo il decesso. Ma delle conclusioni dell'esame autoptico e del fascicolo non c'è traccia. Né in Procura, né all'Archivio storico di Palermo dove tutti gli atti di inchieste penali devono essere portati decorsi 50 anni. In attesa del deposito ufficiale della consulenza degli esperti che hanno comparato il dna trovato su alcuni oggetti appartenuti al bandito con quello del corpo sepolto e riesumato - ufficiosamente i consulenti hanno già detto che il dna estratto dagli abiti esaminati non è sufficiente per arrivare a una conclusione certa sull'identità del cadavere - l'inchiesta resta aperta. A un nulla di fatto ha portato il raffronto con i familiari in vita di Giuliano, a un nulla di fatto avrebbe portato il confronto con i vestiti. La Procura, dunque, per mettere fine ai dubbi sulla morte del bandito e archiviare il sospetto che ad essere ucciso sia stato un sosia e che Giuliano sia fuggito altrove, potrebbe decidere di riesumare i genitori del "re di Montelepre". Il confronto del loro dna con quello del corpo sarebbe risolutivo per accertarne l'identità.

Corleone, parla il legale di Paolo Coniglio: "Chiederò la revoca del provvedimento restrittivo"

L'avv. Antonio Di Lorenzo
Corleone -  Si terrà oggi presso la Procura della Repubblica di Palermo davanti al Gip dottor Piergiorgio Morosini l’interrogatorio di garanzia di Paolo Coniglio. Il giovane che gestisce un’agenzia di disbrigo pratiche automobilistiche è agli arresti domiciliari da 48 ore perché accusato di aver corrotto un funzionario dell’Ufficio della Motorizzazione di Via Onorato in Palermo, Antonino Nobile. L’arresto del giovane, molto conosciuto in città ha destato stupore. “Quaranta euro in tutto la presunta corruzione operata dal mio assistito – dice l’avvocato Antonio Di Lorenzo – per fatti risalenti al 18 marzo del 2009. Per lo stesso episodio gli inquirenti avevano individuato un altro soggetto attraverso le immagini delle intercettazioni mentre solo dopo l’interrogatorio di Antonino Nobile del 22 febbraio 2011. Il Nobile e gli inquirenti presumono possa trattarsi del mio cliente. Domani chiederò al Gip dottor Morosini l’immediata revoca del provvedimento restrittivo, a mio avviso - sottolinea Di Lorenzo – privo delle esigenze cautelari previste dal codice di procedura penale. Un provvedimento carente dell’attualità e sproporzionato – conclude con ironia il legale -  rispetto alla “grave ipotesi corruttiva”.
Cosmo Di Carlo

Corleone. Protestano gli operai dell'Ato Rifiuti senza stipendio da due mesi

Giovanni Mercatante
Corleone – In agitazione gli operai dell’Ato Belice Ambiente Palermo 2 da due mesi senza stipendio. L’Ato Belice, in atto commissariata non riesce a pagare i salari. In passato per reclamare il salario arretrato gli operai erano saliti, per protesta, sul tetto del vecchio palazzo municipale. Da due giorni in città non viene effettuata la raccolta dei rifiuti, per la chiusura della discarica di Trapani. “ Una situazione insostenibile per le nostre famiglie – dice Giovanni Mercatante della CGIL corleonese – non è la prima volta che succede. Anche in questi giorni, l’Ato ha preferito pagare i gestori delle discariche. anziché assicurare il nostro salario. Abbiamo proclamato lo stato di agitazione e il giorno otto ottobre manifesteremo a Monreale per richiedere i nostri stipendi arretrati”. Dal comune fanno sapere che oggi riprenderà regolarmente la raccolta dei rifiuti.

Cosmo Di Carlo

Corleone, campi di lavoro antimafie. Alla cantina "Cento Passi" e al pastificio "Rinascita corleonese"

Il pastificio della coop "Rinascita corleonese"
I nostri volontari continuano il loro tour di conoscenza... Ieri la visita alla cantina Cento Passi e al Pastificio Rinascita Corleonese. Ricordo alcuni anni fa quando in una riunione alla Camera del lavoro di Corleone fu ipotizzata la nascita di una cooperativa di lavoro per la gestione di un pastificio. Una riunione complessa e difficile, alla presenza dell' On Giuseppe Lumia della Commissione Antimafia, in quanto il gruppo costituente era formato da degli operai licenziati da un pastificio. Dopodichè passo dopo passo e incontrando anche tanta tanta burocrazia la Cooperativa Rinascita Corleonese ha oggi un suo pastificio attivo. L'augurio è quello che questo pastificio possa essere il luogo di trasformazione del grano raccolto nei terreni confiscati del territorio. Ad oggi tutto quel grano parte per la lontana Emilia per essere trasformato in pasta. Filiera medio lunga e non corta! Inoltre è importante che il pastificio possa lavorare anche con i coltivatori direttti "onesti" del territorio e produrre una pasta non frutto dell'impegno antimafia diretto ma frutto dell'onestà locale. Anche questo è un bel grande valore aggiunto. Noi stiamo dalla loro parte...
Maurizio Pascucci
Coordinatore Campi Antimafie Arci

Depistaggi. Il governo vuol farci dimenticare i guai: "Meglio la vittoria Dc del 1948 che la festa del 25 aprile". Insorgono opposizione e Lega

Dopo la polemica sul taglio delle festivita' che vedeva anche il 25 aprile incluso nella 'lista nera', la giornata della Resistenza e' di nuovo sotto attacco. Il governo ha accolto "come raccomandazione" l'ordine del giorno del deputato Pdl, Fabio Garagnani, per sostituire la festa del 25 aprile, con quella del 18 aprile: quel giorno nel 1948, la Dc vinse le elezioni e ottenne la maggioranza nel primo Parlamento della Repubblica italiana. La cosa ha fatto insorgere le opposizioni. E non solo. Anche la Lega non ha gradito. "Sostituire il 25 aprile '45 con il 18 aprile '48? Cosa senza alcun riferimento storico -dice Fabio Rizzi del Carroccio- se non quello che la Democrazia Cristiana vinse le elezioni. A questo punto, Garagnani proponga anche di festeggiare la legge truffa del '53!". E su Facebook nel gruppo aperto dall'Anpi piovono commenti: "Peggio che sputare sulla bandiera". Si da sfogo cosi' all'indignazione. Per l'ex-sindaco di Marzabotto, Andrea De maria, "siamo di fronte a un insulto a chi si e' sacrificato per la liberta' dell'Italia combattendo nazismo e fascismo". L'autore dell'odg, il piediellino Garagnani, si difende spiegano che, a suo parere, il 25 aprile e' tutto tranne che la festa della Liberazione: "Lo spirito con cui i partigiani combatterono il nazifascismo non era certo quello di instaurare la liberta', ma un regime comunista, cosa che e' stata evitata grazie appunto alla vittoria elettorale della Dc e di De Gasperi".Garagnani si dice soddisfatto del parere positivo dato alla sua proposta. Certo, osserva, "non mi illudo che la cosa abbia un'accelerazione immediata, ma considero molto importante che il Governo abbia dato formale riconoscimento ad un principio che sostengo da tempo". Il 25 aprile non si tocca e dunque l'accoglimento 'come raccomandazione' da parte del governo del suo ordine del giorno e' praticamente carta straccia". Ed ancora Emanuele Fiano del Pd: "Nessun governo potra' togliere il diritto alla stragrande maggioranza degli italiani di festeggiare la vittoria sul fascismo e sul nazismo. Quello e' il giorno in cui e' nata la democrazia italiana e quello e' il giorno che noi festeggeremo sempre". Anche dall'Idv piovono critiche. "Il 25 Aprile non si tocca, semmai va sostituito chi vuole sostituirla - tuona il senatore dell'Italia dei Valori, Pancho Pardi -. Quella dell'onorevole Garagnani e' una meschina provocazione che sfregia la memoria di quanti hanno dato la vita per liberare l'Italia dall'oppressione nazifascista ed e' vergognoso che il governo si sia prestato a fare da sponda". Per Oliviero Diliberto, segretario nazionale del Pdci-Federazione della sinistra, "pensare di sostituire il 25 aprile con il 18 aprile? Follia pura. Solo un governo come quello attuale puo' accogliere una sconceria di questo tipo. Chiediamo al governo di chiedere scusa a tutti gli italiani". SiciliaInformazioni, 28 settembre 2011

mercoledì 28 settembre 2011

Tangenti alla motorizzazione, altri due arresti a Palermo e a Corleone

I due agli arresti domiciliari
Ai domiciliari Francesco Mutolo, 36 anni (foto 2), e Paolo Coniglio, 37 (foto 3), titolari di una concessionaria di mezzi pesanti e di un'agenzia automobilistica a Corleone
PALERMO. Gli agenti della Mobile hanno arrestato a Palermo altre due persone, nell'ambito dell'indagine avviata nel 2009 su un giro di tangenti e che ha coinvolto vari dipendenti della Motorizzazione civile, gestori di autoscuole e agenzie per il disbrigo di pratiche automobilistiche. Gli indagati, ai quali è stata adesso notificata un'ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari, sono Francesco Mutolo, 36 anni, e Paolo Coniglio, 37, rispettivamente titolari di una concessionaria di mezzi pesanti a Palermo e di un'agenzia automobilistica a Corleone (Pa). I due sono accusati di corruzione di pubblico ufficiale per atti contrari ai doveri d'ufficio; al solo Mutolo viene contestato anche il concorso in falso ideologico. Il provvedimento restrittivo, richiesto dal Pm, Amelia Luise, e firmato dal gip, Piergiorgio Morosini, è riconducibile alla rete corruttiva che operava all'interno della Motorizzazione civile, per il rilascio di 'rapide' certificazioni amministrative in cambio di denaro. Personaggio chiave della vicenda, sin da subito, si rivelò il funzionario Antonino Nobile. Le microspie della Mobile documentarono passaggi di denaro, consegnato al funzionario quasi sempre con la stessa modalità (banconote riposte all'interno di una carpetta bianca, poi riposta in un cassetto della scrivania). Nobile e la sua segretario avrebbero disposto il rilascio di patenti in seguito a esami mai sostenuti, attestazioni di collaudi e revisioni, ma senza le necessarie verifiche sui mezzi. I due episodi che coinvolgono Mutolo e Coniglio risalirebbero a febbraio e marzo 2009. Anche questi episodi sono stati filmati dalle telecamere della Mobile palermitana. Mutolo avrebbe corrotto Nobile per il rilascio di una certificazione di collaudo di un mezzo pesante della propria concessionaria, senza alcuna verifica. Coniglio, invece, avrebbe pagato una mazzetta a Nobile per velocizzare una pratica di immatricolazione.
GdS, 28 settembre 2011

A Corleone Umberto Santino ha incontrato i giovani volontari di "Liberarci dalle spine"

La foto di gruppo finale
di Giuseppe Crapisi
Corleone Dialogos e Città Nuove hanno concluso, con la presentazione del libro "Storia del movimento antimafia", la serie di incontri con l'autore per i giovani volontari che danno una mano ai soci delle cooperative che lavorano nei terreni confiscati alla mafia. La presentazione è stata fatta a "CASA CAPONNETTO" - Via F. Crispi Corleone, sede della Cooperativa Lavoro e non solo. Dopo i saluti di CALOGERO PARISI, presidente della coop "Lavoro e non Solo" e la premessa di DINO PATERNOSTRO, Segretario della Camera del lavoro di Corleone, UMBERTO SANTINO, Presidente del Centro Impastato - autore del libro ha fatto un'ottima analisi del movimento antimafia dall'800 ai nostri giorni. Ha affermato che oggi è importante il lavoro nelle scuole e che bisogna tornare ad un'antimafia popolare che sia risolutivo anche dei problemi del lavoro dei cittadini. I giovani molto attenti hanno stimolato anche un dibattito. Si chiude una bella estate che ha visto tanti autori qui a Corleone.
Fonte: Corleone-Dialogos

SIT-IN PER LA TIVU' ANTIMAFIA. Telejato: minacciati dalla mafia, ma anche dalla Finanziaria

La nuova normativa sul digitale terrestre porterà alla chiusura di tante tv locali, circa 250 in tutta Italia
PALERMO - Telejato è una piccola emittente televisiva che trasmette nel comprensorio di Partinico e dintorni in provincia di Palermo, da sempre impegnata nella lotta alla mafia. Pino Maniaci da 12 anni combatte con il suo telegiornale ogni sopruso mafioso con tagliente ironia. È sempre andato giù duro nelle sue lotte, tanto da beccarsi più di 300 querele. È stato più volte malmenato, ha subito diversi atti intimidatori e di recente Partinico si è svegliata e ha trovato i muri della città imbrattati con il messaggio: «W la mafia, Telejato sei lo schifo della terra». Ma non è solo la mafia a minacciare l'esistenza di Telejato, la nuova normativa sul digitale terrestre porterà alla chiusura di tantissime tv locali, circa 250 in tutta Italia e tra queste c'è anche la storica Telejato. Con la Legge Finanziaria 2011 (articoli 8,9,10), infatti, sono state di fatto abolite le televisioni comunitarie e il ministero dello sviluppo economico si è riservato il diritto di assegnare, a pagamento, tutte le lunghezze d’onda del digitale terrestre, eccetto che per le tre reti Rai, per La 7, Sky, e per la telefonia mobile, le cui frequenze sono state assegnate senza pagamenti.
Certo è che Pino Maniaci nelle sue perenni lotte non è mai stato lasciato solo, e così anche stavolta più di 60 associazioni nazionali e locali si sono date appuntamento per un sit in e hanno costituito un comitato per chiedere che Telejato, come le tante altre piccole emittenti che trasmettono a livello locale, non vengano chiuse con l'avvento del digitale terrestre. «Siamo tutti Telejato», questo lo slogan, che si affianca all'altra iniziativa organizzata per non lasciare Pino solo nella conduzione del suo Tg, intitolata «Siamo tutti Pino Maniaci»: esponenti di associazioni, volontari o semplici cittadini hanno condotto il Tg e continuano a farlo adesso al suo fianco per far passare il messaggio che non è solo, ma può contare su una forte rete che lo sostiene. «Continuo a combattere - racconta Maniaci - Pensate che dopo 12 anni di lotta alla mafia mi lasci intimidire dallo spin off consegnando me e la mia famiglia nelle mani della mafia? Ricordiamoci che loro non dimenticano e non vedono l'ora che Telejato venga chiusa». Libera, Addiopizzo, Associazione Rita Atria, Radio Aut, Redazione Casablanca, camera del lavoro di Corleone, Cgil Palermo, Castellolibero, Cooperativa Placido Rizzotto, Cooperativa Lavoro e non solo, associazione Nicodemo, osservatorio Sviluppo e Legaltà, Movimento dei Forconi, associazione Peppino Impastato, Anpi, Cittadini invisibili? no grazie, Sel e Rifondazione Palermo, sono solo alcune delle realtà che si sono date appuntamento sabato scorso per chiedere che Telejato continui il suo lavoro di lotta alla mafia. «Adesso - conclude Pino - scriveremo al presidente della Repubblica e anche a tutti i partiti: è una nuova sfida per Telejato che vuole diventare punto di riferimento nazionale per tutte le piccole emittenti che rischiano di chiudere».
Alessia Rotolo
26 settembre 2011
Noi di Libera “Siamo tutti Telejato”
di GIUSEPPE CRAPISI

Davide Faraone (Pd), “Niente festa democratica di Palermo? Meno male che lo Strappo c’è!”

Palermo, 27 settembre 2011 - Dopo la presentazione a Palermo, a maggio scorso, del libro del sindaco di Firenze, Matteo Renzi, lo Strappo torna a parlare di giovani e di politica con una due giorni di dibattiti e musica. Giovedì 29 e venerdì 30 settembre 2011, il movimento che condivide e sostiene la candidatura di Davide Faraone a sindaco di Palermo ha organizzato una festa a Villa Niscemi Pub (piazza Niscemi, Palermo) con Davide Faraone, candidato a sindaco di Palermo, Giuseppe Civati, consigliere regionale in Lombardia del Pd, autore del libro “Il manifesto del partito dei giovani” e Giulia Innocenzi, la conduttrice di Generazione Zero, lo spazio di Annozero dedicato ai giovani, che presenterà il suo libro “Meglio Fottere (che farsi comandare da questi)”. Gli incontri sono fissati alle 20.30, poi alle 22 spazio alla musica con i Twai e i Lizard. “La due giorni organizzata dalle ragazze e dai ragazzi dello Strappo, dal titolo “Politica 3D” - dice Davide Faraone - sarà l’occasione per raccontare ai giovani palermitani la politica che immaginiamo. Una politica tridimensionale nel senso della sua ragion d’essere: fondata cioè sui giovani, sulle loro idee, sui loro sogni e le loro speranze. Idee, sogni e speranze, queste sono le tre dimensioni che ci piace immaginare e ne vogliamo parlare con tanti nostri coetani ascoltando Civati e Innocenzi, ma anche ballando con della buona musica”. “Mi dispiace - conclude Faraone - che quest’anno il Pd rinunci, alla vigilia di un importante test elettorale per la città, alla tradizionale festa. Che dire, meno male che lo strappo c’è!”

Corleone, campi di lavoro antimafia. Pomodori & Babbaluci

I volontari sui terreni confiscati
Oggi giornata riposo nr 2! Causa tacchi di fanghiglia alta venti cm sotto le scarpe che ci rendeva camminatori sulla luna abbiamo abbandonato l'intento di raccogliere pomodori. Non ci siamo fatti scoraggiare e siamo partiti speranzosi alla ricerca dei "babbalusci" (=lumache) prima, e poi verso il nuovo campo di giovani vigne. Lì Salvatore si è cimentato in un excursus storico e politico sulla cooperativa e i loro futuri obiettivi. Subito dopo pranzo uno stimolante incontro con il maresciallo Coppola della Guardia di Finanza. Come riassumere questo incontro... un'ardua opera! Per questa sera ci faremo riconoscere dalla popolazione corleonese tra le vie del paese per poi coricarci dopo un sano amaro Don Corleone che concilierà il sonno e ci preparerà alla faticata di domani. La notte porterà consiglio... ce la faranno i nostri eroi a riempire finalmente un camion di rossi ruggenti pomodori? Staremo a vedere e vi terremo aggiornati! I Volontari e gli Spioni tutti!

Il braccio destro dei Ciancimino: "Diedi a Romano 50 mila euro"

Il ministro Saverio Romano
di SALVO PALAZZOLO
La confessione del tributarista Gianni Lapis ai magistrati di Palermo. Soldi anche a Cuffaro. La Procura ha chiesto di poter utilizzare le intercettazioni che riguardano il ministro dell'Agricoltura e che risalgono al 2003-2004: il 3 ottobre, il gip dovrà valutare se inviarle alla Camera e al Senato, per il via libera finale
Ha parlato per difendersi: "Io non davo mazzette, finanziavo tanti gruppi politici. Quando reputavo una persona corretta gli sono stato sempre vicino, non mi costava nulla". Ma ha finito per accusare: "Nel 2004, ho consegnato 50 mila euro in contanti a Totò Cuffaro e 50.000 a Saverio Romano". Questo ha confessato il prestanome dei Ciancimino, il tributarista Gianni Lapis, ai magistrati della Procura di Palermo. LEGGI TUTTO

martedì 27 settembre 2011

Bufera sui certificati antimafia, allarme di Borsellino e Lo Bello

Rita Borsellino
di MASSIMO LORELLO
Dopo le dichiarazioni di Renato Brunetta che, in nome della semplificazione, propone di eliminare il documento sulle contiguità delle aziende con Cosa nostra, insorgono Confindustria e la sorella del magistrato assassinato in via D'Amelio: "Non sa di cosa parla". Poi il ministero precisa: "Non scompare il documento, ma l'obbligo di presentazione da parte delle aziende"
Senza certificati antimafia sparirebbe la libertà d'impresa e le aziende vicine a Cosa nostra rialzerebbero rapidamente la testa. È questa - secondo Rita Borsellino e Confindustria Sicilia - la reazione che si scatenerebbe nell'Isola se dovesse diventare legge quanto annunciato oggi dal ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, a proposito delle misure che saranno contenute nel decreto Sviluppo. "Una delle vitamine per la crescita è la semplificazione. Perché famiglie e imprese devono fornire certificati alla pubblica amministrazione che li ha già in casa? Basta certificato antimafia", ha affermato il ministro. LEGGI TUTTO

Riina jr indesiderato a Corleone: «Da noi mai. Meglio a Padova»

Riina Jr.
Il figlio del «boss dei boss» sta per uscire di cella e lavorerà in una cooperativa per il reinserimento dei carcerati. Il vicesindaco: qui sarebbe destabilizzante. Bitonci: vada a Napoli VENEZIA — «Il figlio di Totò Riina qui a Corleone non lo vogliamo. Meglio che resti al Nord, dove non potrà godere degli appoggi famigliari che in Sicilia, invece, potrebbero convincerlo a deviare dal suo percorso di riabilitazione ». A parlare è Pio Siragusa, il vicesindaco di quello che fu il feudo del «boss dei boss»: Corleone, in provincia di Palermo. La notizia che Giuseppe Salvatore Riina, 34 anni, attualmente detenuto a Voghera, ha chiesto e ottenuto di trascorrere la libertà vigilata lavorando per una onlus di Padova, ha scatenato durissime reazioni in Veneto. «Qui non lo vogliamo, se ne torni al Sud», ha tuonato la Lega. Ma neppure nel profondo Meridione, in quella Corleone che nell’immaginario collettivo significa Mafia, sono disposti ad accogliere il loro concittadino. «Riina è un nome pesante - spiega Siragusa - e il suo ritorno in paese sarebbe destabilizzante. Se i Riina tornassero ad avere potere, si vanificherebbe il lungo e complesso lavoro affrontato per liberare Corleone dalla nomea di città della Mafia».

Una chiusura totale per «Salvuccio », tanto che nel 2009 il consiglio comunale di Corleone arrivò ad approvare un ordine del giorno in cui lo si dichiarava persona non gradita. La soluzione, quindi, è che, quando il 2 ottobre lascerà il carcere di Voghera, vada a vivere altrove. «Al Nord forse sarebbe la cosa migliore, perché lì si ritroverebbe solo, in una società con una mentalità molto diversa da quella siciliana, dove non avrebbe alcuna possibilità di riallacciare legami con la criminalità. Alla Lega dico che se vogliamo costruire un futuro migliore, ci vuole la solidarietà di tutti, anche del Veneto». Più cauta la posizione del sindaco di Corleone, Antonino Iannazzo: «Capisco l’imbarazzo a Padova. Non dico che Riina deve per forza stare lì, ma di certo occorre che ricominci la sua vita in un tessuto socio-culturale molto differente da quello di Corleone ». Difficile che l’appello venga raccolto. L’assessore regionale Maurizio Conte (Lega Nord), è netto: «A Padova, Giuseppe Salvatore Riina detto "Salvuccio" non lo vogliamo. Anche se il figlio di uno dei più temibili boss della malavita ha scontato la propria pena, c’è poco da fare, alla redenzione è difficile credere tant’è che pensare alla mancanza di "inquinamento" nei contatti e nello stile di vita di questo personaggio mi riesce difficile. Gli otto anni scontati per una condanna per "associazione mafiosa" non sono una totale garanzia.

Una giusta attività sarebbe quella di far lavorare Riina in una delle strutture confiscate proprio alla mafia, in Sicilia, magari a Corleone, in modo tale che ogni giorno faccia ricordare il dolore e quanto di più negativo sia stata ed è tutt’ora questa forma di cancro della società». Per il deputato leghista Massimo Bitonci, «Padova non ha certamente bisogno di aggiungere un problema a quelli che già ha, e purtroppo sappiamo che sono veramente tanti. Mi attiverò pertanto al più presto per presentare una interrogazione parlamentare, così da fare chiarezza sulle voci insistenti che circolano in merito all’intenzione del figlio di Totò Riina di stabilirsi nella Città del Santo». Secondo Bitonci la soluzione migliore sarebbe un’altra: «Ritengo che sia interesse anche dello stesso Giuseppe Salvatore Riina, di trovare collocazione in una città più grande. Penso a Roma o Napoli, ad esempio, dove gli riuscirebbe più facile tutelare la propria privacy, salvaguardando l’anonimato in modo da poter ricominciare da zero mettendo solide basi al proprio futuro». Eppure, chi conosce bene Riina jr assicura che è cambiato. Il cappellano del carcere di Voghera, don Luciano Daffra, ne parla in modo positivo: «Mi sembra un bravo ragazzo, una goccia d’acqua, una persona molto trasparente. Viene in chiesa e non ha difficoltà nelle letture. È un ragazzino tutto acqua e sapone, è semplice...». Intanto è giallo sulla struttura che lo ospiterà. Si tratta di una onlus specializzata nel reinserimento di ex detenuti, ma la cooperativa «Giotto» ha smentito qualsiasi tipo di contatto, così come «Ristretti Orizzonti».
Andrea Priante
27 settembre 2011

domenica 25 settembre 2011

Partinico, nasce il comitato "Siamo tutti Telejato"

Pino Maniaci alla manifestazione di sabato
di Alessandra Gaudiano
Il 24 Settembre 2011, a ormai 12 anni dalla sua fondazione, Telejato scende in piazza, in un sit-in di protesta contro l'ultima legge Finanziaria, che prevede la chiusura di tutte le televisioni comunitarie e la vendita ad altissimo prezzo delle frequenze televisive, ad eccezione della Rai, Sky e La7, che invece potranno continuare a disporre gratuitamente delle loro frequenze. Una legge inaccettabile per Pino Maniaci, direttore di Telejato, e per Alberto Lo Iacono, suo fondatore, che per anni hanno portato avanti la loro rete televisiva, proponendo la costante denuncia dei sorprusi di stampo mafioso e non lasciandosi intimidire dalle continue minacce e dai numerosi attentati con i quali sono stati presi di mira. La protesta, iniziata davanti la sede di Telejato... LEGGI TUTTO
GUARDA LA GALLERIA FOTOGRAFICA
(Le foto sono di Dino Paternostro, che ha partecipato alla manifestazione di Partinico insieme ai volontari del progetto "Liberarci dalle spine" e ai soci lavoratori della coop "Lavoro e non Solo")

Perchè non è una buona notizia che Riina Junior non vuole tornare a Corleone?

Salvuccio Riina
Onorevole Nando Dalla Chiesa, sulla scarcerazione di Riina junior ha dunque ragione la Lega?
«Andiamoci piano: indubbiamente i soggiorni obbligati hanno avuto il loro peso nel boom della mafia al Nord; ma determinanti sono altri fattori. Basta guardare come l'economia lombarda si è fatta infiltrare dalla 'ndrangheta».
Ma perché è una cattiva notizia il fatto che il figlio di Riina, una volta fuori dal carcere, voglia restare al Nord?
«Dalla mafia non ci si può dimettere, è una organizzazione a vita. Ciò significa che una zona del Nord rientrerà sotto l'attenzione degli amici del figlio di Riina. Le misure di sorveglianza? Mah, oggi in aereo si va e si viene dalla Sicilia in giornata...».
E perché Riina al Nord è peggio di Riina a Corleone?
«Perché paradossalmente oggi Corleone ha più anticorpi. Il Nord e la Lombardia devono ancora imparare a difendersi dalla mafia».

Claudio Del Frate
Corriere della Sera, 24 settembre 2011
***Stimiamo tanto Nando Dalla Chiesa, ma non siamo d'accordo con la sua analisi. Per noi corleonesi normalmente onesti è una bellissima notizia che Riina Junior non vuole più tornare a Corleone. Ci sentiamo sollevati e più liberi. Sollevati perchè significa che il figlio del capo dei capi ha capito che a Corleone ormai non troverebbe "terreno fertile". E più liberi perchè, comunque, una simile presenza a Corleone condizionerebbe il paese, potrebbe diventare un "eroe negativo" per alcune fasce di popolazione. Il Nord e la Lombardia devono davvero imparare a difendersi dalle mafie. Che si sbrighino, però, piuttosto che guardare con la puzza al naso i Sud e la Sicilia... (d.p.)

L’ordine pubblico della mafia

Antonio Ingroia
di Antonio Ingroia Alcuni recenti fatti di sangue, omicidi apparentemente non di mafia, avvenuti nella provincia di Palermo, per definizione ritenuta sotto un ferreo controllo del territorio da parte di Cosa Nostra, inducono qualche riflessione. Di primo acchitto, si potrebbe trarre la conclusione, forse affrettata, che questi siano sintomi della crisi irreversibile del controllo del territorio della mafia, che, colpita da duri colpi, ancora una volta contrassegnati dalle più recenti operazioni di polizia anche con la cattura di latitanti di primo piano, sarebbe già sul viale del tramonto. E quindi l’inedita inefficienza dell’apparato di controllo mafioso potrebbe paradossalmente costituire un pericolo per l’ordine pubblico perché verrebbe meno una forma, seppur illecita, di controllo della violenza sul territorio, dato che la mafia siciliana, assai più – ad esempio – della camorra napoletana, ha cercato sempre di limitare l’esplodere della violenza, quando non funzionale agli interessi dell’intera organizzazione. Non vorremmo, insomma, che i siciliani dovessero rimpiangere la mafia più efficiente dei tempi andati…
Per la verità, non è neppure del tutto vero che in passato la mafia fosse in grado di controllare tutte le forme di violenza. Non è mai stata così onnipotente, anche se è vero che prima aveva una straordinaria capacità di intervenire, e a volte punire, i responsabili degli omicidi ritenuti dannosi per l’organizzazione stessa.
Probabilmente, però, bisogna tenere conto soprattutto di quel processo evolutivo in corso che abbiamo più volte evidenziato. La mafia è sempre meno mafia militare, perché è sempre più mafia finanziaria. Allora, non possiamo escludere che le difficoltà di controllo del territorio da parte di una struttura militare indebolita si sommino ad una precisa scelta strategica derivante dai diversi interessi preponderanti. Oggi il sistema mafioso ha più interesse a fare affari anziché a contendere allo Stato il controllo del territorio. Non che vi abbia rinunciato, ma non è più la sua priorità. E forse anche per questo i capi mafia oggi sono più attenti a che non gli sfugga un affare appetibile, un’opportunità di arricchimento, anziché un omicidio non autorizzato.
Il risultato è che, se fosse esatta questa ipotesi, la mafia si sarebbe avviata verso la rinuncia ad una funzione che l’ha sempre accompagnata nella sua storia. Il garante armato dell’ordine pubblico sul territorio: una funzione che le ha garantito nei secoli il consenso delle comunità e la legittimazione perfino da parte dei poteri costituiti. Il che è coerente con la perdita di consenso che indubbiamente la mafia sta subendo negli ultimi anni. Il suo progressivo trasformarsi da sistema di potere sul territorio in holding criminale.
Fonte: Livesicilia.it

venerdì 23 settembre 2011

Stato palestinese, maggioranza dei cittadini del mondo lo vuole

Abu Manzen, il capo della Palestina
Sondaggio pubblicato dalla Bbc: favorevole è il 49% degli interpellati, i più contrari negli Usa
Roma, 19 set. (TMNews) - I sostenitori nel mondo della richiesta palestinese di riconoscimento all'Onu sono più numerosi di chi si oppone all'iniziativa dell'Anp. E' quanto emerge da un sondaggio pubblicato oggi dalla Bbc. I favorevoli all'iniziativa palestinese all'Onu sono il 49% degli interpellati, contro il 21% che ha espresso parere contrario. Il sondaggio è stato realizzato dall'istituto GlobeScan consultando 20.446 persone: i più favorevoli al riconoscimento palestinese all'Onu sono gli egiziani, con il 90% dei consensi, contro il 9% di chi ha espresso parere contrario. A seguire i cinesi, con il 56% dei favorevoli e solo il 9% dei contrari. Di contro, i Paesi in cui l'opposizione è più forte sono gli Stati Uniti (45% di contrari, 36% favorevoli), il Brasile (41% di sì e 26% di no), l'India (32% a favore, 25% contro). Nei tre Paesi dell'Unione europea in cui è stato effettuato il sondaggio i pareri favorevoli hanno avuto la meglio sui contrari: Francia (54% si sì, 20% di no), Germania (53% di sì, 28% di no), Regno Unito (53% di sì e 26% di no). In Russia il 37% della popolazione interpellata si è detta favorevole al riconoscimento, ma una persona su due non ha dato una risposta o pensa che il paese dovrebbe astenersi dal prendere posizione.

giovedì 22 settembre 2011

Mafia: Sicilia, da commissione Ars via libera a ddl equiparazione vittime

L'Assemblea Regionale Siciliana
Palermo, 22 set. - (Adnkronos) - La commissione Affari istituzionali della Assemblea regionale siciliana all'unanimità ha approvato in via definitiva il disegno di legge voto che equipara nei benefici i familiari delle vittime di mafia con quelle del terrorismo e strage mafiosa. Nei giorni scorsi il disegno di legge era stato approvato dalla commissione regionale antimafia. Adesso gli uffici di segreteria invieranno il testo di legge voto ai presidenti di Camera e Senato. "Dopo mesi di intenso lavoro parlamentare - dice Salvino Caputo, primo firmatario del disegno di legge - siamo riusciti a raggiungere un obiettivo importante che è quello di uniformare nei benefici le vittime di mafia siciliane, che per la presenza di due diverse norme nazionali garantivano trattamenti economici e funzionali diversi, creando un sistema di odiose differenziazioni. Nei prossimi giorni chiederò un incontro con il presidente del Senato Renato Schifani - conclude - per rappresentare la necessità di assicurare una corsia preferenziale al disegno di legge che è stato condiviso da tutti i gruppi politici del Parlamento siciliano". (22 settembre 2011)

"Neutrini più veloci della luce". Messo in discussione Einstein

Albert Einstein
Clamorosi risultati di uno studio del Cern e dell'Infn guidato da un fisico italiano: particelle sparate da Ginevra al Gran Sasso hanno infranto il muro considerato invalicabile dalla fisica. Margherita Hack: "Sarebbe una rivoluzione" ROMA - I risultati, se confermati, possono rimettere in discussione le regole della fisica cristallizzate dalle teorie di Albert Einstein, secondo le quali niente nell'universo può superare la velocità della luce. Un gruppo di ricercatori del Cern e dell'Infn guidato dall'italiano Antonio Ereditato ha registrato che i neutrini possono viaggiare oltre quel limite. Le particelle hanno coperto i 730 chilometri che separano i laboratori di Ginevra da quelli del Gran Sasso a una velocità più alta di quella della luce. LEGGI TUTTO

Riina jr: «Non voglio tornare a Corleone»

Salvuccio Riina
di Maria Grazia Piccaluga
Il figlio del capo di Cosa nostra, detenuto nel carcere di Voghera, uscirà a ottobre dopo avere scontato 8 anni per associazione mafiosa. Ai giudici di Pavia ha chiesto di restare al nord
Salvuccio Riina non abbassa mai lo sguardo. Anche quando sente gli occhi di tutti posati su di lui, nello stretto corridoio che porta all'ufficio del giudice di sorveglianza del Tribunale di Pavia. Il figlio minore del capo di Cosa Nostra, detenuto dallo scorso aprile nel carcere di Voghera, finirà di scontare la sua pena il 2 ottobre, tra meno di due settimane. Otto anni e dieci mesi per associazione mafiosa. LEGGI TUTTO

Manifestazione "Siamo tutti Telejato": sabato 24 settembre, a Partinico, il pittore antimafia Gaetano Porcasi esporrà le sue tele

di Giuseppe Crapisi
Il pittore Gaetano Porcasi parteciperà all’iniziativa, lanciata da numerose associazioni, per la costituzione del comitato “Siamo tutti Telejato”, che si terrà sabato 24 settembre a Partinico. La sua pittura antimafia vuole lanciare un grido a chi vuole imbavagliare la cultura e la libertà d’informazione. Saranno esposte alcune opere della collezione “Giornalisti uccisi dalla mafia”. L’autore afferma che “i quadri non sono stati realizzati solo per far memoria ma anche per testimoniare chi ha lottato per quel briciolo di democrazia che ancora permane”. I quadri saranno esposti in Piazza Duomo, dalle ore 16:00, dove ci sarà il momento assembleare per la costituzione del comitato.
Fonte: Corleonedialogos

Corleone sempre più al buio...

Nonostante le nostre denuncie, l'Amministrazione comunale di Corleone, guidata (?) dal sindaco Iannazzo, non riesce a far fronte all'emergenza "buio". Anzi, assiste impotente al suo avanzare. Le casse del comune (dissanguate da estati e da notti bianche, per le quali sono stati spesi oltre 150 mila euro!) sono vuote e non si trovano i soldi per acquistare lampadine e plafoniere per consentire alla ditta la manutenzione degli impianti. Adesso non solo le periferie e le zone di Chiosi e di Piano di Scala, ma anche le centralissime via Caduti in Guerra e via San Martino sono al buio. Da due sere. E chissà per quante sere ancora.
Negli anni '70 criticavamo l'allora sindaco democristiano Michele La Torre, chiamandolo spregiativamente "il sindaco delle lampadine", perchè sostenevamo che pensava solo a far sostituire le lampadine che si "fulminavano" per ingraziarsi la benevolenza dei cittadini. Mentre il paese era attanagliato da tantissimi gravi problemi. Dobbiamo fare autocritica: magari avessimo oggi un "sindaco delle lampadine"! I gravi problemi che c'erano allora continuano ad esserci anche oggi, ma almeno non staremmo al buio...

mercoledì 21 settembre 2011

ll presidente dell'ARS Cascio rifiuta di ricevere i ragazzi di "Forchette Rotte"

Palermo, 21 Settembre 2011 - " Stamattina il Presidente Cascio ci ha fatto sapere di non essere disponibile ad incontrarci per ricevere le oltre cinquemila firme raccolte, ne oggi ne' mai". E' questa la risposta lapidaria giunta dalla presidenza dell'Assemblea regionale Siciliana ai ragazzi di Forchette Rotte che da giorni chiedono un incontro al Presidente Cascio per consegnare le migliaia di firme raccolte in pochi giorni. " Volevamo incontrare il Presidente- affermano Antonio Ferrante e Roberta Zarcone- perchè si facesse portatore della legittima richiesta di migliaia di giovani, per lo più studenti e precari, di dimezzare gli emolumenti dei deputati regionali, un piccolo gesto di responsabilità a fronte dei tanti sacrifici che la nostra generazione affronta ogni giorno. La risposta è stata offensiva, ci è stato detto semplicemente che il Presidente ha troppi impegni, e che al massimo possiamo inviargli la petizione per posta. Noi giovani cittadini abbiamo fatto il nostro dovere, ci siamo rivolti senza pregiudizi alle istituzioni che ancora una volta ci hanno ignorato, i nostri politici rimangono convinti di essere Dei dell'Olimpo e come tali immortali ed intoccabili. Ormai non mostrano più la minima attenzione ed il minimo rispetto nei confronti dei tanti cittadini, soprattutto giovani, che oggi vivono il dolore di non trovare un lavoro soddisfacente, mettere su famiglia o semplicemente uscire dalla casa paterna. I veri provocatori sono loro". Nei prossimi giorni i ragazzi di forchette rotte lanceranno una serie di iniziative tese a denunciare l'arroganza e l'indifferenza della classe politica siciliana, prima tra tutte la diffusione del foglio- paga dei deputati. " Ognuno di noi deve portare sempre con se un promemoria con gli emolumenti dei deputati- concludono i ragazzi- per confrontare il nostro stile di vita con quello dei cosiddetti Onorevoli, tanto oggi quanto al momento in cui scenderanno dal cielo per chiederci il voto".

Ars, slitta a martedì la mozione di censura su Russo. La maggioranza “aventiniana” salva l’ex pm. Scontro in Aula tra Cracolici e Cascio.

Palazzo dei Normanni, sede dell'Ars
di Salvo Cataldo Tutto rinviato a martedì. Ancora sei giorni di tempo per prima di discutere la mozione di censura nei confronti dell’assessore regionale alla Salute, Massimo Russo. A ‘salvare’ l’ex pm da una possibile bocciatura dell’Aula è stata la mossa ‘aventiniana’ di una maggioranza sempre più sfaldata, che al termine di quattro ore di seduta minaccia di lasciare Sala d’Ercole perché in disaccordo con la Presidenza sulla decisione di proseguire nella trattazione dell’atto d’accusa contro l’ex pm, nonostante la pregiudiziale presentata da Pd e Mpa. Strategia che ha convinto Cascio a chiudere i lavori e a rinviare il tutto, salvando Russo e il governo da una probabile debacle. Tutto parte dalla riproposizione, da parte di Mpa e Pd, del meccanismo che il 12 luglio scorso consentì a Russo di sfuggire al voto dell’Assemblea. La strategia viene replicata: “Questo testo è già stato respinto dall’Aula – spiega Cracolici -, se lo si ripresenta identico non può essere trattato. Presentiamo la questione pregiudiziale, la Presidenza non può accettare la discussione della mozione”. La tesi riceve il sostegno anche del governatore Lombardo, arrivato a Palazzo d’Orleans con tutto il governo per ‘proteggere’ il suo assessore simbolo. La sospensione di mezz’ora porta invece gli uffici di Torre Pisana a respingere le richieste della maggioranza, che mal digerisce la decisione di Cascio. “La Presidenza deve farsi garante del buon funzionamento dei lavori – spiega lo scranno più alto di Sala d’Ercole -. La funzione di controllo dell’Assemblea non può essere compressa perché si aprirebbe un ‘vulnus’ insanabile delle prerogative dell’opposizione”. Poi la frase finale: “La questione pregiudiziale è inammissibile”. La decisione di Cascio manda su tutte le furie gli uomini della maggioranza e si apre una sosta dei lavori che durerà per oltre un’ora. Nei corridoi dell’Ars inizia la caccia ai dissidenti e partono i conteggi sul numero legale: la quota da raggiungere è 41, vista l’assenza di alcuni deputati in congedo, e diversi esponenti del Pd (Mattarella e Di Benedetto su tutti) sembrano pronti a restare in Aula. E’ il segnale che la maggioranza vacilla e che il destino di Russo, che intanto ha presentato una memoria difensiva di 28 pagine per rispondere alle accuse del Pdl, è appeso a un filo. Alla ripresa dei lavori scatta la strategia dell’Aventino, con Cracolici che attacca duramente Cascio e ne mette in discussione il ruolo di super partes: “Non riconosciamo la decisione della Presidenza e la consideriamo una gravissima violazione procedurale che mette in discussione le prerogative dei parlamentari. Non spetta alla Presidenza valutare l’ammissibilità della questione procedurale – prosegue il capogruppo del Pd –. La sua decisione è un fatto molto grave – aggiunge rivolgendosi direttamente a Cascio -, oggi si apre un problema di equilibrio e di garanzia della Presidenza nella conduzione dell’Aula”. Infine l’annuncio: “Non parteciperemo ad alcuna votazione e abbandoneremo l’Aula”. Stessa decisione per Mpa e Fli, mentre l’Udc di Giulia Adamo annuncia di voler restare in Aula “per onorare il Parlamento e la democrazia” votando No alla mozione di censura. Conti alla mano, in Aula sarebbero rimasti in 36 e con il probabile ‘soccorso’ di cinque dissidenti del Pd la maggioranza sarebbe andata in frantumi, e con essa il governo. A questo punto l’intervento di Cascio, che dopo aver risposto a Cracolici (“non riconoscere la decisione della Presidenza è un fatto molto grave e che non può passare in secondo piano, in questi anni ho sempre cercato di tutelare i diritti di maggioranza e opposizione”), invita la maggioranza a riflettere sulle proprie decisioni: “Abbandonare l’Aula significherebbe creare una ferita profonda al Parlamento”. Poi l’annuncio che fa tirare un sospiro di sollievo al governo: “In queste condizioni non posso andare avanti. Con mezza assemblea fuori chiudo la seduta e inserisco la mozione di censura all’ordine del giorno di martedì”.
Fonte: Siciliainformazioni.com
21 settembre 2011
La memoria dell’assessore alla Salute, Massimo Russo

Gip di Palermo sulla caccia a Provenzano: "Plurime omissioni del Ros"

Il generale Mario Mori
Ci furono "plurime omissioni" nelle indagini sulla cattura di Bernardo Provenzano. A dirlo e' il gip di Palermo Maria Pino nelle motivazioni della sentenza con cui ha archiviato l'inchiesta per calunnia a carico del colonnello dei carabinieri Michele Riccio, l'ex ufficiale del Ros che ha denunciato di essere stato intralciato dai suoi superiori nelle indagini sull'allora superlatitante Bernardo Provenzano. Riccio e' l'accusatore del generale dell'Arma Mario Mori finito sotto processo per favoreggiamento alla mafia proprio a seguito delle sue dichiarazioni. "Le acquisizioni istruttorie - scrive il giudice - confermano la sussistenza delle plurime omissioni che, nell'ambito delle investigazioni finalizzate alla ricerca del latitante Bernardo Provenzano, hanno contrassegnato l'attivita' istituzionale dei carabinieri del Ros nell'arco temporale preso in considerazione. Le medesime acquisizioni - prosegue il gip - vieppiu' asseverano il convincimento che dette omissioni, gia' valutate come assolutamente incompatibili sia con un'efficace e cristallina strategia investigativa sia con la specifica competenza e la indiscussa elevatissima professionalita' del generale Mori e del colonnello Mauro Obinu, siano state finalizzate a salvaguardare lo stato di latitanza di Provenzano e, nella stessa ottica, a preservare dalle iniziative dell'autorita' giudiziaria gli associati mafiosi Giovanni Napoli e Nicolo' La Barbera, che quella latitanza hanno lungamente gestito". 21 settembre 2011

lunedì 19 settembre 2011

Mafia, boss Calascibetta ucciso a colpi di pistola a Palermo

Giuseppe Calascibetta, 60 anni, è stato ucciso a colpi di pistola in serata vicino alla sua abitazione a Belmonte Chiavelli. I proiettili lo hanno raggiunto all'orecchio sfigurandogli il volto. Era uomo d'onore di Santa Maria di Gesù Omicidio di mafia in serata a Palermo. Ucciso a colpi di pistola in via Bagnera nel rione di Belmonte Chiavelli, Giuseppe Calascibetta, 60 anni. Calascibetta, che aveva precedenti per associazione mafiosa, era ritenuto il reggente di Santa Maria di Gesù. Il corpo è stato trovato dentro una microcar. I proiettili hanno raggiunto Calascibetta all'orecchio sfigurandogli il volto. La macchina è stata trovata a poca distanza dall'abitazione della vittima.

Telejato la televisione minacciata dalla mafia e dal digitale terrestre! Sabato 24 settembre sarà costituito il comitato “Siamo tutti Telejato”

Sabato 24 Settembre dalle ore 14:30, dinanzi la sede di Telejato, in Via F. Crispi 33 a Partitico (PA), ci sarà un sit-in popolare per la costituzione del Comitato “Siamo tutti Telejato”. Già sono tantissime le associazioni e le organizzazioni che stanno aderendo. Il Comitato vuol esser solidale alla redazione dopo l’ennesimo atto intimidatorio che ha visto i muri della città imbrattati con il seguente messaggio "W la mafia, Pino Telejato sei lo schifo della terra". Noi rispondiamo dicendo “W la Sicilia, Siamo tutti Telejato”. Ma non finisce qui, infatti, sarà anche il lancio di una battaglia contro la nuova normativa sul digitale terrestre, che porterà alla chiusura di tantissime tv locali come Telejato. Per questo ci sarà un tavolo tematico sulla libertà d’informazione a cui siederanno molti giornalisti. Tutti devono capire che Telejato non è solo Pino e non è solo la redazione, ma che è di tutti coloro i quali credono nella libertà d’informazione e nella libertà di esprimere il proprio pensiero. Invitiamo tutti ad esser presenti a difesa dei nostri diritti ma anche perchè chiudere Telejato significa anche abbandonare Pino e la sua famiglia alla vendetta mafiosa.
ECCO PERCHE' IL DIGITALE TERRESTRE
MINACCIA TELEJATO

domenica 18 settembre 2011

Corleone, ancora sugli sprechi della "notte bianca": soltanto Renga è costato 48 mila euro del bilancio comunale!

Corleone, campi di lavoro antimafia. I volontari del "Doccio" incontrano Rita Borsellino!

Oggi è stata davvero una giornata molto intensa! Dopo aver trascorso la mattinata nei campi a raccogliere pomodori, sempre con grande impegno e determinazione, nonostante il caldo e la fatica, accumulata in questi giorni, nel primo pomeriggio si parte alla volta di Canicattì, dove con grande piacere incontriamo Rita Borsellino, la quale ci dedica un ritaglio del suo tempo, prima di recarci tutti insieme in piazza Castello dove partecipiamo alla festa dell’ARCI in onore di Rita Atria, la ragazzina figlia di una famiglia mafiosa, la quale si era affidata a Paolo Borsellino, per vendicare l’uccisione del padre e del fratello, ma dopo la morte del magistrato si ritrova completamente sola e decide di togliersi la vita. Troviamo Rita Borsellino particolarmente emozionata, in quanto proprio oggi è stata diffusa la notizia della richiesta di revisione del processo avanzata dal Pm di Caltanissetta, Sergio Lari. Dopo 19 anni di confusione e depistaggi sembra si stia imboccando la strada giusta per conoscere la verità, quella verità che Rita non si è mai stancata di aspettare! Ciò che ci colpisce particolarmente dell’incontro con Rita è l’immagine che trasmette del giudice Borsellino, il quale non deve essere considerato un eroe ma un uomo comune che porta fino in fondo i suoi ideali con grande umanità e passione. Paolo cercava, infatti, di capire perché un uomo normale si trasformi in una “belva assetata di sangue e di potere”, colpevolizzando non tanto l’uomo in sé, ma tutto il contesto sociale e istituzionale che ha permesso lo sviluppo di una mentalità mafiosa che viene interiorizzata, tanto da giustificare qualsiasi sopruso. È davvero commovente il messaggio che Rita ci lascia: “non perdere mai la speranza”! Quella speranza che dovrebbe accompagnare ogni difficile percorso di cambiamento.

I Carabinieri rievocano la rivoluzione del "sette e mezzo" del settembre 1866

Settembre 1866 - Rivoltosi in via Maqueda a Palermo
In questi giorni ricorre il 145° anniversario della “Rivoluzione del sette e mezzo” in cui rimasero uccisi 42 Carabinieri. Dal 16 al 22 settembre 1866, a Palermo e in Provincia, vi fu una sollevazione popolare che passò alla storia per la sua durata di sette giorni e mezzo. Fu una violenta dimostrazione e battaglia antisabauda, avvenuta al termine della Terza guerra d’Indipendenza, organizzata da partigiani borbonici, garibaldini delusi, réduci dell'esercito meridionale. Tra le cause vi fu la crescente miseria della popolazione, la vessazione dei funzionari statali sabaudi, che consideravano quasi barbari i siciliani e vessatorie tasse introdotte. Quasi 4.000 rivoltosi assalirono Prefettura, Caserma e altri palazzi pubblici. La città restò in mano agli insorti e la rivolta si estese nei giorni seguenti anche nei paesi limitrofi, come Monreale e Misilmeri: fu stimato che in totale i rivoluzionari armati fossero circa 35.000 in provincia di Palermo. Dovettero intervenire le forze armate mentre le navi della Marina Militare bombardarono la città: intervenner\-o oltre 40.000 militari. Alla fine furono oltre 200 le perdite da parte dello Stato, tra cui 42 Carabinieri, mentre non si conosce il numero dei civili uccisi o giustiziati. LEGGI TUTTO

22 Settembre: l'Italia riconosca lo Stato Palestinese

Yasser Arafat ed Agostino Spataro, allora deputato Pci
di Agostino Spataro
1. Mentre ri-esplodono gli scandali delle frequentazioni notturne e diurne di Silvio Berlusconi, permettetemi di ricordare che il suo governo si è assunto la grave responsabilità di votare contro la richiesta, avanzata all’Onu da Abu Mazen, per il riconoscimento pieno dello Stato del popolo martire di Palestina entro i territori del 1967 assegnati dall’Onu del 1947 e confermati dalla risoluzione n. 242/1967 del CdS dell’Onu che chiedeva l’immediato ritiro dai territori palestinesi delle forze d’occupazione israeliane. Credo che il “no” detto da Berlusconi ai palestinesi sia molto più grave di quello che egli avrebbe ricevuto da Emanuela Arcuri. Perciò, parliamone e soprattutto agiscano i responsabili politici e parlamentari per evitare questo nuovo errore che sbilancia, pesantemente, la posizione dell’Italia a favore della parte occupante. Chiarendo che l’errore non è quello che - secondo il ministro Frattini - commetterebbero i rappresentanti dell’Autorità nazionale palestinese nel chiedere per il loro Paese il riconoscimento quale 194° membro della Nazioni Unite, ma quello commesso dal governo italiano di negare tale riconoscimento, senza portare motivazioni convincenti. LEGGI TUTTO

Crociata “umanitaria” USA in Corno d’Africa

di Antonio Mazzeo In Somalia sono decine di migliaia i morti per la grave carestia che ha colpito buona parte del paese, mentre 750.000 persone potrebbero morire di fame nei prossimi quattro mesi se la comunità internazionale non garantirà sufficienti aiuti alimentari alle popolazioni del Corno d’Africa. Secondo le Nazioni Unite, dodici milioni e mezzo di persone hanno urgente bisogno di cibo, acqua e medicinali, mentre sta crescendo giorno dopo giorno il numero dei disperati in fuga dalle sei macroregioni somale duramente colpite dalla siccità. Oltre 600.000 somali hanno attraversato il confine per raggiungere i campi profughi sorti nei paesi confinanti. Nella tendopoli di fortuna di Dadaab, Kenya orientale, il più affollato centro per rifugiati al mondo, sono stipati oggi più di 420.000 persone. In Etiopia, le agenzie internazionali hanno installato quattro grandi campi di accoglienza, dove affluiscono oltre un migliaio di sfollati al giorno. LEGGI TUTTO

sabato 17 settembre 2011

Petralia, tentano di estorcere 20 mila euro ad una ragazza, ma trovano i carabinieri

Domenico Nucera
Erano le 19.00 circa, ieri sera quando è scattata l’operazione “doppio gioco”, il blitz degli uomini dell’Arma ha permesso di intercettare e fermare due persone a bordo di un autovettura mentre percoreva l’autostrada A/19 in direzione Catania all’altezza dello svincolo di Tremonzelli, entrambi devono rispondere di estorsione aggravata continuata in concorso.
Sono stati i Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Petralia Sottana a trarre in arresto in flagranza di reato NUCERA Domenico, pregiudicato 41enne originario di Reggio di Calabria, e ROSACE Filippo, 28enne anch’egli originario di Reggio Calabria.
L’attività è il risultato di una complessa indagine coordinata dal Dott. Bruno BRUCOLI della Procura della Repubblica di Termini Imerese (Pa), e scaturita a seguito di una denuncia da parte di una donna di Petralia sottana che recatasi in caserma, aveva raccontato di essere stata vittima di più intimidazioni fatte a mezzo di missive anonime contenenti proiettili per pistola, divenuti man mano sempre più incessanti, con richieste di un’ingente somma di danaro in contanti, che, qualora la donna non avesse ottemperato, avrebbe messo seriamente in pericolo la sua stessa vita e quella dei propri congiunti.
La vicenda ha inizio alcuni mesi fa quando, attraverso “Facebook”, la vittima aveva avuto alcuni contatti con uno degli uomini coinvolti. Proprio in questa circostanza la donna, una volta carpita la fiducia, è rimasta vittima dei malfattori che hanno operato da abili “doppiogiochisti”, acquisendo nel tempo utili informazioni sul suo vissuto, riuscendo a individuarla personalmente e localizzando la sua residenza, gli usi e le abitudini, per poi successivamente porre in atto l’azione estorsiva. Nella giornata di ieri i militari operanti hanno pianificato e organizzato un servizio ad “hoc” mettendo in atto un servizio per sorprendere in flagranza i due, che con chiari ed inequivocabili segnali si erano fatti nuovamente vivi chiedendo alla vittima di procurarsi la somma 19.000 € in contanti. Gli investigatori hanno pianificato alla perfezione l’operazione, con appostamenti e pedinamenti e con l’ausilio di apparati tecnici, giungendo nell’ora e nella località esatta l’area di sosta del bivio autostradale di “Tremonzelli”, dove era stato stabilito l’incontro per la consegna del danaro (quest’ultimo accuratamente riconoscibile e segnato). Attendendo il momento propizio, osservati tutti i movimenti degli estorsori, i Carabinieri sono intervenuti appena accertato la cessione del denaro, riuscendo a bloccare i due malviventi, che nel frattempo avevano tentato di dileguarsi con l’intera somma di denaro incassata verso l’autostrada a/19, in direzione di Catania fino alla rampa d’uscita di Caltanissetta. Nel corso della perquisizione i militari oltre a trovare il denaro hanno sequestrato, oltre i telefoni cellulari in loro possesso utilizzati per l’estorsione, un coltello di genere vietato con lunghezza complessiva di 8 centimetri. I due accompagnati in caserma sono stati quindi dichiarati in arresto e dopo le formalità di rito associati presso la competente casa circondariale, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. Vi sono indagini in corso da parte dei Carabinieri della Compagnia di Petralia Sottana al fine di verificare la posizione e l’eventuale coinvolgimento di una terza persona attiva nell’inchiesta.
Palermo, 16 settembre 2011

Partinico, operazione "Scuola Sicura": tre studenti arrestati per detenzione di droga

Antonino Agnello
Nel corso di un’attività antidroga finalizzata a contrastare il dilagante fenomeno dello spaccio di droga tra i giovani, i Carabinieri del Nucleo Radiomobile del Comando Compagnia di Partinico hanno tratto in arresto in flagranza del reato di “detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio” tre studenti di Castellammare del Golfo: RUOCCO Giovanni di anni 18, AGNELLO Antonino di anni 18 e GRECO Antonino di anni 19.
Durante un posto di controllo eseguito nella Contrada Valguarnera, i Carabinieri, insospettiti dall’atteggiamento guardingo dei tre giovani che si trovavano a bordo di una Volkswagen Polo, hanno fermato l’autovettura ed hanno proceduto alle perquisizioni veicolare e degli stessi occupanti rinvenendo, occultato sotto il sedile posteriore dell’auto, un sacchetto di plastica contenente della sostanza stupefacente del tipo “marijuana”.
Tutte e tre i giovani sono stati condotti in Caserma per gli accertamenti, mentre la droga, quantificata in 96 grammi, è stata sottoposta a sequestro e verrà successivamente inviata al Laboratorio Analisi Sostanze stupefacenti del Comando Provinciale Carabinieri di Palermo, per le analisi qualitative e quantitative.
Gli arrestati su disposizione dell’Autorità Giudiziaria sono stati associati presso la Casa Circondariale “Ucciardone” di Palermo.
E’ proprio nei giorni scorsi che i Carabinieri del Comando Provinciale di Palermo, hanno annunciato con l’inizio dell’anno scolastico, la presenza dell’Arma sul territorio che ha lo scopo di contrastare l’attività degli spacciatori, di eventuali malintenzionati e di sensibilizzare gli studenti a non fare uso di droghe e sostanze stupefacenti, di bevande alcoliche, non di meno l’uso del casco alla guida del mezzo.
L’iniziativa vuole rassicurare le famiglie attraverso l’attiva presenza delle Istituzioni. Per questo i Carabinieri di Palermo, chiedono alla cittadinanza di partecipare attivamente a questa campagna segnalando all’utenza “112” del Pronto Intervento, comportamenti poco corretti o persone sospette che si aggirano nei pressi d’istituti scolastici.
Palermo, 17 settembre 2011

Mafia, strage Borsellino: inchiesta sul depistaggio

La strage di via D'Amelio
di ALESSANDRA ZINITI
C'è un nuovo filone di indagini sull'eccidio di via D'Amelio. Riguarderà il "colossale depistaggio", dicono i magistrati di Caltanissetta, legato alla manipolazione delle dichiarazioni di Vincenzo Scarantino. Indagati tre dirigenti della polizia
Chiusa l'indagine della Procura di Caltanissetta scaturita dalle recenti dichiarazioni dei pentiti Gaspare Spatuzza e Fabio Tranchina che porterà alla revisione del processo, resta invece aperta quella sul "colossale depistaggio", come lo hanno definito i magistrati nisseni, che per anni avrebbero operato alcuni degli inquirenti del gruppo Falcone-Borsellino.
Ieri il procuratore Sergio Lari ha depositato nell'ufficio della Procura generale una memoria di mille pagine con la quale chiede al pg Roberto Scarpinato la revisione del processo per le cui condanne, ormai passate in giudicato, sono in carcere degli innocenti, condannati all'ergastolo; sette uomini accusati ingiustamente dalle dichiarazioni del falso pentito Vincenzo Scarantino. Dovrebbero essere adesso scagionati e rimessi in libertà, dopo la celebrazione del processo di revisione, Salvatore Profeta, Cosimo Vernengo, Giuseppe La Mattina, Giuseppe Urso, Gaetano Murana, Natale Gambino e Gaetano Scotto. Nel nuovo processo dovrebbe ritrovarsi imputato anche Gaspare Spatuzza che si è autoaccusato del furto della 126 imbottita di tritolo poi posteggiata in via D'Amelio in attesa del giudice Borsellino.
Stralciato invece il filone d'indagine sul depistaggio dove restano iscritti tre funzionari di polizia per calunnia aggravata: Vincenzo Ricciardi, attualmente questore di Bergamo, Salvatore La Barbera, dirigente della Criminalpol a Milano, e Mario Bo, dirigente della Squadra mobile di Trieste: secondo l'accusa i tre funzionari avrebbero indotto Salvatore Candura, Francesco Andriotta e Vincenzo Scarantino a mentire in merito alle stragi del '92.
Scarantino sarebbe stato indotto ad accusarsi di essere l'autore del furto della Fiat 126 imbottita di tritolo esplosa in via D'Amelio. Le sue dichiarazioni depistanti sarebbero state "suggerite" dagli stessi investigatori che avrebbero anche "taroccato" un verbale del 1994. Agli atti dell'inchiesta sono finiti alcuni fogli con le annotazioni di un poliziotto che avrebbe imboccato Scarantino alla vigilia dei suoi convulsi e contraddittori interrogatori in aula nei sette processi celebrati sulla strage.

L'appello di Impastato su Repubblica.it: "Salviamo il casolare dove fu ucciso Peppino"

Il casolare dove venne ucciso Peppino Impastato
di SALVO PALAZZOLO
Già tantissimi i messaggi di solidarietà arrivati. Il Partito Democratico chiede un intervento urgente delle istituzioni: "Altrimenti, saremo noi a sistemare una targa sul luogo dell'assassinio". Giovanni Impastato: "Quello resta un luogo simbolo".
L'appello di Giovanni Impastato da Repubblica.it ha già raccolto tantissime adesioni. "E' davvero uno scandalo - dice - che il casolare dove fu ucciso Peppino sia ormai trasformato in una discarica. Provo rabbia ogni volta che torno in quei luoghi di contrada Feudo, a Cinisi, mi sembra un'offesa ripetuta a mio fratello. Ma adesso so che la mia rabbia è condivisa da decine, centinaia, migliaia di persone, che da stamattina continuano a manifestarmi la loro solidarietà. Adesso, so che un'unica voce sta dicendo con forza: "Salviamo la memoria di Peppino, salviamo quel luogo dove un gruppo di assassini ha tentato di mettere fine alla speranza di questa nostra terra. Sono sicuro che Peppino non si sarà rassegnato, neanche nel momento in cui l'aggredivano. Non ci rassegnamo noi alla mafia e all'indifferenza delle istituzioni".
L'appello di Giovanni Impastato è stato raccolto dal senatore del Pd Giuseppe Lumia, componente della commissione parlamentare antimafia: "Si parla tanto di lotta alla mafia - dice - e poi un luogo con una valenza significativa come quello in cui perse la vita Peppino Impastato viene abbandonato all'incuria. Il nostro Paese ha più che mai bisogno di luoghi in cui coltivare la memoria per rinnovare l'impegno antimafia, per la legalità e la giustizia". Sul caso Impastato si mobilitano anche Giuseppe Lupo, segretario siciliano del Pd; Emanuele Fiano e Andrea Orlando, presidenti del "Forum Sicurezza" e del "Forum Giustizia" del Partito Democratico. "Esistono luoghi della memoria, altari del ricordo civile, che non possono essere cancellati dall'incuria o imbrattati dall'immondizia - scrivono in una lettera aperta - . Questi luoghi sono parte della storia di uno Stato e segnano la vite di migliaia di persone. I luoghi come il casolare di contrada Feudo sono i mattoni su cui cui si costruiscono le coscienze civili di tanti ragazzi e la fonte con cui si rinnova quel nostro spirito collettivo, troppe volte straziato". Il Pd lancia un appello alla "società, alla politica, alle istituzioni, perché si attivino immediatamente per riportare quel casolare alla dignità che spetta ad un simbolo così importante della lotta alla mafia in questo Paese. Si trovino subito quei pochi soldi necessari a ripulirlo, recintarlo e per apporvi una targa e un tricolore per le generazioni che qui verranno. Lo faccia lo Stato o lo faremo noi, apponendo una targa nelle prossime settimane. Lo dobbiamo a noi stessi e ai nostri figli prima che a un ragazzo ucciso dalla mafia".

Cento sindaci contestano la Lega durante il rito dell'ampolla

Umberto Bossi
I primi cittadini di comuni torinesi e cuneesi hanno montato un gazebo a Pian del Re, dove sorge il Po, per contestare il partito: "Lontani dal Nord, comodi a Roma"
Un centinaio di sindaci della province di Cuneo e Torino stanno manifestando, con le fasce tricolori, alla festa nazionale della Lega Nord, a Pian del Re, località di Crissolo (Cuneo) dove si trova la sorgente del Po. I primi cittadini, che hanno allestito un gazebo su un versante della montagna, stanno accogliendo i militanti della Lega cantando l'Inno nazionale. Hanno esposto striscioni con le scritte "Lontani dal Nord, comodi a Roma", "Io sto con Tosi", "Giù le mani dai Comuni!!! Dov'é il federalismo?".

Milazzismo e centrosinistra. Rivelazioni di Fagone e Mannino. I servizi segreti Usa, il viaggio a Mosca di Corrao e la guerra di Ruffini

Silvio Milazzo
Mezzo secolo è trascorso, eppure il governo Milazzo, la sua breve vita e la nascita del centrosinistra in Sicilia conserva ancora enigmi e misteri. Durante il seminario organizzato dai socialisti siciliani a Palazzo dei Normanni, sono stati rivelati episodi di straordinario interesse, fino ad oggi sconosciuti. Due le testimonianze, fra le tante, che hanno suscitato interesse, quella di Calogero Mannino, che muoveva i primi passi della sua lunga carriera politica nell’agrigentino, e Piero Fagone che per il Giornale di Sicilia raccontava la cronaca parlamentare regionale. Fagone ha percorso le tappe del processo di laicizzazione della politica siciliana, fino ad allora legata mani e piedi alle volontà della Chiesa palermitana guidata con mano ferma da Ernesto Ruffini, componente della troika conservatrice del Vaticano (con Siri e Ottaviani), e la rottura con la mafia che fino ad allora aveva accesso anche nei corridoi di Palazzo dei Normanni, dove passeggiava tranquillamente Paolino Bontande, una delle teste pensanti di Cosa nostra. Ben sette le inchieste antimafia che i governi di centrosinistra presieduti da D’Angelo fecero piovere a Palermo e in Sicilia, dagli appalti al mercato ortofrutticolo.
A D’Angelo spetta il record del governo regionale più corto: durò due ore circa, perché appena eletto, il suo bilancio, con il voto segreto, fu bocciato, provocando la morte in fasce dell’esecutivo. Il centrosinistra, ricorda Fagone, nacque in Sicilia, non altrove. I dirigenti della Dc e del Psi siciliani e nazionali fecero la spola fra Roma, Palermo ed Agrigento, dove prima di ogni altra città, si preparava l’abbraccio con i socialisti, osteggiato dalla Chiesa, ed in special modo da Ernesto Ruffini. Fu la Voce cattolica, con un articolo di Monsignor Petralia di Bisacquino, a rompere l’assedio al centrosinistra con un articolo rimasto celebre per le sue conclusioni augurali (“se son rose fioriranno”).
I ricordi di Lillo Mannino completano le pagine di una vicenda politica ancora poco nota, che avrebbe cambiato la storia d’Italia. D’Angelo, racconta Mannino, aveva il compito di disarticolare il milazzismo e ci riuscì in pieno, ma fu Agrigento la culla della svolta, con Gaetano Trincanato protagonista fra gli altri delle vicende conclusive. Al fine di battere le resistenze della Chiesa, che vedevano come fumo negli occhi l’abbraccio con i socialisti, i democristiani agrigentini elessero sindaco il medico personale del Vescovo Peruzzo, un fortino inespugnabile per i fautori del centrosinistra. Poche ore dopo venne resa pubblico, da parte della chiesa locale, l’apertura del “processo” di scomunica nei confronti del neo sindaco, cui seguì il rammarico, l’imbarazzo del neo-eletto, che aveva accettato di malavoglia quell’espediente. Profittando della buona amicizia della moglie del medico Di Giovanna con il vescovo, “educata alla confidenza con Monsignore”, ricorda Lillo Mannino, organizzammo un incontro fra il neo sindaco e Mons. Peruzzo.
Il prelato indossò per l’occasione i paramenti sacri, senza alcuna concessione alla cordialità e all’amicizia. Di Giovanna comunicò al vescovo di essersi dimesso. E a quel punto, sorprendentemente, invece che un apprezzamento per l’obbedienza, ricevette un rimbrotto. “Di già”, chiosò il segretario del Vescovo. “No, precisò Di Giovanna, ho preparato la lettera e sto per inviarla”. Pensava così di evitare il processo per scomunica. A quel punto, però, successe qualcosa di inaspettato. “Sei un cretino”, fece Peruzzo con tono bonario. “Tu fai la tua parte, io la mia”.
Mannino ha anche rivelato alcuni particolari inediti della vicenda milazziana, legata ai conflitti interni alla Dc e al ruolo di Amintore Fanfani. C’è una pagina del milazzismo, ancora non scritta. Riguarda i suoi aspetti internazionali, legati ad una visita a Mosca di Ludovico Corrao, appena eletto “ministro” dei governo Milazzo, e l’intervento dei servizi segreti americani in Sicilia, suggerito sia dalla partecipazione comunista al governo e alla presunta amicizia con L’Unione Sovietica. Una parte non secondaria nel viaggio di Corrao a Mosca (“un errore”, secondo Mannino) la esercitò Emanuele Macaluso, capogruppo parlamentare comunista all’Ars e togliattiano di ferro. Sullo sfondo dell’intrigo internazionale, gli interessi dell’Eni in Sicilia e la volontà di Mattei di allacciare rapporti commerciali con i sovietici.

venerdì 16 settembre 2011

Corleone, campi di lavoro antimafia. Il Doccio in un mare di pomodori …

I volontari del "Doccio" raccolgono pomodori
Ognuno con il proprio metodo: chi seduto su una cassa, chi chinato a gambe divaricate, chi inginocchiato a modi preghiera o rannicchiato … Insomma, con le posizioni più strambe, ma con tanta volontà e allegria, anche oggi abbiamo caricato sul camion duecentoventicinque casse di pomodori. Certamente non si può non evidenziare che oggi non eravamo solo noi del Doccio ad aiutare nei campi, ma ci accompagnava il gruppo di volontari che risiede a Canicattì, con il quale ci siamo relazionati nuovamente con piacere. Sono stati poi tutti nostri ospiti a pranzo, quindi sarebbe inutile dire che Suor Maria oggi si è proprio superata! Un buon riposo dopo il lauto pranzo, anche se la sveglia di oggi, invece del solito “toc toc” bussato dal nostro Tommaso, è stata caratterizzata da lampi e tuoni…  Nonostante l’apparente cattivo tempo, il Doccio non si è perso d’animo e non si è risparmiato una buona brioche con gelato nel centro di Corleone. La giornata è finita… diciamo “uno a uno”, considerando che prima di dormire abbiamo tifato per il Napoli, che ha pareggiato con il Manchester. Ma ora, palla al centro, che domani c’è la sveglia alle 05.00, ci aspetta la vendemmia a Canicattì!