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sabato 30 aprile 2011

1° maggio, festa del lavoro. A Portella delle ginestre...

(d.p.) Sul pianoro di Portella della Ginestra, falciate dal piombo della mafia e degli agrari, caddero ben 11 persone, i cui nomi sono stati scolpiti sulla lapide posta nel luogo del massacro: Margherita Clesceri, Giorgio Cusenza, Giovanni Megna, Francesco Vicari, Vito Allotta, Serafino Lascari, Filippo Di Salvo, Giuseppe Di Maggio, Castrense Intravaia, Giovanni Grifò e Vincenza La Fata. Altre 27 persone, invece, rimasero ferite. Anche quest’anno, la Cgil ricorderà il 64° anniversario della strage di Portella della Ginestra con un corteo che partirà stamattina dalla Casa del Popolo di Piana degli Albanesi per arrivare sul pianoro teatro dell’efferato fatto di sangue, dove si svolgerà la manifestazione sindacale A Marsala, invece, sarà celebrato il Primo Maggio, con una manifestazione nazionale dal titolo “Il lavoro per unire il Paese”, indetta da Cgil, Cisl e Uil, alla quale parteciperanno  i segretari generali Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti. L’iniziativa è stata pensata dalle tre organizzazioni sindacali nell’ambito delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia, perché la cittadina siciliana, in provincia di Trapani, fu teatro l’11 maggio del 1860 dello sbarco dei Mille. Ma il Primo Maggio è anche musica. A Roma, infatti, si terrà ancora una volta il consueto Concerto. Sul grande palco di Piazza San Giovanni campeggerà lo slogan “La storia siamo noi. La storia, la patria, il lavoro”. È questo il tema artistico scelto dai sindacati confederali per l’evento musicale di quest’anno. A condurre l’edizione 2011 del “Concertone” sarà l'attore-presentatore Neri Marcorè. Tra gli artisti che si esibiranno, Enzo Avitabile, FT Raiz & Co' Sang, Bandabardò, Edoardo Bennato, Caparezza, Luca Barbarossa, Eugenio Finardi, Francesco De Gregori e Lucio Dalla, Modena City Ramblers, Gino Paoli, Daniele Silvestri, Subsonica, Paola Turci, Peppe Servillo & Fausto Mesolella, Edoardo De Angelis, Bandervish. Sul palco anche il Maestro Ennio Morricone, che dirigerà il brano “Elegia per l’Italia”, da lui composto in occasione del Concerto. Sempre sul terreno delle celebrazioni ascolteremo il “Nabucco”, “Bella Ciao”, “Volare” e l’”Inno di Mameli”.
NELLA FOTO: Dall'alto in basso e da sinistra a destra: Le undici vittime della strage. Dall’alto in basso e da sinistra a destra: Francesco Vicari, Serafino Lascari, Vito Allotta, Giovanni Megna, Giorgio Cusenza, Margherita Clesceri, Vincenza La Fata, Giuseppe Di Maggio, Castrenze Intravaia, Filippo Di Salvo, Giovanni Grifò.

Vito Lo Monaco: "Non comprate i cannoli di Piana degli Albanesi del "Cannoli and friends

Cannoli di Piana
"Chiedo a tutti di non comprare i cannoli a Piana degli Albanesi nel giorno della manifestazione 'Cannoli and friends' nel giorno in cui sara' ospite Lele Mora in segno di rifiuto critico di un consumismo amorale e negativo". Lo ha detto Vito Lo Monaco, presidente del centro Pio La Torre, durante il convegno Fillea Cgil in corso a Palazzo dei Normanni, riferendosi all'invito che il sindaco di Piana, Gaetano Caramanno (Pdl) ha rivolto a Lele Mora in occasione dell'annuale sagra del cannolo che si tiene nel comune del Palermitano dal 6 all'8 maggio. Il sindaco ha deciso di inserire la cerimonia di Portella della ginestra all'interno del programma 'Cannoli & Friends'. ''E' un invito che offende la memoria di Barbato, capo del movimento dei Fasci siciliani e le vittime della strage di Portella della Ginestra perche' demolisce la memoria democratica dei lavoratori della Sicilia e del Paese''.

Palermo, ricordando Pio La Torre e Rosario Di Salvo: Convegno sulle aziende confiscate

Pio la Torre
PALERMO – Volle con tutte le sue forze una legge che introducesse nel codice penale italiano il reato di associazione mafiosa. E, con la stessa determinazione, volle che ai boss di Cosa Nostra fossero sequestrati e confiscati i beni di provenienza illecita. Per questo, e perché si batté per la pace e contro l’istallazione dei missili Cruise a Comiso, Pio la Torre fu assassinato la mattina del 30 aprile 1982 in via Turba, a Palermo, insieme al suo collaboratore Rosario Di Salvo. A ricordarli, ieri mattina, sul luogo del tragico agguato mafioso di 29 anni fa, insieme ai familiari e ai vertici del Pd, della Cgil e del Centro “La Torre”, c’erano l’assessore del comune di Palermo Maurizio Carta, l’assessore provinciale Dario Falzone, il prefetto Giuseppe Caruso e i rappresentanti delle forze di polizia. Proprio la Fillea, il sindacato degli edili della Cgil, e il Centro “Pio La Torre” hanno voluto organizzare a Palermo il 29 e 30 aprile un convegno nazionale sul tema della bonifica e della reimmissione sul mercato delle imprese delle costruzioni sequestrate e confiscate alle mafie. «È il nostro modo di ricordare un uomo come La Torre, che per primo ha indicato strumenti di contrasto efficaci contro la mafia», ha detto il presidente del Centro, Vito Lo Monaco. Totò Lo Balbo, segretario nazionale della Fillea, ha illustrato invece le proposte del sindacato per tutelare i lavoratori delle imprese confiscate e favorirne la re immissione sul mercato. La Fillea-Cgil ropone la cassa integrazione per gli operai, la sospensione delle azioni di rivalsa nei confronti delle imprese, l’istituzione dell’albo degli amministratori giudiziari e un work tutor designato congiuntamente dalle organizzazioni sindacali e datoriali per accompagnare le imprese confiscate nella ricollocazione sul mercato. Su queste proposte, il 29 aprile a palazzo Steri, si sono confrontati Maurizio Calà, segretario della Cgil di Palermo, il prof. Giovanni Fiandaca, il giudice Francesco Menditto di Napoli, il pm Gaetano Paci di Palermo, il dott. Dario Caputo dell’Agenzia per i beni confiscati, e Serena Sorrentino, segretaria nazionale della Cgil. Il 30, invece, nella sala gialla di Palazzo dei Normanni, il confronto e continuato tra Walter Schiavella, segretario generale della Fillea nazionale, la segretaria generale della Cgil Sicilia Mariella Maggio, il rappresentante dell’Ance Andrea Vecchio, Claudio Giardullo, del Silp-Cgil, e Giacomo Messina, presidente della coop Calcestruzzi Ericina Libera di Trapani.

Dino Paternostro

Cracolici (Pd): "Il messaggio di Pio la Torre è ancora attuale"

Antonello Cracolici
“Le battaglie di Pio la Torre contro i missili a Comiso e per rendere la Sicilia una vera isola di pace ed il suo impegno contro la mafia e sulla confisca dei beni sono incredibilmente  attuali”. Lo dice il presidente del gruppo parlamentare PD all’Ars, Antonello Cracolici ricordando il segretario regionale del PCI ucciso dalla mafia il 30 aprile del 1982 insieme con il suo collaboratore Rosario Di Salvo. “Sono passati ventinove anni,  - continua Cracolici - ma il ricordo di quel drammatico momento è incredibilmente vivo nella nostra memoria. Pio La Torre e Rosario Di Salvo rappresentano ancora oggi uno straordinario punto di riferimento per chi vuole lavorare e impegnarsi per una Sicilia forte e libera da ogni condizionamento”.

Finanziaria: Oddo, sventato un golpe, centrodestra voleva affossare la Sicilia

“Abbiamo sventato un golpe: un pezzo del centrodestra, in accordo con chi a Roma lavora dall’interno del governo Berlusconi per affondare la Sicilia, ha remato contro per sabotare la manovra finanziaria. Ma non ci sono riusciti”. Lo dice Camillo Oddo, deputato regionale del PD e vicepresidente dell’Ars. “In questa manovra – aggiunge - abbiamo puntato a tutelare scuola, università, sanità, e soprattutto abbiamo puntato a risanare, con una vera e propria operazione-verità, il bilancio della Regione che per anni è stato saccheggiato dal centrodestra che preferiva la finanza creativa”. “Ma soprattutto - aggiunge - la manovra finanziaria di oggi pone rimedio al settore forestale siciliano nonostante il perdurante atteggiamento del governo nazionale che con la vicenda dei Fondi Fas mira a massacrare il meridione e la Sicilia in particolare. La Regione, facendo ricorso ad anticipazioni con fondi propri, garantisce 242 milioni di euro all’Azienda Foreste demaniali e 144 d milioni di euro al Dipartimento Foreste per a garantire le attività del servizio antincendio boschivo per l’anno 2011. Con tali risorse, fra l’altro, si rispetta l’accordo siglato con le organizzazioni sindacali del settore nel 2009 e l’intesa raggiunta pochi giorni con gli stessi soggetti assicurando il regolare e veloce avvio della campagna antincendio 2011. Vengono così messi a tacere le voci fatte circolare ad arte – prosegue Oddo - che miravano a creare confusione e preoccupazione nei lavoratori che saranno, invece, chiamati in servizio nei prossimi giorni. Ora il nostro impegno politico deve continuare puntando a riformare, finalmente, il settore e creare una vera e propria ‘economia della montagna’ dando stabilità lavorativa a questa categoria”.

Il boss mafioso Totò Riina: "Sono un parafulmine"

Totò Riina
MILANO - Un "parafulmine" su cui ricadono "tutte le disgrazie", ma anche "una persona seria che quindi non parla". Così si è definito Totò Riina, capo dei capi di Cosa nostra, che stamani è stato interrogato dal gip di Milano Stefania Donadeo per rogatoria, perchè a suo carico due giorni fa è stata emessa una nuova ordinanza di custodia cautelare dai magistrati di Napoli con l'accusa di aver ordinato la strage del rapido 904 che il 23 dicembre 1984 provocò 16 morti. Riina, interrogato nel carcere milanese di Opera, si è avvalso della facoltà di non rispondere e quindi non ha voluto dire nulla in merito alle accuse. A quanto si è appreso, però, il boss avrebbe pronunciato soltanto poche parole, spiegando di sentirsi come un parafulmine su cui ricadono tutte le disgrazie. Alle domande del giudice però non ha voluto rispondere perché "io sono una persona seria - avrebbe detto - e quindi non parlo". Riina inoltre ha raccontato anche di avere problemi di cuore e di fegato, ma di essere lucido mentalmente, nonostante le non buone condizioni fisiche.

Lele Mora a Portella della Ginestra. Bufera sul sindaco di Piana degli Albanesi. "E' come mettere insieme il sacro col profano", dicono i familiari delle vittime

Manifestazione a Portella negli anni '50
Il primo cittadino, Gaetano Caramanno (Pdl) ha deciso di inserire la cerimonia in memoria dell'eccidio nel programma della sagra "Cannoli & Friends" alla quale parteciperà il manager dello spettacolo coinvolto nel caso Ruby. Protesta anche il Papas di Piana Stefano Plescia: "Sul sangue e sul pianto dei familiari delle vittime non si può organizzare un evento mondano".
È polemica sull'iniziativa del sindaco di Piana degli Albanesi (Palermo) Gaetano Caramanno (Pdl) di inserire la cerimonia di Portella della ginestra all'interno del programma "Cannoli & Friends" che si terrà a Piana dal 6-8 maggio. Alle manifestazioni sarà presente anche Lele Mora, organizzatore di una delle gare. Sabato 7 maggio alle 11, in occasione della festa del cannolo, è prevista la scopertura di un affresco nel piazzale di Portella in cui il 1° maggio 1947 avvenne la strage dei contadini che erano andati lì per la festa dei lavoratori. Morirono 12 persone. "E' come mettere insieme il sacro con il profano. Bisogna avere rispetto per Portella, non si può accomunare la prima strage di Stato a un evento commerciale, per quanto di richiamo turistico", dichiara il segretario della Cgil di Palermo Maurizio Calà. A Piana degli Albanesi già sono insorti i familiari delle vittime della strage di Portella della Ginestra, che invitano il sindaco di Piana degli Albanesi a rinviare a una data più consona la presentazione dell'affresco raffigurante Gesù Cristo realizzato in ricordo dei caduti di Portella. Il dipinto sarà inaugurato nel piazzale di Portella della Ginestra e resterà lì all'aperto. "E' una provocazione inqualificabile che offende non solo la memoria delle vittime ma anche le persone perbene - dicono i familiari delle vittime, riuniti nell'associazione "Ginestra" - Portella per noi è memoria dei morti caduti mentre il cannolo è una festa".
"L'iniziativa del sindaco Gaetano Caramanno - aggiunge Francesco Petrotta, esponente della Camera del Lavoro di Piana e storico - è incomprensibile perché di fatto non aiuta a creare quel clima di concordia tra tutte le componenti della comunità (familiari delle vittime, autorità ecclesiastiche, organizzazioni sindacali, forze politiche ed istituzionali) indispensabile per commemorare degnamente i caduti di Portella del Primo Maggio 1947". Una dura posizione viene anche dal Papas di Piana Stefano Plescia: "Portella è un avvenimento doloroso che va ricordato in altri modi, con convegni, libri e ricerche, non certo con una festa del cannolo che è solo uno sciupio di denaro. Sul sangue e sul pianto dei familiari delle vittime non si può organizzare un evento mondano. Come si fa a mettere insieme queste due cose per me è incomprensibile e lo dico come sacerdote e come persona. Non sono favorevole a questo spreco di denaro: anziché dare cannoli gratis, il denaro si può usare in modo più edificante e costruttivo".
La Repubblica-Palermo - 29.04.2011

Sequestri per 22 mln di euro al boss palermitano "Ginu u mitra"

PALERMO - Beni e attività imprenditoriali per un valore complessivo di 22 milioni di euro, riconducibili a Luigi Abbate, "uomo d'onore" del mandamento mafioso di Porta Nuova, sono stati sequestrati dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo su proposta del questore. Luigi Abbate, conosciuto con il soprannome di "Gino u mitra" per la sua particolare abilità nell'uso delle armi, fa parte di una famiglia di noti pluripregiudicati. "Un solidale e compatto gruppo imprenditoriale mafioso - scrivono gli investigatori - all'interno del quale ciascuno dei consaguinei ha svolto il ruolo di prestanome, offrendo un importante contributo per il conseguimento dei fini illeciti realizzando una rete di società cooperative, la maggior parte dedite all'attività di raccolta e smaltimento rifiuti, strettamente collegate all'impresa principale, 'Italia 90', con finalità dirette a monopolizzare il settore". Nel corso delle indagini è stata accertata l'origine mafiosa di alcune società riconducibili ad Abbate specializzate nell'attività di raccolta, trasformazione e smaltimento di rifiuti solidi urbani, rifiuti speciali e scarti industriali. In particolare l'attenzione degli investigatori si è concentrata su "Italia 90", una società con sede legale a Palermo e sede operativa a Ospedaletto Lodigiano (Lo) dove si è aggiudicata oltre 40 gare d'appalto indette da molti comuni delle provincie di Lodi e Cremona, ma anche della Regione Lombardia e Liguria. Gli investigatori hanno individuato numerosi rapporti bancari intestati alla societa e usati per movimentare ingenti flussi di denaro non giustificati dall'esigua redditività dell'attività imprenditoriale svolta. La società, formalmente intestata ai coniugi Maria Abbate e Claudio Demma, la prima in qualità di procuratrice il secondo in qualità di socio unico, si sarebbe aggiudicato le gare d'appalto con violenze e intimidazioni nei confronti delle imprese concorrenti e minacce anche nei confronti di funzionari delle stazioni appaltanti, che venivano indotti a svelare informazioni coperte dal segreto d'Ufficio. Oltre a "Italia 90" la polizia ha sequestrato un'altra società riconducibile ad Abbate di recente costituzione, la "Ecoitalia Ambiente s.r.l.", con sede a Palermo, sempre destinata all'attività di riciclaggio, trasformazione e smaltimento di rifiuti solidi urbani.

Convegno nazionale della Fillea-Cgil a Palermo: aziende confiscate alla mafia, primato in Sicilia

PALERMO - Le aziende confiscate alla criminalità organizzata, in Italia, nell'ultimo anno, sono state 1.377, di cui 54 a titolo definitivo. Quelle in gestione anche da destinare, e per lo più inattive, invece 232, vale a dire il 16,8 per cento del totale complessivo. Sono alcuni dati forniti dall'Agenzia nazionale sui beni confiscati, nel corso della giornata di studi organizzata in collaborazione da Fillea e Cgil con il Centro La Torre. Secondo i dati, l'84 per cento delle aziende confiscate rientrano in tre categorie principali: srl (643), imprese individuali (325) e società in accomandita semplice (199). La regione con il maggior numero di aziende confiscate è la Sicilia, dove dato arriva a toccare il 37,6 per cento; seguono Campania (19,6), Lombardia (14,2), Calabria (8,2) e Lazio (8). Le aziende uscite dalla gestione controllata sono 431, pari al 31,3 per cento del totale. Per 250 di loro è stata ottenuta la cancellazione dal Registro delle imprese; per 123 è stata conclusa la procedura di scioglimento e messa in liquidazione. Le restanti, che rappresentano il 4,2 per cento del totale uscito dalla gestione, sono riconducibili alla fattispecie della vendita (45) e della revoca della confisca (13). Sul fronte dei rapporti bilaterali, l'agenzia è attiva in Argentina e Spagna: a livello comunitario, collabora con la Commissione europea. In particolare è in programma a Roma la visita di una delegazione argentina per arrivare alla firma di un protocollo d'intesa con le autorità per avviare forme di collaborazione sull'utilizzo dei beni confiscati. Tra le situazioni patrimoniali che producono reddito, e che rientrano tra i beni in carico all'Agenzia nazionale dei beni confiscati, sono stati citati il 'Lido dei ciclopi' di Catania e la società 'Strasburgo srl' di Palermo. Tra le situazioni più difficili l'hotel San Paolo di Palermo, una struttura con 354 stanze, che subisce perdite in seguito a difficoltà di mercato. Molto complesso risulta, infine, il sequestro dei beni riconducibili a Massimo Ciancimino.

giovedì 28 aprile 2011

Palermo. Accordo Flai-Cgil, Fai-Cisl, Uila-Uil e il governo regionale. Revocato lo sciopero dei forestali di domani

PALERMO - Revocato dai sindacati di categoria lo sciopero generale dei lavoratori agricoli e dei forestali che era stato stato proclamato per domani. La decisione di Flai Cgil, Fai Cisl, Uila Uil siciliane segue un incontro con gli assessori regionali alle risorse agricole e al territorio e ambiente, Elio D'Antrassi e Gianmaria Sparma, conclusosi con la firma di un accordo. "Un buon risultato - dicono Salvatore Tripi (Flai), Fabrizio Colonna (Fai), e Gaetano Pensabene (Uil) - che ci dà assicurazioni su lavoro forestale, sul futuro dell'Esa, e sull'associazione degli allevatori (Aras). Naturalmente - aggiungono - vigileremo sul fatto che gli impegni presi siano recepiti nella finanziaria e per questo domani terremo un presidio davanti l'Ars in coincidenza con i lavori d'aula". L'intesa in questione impegna il governo a inserire nella legge Finanziaria le risorse necessarie per le attività di manutenzione dei boschi (245 milioni) e per l'antincendio (145 milioni), in attuazione di un accordo del 2009. I forestali saranno avviati al lavoro cinque giorni dopo la pubblicazione della Finanziaria sulla Gazzetta ufficiale e in ogni caso non oltre il 10 maggio. Saranno inoltre revocate già da oggi le sospensioni di lavoratori nelle province e ripartirà il tavolo tecnico sul riordino del settore. I sindacati fanno inoltre sapere che "il governo ha assicurato che non c'è alcuna ipotesi di soppressione dell'Esa". Per quanto riguarda l'Aras, il governo ha assicurato l'avvio di un confronto con l'Aia, associazione italiana allevatori: "L'amministrazione - concludono i sindacalisti - colmerà i vuoti di eventuali fondi non trasferiti per il 2009-2010".

Ciminna. Inaugurazione MOSTRA "ETIOPIA 1935-36”

Sabato 30 aprile alle ore 16 presso il nuovo Polo Museale dell’ex Ospedale Santo Spirito di Ciminna (Palermo) sarà inaugurata la Mostra fotografica: "ETIOPIA 1935-36. Un soldato racconta la guerra coloniale", che ospita una selezione delle immagini scattate da Francesco Monastero (1905-1982), infermiere originario di Ciminna, durante la sua partecipazione al conflitto bellico che portò alla “conquista dell’impero”. Le foto ritraggono operazioni militari e spostamenti navali, ma anche gruppi di etiopi, aerei in volo, paesaggi naturali, scene di vita quotidiana nei villaggi. La mostra è organizzata dall’Unione dei Comuni “San Leonardo” e dall’associazione culturale “Millestorie”. Alla presentazione dell’iniziativa interverranno: GIUSEPPE LEONE, sindaco di Ciminna, GIOVANNA MONASTERO, nipote dell’Autore, YODIT ABRAHA della Comunità Etiopica di Palermo, MARIO BOLOGNARI dell’Università degli studi di Messina, RENATO TOMASINO dell’Università degli Studi di Palermo, gli studiosi ROBERTA MELLUSO, ROSARIO PERRICONE, SANTO LOMBINO, ARTURO ANZELMO. Agli intervenuti sarà distribuita copia del catalogo con testi e foto edito per l’occasione. Nel corso dei lavori sarà proiettato un cortometraggio sul tema realizzato dal regista Paolo Paparcuri.

Palermo, ricordando Pio La Torre e Rosario Di Salvo

Pio La Torre
Il prossimo 29 e 30 aprile sono in programma numerose iniziative in ricordo di Pio La Torre, segretario siciliano del Pci, e Rosario di Salvo, suo collaboratore, uccisi dalla Mafia il 30 aprile 1982. Si inizierà alle ore 9,00 del 29 aprile. Al Teatro Biondo il Centro Pio La Torre, presieduto da Vito Lo Monaco, organizza la presentazione dei risultati dell’indagine sulla percezione dei giovani del fenomeno mafioso realizzata dal centro. All’iniziativa prenderanno parte Tiziana Di Salvo, Franco La Torre e l’assessore regionale ai Beni Culturali, Sebastiano Missineo. Nel corso della giornata sarà presentato il cd musicale “Cantico d’amore” di Moffo Schimenti e Libere Note. Alle 15,00 a Palazzo Steri, la Fillea-Cgil organizza una giornata di studio su “Le imprese delle costruzioni sequestrate e confiscate”. Parteciperanno, tra gli altri, Salvatore Lo Balbo, segretario nazionale Fillea, Maurizio Cala, segretario della Cgil di Palermo, il prof. Giovanni Fiandaca, direttore del DEMS, Gaetano Paci, sostituto procuratorie di Palermo.
La mattina del 30 aprile – alle ore 9,00 – si svolgerà la commemorazione ufficiale in via Turba, sul luogo dell’assassinio. A seguire a Palazzo dei Normanni verrà illustrata “La proposta della Fillea-Cgil per la bonifica e l’immissione nell’economia delle imprese sequestrate e confiscate alle mafie”. Parteciperanno: Vito Lo Monaco, presidente del centro La Torre, Andrea Vecchio dell’Ance, Francesco Cascio, Presidente dell’Ars, Mariella Maggio, segretario regionale della CGIL, Pier Giorgio Morosini, segretario generale di Magistratura Democraica. È previsto, inoltre, un intervento video del segretario nazionale della Cgil, Susanna Camusso.

Scuola, Graduatorie, 60 deputati soddisfatti dopo incontro con Gelmini

Il ministro Gelmini
“L’incontro, tenutosi questa mattina a Montecitorio, con il ministro Gelmini ha sortito l’esito che ci aspettavamo”. Lo dicono, in una nota congiunta, Tonino Russo (Pd), Pippo Fallica (Fds), Alessandro Pagano (Pdl), Alessandra Siragusa (Pd) e Luisa Capitanio Santolini (Udc), che stamattina, hanno incontrato il ministro dell’istruzione. L’incontro era stato sollecitato, nelle settimane scorse da 60 parlamentari sull’aggiornamento delle graduatorie provinciali dei docenti. “Verrà rispettata la sentenza n. 41/11 della Corte Costituzionale, il successivo richiamo del presidente Napolitano e la sentenza del Consiglio di Stato, giunta ieri, proprio alla vigilia dell’incontro. I docenti precari – prosegue la nota – avranno la possibilità di trasferirsi nella graduatoria di un’altra provincia con l’inserimento a pettine e senza penalizzazione in coda. Giudichiamo positivo anche l’intento di procedere alle immissioni in ruolo in tutti i posti disponibili e vacanti, con un piano triennale ancora da verificare e definire”. “Giudichiamo accettabile anche la scelta di portare a tre anni la durata delle graduatorie ed a cinque la permanenza nella provincia scelta in caso di ottenimento del contratto a tempo indeterminato. Nei prossimi giorni sarà varato un provvedimento legislativo che rispecchierà tali concetti che verranno perfezionati nei dettagli durante il dibattito parlamentare. Ovviamente – concludono – manterremo vigile la nostra attenzione anche nelle prossime fasi”.
28 aprile 2011

La Corte di Giustizia Ue ha bocciato il reato di clandestinità

La Corte di Giustizia della Ue ha bocciato la norma italiana che prevede il reato di clandestinità, introdotto nell'ordinamento italiano nel 2009 nell'ambito del "pacchetto sicurezza" e che punisce con la reclusione gli immigrati irregolari. La norma - spiegano i giudici europei - è in contrasto con la direttiva europea sui rimpatri dei clandestini. Nell'esprimere il suo verdetto, la Corte, composta da un giudice per ognuno degli Stati membri dell'Unione, assolve alla più importante delle sue prerogative: garantire che la legislazione Ue sia interpretata e applicata in modo uniforme in tutti i paesi dell'Unione per rendere effettivo il principio che la legge è uguale per tutti. Il reato di clandestinità introdotto in Italia non è alla sua prima bocciatura. el giugno dello scorso anno anche la Corte Costituzionale si era espressa ulla illegittimità dell'aggravante di clandestinità nei confronti degli mmigrati irregolari perché "discriminatoria", in contrasto con il principio di guaglianza sancito dall'articolo 3 della Costituzione "che non tollera irragionevoli diversità di trattamento". Aggravante introdotta col primo "pacchetto sicurezza" del governo, che prevede un aumento di pena fino a un terzo. Allo stesso tempo, però, la Consulta aveva sostanzialmente dato il via libera alla legittimità dello stesso reato di clandestinità, punito con l'ammenda da 5 mila a 10 mila euro.

Sterpaglie ed escrementi animali nel luogo dell'agguato a La Torre e Di Salvo. Davide Faraone: “La memoria va curata e non sporcata”.

PALERMO, 28 APR. - “La memoria va curata e non sporcata”. E’ il titolo dell’iniziativa che “Lo Strappo”, il gruppo di cittadine e di cittadini che condividono e sostengono la candidatura a sindaco di Davide Faraone, ha organizzato domani, 29 aprile 2011, alle ore 12.30, in Via Vincenzo Li Muli, luogo dell'agguato mafioso in cui il 30 aprile 1982 persero la vita Pio La Torre e Rosario di Salvo. Le ragazze e i ragazzi dello Strappo, alla vigilia dell’anniversario della morte dei due dirigenti comunisti, puliranno il marciapiede in cui campeggia la lapide dei due martiri antimafia invaso da sterpaglie ed escrementi animali. “Se il Comune non cura la memoria - si legge in una nota - allora ci penseremo noi. Pio La Torre e Rosario Di Salvo rimangono per noi due esempi di una politica che mette al centro la questione morale, il futuro della Sicilia e delle nuove generazioni. Questa memoria per noi va curata e non sporcata”. All’iniziativa parteciperà Davide Faraone, capogruppo del Pd al Comune di Palermo.

mercoledì 27 aprile 2011

Strage del rapido 904: "Il mandante fu Riina"

Il boss mafioso Totò Riina
NAPOLI - Un'ordinanza di custodia cautelare è stata emessa nei confronti del boss di Cosa nostra Totò Riina nell'ambito dell'inchiesta, coordinata dalla Dda di Napoli, sulla strage del rapido 904, che causò 15 morti, avvenuta il 23 dicembre 1984. Riina è indicato come mandante della strage, per la quale è stato già condannato con sentenza definitiva, tra gli altri, il boss mafioso Pippo Calò. La strage, secondo quanto emerge dagli sviluppi dell'inchiesta, sarebbe stata la prima risposta ai mandati di cattura relativi al maxi processo a Cosa nostra emessi nel settembre 1984 dai giudici Falcone e Borsellino. L'obiettivo dell'attentato, ritengono i magistrati, fu quello di distogliere l'impegno dello Stato dalla lotta alla mafia verso la diversa finalità del terrorismo eversivo. L'episodio si sarebbe inserito nella cosiddetta strategia stragista perseguita dall'ala corleonese della mafia allo scopo di condizionare gli esiti del maxi processo a Cosa nostra del quale l'attentato fu di fatto una risposta. L'ordinanza di custodia cautelare a carico di Totò Riina è stata notificata stamattina al boss dai carabinieri del Ros. E' stata firmata dal gip di Napoli, Carlo Modestino su richiesta del pm della Dda, Paolo Itri e Sergio Amato, e del procuratore aggiunto Sandro Pennasilico. A quanto si è appreso dalla nuova inchiesta condotta dalla Dda partenopea, sarebbe emerso, tra l'altro, che per la strage del Rapido 904 - proveniente da Napoli e diretto a Milano - sarebbe stato utilizzato lo stesso tipo di esplosivo adoperato per la strage di via D'Amelio, in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta. Dalle dichiarazioni di vari collaboratori di giustizia è emerso che almeno una parte dell'esplosivo utilizzato sul treno sarebbe stato trasportato presso la stazione centrale di Napoli e introdotto a bordo da camorristi attivi nelle zone della Sanità e di Forcella.

Vittorio Arrigoni: "Gaza. Restiamo umani"

martedì 26 aprile 2011

Dalla trattativa ai candelotti di dinamite: tutti i misteri del rampollo di Don Vito

Massimo Ciancimino
di ENRICO BELLAVIA
Da tre anni ormai Massimo Ciancimino gioca la sua partita giudiziaria da imputato, condannato e testimone. Ha parlato, frenato, corretto il tiro, promesso documenti, consegnato fotocopie. Da tre anni ormai, Massimo Ciancimino gioca la sua partita giudiziaria da imputato condannato e testimone. La trattativa Stato-mafia, i referenti di Cosa nostra nelle istituzioni, i misteriosi agenti dei servizi che agivano da ufficiali di collegamento, le stragi del 1992, gli investimenti del padre. Per ogni capitolo, un mistero irrisolto. Per ogni mistero i molti dubbi intorno alle parole di un ex figlio di papà, allevato nei lussi di un tesoro illegale, che ha saputo gestirsi mediaticamente fino a diventare per molti un'icona dell'antimafia da cui attendersi la verità delle verità sulla stagione più fosca e buia della nostra storia recente. LEGGI TUTTO

IL SONDAGGIO. "La mafia è più forte dello Stato". Così la pensano gli studenti

Indagine del Centro Pio La Torre che ha intervistato oltre 2.500 ragazzi di tutte le scuole italiane. Atto d'accusa alla politica. Secondo gli studenti italiani la politica è compromessa con la mafia e Cosa nostra è più forte dello Stato. Sono i dati più rilevanti, e allarmanti, che emergono dall'indagine condotta per il quinto anno dal Centro Pio La Torre. Sono stati coinvolti oltre 2.500 studenti di novantaquattro scuole distribuite su tutto territorio italiano. I ragazzi si ritrovano nella lotta a Cosa nostra. Dalle Alpi alla Sicilia è unanime la condanna alla mafia da parte dei giovani partecipanti al Progetto educativo del Centro La Torre. Ma la politica viene ritenuta indietro in questo percorso, in quanto compromessa con Cosa nostra per il 95% degli intervistati. Per il 53% la mafia è più forte dello Stato. LEGGI TUTTO

lunedì 25 aprile 2011

La manifestazione del 25 aprile a Palermo

Un momento della manifestazione a Palermo
"La Resistenza continua". La cerimonia per la Liberazione con partigiani, esponenti dell'Anpi, militari. Corone di fiori e striscioni per ricordare i martiri per la libertà
"La resistenza continua": uno striscione nello storico Giardino Inglese di Palermo per celebrare questa mattina il 25 aprile. Partigiani, esponenti dell'Anpi, bersaglieri, militari e forze dell'ordine e persino anarchici, tutti sotto le insegne del tricolore e della memoria. Ottavio Terranova, presidente del Comitato provinciale dell'Anpi, ha sottolineato "quanto sia importante, in una situazione come quella che sta vivendo il nostro Paese, questa manifestazione: occorre un impegno di tutti coloro che credono nei valori della Resistenza e della democrazia per difendere i valori della Costituzione sotto attacco fin dal primo articolo". LEGGI TUTTO

LIBERAZIONE. Napolitano: "Serve responsabilità nazionale". Corteo a Milano, contestata la Moratti

Il ministro della Difesa Ignazio La Russa contestato all'Altare della Patria a Roma. Fini ai militari italiani ad Herat. "Il vostro impegno il modo migliore per ricordare la Liberazione". Nel pomeriggio nel capoluogo lombardo la manifestazione dei partigiani dell'Anpi: fischi (ma anche applausi) per il segretario del Pd e per la brigata ebraica. LEGGI TUTTO

domenica 24 aprile 2011

Appello dell'Anpi per il 25 aprile, festa della Liberazione dal nazi-fascismo

“Cari compagni, ora tocca a noi. Andiamo a raggiungere gli altri tre gloriosi compagni caduti per la salvezza e la gloria d'Italia. Voi sapete il compito che vi tocca. Io muoio, ma l'idea vivrà nel futuro, luminosa, grande e bella. Siamo alla fine di tutti i mali. Questi giorni sono come gli ultimi giorni di vita di un grosso mostro che vuol fare più vittime possibile. Se vivrete, tocca a voi rifare questa povera Italia che è così bella, che ha un sole così caldo, le mamme così buone e le ragazze così care. La mia giovinezza è spezzata ma sono sicuro che servirà da esempio. Sui nostri corpi si farà il grande faro della Libertà” . Giordano Cavestro (“Mirko"), 18 anni, studente di Parma, medaglia d’oro al valor militare, scrisse questa lettera appena prima di essere fucilato dai nazifascisti il 4 maggio 1944. Il 25 aprile ha il suo nome. Il 25 aprile ha il nome di tutti quei meravigliosi ragazzi e ragazze che immolarono la loro breve vita, senza alcuna esitazione, alla causa della liberazione del proprio Paese dalla tirannia nazifascista. Il 25 aprile avremo i loro nomi nel cuore, nella coscienza, e li diffonderemo nelle piazze, ne faremo una ragione di impegno, ancora, per il futuro di una democrazia che, come sappiamo, come vediamo, non è data una volta per tutte, non vive di respiri propri, ma va irrobustita, vivificata, giorno per giorno. Il 25 aprile diremo il nome di Giordano Cavestro a quei senatori della destra, che stanno tentando, con una ignobile proposta di legge, di abrogare la XII disposizione transitoria della Costituzione che vieta la riorganizzazione del partito fascista. Diremo NO! E’ una vergogna, un oltraggio ai caduti per la libertà. All’Italia intera. Il 25 aprile diremo che dalla Liberazione non si torna indietro. Da tutte le piazze, vie, scuole, caserme, mostreremo ancora una volta, e questa volta di più, il volto dell’Italia più bella e civile: quella che non dimentica. L’Italia democratica e antifascista.

Tranchina adesso collabora: "Ho comprato io i telecomandi per la strage di via D’Amelio. Per chi si votava? Per Forza Italia"

Fabio Tranchina
PALERMO - Dopo l'arresto con l'accusa di mafia e concorso nella strage di via D'Amelio a Palermo Fabio Tranchina ha raccontato ai pubblici ministeri di Firenze, Alessandro Crini e Giuseppe Nicolosi: "Dopo la strage di Capaci e prima, o subito dopo, la strage di via D'Amelio, ma mi sembra dopo, Giuseppe Graviano mi chiese di comprargli un telecomando Uht che gli serviva, mi disse, per un cancello". LEGGI TUTTO

Roma, manifesti con le squadracce fasciste

L'Anpi del centro di Roma denuncia: «Sono arrivati anche all'Esquilino i vergognosi manifesti sul 25 aprile che da ieri vengono affissi in tutta Roma. L'immagine di un camion con sopra una squadraccia fascista è sormontata dalla scritta 25 aprile. Buona pasquetta. Il manifesto è firmato con tre fasci littori. I manifesti attaccati da pochi minuti, in quanto ancora umidi di colla, sono comparsi oggi nella zona di Santa Maria Maggiore e di via Giolitti. Chiediamo l'immediato intervento delle forze dell'ordine per individuare gli autori di questo atto vergognoso e all'amministrazione comunale di intervenire immediatamente per rimuovere tali manifesti». Lo scrive l'associazione dei partigiani in una nota firmata Anpi Sezione Esquilino, Monti,Celio Pd Esquilino, Cittadinanzattiva Roma centro, Esquilinotizie. «Il 25 Aprile è la giornata della Liberazione del nostro paese dalla tirannide nazifascita È una data fondante della nostra democrazia che deve essere difesa da tutte le Istituzioni - continua la nota - Vogliamo sollecitare tutti i cittadini ad essere presenti all'appuntamento di lunedì 25 aprile a Porta San Paolo dalle ore 9.30 per commemorare tutti insieme la giornata della Liberazione». Il sindaco Alemanno condanna «in maniera ferma, a nome di tutta l'Amministrazione capitolina, i manifesti affissi sui muri di alcuni quartieri della città che offendono la memoria storica del nostro Paese. Ho dato mandato ad Ama di rimuovere immediatamente i manifesti offensivi sulla giornata della Liberazione che sono apparsi questa mattina in alcune zone della città». A Milano bruciati addobbi
Gli addobbi del monumento alla resistenza, nei pressi del cimitero, sono stati bruciati questa notte da alcuni sconosciuti a Corsico, grosso centro del milanese. Sul posto sono stati trovati alcuni giornali anneriti dalle fiamme che dovrebbero essere serviti ad appiccare il fuoco. Portati via anche gli addobbi del monumento agli alpini in via Grandi. Lunedì mattina nella città è previsto un corteo con partenza dal palazzo comunale di via Roma che si concluderà proprio al monumento alle 12,30 con i discorsi del sindaco del Pd Maria Ferrucci e di un rappresentante dell'Anpi.
Bologna, vandalismo a Zola
Corone di fiori bruciate al monumento di Monte Capra. È l'atto vandalico contro cui il sindaco di Zola, Stefano Fiorini, e Andrea Passuti, presidente dell'Anpi «Alba Maldini» di Zola, esprimono in una nota «vergogna e condanna. Questi atti offendono profondamente tutti i sacrifici fatti da quegli uomini e donne che a proprio rischio e pericolo hanno lottato per permetterci di ottenere i valori di democrazia e libertà sanciti dalla nostra Costituzione, e che oggi vengono costantemente attaccati». Per Fiorini e Passuti, «assistere a queste offese, spinge ad impegnarci con ancora più forza e determinazione per difendere i valori etici e sociali conquistati». Anche la Lega Nord di Zola Predosa condanna l'attentato al cippo dei caduti. «Non è la prima volta che avvengono episodi incresciosi al monumento ai caduti della battaglia di Monte Capra, dove ogni anno il 20 aprile si tiene la cerimonia per commemorare la liberazione di Zola Predosa», commenta in un comunicato stampa il capogruppo in Consiglio Francesco Lari. «Noi condanniamo senza riserve lo stupido gesto e invitiamo a non sottovalutare questi episodi di intolleranza sempre più frequenti che avvelenano la civile convivenza», conclude l'esponente del Carroccio.
23 aprile 2011

venerdì 22 aprile 2011

Vogliono boicottare il referendum: rompiamo il silenzio

di Giuseppe Giulietti*
Non bisogna cadere nella trappola, bisogna comportarsi come se le votazioni fossero domattina. Ed ora ci riproveranno con i referendum sull'acqua, come per altro ha già annunciato il ministro Romani. Così, dopo aver imbrogliato le carte sul nucleare, cercheranno di fare lo stesso con gli altri quesiti, in modo da svuotare la consultazione e da impedire che il referendum sul legittimo impedimento, quello che turba i sonni del capo, sia affossato per mancanza di quorum. Siamo in presenza di una colossale truffa che dovrebbe trovare la risposta unitaria anche di chi non ha firmato i referendum, persino di chi non li condivide in parte o in tutto. Lo strappo democratico che si è già consumato non può essere archiviato, magari per non scontentare gli interessi di chi già si lecca i baffi ed il conto in banca al pensiero dei soldi che potrà ricavare dalle privatizzazioni degli acquedotti. LEGGI TUTTO

I cittadini calpestati

di STEFANO RODOTÀ
Stefano Rodotà
Ogni giorno ha la sua pena istituzionale. Davvero preoccupante è l'ultima trovata del governo: la fuga dai referendum. Mercoledì si è voluto cancellare quello sul nucleare. Ora si vuole fare lo stesso con i due quesiti che riguardano la privatizzazione dell'acqua. Le torsioni dell'ordinamento giuridico non finiscono mai, ed hanno sempre la stessa origine. È del tutto evidente la finalità strumentale dell'emendamento approvato dal Senato con il quale si vuole far cadere il referendum sul nucleare. Timoroso dell'"effetto Fukushima", che avrebbe indotto al voto un numero di cittadini sufficiente per raggiungere il quorum, il governo ha fatto approvare una modifica legislativa per azzerare quel referendum nella speranza che a questo punto non vi sarebbe stato il quorum per il temutissimo referendum sul legittimo impedimento e per gli scomodi referendum sull'acqua. Una volta di più si è usata disinvoltamente la legge per mettere il presidente del Consiglio al riparo dai rischi della democrazia. LEGGI TUTTO

Palermo, scioperano ad oltranza i forestali

PALERMO - I sindacati dei forestali, dopo aver abbandonato ieri il tavolo delle trattative con gli assessori Gianmaria Sparma ed Elio D'Antrassi, hanno proclamato uno sciopero regionale a oltranza a partire dal 29 aprile davanti alla presidenza della Regione. Dalla provincia di Palermo è previsto l'arrivo di 30 pullman di forestali. "Pianteremo anche le tende, non ce ne andremo da piazza Indipendenza fino a quanto i 1.760 lavoratori dell'antincendio saranno assunti per la stagione alle porte - avvertono i sindacati - a Palermo aspettano di essere avviati anche 4 mila lavoratori cosiddetti centounisti". "Chiediamo che il presidente della Regione mantenga gli impegni più volte presi e proceda con l'avvio della campagna di prevenzione antincendio - dice il segretario della Flai-Cgil di Palermo Nuccio Ribaudo - e il recepimento del contratto di lavoro".

Per l'omicidio del giornalista de "L'Ora" Mauro De Mauro, il procuratore Ingroia ha chiesto l'ergastolo per Riina

Totò Riina
La pena all'ergastolo per il boss mafioso Salvatore Riina e' stata chiesta dal procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia al termine della sua requisitoria nel processo per il sequestro e l'omicidio del giornalista Mauro De Mauro. "Il pm ritiene che si sia provato che Mauro De Mauro venne ucciso da uomini di Cosa nostra su disposizione di quelli che all'epoca dei fatti disponevano del potere decisivo di Cosa nostra - ha spiegato ancora il procuratore aggiunto Ingroia durante la requisitoria prima di chiedere la pena all'ergastolo per Riina - Tra i mandanti e gli esecutori del delitto c'erano i componenti del 'triumvirato' di Cosa nostra su cui si sono acquisiti elementi idonei per affermare la responsabilità personale dell'unico rimasto in vita: Salvatore Riina, che diede ordine agli uomini di Cosa nostra di prelevare, sequestrare e uccidere Mauro De Mauro perchè gli venisse impedito di proseguire la sua meritoria opera di inchieste sulla mafia". Poi, il magistrato che rappresenta l'accusa insieme con il pm Sergio Demontis continua: "Non credo siano una coincidenza i depistaggi e le deviazioni nel caso De Mauro". E parla di "strane condotte dei carabinieri" all'epoca del delitto, sul cui coinvolgimento "nel Golpe Borghese sono emersi indizi". Secondo il magistrato l'omicidio De Mauro non e' stato fatto solo "nell'interesse di Cosa nostra". E conclude il suo intervento: "Chiedo che venga dichiarata la colpevolezza di Salvatore Riina per il reato ascritto e l'isolamento diurno per tre anni". L'unico imputato, Salvatore Riina, collegato in videoconferenza, ha assistito in silenzio alla richiesta di pena all'ergastolo. L'udienza è stata rinviata al prossimo 6 maggio per le parti civili e per il primo intervento della difesa di Riina. Durante la requisitoria il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, prima di chiedere la pena all'ergastolo alla Corte d'Assise ha ricostruito gli ultimi anni di vita del giornalista Mauro De Mauro, sequestrato e ucciso il 16 settembre 1970 a Palermo. De Mauro sarebbe stato ucciso per la ''convergenza di più causali''. In particolare, il magistrato ha parlato di due piste: il tentato golpe borghese e la pista della morte di Enrico Mattei, presidente dell'Eni morto in un misterioso incidente aereo nell'ottobre del '62 nel pavese. De Mauro, secondo la Procura di Palermo potrebbe essere stato prima sequestrato e poi ucciso ''per evitare lo svelamento della trama'' sulla morte di Mattei. L'altra pista, il golpe Borghese, secondo la Dda di Palermo, è ''convergente'' per l'uccisione del giornalista. De Mauro sarebbe venuto a conoscenza di un progetto eversivo che vedeva il coinvolgimento di uomini dei servizi segreti, Cosa Nostra e ambienti neofascisti. A parlare delle due piste, il golpe e il caso Mattei sono stati anche alcuni collaboratori di giustizia, come Antonino Calderone, Gaetano Grado e più di recente Rosario Naimo. Alla fine, però, la decisione di uccidere il giornalista de 'L'Ora'' sarebbe stata di uno dei tre componenti del triumvirato di Cosa Nostra nel '70, cioè il boss Toto' Riina. Il processo proseguirà adesso il 6 maggio per ascoltare le tesi difensive delle parti civili, l'ordine dei giornalisti e i congiunti di De Mauro, e con ogni probabilità anche il primo dei difensori di Totò Riina.

giovedì 21 aprile 2011

Pastificio di Corleone. Dopo la denuncia della coop e della Cgil, la ditta incaricata dall'Enel ha ripreso i lavori

CORLEONE - Tende a sbloccarsi la drammatica situazione del pastificio di Corleone, gestito dalla cooperativa sociale "Rinascita corleonese", a cui l'Enel non ha ancora allacciato la corrente elettrica, impedendogli di cominciare la produzione. Già mercoledì mattina, dopo le denuncie della Cgil e del presidente della coop Calogero Cuppuleri, la ditta esterna incaricata dall'Enel ha ripreso i lavori di istallazione dei pali di sostegno alla linea a media tensione, necessaria a portare l'energia elettrica fino al capannone del pastificio in contrada Rubina. Sentita dalla redazione de "La Sicilia", che ieri ha pubblicato la notizia, l'Enel aveva comunicato che avrebbe approfondito la questione. Al "Giornale di Sicilia" di stamattina l'Ente per l'energia elettrica ha annunciato che la situazione sarà sbloccata presto e che l'allaccio dovrebbe arrivare entro pochi giorni. E, in effetti, già da ieri i lavori sono ripresi. E speriamo che non si fermino più fino al completamento.

mercoledì 20 aprile 2011

Corleone. L'Enel non allaccia la corrente elettrica: pastificio della coop "Rinascita Corleonese" bloccato

Il pastificio di contrada "Rubina"
Nonostante un contratto stipulato più di un anno fa, l’Enel blocca la produzione di pasta della cooperativa “Rinascita Corleonese” non allacciando l’energia elettrica.
«Ecco come la burocrazia ammazza lo sviluppo del nostro territorio!», denuncia Dino Paternostro, segretario della Cgil di Corleone e responsabile del Dipartimento Legalità della Cgil di Palermo. E aggiunge: «A Corleone, nove lavoratori hanno avuto il coraggio di costituire una cooperativa (l’hanno chiamata “Rinascita Corleonese”) per realizzare un pastificio, scegliendo di sperimentare una linea di produzione artigianale e biologica. Non hanno cercato contributi a fondo perduto, ma un normale prestito, per realizzare un capannone industriale in contrada Rubina ed acquistare i macchinari. Hanno anche stipulato un accordo commerciale con le cooperative che lavorano sui terreni confiscati alla mafia per trasformare in pasta il loro grano. Sarebbero pronti per inaugurare lo stabilimento ed iniziare la produzione, ma sono bloccati da Enel Distribuzione Spa, che a distanza di oltre un anno dalla stipula del contratto non ha ancora allacciato l’energia elettrica». «Nonostante la nostra cooperativa già il 9 aprile 2010 abbia effettuato il pagamento di 4.844,23 euro per la fornitura dell’energia elettrica – dice Calogero Cuppuleri, presidente della cooperativa - ancora oggi siamo senza l’allacciamento». E pensare che l’Enel aveva assunto l’obbligo contrattuale di effettuare i lavori di allaccio entro 60 giorni.
«Purtroppo – aggiunge Cuppuleri – nonostante reclami e diffide, anche a mezzo del nostro legale, con preavviso di richiesta di risarcimento danni, l’Enel non ci ha mai comunicato ufficialmente niente, non ci risponde, non ci da nessuna notizia, lasciando in gravissime difficoltà la nostra cooperativa, che sta già restituendo le prime rate di mutuo, senza ancora avere iniziato la produzione di pasta». Una situazione che di giorno in giorno si va facendo sempre più drammatica. Della questione è stata interessata l’Autorità Garante per l’Energia e il Gas, che ha diffidato l’Enel a dare formali informazioni sull’iter della pratica sia alla stessa Autorità, sia alla cooperativa. Ma, a tutt’oggi, non è pervenuta nessuna risposta formale. Da qualche settimana è arrivata in contrada Rubina, dove c’è lo stabilimento della cooperativa, una ditta per l’esecuzione dell’allaccio, ma dopo qualche giorno di lavoro ha fermato tutto e non si è fatta più vedere. «Nel frattempo – denuncia il presidente – noi soci e le nostre famiglie, che attendiamo invano da più di un anno, ci troviamo nella disperazione più nera: non abbiamo potuto iniziare la produzione e stiamo perdendo i contatti con il circuito della distribuzione». In un territorio difficile come quello del Corleonese, con tanti fattori – tra cui la mafia - che ne impediscono un sano sviluppo, appare davvero strano che anche Enel Distribuzione Spa contribuisca col suo immobilismo a ostacolare un’impresa cooperativa che sta cercando di praticare sviluppo nella legalità.

E' stato costituito a Corleone il comitato per il SI all'acqua pubblica e allo stop del nucleare

CORLEONE – Lo scorso 15 aprile si è costituito ufficialmente il comitato referendario corleonese che sostiene il "si" ai referendum per l'acqua pubblica e sul nucleare. Si andrà alle urne il 12 e 13 giugno prossimo. Alla manifestazione erano presenti numerosi cittadini e diverse associazioni corleonesi. Il Comitato promuoverà i quesiti per informare i cittadini corleonesi dell'importanza del loro voto. Il Comitato è contro la scelta nuclearista di questo governo nazionale, specie dopo ciò che è successo in Giappone, e considera indispensabile che l'acqua ritorni ad essere un bene comune e riconosciuto quale diritto umano universale. Bisogna far capire ai cittadini che per dire NO al nucleare e alla gestione privata dell'acqua bisogna votare SI. Si realizzerà una campagna di sensibilizzazione e una serie di incontri informativi e di approfondimento che consentano una partecipazione ampia e consapevole alle consultazioni referendarie del prossimo giugno e contribuiscano, così, al raggiungimento dei quorum, nell'interesse esclusivo del nostro Paese. Dopo la battaglia fatta a Corleone contro la privatizzazione dell'acqua voluta dall'attuale amministrazione e dopo la raccolta di firme a sostegno dei due quesiti referendari, la costituzione del Comitato è la chiusura di un cerchio. Aderiscono: le associazioni Città Nuove, Corleone Dialogos, Futura Corleone, Il Germoglio", la Camera del Lavoro, la Coop. Lavoro e non solo, Calogero Cuppuleri, Giuseppe Governali, Giuseppe Bilello, Totò Di Carlo, Benito Gambino, Mario Mattone, Maria Rita Rigogliuso. Il Comitato è aperte ad ulteriori adesioni.

Ancora Fiumara d'Arte a Corleone: Grand Tour della poesia - rito della luce

La Fondazione Fiumara d'arte, il Comune di Corleone, Corleone Dialogos e l'Istituto di Istruzione Secondaria Superiore Don Colletto vi invitano all'ultimo appuntamento del RITO DELLA LUCE con il reading aperto alla cittadinanza e alle associazioni corleonesi dei poeti Nino De Vita, Franco Loi e Lello Voce, il Balletto dell'associazione NAG, l’omaggio a Leopardi da parte delle associazioni teatrali corleonesi "Cepros, Il Mosaico, La Ribalta", che si svolgerà presso l'Istituto di Istruzione Secondaria Superiore Don Colletto, in Via Cusimano, Corleone (PA). Nell’occasione si svolgerà anche una mostra di alcuni artisti come Alessio D'Amico, Giuseppe Lo Grasso, Valeria Muzio, Emiliano Somellini e l'esposizione del fotografo Gabriele Lentini.
QUESTO IL PROGRAMMA:
Giovedì 28 aprile 2011, Corleone
Nino De Vita: dalle 9:00 alle 10.30 e dalle 11:00 alle 12:30, Scuola Elementare; Lello Voce: dalle 9:00 alle 10:30, Scuola Media; dalle 11:00 alle 12:30, Liceo Psicopedagogico Istituto Agrario; Franco Loi: dalle 9:30 alle 11:00, Liceo Classico e Scientifico; dalle 11:30 alle 13:00, Scuola Media.
Collaborano all'evento le associazioni teatrali corleonesi "Cepros, Il Mosaico, La Ribalta" e l'associazione NAG.

Fabio Tranchina, picciotto dei Graviano, fermato per la strage di via d'Amelio

L'arresto di Fabio Tranchina
PALERMO - Un fedelissimo dei boss Graviano è stato fermato a Palermo dagli uomini della Direzione investigativa antimafia perché accusato di concorso nella strage di via D'Amelio. Si tratta - secondo quanto riporta il sito del settimanale l'Espresso - di Fabio Tranchina, un mafioso palermitano già arrestato in passato. Il provvedimento di fermo è stato firmato dai pm di Caltanissetta Sergio Lari, Domenico Gozzo, Nicolò Marino e Gabriele Paci. Tranchina è anche il cognato di Cesare Lupo, ritenuto un fedelissimo del clan di Brancaccio. I magistrati che si occupano dell'inchiesta sulla morte di Paolo Borsellino e degli agenti di scorta hanno raccolto importanti elementi che riguarderebbero Tranchina, il quale fino adesso non sarebbe stato mai coinvolto nell'indagine. Dell'uomo fermato aveva parlato pochi mesi fa anche il pentito Gaspare Spatuzza. Il provvedimento di fermo immediato è stato emesso dalla Procura di Caltanissetta per scongiurare il pericolo di fuga dell'indagato. Secondo i magistrati di Caltanissetta, Tranchina avrebbe compiuto un sopralluogo con i Graviano in via D'Amelio prima dell'attentato e avrebbe svolto successivamente un ruolo di collegamento tra i boss e il commando operativo. Per gli inquirenti Tranchina avrebbe anche acquistato due telecomandi, in tempi diversi, nello stesso negozio di elettronica di Palermo. I magistrati sospettano, anche se al momento non esistono prove certe, che uno sia stato impiegato nella strage di via D'Amelio. Tranchina è considerato un fedelissimo dei boss Graviano che avrebbe anche aiutato durante la loro latitanza.

A Burgio, apertura della campagna referendaria per l'acqua bene comune

Manifestazione regionale in sostegno dei referendum "2 sì per l'acqua bene comune" e dell'approvazione della legge di ripubblicizzazione del servizio idrico in Sicilia Giovedì 28 aprile dalle ore 16.00 in Piazza Umberto I a Burgio (AG), si svolgerà una manifestazione promossa dal Comitato Referendario Regionale "2 sì per l'acqua bene comune", a sostegno della vittoria referendaria e dell'approvazione del disegno di legge di iniziativa Popolare e Consiliare "Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque. Disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico in Sicilia". Fra i partecipanti all'iniziativa un ospite illustre, Mme Anne Le Strat, vicesindaco di Parigi e protagonista, lo scorso anno, della ripubblicizzazione del servizio idrico nella capitale francese, dopo venticinque anni di gestione privata affidata alle due grandi multinazionali Suez e Veolia. L'esempio e il modello parigino rappresentano, a livello mondiale, un segnale molto importante di inversione di rotta, rispetto alle politiche liberiste di mercificazione dei beni comuni, ed un esempio concreto che ripubblicizzare è possibile e vantaggioso. L'acqua è un bene primario, indispensabile, inalienabile, non mercificabile e la sua gestione deve rimanere pubblica. Per affermare questo principio, il 14 maggio 2009 si è costituito a Palermo il Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per l'acqua bene comune, che con il Forum Italiano dei Movimenti per l'acqua, ha promosso e sostenuto i Referendum per l'abrogazione delle norme che impongono la privatizzazione del servizio idrico in Italia. Oltre un milione e quattrocentomila donne e uomini, hanno sottoscritto i referendum per sottrarre la gestione del servizio idrico al mercato, e i profitti dall'acqua. Lo hanno fatto attraverso una straordinaria esperienza di partecipazione dal basso, senza sponsorizzazioni politiche e grandi finanziatori, nel quasi totale silenzio dei principali mass-media. Grazie a queste donne e questi uomini, il 12 e 13 giugno, gli italiani saranno chiamati a pronunciarsi su una grande battaglia di civiltà: decidere se l'acqua debba essere un bene comune, un diritto umano universale e quindi gestita in forma pubblica e partecipativa, o una merce da mettere a disposizione del mercato e dei grandi capitali finanziari, anche stranieri, così come già avviene in Sicilia con la gestione del sovrambito Siciliaacque s.p.a., in mano per il 75% alla multinazionale francese Veolia. In Sicilia oltre a promuovere i referendum, per la prima volta nella nostra Regione, è stata promossa, per iniziativa Popolare e Consiliare, una proposta di legge di ripubblicizzazione e riordino dell'intero settore idrico, oggi all'esame della IV Commissione Parlamentare, Ambiente e Territorio. 135 Consigli Comunali e una Provincia, di ogni colore politico, ed oltre 35.000 cittadini hanno chiesto una gestione pubblica e partecipata dalle comunità locali. Un momento di rilevante partecipazione attiva dei siciliani nella vita democratica della nostra Regione. Con la vittoria referendaria si impedirà la privatizzazione in Italia, e si porranno le basi per difendere questo diritto umano inalienabile, quest'anno riconosciuto dalla risoluzione delle Nazioni Unite, in tutti quei Paesi in cui dall'accaparramento della risorsa idrica, già fonte di conflitti internazionali, dipende la vita di milioni di persone. Una battaglia insieme locale e globale in cui ogni cittadino è chiamato, andando alle urne, ad assumersi una responsabilità per le generazioni viventi e future.
In occasione della manifestazione di Burgio, alla quale parteciperanno anche il Sindaco di Corchiano, Bengasi Battisti, coordinatore nazionale del Coordinamento Enti Locali per l'acqua bene comune, e Marco Bersani del Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua, sarà presentato un documento a favore della gestione pubblica delle acque, da fare sottoscrivere ai rappresentanti del mondo culturale e sul quale Mme Le Strat apporrà la prima firma.
A conclusione della manifestazione sarà proiettato, in prima nazionale, il film «Water makes money- Come le multinazionali fanno profitti sull'acqua'.
Si scrive acqua, si legge democrazia
Comitato Referendario Regionale "2 SI per l'Acqua Bene Comune"

Scopertura del “muro della legalità” a Borgetto

Dodici mani, quelle di sei artisti, hanno già cominciato a lavorare sul muro bianco di Piazza Vittorio Emanuele Orlando, a due passi dal Municipio di Borgetto, dove il 29 aprile alle 16.00 verrà inaugurato "Il muro della legalità". Si tratta del wall-art antimafia più lungo d'Italia, nel quale campeggeranno i volti e i simboli del coraggio siciliano. Trenta metri dedicati alla memoria di Peppino Impastato, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Carlo Alberto Dalla Chiesa e chiaramente a tutte le vittime innocenti della mafia. Oltre agli artisti locali, laureati e laureandi dell'Accademia delle Belle Arti di Palermo, anche i bambini di Borgetto lasceranno un'impronta sul muro, per loro lo spazio sarà di 8 metri. L'opera, ispirata alla "Sicilia e ai siciliani giusti", ha l'ambizione di diffondere nella popolazione il senso di legalità e riscatto. L'iniziativa è del comune di Borgetto e dell'associazione giovanile "Papa Giovanni Paolo II", nell'ambito del progetto "Nonsolomafia", promosso dall'assessorato alla cultura e sarà realizzata con il patrocinio e il cofinanziamento del Ministero della Gioventù. La manifestazione di giorno 29, prenderà il via già dalle 10 del mattino, con una mostra en plein air sul tema della legalità, a cura degli alunni delle scuole medie e delle quinte classi elementari del paese, contemporaneamente i più piccoli lavoreranno sugli otto metri di muro, guidati dalle sapienti mani dei sei artisti, Chiara Polizzi, Francesca D'Amico, Stefania Liparoto, Agata Vicari, Massimo Barbaro e Gianfranco Ragusano. Mentre i giovani del Laboratorio Creativo Permanente (L.C.P.), hanno organizzato per l'occasione un flash mob, sulle note de "I Cento Passi" dei Modena City Ramblers. La band interverrà in video conferenza all'evento. Alle 16.00 scopertura del "muro della legalità", alla quale parteciperanno magistrati, organizzazioni antimafia, e familiari delle vittime di Cosa Nostra. Si tratta di un'importante azione volta allo sviluppo sociale e culturale di Borgetto, un paese che negli anni è stato vessato dalla criminalità organizzata e che oggi merita e desidera "rinascere".
Ufficio Stampa
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Tangenti al ministro Romano, Ciancimino è sicuro: "I soldi andavano al suo gruppo politico, anche a Cuffaro"

Massimo Ciancimino
"Piu' che a Romano i soldi erano indirizzati a tutto il suo gruppo politico che aveva agevolato concessioni e altri tipi di favori. So che i soldi erano dovuti e non so altro''. Massimo Ciancimino torna sulla tangente che sarebbe stata versata al ministro dell'Agricoltura Saverio Romano: in un'intervista rilasciata a LiveSicilia.it il figlio dell'ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino conferma il passaggio di denaro ma precisa che i soldi non sono arrivati da lui, ''ma dalle mani di Lapis''. Con Romano, specifica nell'intervista, ''ho avuto, come ha detto lui, solo qualche scambio di saluti in aeroporto. In tono amichevole''. Per il resto, Ciancimino jr. conferma le dichiarazioni fatte ieri sera al Festival del giornalismo di Perugia. Con un'eccezione, la quantita': per il figlio di don Vito Lapis avrebbe consegnato a Romano ''trecentomila euro, ma sapevo che la cifra era complessivamente piu' sostanziosa, e cioe' cinquecentomila euro''. La somma consegnata da Ciancimino a Lapis, pero', era molto piu' abbondante: il figlio dell'ex sindaco sostiene di essere stato nello studio del tributarista prima di una visita di Romano e di avergli lasciato ''un milione e trecentomila euro. Sapevo pure che (Romano, ndr) gradiva un certo taglio, da 500 euro''. Soldi che, stando a Massimo Ciancimino, sarebbero andati anche all'ex governatore della Sicilia Toto' Cuffaro, oggi in carcere dopo la condanna a sette anni per favoreggiamento aggravato: in una conversazione intercettata nel 2004, infatti, Ciancimino chiese a Lapis se ''300 mila euro per Romano'' non fossero ''troppi'', e il tributarista gli rispose che ''una parte sono per il presidente''. Piu' sfumata, invece, la posizione di Ciancimino jr. sull'ex ministro delle Poste e oggi senatore del Pdl Carlo Vizzini: ''Escludo che Vizzini avesse dei rapporti con mio padre - dice -. Mio padre lo considerava una persona addirittura ostile. Diceva che era sbirro. Era Lapis ad avere rapporti con Vizzini. Mio padre non poteva sindacare. Lui si occupava dei rapporti con Bernardo Provenzano. Non certo con i politici''.

domenica 17 aprile 2011

Sport, calcio. Il Corleone passa il primo turno dei play-off nel girone "A" di prima categoria

Galluzzo sta per battere per la seconda volta il rigore
CORLEONE - Passano il primo turno dei play-off del girone "A" di prima categoria i giallo-rossi del Corleone, allenati da mister Tanino Crapisi, battendo con due reti di Galluzzo un Belmonte mai domo. Proprio gli ospiti, nonostante abbiano giocato 30 minuti della ripresa in 9 uomini per le espulsioni di Chinnici (al 42’ del 1’ tempo) e di Cusimano ( 9’ della ripresa), hanno dato filo da torcere all’11 giallo- rosso, che al 42’ si era visto espellere Di Trapani. La terna arbitrale palermitana Vitale- Ruggeri – Fauzia è riuscita però, a tenere in pugno l’agonismo talvolta eccessivo dei 22 in campo. In vantaggio su rigore al 41’( tirato due volte dal dischetto da Galluzzo che si era visto parare da Baretta il primo tiro), i padroni di casa raddoppiavano in apertura di ripresa al 5’ ancora con Galluzzo, che in contropiede batteva Baretta con un rasoterra. Buona tra gli ospiti la prestazione di Raccuglia e di Rizzo. Tra i padroni di casa, oltre al bomber Galluzzo, da segnalare la resa costante di Carmelo Sciarrino senior e dell’inossidabile Frank Venezia.
Cosmo Di Carlo
IL TABELLINO
POL.CORLEONE 2 - ASD. BELMONTE 0
POL. CORLEONE : Zabbia, Napoli, Venezia ( 6’ s.t. Passiglia), Danilo Musicò, Alessandro Musicò, Carmelo Sciarrino Junior, Carmelo Sciarrino senior, Galluzzo, Di Trapani, Governali.
ASD. BELMONTE: Baretta, Cavallotti, Rizzo, Chinnici, Todaro (25’ s.t. Di Quarto), Masrtorana, Giuseppe Di Gregorio Junior, Musso, Costantino, Crini, Raccuglia (6’ s.t.Cusimano).
ARBITRO: signor Gianpiero Vitale di Palermo.
COLLABORATORI; signori Ruggeri e Fauzia di Palermo
RETI: 41’ 1.t. Galluzzo (rigore); 5’ s.t. Galluzzo.
NOTE:Ammoniti 33’ 1° tempo Chinnici; 41’ 1° tempo Di Gregorio; 13’ 2° tempo Cusimano. Espulsi: 42’ 1° tempo Chinnici e Di Trapani; 15’ 2° tempo Cusimano (doppia ammonizione).

Ad Antonio Ingroia il premio "Fabrizio Osimo"

E' stato assegnato al Magistrato palermitano Antonio Ingroia il Premio "Fabrizio Osimo", curato dall’ANPI di Ancona e patrocinato dal Comitato nazionale della nostra Associazione, dall’IRSMLM e dalla Fondazione "Quinta Luna". Il premio gli è stato consegnato oggi ad Osimo, durante una bella manifestazione, alla presenza di personalità Istituzionali e del mondo della cultura. Al dott. Ingroia, iscritto all’ANPI di Palermo, facciamo i nostri migliori auguri per questo ulteriore e importante riconoscimento.
Ottavio Terranova
presidente Anpi Palermo

Lettera di minacce a Lumia per il feudo confiscato di Verbuncaudo sulle Madonie

Giuseppe Lumia
"Noi vi toglieremo la vita". È il passaggio più inquietante della lettera recapitata al senatore del Pd. Motivo della minaccia il riuso del feudo di Verbumcaudo, confiscato a Michele Greco
"Voi ci avete tolto la terra, noi vi toglieremo la vita. Non abbiamo premura, il tempo è nostro amico. Finirà questa attenzione e voi siete soli e morti pezzi di m. Viva la mafia". Questo il contenuto di una lettera di minacce al senatore del Pd Giuseppe Lumia, in riferimento al feudo di Verbumcaudo, in provincia di Palermo, confiscato al boss Michele Greco. Il testo, fatto con due ritagli di giornale, è stato recapitato all'ufficio del Senato all'ex presidente della commissione Antimafia. Più volte Lumia e il sindacalista della Cgil Vincenzo Liarda hanno subito intimidazioni per le loro denunce e il loro impegno per il riuso sociale del feudo. Il latifondo, confiscato da Giovanni Falcone negli anni Ottanta, non poteva essere riutilizzato a causa di un'ipoteca e Lumia e Liarda hanno denunciato il caso e lavorato a stretto contatto con le istituzioni e le parti sociali per ottenere che il bene possa essere fruito pienamente dalla comunità.

giovedì 14 aprile 2011

Corleone. Il procuratore Michele Prestipino ha incontrato gli studenti della scuola agraria

CORLEONE - Il dott. Michele Prestipino, procuratore aggiunto presso la Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, nella mattinata di giovedì 14 aprile ha incontrato gli studenti della scuola agraria di Corleone, nell'ambito di un progetto di educazione alla legalità. Insieme al giudice, ha parlato agli studenti anche Dino Paternostro, segretario della Camera del lavoro di Corleone. "La mafia sarà battuta solo quando i cittadini le toglieranno il consenso", ha detto il magistrato, che nel 2006 ha lavorato alla cattura del boss Bernardo Provenzano, ricevendo per questo la cittadinanza onoraria di Corleone. GUARDA IL VIDEO DELL'INCONTRO

Delitto Rostagno: parla Chicca Roveri: «Ecco Mauro, il mio compagno»

Mauro Rostagno
di Rino Giacalone
La sera del delitto: «Corsi verso l’auto e mi sono seduta quasi in braccio a Mauro, era già morto, ma gli parlai lo stesso».
«Mauro era il mio compagno, lo è stato per 17 anni e io sarei la sua compagna ancora oggi se non fosse morto». È cominciata così la deposizione davanti alla Corte di Assise di Trapani di Chicca Roveri, la compagna di Mauro Rostagno, il sociologo e giornalista ucciso a Lenzi di Valderice il 26 settembre del 1988. Ed è cominciata così non a caso: durante le precedenti udienze erano uscite vicende «personali» raccontate in modo tale che non facevano molto onore, nè a lei nè a Rostagno. Ed allora a scanso di equivoci, per sgombrare il campo che il delitto poteva essere stato originato da questione di «corna», ipotesi che gira ogni volta che la mafia commette un delitto in Sicilia, così che alla fine finisce con l'uccidere due, tre, quattro volte, Chicca Roveri ha voluto confermare che le storie personali fuori dal loro rapporto le hanno avute entrambi, perchè «si era deciso di vivere in piena libertà, ma la nostra vita veniva condotta come se fossimo stati marito e moglie». Le ragioni del delitto insomma cercatele altrove, verso dove le ha indicate la Procura di Palermo, e cioè in direzione di Cosa nostra. LEGGI TUTTO

La favola del processo breve

Gian Carlo Caselli
di Gian Carlo Caselli
Perché ormai ce le beviamo tutte con allegria. Da tempo, infatti, ci prendono in giro e siamo contenti. Ci ingannano e godiamo. Cadere in trappola ci inebria. Formule come “riforma (epocale) della giustizia” e “processo breve” sono né più né meno che ipocrisie degne della peggior propaganda ingannevole. Se le parole avessero ancora un senso, e non fossero usate come conigli estratti da un cilindro, sarebbe chiaro che di riforma della giustizia si potrebbe parlare soltanto se si facesse qualcosa per accelerare la conclusione dei processi. Ma se non si fa niente in questa direzione, parlare a vanvera di riforma della giustizia equivale a sollevare spesse cortine fumogene intorno al vero obiettivo: che è quello di mettere la magistratura al guinzaglio della maggioranza politica del momento (oggi, domani e dopodomani), buttando nella spazzatura ogni prospettiva di legge uguale per tutti. Noi italiani siamo convinti di essere molto furbi. Più furbi degli altri e orgogliosi di ciò. Non c’è barzelletta che abbia come protagonisti, per dire, un francese, un tedesco e un italiano che non ci veda prevalere alla grande. Ma forse siamo cambiati.
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Oggi Dario Franceschini a Palermo

Il Presidente del gruppo parlamentare del Partito democratico alla Camera dei deputati, Dario Franceschini, sarà oggi 15 aprile a Palermo. Alle 12, l’esponente del PD incontrerà, nella sede dell’associazione “Libera” in Piazza Castelnuovo 13, il coordinatore regionale di “Libera”, Umberto Di Maggio, i ragazzi che lavorano nelle cooperative per la gestione dei beni confiscati alla mafia e i giovani del Partito democratico. Alle 16.30, Franceschini parteciperà all’iniziativa organizzata dal PD Sicilia “Costruire il futuro, adesso si può”, che si terrà a Villa Igiea. Interverrà il Segretario regionale del Partito democratico, Giuseppe Lupo.

Il ministro dell'agricoltura Saverio Romano indagato per mafia e corruzione

Il ministro Saverio Romano
PALERMO - Non si chiude l'inchiesta che vede il ministro dell'Agricoltura Saverio Romano indagato di concorso esterno in associazione mafiosa. Il gip Giuliano Castiglia ha chiesto al pm Nino Di Matteo di produrre gli atti di un procedimento, scaturito dall'operazione "Ghiaccio", che si era concluso nel 2004 con l'archiviazione. L'indagine era stata riaperta nel 2005 e ora l'accusa chiedeva di chiuderla con una nuova archiviazione. Il gip ha invece deciso un approfondimento della posizione del ministro richiamando gli atti dell'operazione "Ghiaccio" nella quale erano coinvolti, tra gli altri, l'ex presidente della Regione siciliana, Salvatore Cuffaro, e il medico-boss Giuseppe Guttadauro. Il pm Di Matteo ha chiesto a sua volta l'acquisizione della sentenza ormai definitiva per la quale Cuffaro sta scontando in carcere una condanna a sette anni per favoreggiamento di Cosa nostra. Nella sentenza viene citato il collaboratore Francesco Campanella il quale ha detto che Romano nel 2001 era "a disposizione" della cosca di Villabate (Pa) e dei boss Antonino e Nicola Mandalà. Il gip si è riservato di decidere e ha fissato una nuova udienza per il 9 giugno. Ma un'altra indagine sul ministro palermitano è alla vigilia di una svolta. E' quella per corruzione aggravata nella quale Romano è indagato con Cuffaro e con il senatore Carlo Vizzini del Pdl. I magistrati della Procura si apprestano a trasmettere al Parlamento una serie di intercettazioni che chiedono di utilizzare per l'indagine su un giro di tangenti che ruotano attorno alla società Gas, di cui erano soci Massimo Ciancimino e il tributarista Gianni Lapis.

mercoledì 13 aprile 2011

Corleone, operai Ato ancora sul tetto del comune per protesta contro il mancato pagamento degli stipendi

Gli operai Ato sul tetto del municipio
Un’altra giornata di passione per gli operai dell’Ato “Alto Belice Ambiente” in servizio a Corleone. Stamattina gli stipendi promessi non erano ancora arrivati e quattro operai (Giovanni Mercatante della Fp-Cgil, Mario Bentivegna, Andrea Di Benedetto e Arcangelo Salemi) sono nuovamente tornati sul tetto del municipio, in piazza Garibaldi, per gridare forte la loro protesta. Subito sono arrivati anche i poliziotti, i carabinieri, i vigili urbani, i vigili del fuoco (che, per precauzione, hanno nuovamente montato un telone davanti al portone del municipio) e un’ambulanza del 118 (è dovuta intervenire per soccorrere Salemi, che nel pomeriggio si è sentito male). E, insieme a loro, il sindaco, qualche assessore e qualche consigliere comunale. Da Palermo, la segreteria provinciale della Fp-Cgil sollecitava l’Ato e i Commissari liquidatori a pagare le mensilità arretrate (febbraio e marzo). Nella tarda mattinata, finalmente la banca stampava gli assegni degli stipendi di febbraio, che venivano portati a Corleone. Ma qui il colpo di scena (ampiamente annunciato): gli operai rifiutavano gli assegni di un solo mese, pretendendo (giustamente) che venisse pagato anche marzo. L’Ato, però, con le casse desolatamente vuote perché diversi comuni non hanno pagato le loro quote mensili e non era nelle condizioni di pagare marzo. E il braccio di ferro con gli operai sul tetto si protraeva fino alle 20.30. Solo a sera, infatti, con la mediazione del sindaco, Giovanni Mercatante e i suoi due colleghi scendevano dal tetto. Ma domani una delegazione di operai si recherà dal commissario liquidatore per avere una parola certa sui tempi di pagamento di marzo. E se non ci saranno risposte credibili la protesta continuerà.