Barra video

Loading...

lunedì 31 gennaio 2011

Connessione wi-fi gratuita per i cittadini di Marineo, Bolognetta e Villafrati

Giuseppe Scalzo, sindaco di Villafrati
di Alessia Rotolo
Mentre a Palermo città tutto si muove lentamente, e solo di recente un consigliere dell’opposizione ha presentato una mozione per avere il wi fi in alcune piazze del capoluogo, un consorzio di piccoli comuni di provincia si è dato subito da fare. Tra le iniziative dei sindaci di Marineo, Bolognetta e Villafrati, che hanno deciso di consorziarsi e di dare vita all’Unione dei comuni chiamata «Dall’eleuterio a Rocca Busambra», c’è anche quella di offrire ad abitanti e turisti la possibilità di connettersi ad internet gratuitamente grazie al wi fi. A Villafrati il servizio è attivo da pochi giorni, negli altri due comuni si conta di essere operativi dalla prossima settimana. IL SERVIZIO - Per potere usufruire del servizio basterà andare al Comune o in altri punti come la biblioteca del paese e farsi rilasciare la password da inserire nel proprio pc: a disposizione ci sono venti ore di connessione gratuite al mese. Il promotore dell’iniziativa è Giuseppe Scalzi, (nella foto) primo cittadino di Villafrati, che spiega: «È un servizio importante perché ormai molte informazioni viaggiano sul web e dare la possibilità di collegarsi gratuitamente è utile sia ai cittadini che ai turisti. Inoltre è anche un abbattimento di costi per le famiglie in questo periodo di crisi, basterà ritirare la password in Comune e tutti potranno evitare di stipulare onerosi contratti con compagnie telefoniche».
info: corriere del mezzogiorno

Dalla parte del popolo egiziano!

Una manifestazione del popolo egiziano di questi giorni
Le manifesta-
zioni in Egitto potrebbero mettere fine a tre decenni di repressione e portare finalmente alla libertà e alla democrazia in Egitto. Il regime sta tentando di disinnescare le proteste utilizzando due fonti cruciali per il potere: l'informazione e la solidarietà. Ma nonostante la chiusura di internet, le radio e le tv satellitari egiziane possono ancora ricevere trasmissioni da oltre confine. Avaaz lavorerà con le emittenti i cui segnali raggiungono l'Egitto per far circolare il numero di firme raccolte da questa dichiarazione di solidarietà, insieme a messaggi di sostegno provenienti da tutto il mondo per il popolo egiziano. Ogni ora che passa è cruciale. I fatti che seguiranno dipenderanno da tutti noi. Mettiamoci dalla parte dei manifestanti sulle strade e costruiamo un grido assordante contro la corruzione galoppante e la repressione politica, e per una riforma democratica. Firma la dichiarazione di solidarietà e fai il passaparola su questa campagna!

domenica 30 gennaio 2011

Sport, calcio. Il Corleone vince di misura

Pol. Corleone 1
Castellamm. 0
Pol. Corleone: Zabbia, Danilo Musicò, Venezia, Alessandro Musicò, Di Gregorio (17’ s.t. El Baad), Passiglia, Ferro, Carmelo Sciarrino senior, Di Carlo ( 35’ s.t. Sparacino), Chiappara (25’ s.t. Lipari), Galluzzo.
Stig-Castell.: Agrusa, Caleca. Domenico Como, Simone Como, Messina, Mancuso (24’ s.t. Coppola), Di Nicola (13’ s.t. Castiglione), Giordano, Vitale, Napoli, Di Bona.
Arbitro: signor Marco Infantino di Caltanissetta.
Note: Ammoniti Corleone: Musicò Alessandro (35’ 1.t.)- Venezia ( 18’ s.t.) - El Baad ( 41’ s.t.) – Ferro (43’ s.t.)- Ammoniti Castellammare: Mancuso ( 20’ 1.t.) - Messina ( 27’ s.t.) - Espulso al 42’ s.t. Simone Como. RETI: 18’ 1.t. Chiappara.
CORLEONE - Vincono di misura i giallo rossi su un Castellammare intraprendente e mai domo, dopo una gara “maschia” giocata prevalentemente a centrocampo, diretta in maniera impeccabile dal signor Infantino che ha tirato fuori 4 gialli per il Corleone e 3 gialli ed un rosso ( Simone Como espulso 42’ s.t.) per i trapanesi. La rete della vittoria arrivava per il Corleone al 18’ del primo yempo su calcio di punizione dal limite. Chiappara batteva Agrusa con un “tiro diabolico” che s’insaccava a fil di palo alla sinistra del portiere Nella ripresa al 5’ il Castellammare poteva pareggiare con Giordano, ma Zabbia volava e con l’aiuto della traversa deviava in angolo. Pressava il Corleone chiudendo in difesa i trapanesi; cresceva l’agonismo ma il signor Infantino non concedeva deroghe al regolamento e vani risultavano le puntate offensive del Castellammare che venivano puntualmente bloccate a centrocampo dai giallo-rossi che non lasciavano né varchi né spazi alle punte del Castellammare. Al 25 del secondo tempo usciva Chiappara per Lipari ed al 35’ Di Carlo per Sparacino. Si difendeva il vantaggio. Al 42’ l’arbitro espelleva Simone Como per proteste ma il risultato non cambiava ed i giallo rossi conquistavano così 3 punti preziosi per la loro classifica.
Cosmo Di Carlo
Nella foto (Di Carlo) al 20’ della ripresa attacca il Corleone in maglia nera con nove uomini in area avversaria. Da sinistra: Di Gregorio, Venezia, Passiglia, Di Carlo, Danilo e Alessandro Musicò, Chiappara, Ferro, Carmelo Sciarrino senior.

LETTERA APERTA DA PRIZZI. "Ci dissociamo da questo tipo di azione politica e amministrativa posta in essere dal sindaco e dalla maggioranza"

Rosa Faragi
L’attuale esperienza politica e l’elezione di un sindaco di centro-sinistra, era nata grazie allo impegno ed al contributo di tante persone che in quel progetto avevano creduto e per esso si erano spesi, creando le condizioni ed il contesto per quella affermazione. Tale progetto si sarebbe dovuto tradurre in una azione, che, accettando le sfide del nuovo corso della politica e della storia, con uomini nuovi ed idee forti, realizzasse una forte e tangibile “discontinuità”, nel metodo e nelle finalità, con la precedente gestione del potere. Nulla di tutto questo è avvenuto: le aspettative sono state tradite ed il fallimento può essere dichiarato senza possibilità di appello. Grossolani errori di strategia politica, hanno fatto si che in consiglio comunale venisse a mancare da subito la maggioranza. LEGGI TUTTO

I tormenti del Pd "prigioniero" di Lombardo


Giuseppe Lupo, segretario del Pd Sicilia

di Agostino Spataro
Dopo i corteggiamenti, gli encomi solenni di Lombardo e soci, alla vigilia di un’importante tornata elettorale amministrativa, il Pd siciliano rischia di ritrovarsi solo, frastornato e diviso al suo interno. L’assemblea di Catania non ha realizzato l’unità del partito nel sostegno alla giunta dei “tecnici”. Anzi, il contrasto ne è uscito aggravato dalle polemiche e dall’annuncio di ben due referendum anti-Lombardo: uno, deliberativo, proposto dall’interno (Bianco ed altri) e l’altro dall’esterno (Idv, Sel, Prc). Consultazioni insidiosissime che, visti i risultati di quelle già svolte e i fermenti del quadro politico, rischiano di delegittimare il gruppo dirigente. LEGGI TUTTO

Le donne dell'Anpi: ridiamo dignità all'Italia

Il coordinamento femminile nazionale dell'Associazione sottoscrive l'appello lanciato dall'Unità “Mobilitiamoci per ridare dignità all’Italia”. Un appello che spontaneamente e contemporaneamente è stato lanciato in diverse città d’Italia e sottoscritto rapidamente da migliaia di uomini e donne. Un appello che è stato pure rilanciato dalle colonne dell’Unità, dal direttore Concita De Gregorio. Una mobilitazione che ha il completo appoggio dell’Anpi. E in particolare delle donne iscritte all’Associazione, che attraverso il coordinamento femminile nazionale hanno diffuso una secca presa di pozione. “Come partigiane e come antifasciste siamo con tutte coloro che hanno risposto all’appello doveroso e appassionato de l’Unità. Questo anche a nome delle donne che nella Resistenza, per la propria dignità e per quella del proprio Paese, hanno pagato con la vita e sacrificato la propria giovinezza. Nel loro nome affermiamo con forza che il Presidente del Consiglio: offende ed umilia la loro memoria e le tante che nella democrazia si sono conquistate un nuovo posto nella società e nuovi diritti grazie al proprio impegno, alle proprie capacità, alla propria passione civile. Calpesta la Costituzione ed i valori su cui si basano l’autorevolezza, la credibilità, la dignità delle istituzioni”. “Con il suo stile di vita, e la sua idea delle donne, degna del peggiore machismo fascista - conclude il documento del coordinamento femminile nazionale dell’Anpi - lancia ai giovani e alle ragazze di oggi un messaggio devastante. Tutto ciò non è più tollerabile. Se ne deve andare. Ciò che accade interroga ciascuna di noi, la nostra coscienza, la nostra dignità, la nostra responsabilità. Diamo voce e visibilità alla nostra indignazione, diamo voce alle donne “vere”, che non vogliono svendere il proprio bene più prezioso: il rispetto per se stesse e l’amore per il proprio Paese”

Palermo. Fruttivendolo maltratta mula: 2 mesi di carcere

Condannato a due mesi di reclusione per aver maltrattato la sua mula: è questa la pena, sospesa, che la seconda sezione penale del tribunale di Palermo ha inflitto al proprietario dell’animale usato per trasportare la frutta nel centro di Palermo. Secondo il racconto di alcuni testimoni che si sono rivolti alla Lav, la mula svenne in strada per l’inedia e fu percossa dal proprietario per farla rialzare. Quando la polizia giudiziaria, su richiesta della Lega anti vivisezione, andò dal proprietario per il sequestro, l’animale era stato venduto a soggetti mai individuati. Il proprietario della mula è stato condannato anche a risarcire la Lav quale parte offesa e al pagamento delle spese processuali. “Una sentenza importante – dice la Lav – perché restituisce un po’ di giustizia a una specie incredibilmente ancora considerata ‘da traino’, dice Maurizio Santoloci, direttore dell’ufficio legale dell’associazione animalista. “Questa sentenza – aggiunge la Lav – smentisce clamorosamente il superficiale parere del medico veterinario che giudicò la situazione non grave tanto da non permettere il sequestro della mula e quindi la sua salvezza”.

sabato 29 gennaio 2011

La comparazione del Dna sui resti del cadavere. Ma è il corpo di Giuliano o no?

Giuliano all'obitorio nel 1950
Bandito Giuliano: il test del Dna conferma che i resti riesumati sono suoi. Bandito Giuliano: dal dna non è arrivata ancora nessuna risposta. "No, l'ipotesi della sostituzione del cadavere resta aperta, si attende ancora l'esito delle analisi", replica Antonio Ingroia
(AGI) - Palermo, 29 gen. - Quel cadavere e' di Salvatore Giuliano. Gli accertamenti medico-legali e il test del Dna hanno confermato che i resti sepolti nel cimitero di Montelepre sono del bandito. I magistrati di Palermo avevano riaperto le indagini dopo 51 anni in seguito all'esposto dello storico Giuseppe Casarrubea, il quale aveva ipotizzato che Giuliano avesse fatto uccidere una persona per farla seppellire al posto suo e potere cosi' godersi una indisturbata latitanza. Il profilo genetico estratto da quanto restava della salma, coincide, infatti, con quello del nipote Giuseppe Sciortino Giuliano, figlio della sorella del bandito; anche l'esame obiettivo delle ossa, il femore in particolare, evidenzia una corrispondenza con l'altezza del criminale: in base alla carta d'identita' e alla scheda del servizio militare era alto 162-166 centimetri. (AGI) Mrg - 29 gennaio, 16:55
PALERMO - ''Smentisco che dagli accertamenti finora eseguiti sia emersa l'identita' del dna estratto dal cadavere riesumato a ottobre a Montelepre, ritenuto del bandito Giuliano, con quello dei congiunti finora usato per la comparazione'': lo ha detto il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, smentendo la notizia apparsa su alcuni quotidiani secondo la quale sarebbe stato accertato che il dna estratto dal cadavere per anni ritenuto del bandito di Montelepre sarebbe identico a quello dei familiari di Giuliano ancora in vita. Ingroia coordina le indagini aperte per accertare se quello sepolto nel cimitero di Montelepre sia effettivamente Salvatore Giuliano o se invece, come ipotizzato da alcuni esposti, non si tratti del cadavere di un sosia sepolto al posto del bandito. Per fugare i dubbi sull'identita' del corpo, dopo la riesumazione, la Procura ha incaricato alcuni esperti di comparare il profilo genetico rilevato dai resti del corpo con quello di alcuni congiunti di Giuliano, come il nipote Giuseppe Sciortino. ''Ad oggi - ha aggiunto Ingroia - l'ipotesi di una sostituzione di cadavere resta aperta. Attendiamo l'esito delle analisi''. Secondo indiscrezioni ci sarebbe la possibilita', comunque, che la comparazione tra i reperti e il profilo dei congiunti viventi di Giuliano, legati da parentela non diretta con il bandito, non siano sufficienti per una attribuzione certa.

L'ANNO GIUDIZIARIO A PALERMO. Boom di intercettazioni contro l'omertà e le estorsioni sono quasi triplicate

Vincenzo Oliveri, presidente
della Corte d'Appello a Palermo
di ALESSANDRA ZINITI
Il presidente della corte d'appello di Palermo Vincenzo Oliveri, nella sua relazione sullo stato della giustizia del distretto, parla di "sfascio inarrestabile" e "ammalato terminale". Le intercettazioni telefoniche e ambientali sono aumentate di un terzo: "Sono un caposaldo dell'impianto probatorio in presenza della perdurante cultura dell'omertà". I boss mafiosi cercano un nuovo capo. Ma al di là della mafia, sono in vertiginosa crescita i reati contro la pubblica amministrazione "Uno sfascio inarrestabile, un ammalato terminale, la fotografia di una società alla deriva". E' impietosa la valutazione del presidente della corte d'appello di Palermo Vincenzo Oliveri sullo stato della giustizia nel distretto del capoluogo siciliano. Ma tra quelli che l'alto magistrato ha definito "i numeri di una resa", oltre a quelli dell'enorme arretrato, dei vuoti in organico e dell'esiguità delle risorse finanziarie, ne spicca agli occhi uno: le intercettazioni telefoniche e ambientali sono aumentate di un terzo con una spesa complessiva da record, oltre 43 milioni e mezzo di euro, di gran lunga superiore ai 33 milioni dello scorso anno. "Il ricorso alle intercettazioni - ha detto Oliveri - costituisce il caposaldo dell'impianto probatorio in presenza della perdurante cultura dell'omertà". Nonostante i grossi colpi inflitti dalle tante operazioni antimafia, cinque latitanti di spicco arrestati tra Palermo e Agrigento, e nonostante una ripresa delle collaborazioni con la giustizia, il presidente della corte d'appello ipotizza il tentativo dei boss "di riprendere i loro contatti per designare un nuovo capo e riprendere le azioni criminose". Ma se alla mafia è ascrivibile un solo omicidio nell'anno appena conclusosi, l'aumento degli omicidi volontari e colposi fa registrare nuove emergenze alle quali la società civile è chiamata a fare fronte: come gli omicidi colposi, più che quadruplicati, causati da incidenti stradali e casi di malasanità che hanno indotto la Procura della Repubblica a costituire un apposito pool salute per far fronte al continuo aumento di denunce da parte dei cittadini. Aumentano furti ed estorsioni: queste ultime sono quasi triplicate rispetto allo scorso anno. E sono in vertiginosa crescita anche i reati contro la pubblica amministrazione: "Un crescente, desolante quadro di illegalità diffusa - descrive Oliveri - tanto nelle modalità di esercizio di pubbliche funzioni, nella gestione della cosa pubblica e nell'impiego delle risorse, quanto nei rapporti dei cittadini con la pubblica amministrazione". In aumento anche i reati economici: bancarotta, usura e truffe in particolare alle assicurazioni. Il presidente della corte d'appello segnala anche come siano in crescita i reati di violenza sessuali, anche da parte di minori, e la consistenza dei procedimenti per il nuovo reato di stalking. Un capitolo a parte è dedicato all'emergenza carceri con un numero di detenuti, più di 3.500, che supera e di molto la capienza massima di 2.200 detenuti dei penitenziari del distretto.
La Repubblica-Palermo, 29.1.2011

Museo della Legalità a Palermo. Umberto Santino chiede che si riunisca subito il comitato

Umberto Santino
PALERMO. "Convocare il comitato per la fondazione del Museo della Legalità". Lo chiede Umberto Santino, presidente del "Centro siciliano di documentazione Giuseppe Impastato". "Mi chiedo se c'é una volontà effettiva di realizzare l'iniziativa o se tale annuncio - aggiunge - sia solo servito per dare una patente di antimafiosità come tante che in questi anni si sono autoassegnate istituzioni che nella loro prassi quotidiana dimostrano di essere ben lontane da un impegno serio, coerente e concreto contro la mafia e il suo sistema di rapporti, senza del quale l'organizzazione criminale sarebbe soltanto una sparuta minoranza". LEGGI IL TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA

venerdì 28 gennaio 2011

Corleone, educazione alla legalità. I bambini della materna incontrano il Giudice di Pace


La foto di gruppo dei bambini col giudice e gli avvocati
Oggi i bambini della scuola materna del Plesso “Dietro San Leonardo” delle Sezioni B/D hanno visitato l’Ufficio del Giudice di Pace di Corleone per realizzare il progetto: “Io e il mio Paese a 150 anni dell’Unità d’Italia”. I bambini di 5 anni della Scuola Materna, accompagnati dalle insegnanti Ridulfo, Labbruzzo e Biondo e dalle rappresentanti di classe Sig.re Di Palermo e Riina, sono stati accolti dal Giudice di Pace di Corleone Dott. Avv. Alberto Ferro, dall’Avv. Antonio Di Lorenzo, dall’Avv. Gaetano La Venuta e dalla Dott.ssa Marinella Mulè dello Studio di G. La Venuta. Il Giudice di Pace ha loro impartito una bellissima lezione sulla legalità. «Bisogna avere un comportamento che sia buono con tutti – ha detto il giudice - voi siete bambini e tra voi bambini vi dovete comportare bene e così anche con i grandi. Non dovete mai litigare tra di voi, dovete essere sempre disponibili con gli altri…». Ha risposto a varie domande spontanee dei bambini: «Che lavoro fai?». «Cerco di far fare pace alle persone…». «Ti piace il tuo lavoro?.....Ma non hai il martello?». Ha spiegato la funzione del Cancelliere, degli avvocati, delle Sentenze, che sono l’atto principale che fa il Giudice, il significato della veste del Giudice: la toga.
Ha detto anche: «Corleone è una cittadina che si sta sforzando per affermare i valori della legalità». Ha, quindi, consigliato ai bambini di assolvere con volontà al proprio dovere, che è quello di arrivare a finire gli studi obbligatori, al fine di diffondere la legalità nella nostra cittadina. A conclusione del bellissimo incontro, il Giudice di Pace ha conferito a ciascuno dei bambini “l’Attestano del Bravo Cittadino”, nel quale si trovavano contenute 6 regole. Il Bravo cittadino deve: 1) Rispettare l’altro come persona; 2) Rispettare le idee degli altri; 3) Rispettare le regole ovunque ci si trovi; 4) Rispettare la natura; 5) Rispettare il codice della strada; 6) Rispettare le cose pubbliche. I bambini, grati della bellissima giornata, hanno salutato il Giudice con una bellissima canzoncina.

L'appello di LIBERTA' E GIUSTIZIA: "MOBILITIAMOCI"

Milano, sabato 5 febbraio ore 15, Palasharp, via Sant'Elia 33 - MM1 Lampugnano, manifestazione con Umberto Eco, Roberto Saviano, Paul Ginsborg, Gustavo Zagrebelsky. Ce lo avete chiesto in tanti, firmando l'appello per le dimissioni di Silvio Berlusconi. Non possiamo aspettare un giorno di più, tutte le istituzione della repubblica sono sotto attacco. Umberto Eco, Paul Ginborg, Roberto Saviano e Gustavo Zagrebelsky danno il via alla mobilitazione della società civile, sabato 5 febbraio al Palasharp di Milano, dalle 15 (via Sant'Elia, 33 - MM1 Lampugnano). Vi aspettiamo a questo incontro, cui parteciperanno molti protagonisti della società civile, tra gli altri, Giovanni Bachelet, Bice e Carla Biagi, Daria Bonfietti, Susanna Camusso, Lorenza Carlassare, Beppino Englaro, Gad Lerner, Moni Ovadia. Le adesioni si aggiungono di ora in ora e intanto le firme hanno sforato il tetto delle 80mila. Troveremo insieme le parole per esigere le dimissioni prima di tuttoe liberarci dal potere corrotto e corruttore di Silvio Berlusconi, dal fango, dagli attacchi alla Costituzione, alla magistratura tutta e in particolare alla Procura di Milano, all’informazione, alla dignità delle donne.
Associazione Libertà e Giustizia
viale Col di Lana 12 - 20136 Milano MI
tel 0245491066 - fax 0245491067
info@libertaegiustizia.it - www.libertaegiustizia.it

Sciopero generale della Fiom-Cgil. Sfilano ottomila tute blu: «Termini Imerese non si tocca»


Il corteo di Termini Imerese

OPERAI DA TUTTA LA SICILIA - Gli operai urlano slogan contro Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat: «Termini Imerese non si tocca, la difenderemo con la lotta». Quando il corteo è passato davanti un patronato della Uil, un gruppo di metalmeccanici ha gridato: «Venduti, buffoni, cannavazzi (strofinacci)». In piazza ci sono metalmeccanici provenienti da ogni parte della Sicilia. Da Messina gli operai della raffineria di Milazzo, delle Acciaierie, della Sicem, Tozzi Sud, Cantieristica Palumbo; da Catania i lavoratori della StMicroelectronics, della Sielte e delle Acciaierie del Sud; da Siracusa le tute blu del Petrolchimico, della Pontisol e della Sinaservice; gli operai di Metra da Ragusa, dei cantieri navali e della Lombardo da Trapani. Sfilano anche gli operai del Petrolchimico di Gela e quelli di diverse aziende del palermitano: Fincantieri, Keller, Imesi e i lavoratori delle installazioni telefoniche.
SARACINESCHE ABBASSATE - Mentre gli operai sfilano i commercianti, in segno di solidarietà, hanno abbassato le saracinesche dei loro negozi. Le scene si sono susseguite lungo il tragitto che sta conducendo i metalmeccanici della Fiom in piazza Duomo, a Termini Imerese per la conclusione dello sciopero. Gli operai intonano canti, tra cui la famosa canzone popolare "Ciuri ciuri", intercalando alle strofe invettive contro Berlusconi e Marchionne. In piazza, a fianco agli operai, ci sono anche diversi esponenti politici, tra cui il senatore del Pd Giuseppe Lumia, il senatore di Idv Fabio Giambrone e i segretari siciliani di Sel e Federazione della sinistra, Erasmo Palazzotto e Luca Cangemi. Tanti i rappresentati delle varie categorie della Cgil, oltre alla segretaria generale Mariella Maggio. «Oggi la Cgil è a fianco dei metalmeccanici», dice Serena Sorrentino della Segretaria nazionale della Cgil, «in difesa del contratto nazionale di lavoro e dei diritti. Qui a Termini Imerese c’è la grande vertenza Fiat, chiediamo al governo di ricoprire un ruolo determinante nelle scelte che riguardano lo stabilimento siciliano, bisogna tutelare i posti di lavoro ma dare anche una prospettiva seria e concreta di sviluppo in questo territorio».
Redazione online, 28 gennaio 2011

Dove siete donne? Diciamo: «Ora basta»

Sono sicura, so con certezza che la maggior parte delle donne italiane non è in fila per il bunga bunga. Sono certa che la prostituzione consapevole sia la scelta, se scelta a queste condizioni si può chiamare, di una minima minoranza. È dunque alle altre, a tutte le altre donne che mi rivolgo. È il momento di rispondere forte: dove siete, ragazze? Madri, nonne, figlie, nipoti, dove siete. Di destra o di sinistra che siate, povere o ricche, del Nord o del Sud, donne figlie di un tempo che altre donne prima di voi hanno reso ricco di possibilità uguale e libero, dove siete? È il momento di dire: «Ora basta». Concita De Gregorio
direttore de L'Unità
FIRMA ANCHE TU

Partigiane e poliziotti: anche noi diciamo sì all'appello dell'Unità

“Che come un fiume in piena, tutte queste firme, lavino via l’onta che l’Italia è costretta a subire” commenta così Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, le migliaia di firme arrivate dalle divise italiane alla petizione dell'Unità. Ma accanto a poliziotti e poliziotte arrivano anche le firme delle donne e degli uomini dell'Anpi. “Come partigiane e come antifasciste siamo con tutte coloro che hanno risposto all’appello doveroso e appassionato de l’Unità. Questo anche a nome delle donne che nella Resistenza, per la propria dignità e per quella del proprio Paese, hanno pagato con la vita e sacrificato la propria giovinezza. Nel loro nome affermiamo con forza che il Presidente del Consiglio: offende ed umilia la loro memoria e le tante che nella democrazia si sono conquistate un nuovo posto nella società e nuovi diritti grazie al proprio impegno, alle proprie capacità, alla propria passione civile. Calpesta la Costituzione ed i valori su cui si basano l’autorevolezza, la credibilità, la dignità delle istituzioni. Con il suo stile di vita, e la sua idea delle donne, degna del peggiore machismo fascista, lancia ai giovani e alle ragazze di oggi un messaggio devastante. Tutto ciò non è più tollerabile. Se ne deve andare. Ciò che accade interroga ciascuna di noi, la nostra coscienza, la nostra dignità, la nostra responsabilità. Diamo voce e visibilità alla nostra indignazione, diamo voce alle donne “vere”, che non vogliono svendere il proprio bene più prezioso: il rispetto per se stesse e l’amore per il proprio Paese” concludono il coordinamento femminile nazionale dell’Anpi e le partigiane e le antifasciste dell’Anpi. L'Unità, 28.1.2011

giovedì 27 gennaio 2011

Ritratto di Matteo Messina Denaro. "L'invisibile" primula rossa di Cosa nostra


Matteo Messina Denaro

di Antonino Cangemi
Nella black list dei ricercati di tutto il mondo figura al quarto posto. Niente male se si pensa che in vetta a quella classifica vi è Bin Laden. Ha cinquant’anni (va per i cinquantuno) ed è il numero uno di “Cosa Nostra”. Da poco Wikipedia ha compilato la sua voce, dettagliata e quanto più completa, alla stessa stregua dei boss passati alla storia. Matteo Messina Denaro è figlio d’arte: suo padre Francesco ha retto il mandamento di Castelvetrano e, fatto più unico che raro, è morto per cause naturali. Vicino alle cosche corleonesi, è stato il pupillo di Riina. Col quale ha condiviso la linea dura, stragista. Dicono sia feroce, implacabile e si vanti di avere sul groppone tanti morti ammazzati quanti ne occorrono per riempire il cimitero di un paese. Ha più di un soprannome: “U siccu”, perché è magro, “Diabolik” per la sua predilezione per il noto personaggio dei fumetti. La sua figura sfugge al cliché del mafioso tradizionale, rustico, parsimonioso, incolto, tutto casa e chiesa. Alla cicoria, tanto cara a Binnu, preferisce il caviale, magari innaffiato da champagne. Incarna l’immagine della coppola storta della nuova generazione: ama i capi firmati, le belle donne, le fuoriserie, si diverte con le playstation. Si dichiara ateo e non disdegna le letture, anche di spessore. Ha un rammarico: la carriera criminale gli ha impedito di laurearsi. Glielo si può perdonare: aveva altro da fare. Un dottore in meno, pazienza. Ha un debole per il latino: alcuni suoi necrologi, comparsi sul più diffuso quotidiano dell’Isola per gli anniversari della morte del padre, sono scritti in latino. E a Svetonio, noto storico della romanità, si rivolge per svelare la sua filosofia di vita. La mafia secondo Matteo, infatti, il Messina Denaro pensiero si condensa in alcune lettere indirizzate a un ambiguo personaggio della sua Castelvetrano, chiamato in codice appunto Svetonio. Per chi volesse saperne di più sulla primula rossa di “Cosa Nostra” non resta che andare in libreria. Vi troverà il volume di Giacomo Di Girolamo, cronista del Trapanese, “L’Invisibile”, Editori Riuniti. In quel libro Di Girolamo racconta vita e miracoli, fatti e misfatti del latitante di Castelvetrano. L’autore, con una scrittura rapida e accattivante, a volte condita di sarcasmo, si rivolge a Messina Denaro, quasi in segno di sfida, direttamente, dandogli del tu: “Sei mio conterraneo, Matteo, dividiamo la stessa porzione di Sicilia, calpestiamo la stessa storia”. Un testo coraggioso quello di Di Girolamo, non una semplice inchiesta, ma qualcosa di più, come scrive il giornalista, “un grido sofferto di chi merita questo cielo di Sicilia”. Se ne raccomanda la lettura.
SiciliaInformazioni.it

La Giornata della Memoria. Napolitano: la Shoah nata da populismo e intolleranza

«Nulla poteva motivare, se non un cieco razzismo persecutorio, l'espulsione decretata dal fascismo degli ebrei e delle loro Comunità dal consorzio civile italiano». Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, celebrando al Quirinale la Giornata della memoria. «Dobbiamo sapere che il primo seme avvelenato, il primo germe distruttivo è quello dell'intolleranza, del nazionalismo e del populismo che si traducono in demonizzazione e odio del diverso e dello straniero» «E allora - ha proseguito Napolitano citando la persecuzione contro i rom e i sinti rievocata nel corso della cerimonia - attenzione, vigilanza e pronte reazioni dovunque quel germe di manifesti e in qualsiasi forma, anche in paesi che si sono dati dichiarazioni di principi e costituzioni democratiche. I principi debbono farsi vivere, debbono sempre richiamarsi perché siano pienamente rispettati». Napolitano ha citato «l'estrema, criminale degenerazione del totalitarismo nazista (e orrende degenerazioni conobbe anche l'altro totalitarismo del Novecento, quello sovietico)». Di fronte manifestazioni simili servono «pronte reazioni, ovunque questo germe si manifesti ed in qualsiasi forma». Non basta, infatti, appellarsi a «dichiarazioni di principi democratici». «I principi», ha ribadito Napolitano, «devono farsi vivere, debbono sempre richiamarsi perché siano pienamente rispettati». Il capo dello Stato ha ricordato il contributo che gli ebrei diedero all'Unità d'Italia come «patrioti risorgimentali». E ha auspicato «una convivenza pacifica e serena senza pregiudizi e contrapposizioni fatali».

mercoledì 26 gennaio 2011

Ciaccio Montalto, giudice dal candido coraggio

Giangiacomo Ciaccio Montalto
di Rino Giacalone
Valderice, provincia di Trapani, via Carollo, ore 7,15 del 25 gennaio 1983. La storia da raccontare comincia da questo luogo e da quell’ora. Poi come come usando le manopole di un «rvm» per un filmato da montare, c’è da far muovere delle immagini in indietro e avanti, per comporre quella che è una parte consistente della storia criminale della provincia di Trapani.
Via Carollo è una stradina, appena fuoriValderice, dove la mattina di 28 anni addietro una pattuglia dei carabinieri trovò ferma all’altezza del civico 2 un’auto, obliqua rispetto alla sede stradale: era una Golf, col lunotto infranto, anche il vetro del lato guida è in frantumi, era evidente che il vetro era esploso a causa di colpi di arma da fuoco; steso tra i due sedili anteriori, con la testa reclinata sul bracciolo del lato passeggero, cera un corpo senza vita, un braccio disteso, a penzoloni, l’altro piegato sul torace. Un morto ammazzato, crivellato di colpi d’arma da fuoco sparati da diverse armi. Era un uomo. Aveva 41 anni l’ucciso ed era un magistrato, sostituto procuratore della Repubblica di Trapani, il suo nome Gian Giacomo Ciaccio Montalto. LEGGI TUTTO

Mario, morto per niente, morto per tutto


Mario Francese

di Roberto Puglisi
Oggi, in attesa della cronaca, dedichiamo la copertina al cronista palermitano Mario Francese, assassinato dalla mafia il 26 gennaio del 1979, morto per un niente che per i migliori di noi è tutto. E’ tutto per i coraggiosi giornalisti che hanno meditato e digerito la sua lezione: andare in giro fino alla consunzione delle scarpe a caccia dei fatti. E’ dolorosamente niente per una categoria vinta, in maggioranza larga composta da persone oneste che amano il loro mestiere. Purtroppo, certi comandanti in capo, certe primedonne dell’informazione e certi editori la disonorano quotidianamente. LEGGI TUTTO

Franco Padrut e Arcangelo Panzica, un funerale laico ed uno religioso, una riflessione sul senso della vita e della morte...

Il funerale laico
di Franco Padrut
Arcangelo Panzica
E' stata una giornata dura quella di oggi. Nella mattinata ho partecipato al funerale laico di Franco Padrut, ex segretario della Camera del lavoro di Palermo, morto lunedì scorso a 67 anni. Poi di corsa a Corleone, dove ho partecipato al funerale religioso di Arcangelo Panzica, il giovane di 29 anni morto in un incidente stradale in provincia di Torino. Due funerali molto diversi, ma entrambi toccanti, commoventi, coinvolgenti. Franco è stato un dirigente comunista della Cgil, che si è battuto tutta la vita per gli ideali di libertà, di giustizia sociale e di democrazia. Era ateo e non si è convertito sul letto di morte. Ha voluto funerali laici ed ha disposto che il suo corpo venisse cremato. Le sue due figlie, Arianna e Sabina, hanno testimoniato sulla sua dolcezza di padre e sulla sua coerenza politica e morale.
Arcangelo era un giovane che andava incontro alla vita, scanzonato e felice, con la sua ragazza e circondato dall'affetto dei suoi amici e dall'amore dei suoi genitori, Pippo e Margherita, e di suo fratello Gianfranco. Un destino terribile e crudele l'ha fermato, lasciando nella disperazione i suoi e nel dolore tutti noi. C'era una grandissima folla nella Chiesa Madre al suo funerale religioso. L'intero paese si è stretto attorno alla sua famiglia. Dopo il funerale, tutti in corteo - un corteo lunghissimo - per accompagnarlo fino al cimitero. Per l'ultimo saluto. Ciao, Arcangelo. Ti vogliamo tutti bene.
Dino Paternostro 

Bivona. Studentessa sotto scorta, ma a scuola protestano. Il Preside scrive alla Prefettura

La piazza principale di Bivona (Ag)
di FABIO RUSSELLO
All'istituto tecnico di Bivona in provincia di Agrigento studia la figlia di un imprenditore che ha denunciato il racket. La ragazza arriva la mattina con i carabinieri ma questo non piace ad alcuni professori che si sono lamentati. Il preside ha scritto alla Prefettura
A scuola la presenza dei carabinieri che scortano la figlia di un testimone di giustizia non è gradita. E il preside scrive alla Prefettura per avere indicazioni sull'ingresso degli uomini della tutela nell'edificio scolastico. La denuncia è di Ignazio Cutrò, l'imprenditore edile di Bivona, in provincia di Agrigento, che ha detto no al pizzo e che grazie alla sue denunce ha fatto condannare al termine del processo denominato "Face Off" cinque presunti mafiosi della Bassa Quisquina. Cutrò ha una figlia diciottenne che frequenta l'Istituto tecnico Panepinto a Bivona e ha raccontato che diversi professori della scuola frequentata dalla ragazza hanno lamentato la presenza degli uomini della scorta: "Sono molto amareggiato - ha detto Cutrò - A quanto pare il fatto che mia figlia venga accompagnata a scuola dalla scorta non è gradito ad alcuni insegnanti che si sono lamentati con i carabinieri. Dopo l'umiliazione provata da mia figlia, a sentirsi rifiutata, lancio un appello a chi è disposto ad accoglierla nella propria scuola. Sono disposto ad andare anche fuori dalla Sicilia. Mia figlia, per sua scelta, non metterà mai più piede nell'istituto di Bivona". Dalla segreteria dell'istituto tecnico hanno confermato che è stata inviata in Prefettura una richiesta di chiarimenti per garantire la sicurezza degli studenti: "E' necessario che il personale sappia chi entra e chi esce dalla scuola e inoltre ci devono segnalare per iscritto fino a dove possono arrivare gli uomini della scorta. Noi siamo una scuola che fa anche progetti di legalità e siamo vicini alla famiglia Cutrò. Ma abbiamo bisogno di certezze". Il preside dell'Itc Panepinto Giovanni Battista Salamone si è difeso: "C'è stato un difetto di comunicazione perché né Cutro né la Prefettura hanno comunicato alla scuola l'esigenza della ragazza di essere scortata". Salamone ha raccontato che "tre giorni fa alcuni professori hanno chiesto il motivo della presenza dei due accompagnatori (gli uomini della scorta, ndr) al secondo piano dove ci sono le aule". "Abbiamo chiesto - ha aggiunto il preside - chiarimenti alla Prefettura perché all'interno della scuola la responsabilità sulla sicurezza degli studenti è del dirigente scolastico ed inoltre reputo diseducativa la presenza di estranei al secondo piano dove ci sono le classi". Salamone ha anche detto che i professori che hanno esternato le loro "perplessità" agli uomini della tutela non erano tenuti a sapere che la ragazza (loro alunna, ndr) fosse sotto scorta perché il padre ha denunciato il racket e fatto condannare alcuni mafiosi: "Qui ci facciamo i fatti nostri".
(26 gennaio 2011)

Mafia, gioielli e orologi pregiati confiscati e dimenticati in un caveau


Uno dei rolex confiscati a Brusca

di SALVO PALAZZOLO
Ecco i gioielli sottratti ai boss di Cosa nostraNei sotterranei del palazzo di giustizia di Palermo esiste un tesoro di orologi, anelli e collane che la magistratura ha tolto definitivamente a capimafia del calibro di Leoluca Bagarella e Giovanni Brusca. Ma l’agenzia per i beni confiscati non sa della loro esistenza.
La fine del corridoio non si intravede neanche. I sotterranei del palazzo di giustizia sono avvolti da una luce debole, un odore forte, e da cento porte messe in fila. Ma solo una apre il caveau dove sono custoditi i gioielli confiscati ai padrini. Quale sia davvero la porta del forziere lo sanno solo pochi fidati funzionari del tribunale. Pochissimi conoscono la combinazione per aprirla. Perché quel piccolo tesoro di orologi, collane e argenterie è un bottino di guerra, la guerra a Cosa nostra, che non è mai finita. E i padrini potrebbero volerseli riprendere i loro gioielli, che furono ossequiosi regali di un complice insospettabile, il prezzo di una tangente, il ringraziamento per una elezione in Parlamento, il pagamento di un pizzo, il ricordo di una memorabile riunione della Cupola o di un omicidio eccellente. Ecco perché quelle collane, gli anelli, gli orologi rinchiusi nel caveau del palazzo di giustizia di Palermo hanno rappresentato, più delle case e dei terreni frutto di reinvestimento e riciclaggio, il simbolo del potere di Cosa nostra. Oggi, dopo i provvedimenti di confisca della magistratura, quei gioielli sono diventati il simbolo di una vittoria importante dello Stato. Eppure, una parte dello Stato non sa neanche dell’esistenza di questo tesoro.
Repubblica l’ha scoperto chiedendo notizie all’agenzia per i beni confiscati dei gioielli sottratti a due mafiosi di rango come Leoluca Bagarella e Giovanni Brusca. Così è emerso che i 184 pezzi dell’argenteria Cartier che Bagarella conservava gelosamente nel suo ultimo covo, nel centro di Palermo, dove fu arrestato nel 1995, sono stati dimenticati nel caveau del palazzo di giustizia dal 2003, l'anno in cui è scattato il provvedimento di confisca definitiva. Stessa sorte hanno avuto i cinque costosi orologi che erano della moglie di Bagarella, Vincenzina Marchese: un Audemars Piguet, due Laurens, due Lucien Rochat. Bagarella non ha provato neanche a riaverli, perché quegli orologi sono stati un triste presagio e il segno di un’attesa infinita: Vincenzina, latitante per amore, si impiccò dopo aver saputo che non avrebbe mai potuto procreare un figlio. Il giorno prima aveva urlato al marito: "Dio ci ha voluto punire". Dopo il provvedimento di confisca definitiva, l’allora agenzia del Demanio aveva acquisito il fascicolo della magistratura, ma non fece assolutamente nulla. Avrebbe potuto metterli all’asta quei beni così particolari, oppure affidarli a un’ente o un’associazione, per una mostra sull'antimafia. Non è stato fatto nulla. Adesso, dopo la segnalazione di Repubblica, la nuova agenzia per i beni confiscati, che ha preso il posto dell'agenzia del Demanio, ha scoperto di dover gestire anche questi beni, e sta decidendo il da farsi (...).
La Repubblica, 26.1.2011

Palermo ricorda Mario Francese, il cronista del Giornale di Sicilia assassinato dalla mafia in viale Campania 32 anni fa

Mario Francese
Mario Francese, cronista di giudiziaria del "Giornale di Sicilia", il 26 Gennaio 1979 fu assassinato dalla mafia davanti al portone di casa in viale Campania a Palermo. Per ricordarlo, l'Unione nazionale cronisti (Unci) ha organizzato questa mattina una cerimonia sul luogo dell'agguato. Erano presenti la vedova, Maria Sagona, e i figli Giulio e Massimo Francese, assieme, tra gli altri, al vicesindaco Marianna Caronia, al prefetto Giuseppe Caruso, al dirigente della Dia, al questore e ai comandanti provinciali di carabinieri, Guardia di finanza, polizia municipale. "La società sana - ha detto Leone Zingales, segretario dell'Unci di Palermo - fu colpita dall'uccisione di Mario Francese. Qui oggi è una testimonianza di come non solo sia importante ricordare per la famiglia ma anche per tutta la città. Francese è stato un uomo e un giornalista impegnato nella lotta alla mafia, vero esempio per chi ha scelto questa professione". Il movente del delitto è stato ricondotto dai giudici di primo grado allo "straordinario impegno civile con cui la vittima aveva compiuto un'approfondita ricostruzione delle più complesse e rilevanti vicende di mafia degli anni 70". I processi hanno ricostruito la stretta relazione tra il delitto e il lavoro di Francese, che aveva intuito gli interessi mafiosi sulla costruzione della diga Garcia e l'intreccio col mondo dell'economia e degli appalti pubblici.

Corleone. Oggi i funerali di Arcangelo Panzica

Arcangelo Panzica
Corleone saluterà oggi per l'ultima volta il giovane Arcangelo Panzica, di 29 anni, morto tragicamente nei giorni scorsi per un incidente stradale, mentre era alla guida della sua moto. La salma del giovane è arrivata in paese ieri pomeriggio ed è stata portata nella Chiesa Madre, dedicata a San Martino. I funerali si svolgeranno alle ore 15.00. Dopo la cerimonia, si terrà il corteo funebre che accompagnerà Arcangelo nel suo ultimo viaggio. E' facile prevedere che dietro il feretro ci sarà l'intera città, che già ieri si è stretta attorno al giovane e alla sua famiglia, non lasciandolo un attimo solo in chiesa. Sarebbe auspicabile che l'Amministrazione comunale, interpretando i sentimenti dell'intera popolazione, proclamasse il lutto cittadino. (dino paternostro)

Mazzette alla Motorizzazione, esami facili e pratiche truccate, 51 arresti

Antonino Nobile arrestato nel maggio 2009
di SALVO PALAZZOLO
Tre funzionari e 48 titolari di autoscuole e di agenzie di disbrigo pratiche sono accusati di aver formato un vero e proprio cartello per escludere le agenzie che non volevano pagare le tangenti. Alla fine, un imprenditore ha denunciato e le telecamere piazzate dalla squadra mobile negli uffici di via Fonderia Oretea hanno svelato il passaggio delle tangenti: 122 i casi accertati
PER le pratiche di immatricolazione, revisione e patenti, bisognava anticipare 100 euro direttamente a un funzionario della Motorizzazione Civile di Palermo. Così, la pratica non avrebbe avuto ostacoli e sarebbe andata a buon fine nel giro di pochi giorni. Anche se non c’erano i presupposti per il rilascio. Anche se gli esami non si erano mai tenuti. Poco importava. Con il saldo della mazzetta, il funzionario avrebbe assicurato un timbro e una firma originale. Ma il sistema non aveva previsto proprio tutto. Da due anni, gli investigatori della sezione reati contro la pubblica amministrazione della squadra mobile di Palermo indagano con la Procura sulla tangentopoli alla Motorizzazione civile. I sospetti sono nati dopo la denuncia del titolare di un’agenzia di disbrigo pratiche, stanco di sottostare al ricatto della mazzetta. Le telecamere piazzate all’interno degli uffici di due funzionari hanno svelato il sistema. Così, questa notte, è scattato un blitz con 51 arresti: in dieci sono finiti in carcere; 41 sono invece ai domiciliari. Oltre ai tre funzionari sono coinvolti i titolari di alcune agenzie di disbrigo pratiche automobilistiche e i titolari di scuole guida che hanno sede in città e provincia. Sono 122 i casi di corruzione accertati. Tutti sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e alla falsità ideologica. I tre funzionari arrestati sono Antonino Nobile, già fermato nel maggio 2009 nell'ambito della prima tranche dell'inchiesta, Emanuele Lo Cascio e Rosamaria Mangano. Le indagini, coordinate dal sostituto Amelia Luise e dal procuratore aggiunto Leonardo Agueci, hanno seguito in diretta il pagamento delle tangenti. I soldi erano lasciati in un cassetto della scrivania del funzionario infedele. Oppure, venivano sistemati direttamente dentro la cartella della pratica. O in un pacchetto di sigarette. Nel maggio 2009, la polizia aveva già arrestato per corruzione uno dei due funzionari indagati, Antonino Nobile, e anche il titolare dell’autoscuola “Start” di Partinico, Pietro Catalano. Le manette erano scattate dopo l’ennesimo pagamento di cento euro documentato da una telecamera nascosta. Quella volta, il funzionario aveva aggiustato una pratica di revisione, segnando una data diversa da quella reale. Nel suo ufficio, i poliziotti trovarono una cartella con 3.900 euro, in banconote da 50 e 100 euro. Il titolare dell' autoscuola di Partinico provò a giusitificarsi: “Ma quali mazzette, i 100 euro dati a Nobile erano per farmi comprare un codice della strada”. Giustificazione ridicola, che non ha salfito le accuse. E le indagini sono andate avanti. Nobile si occupava davvero di tante cose alla Motorizzazione: ufficialmente, avrebbe dovuto seguire soltanto le pratiche relative alle patenti A e B, poi anche le istanze delle officine per l’installazione degli impianti a metano. In realtà, si occupava pure di altro. Non si comprende bene a che titolo (e soprattutto, con la complicità di chi). Dalle indagini sono emerse centinia di pratiche irregolari: revisioni false, date improbabili e targhe sbagliate. In alcuni fascicoli mancavano addirittura dei timbri. E alcune patenti sarebbero state assegnate con procedure del tutto irregolari dopo esami fantasma nelle autoscuole compiacenti.

Questo l'elenco delle 51 persone arrestate. Funzionari pubblici della Motorizzazione civile: Antonino Nobile, 54 anni; Emanuele Lo Cascio, 49 anni; Rosamaria Mangano, 45 anni. Titolari di autoscuole e agenzie di disbrigo auto: Giuseppe Castronovo, 49 anni, nato a Lercara Friddi; Pietro Catalano, 39 anni, di Partinico; Sergio Maria Giovanni Cinà, 55 anni, Palermo; Salvatore Di Benedetto, 72 anni, di Palermo; Giuseppe Ortoleva, 36 anni, di Partinico; Francesca Schicchi, 38 anni, di Palermo; Salvatore Speciale, 58 anni, nato a Cosenza; Francesco Armanno, 70 anni; Salvatore Armanno detto Massimo, 40 anni, nato a Palermo; Marcello Barbaro, 52 anni, nato a Palermo; Francesco Biondo, 31 anni, di Palermo; Sergio Bosco, 40 anni, di Palermo; Paolo Bruno, 48 anni, di Villabate; Giuseppe Cardinale, 32 anni, di Palermo; Michele Cardinale, 33 anni, di Palermo; Antonino Clemente, 68 anni, di Bagheria; Giuseppe Coltelluccio, 53 anni, di Villabate; Marcello Di Benedetto, 38 anni, di Palermo; Salvatore Domino, 59 anni, Palermo; Antonino Filippone, 31 anni, di Palermo; Lorenzo Gambino, 70 anni, di Palermo; Marco Gambino, 34 anni, di Palermo; Errico Giannini, 70 anni, di Vercelli; Alfredo Gioietta, 38 anni, di Palermo; Leonardo Giuliana, 29 anni, di Partinico; Francesco La Porta, 54 anni, di Prizzi; Giuseppe Licata, 46 anni, di Catania; Giuseppe Lipari, 43 anni, di Ventimiglia (Imperia); Tommaso Lo Porto, 73 anni, di Palermo; Antonino Loria, 72 anni, di Termini Imerese; Giuseppe Messina, 68 anni, di Caltavuturo (Palermo); Giuseppe Mineo, 75 anni, di Montelepre; Massimo Musotto, 38 anni, di Palermo; Salvatore Nave, 51 anni, di Misilmeri; Giuseppe Pagano, 69 anni, di Aliminusa; Giovanna Passavia, 41 anni di Palermo; Giuseppe Patti, 34 anni, di Mistretta (Messina); Rosa Provino, 56 anni, di Bagheria; Ignazio Russo, 37 anni, di Palermo; Salvatore Saitta, 72 anni, di Palermo; Giuseppe Sole, 26 anni, di Palermo; Rosario Sole, 56 anni, di Misilmeri; Salvatore Terranova, 55 anni, di Montelepre; Alfredo Maurizio Valenza, 47 anni, di San Giuseppe Jato; Giovanni Battista Valenza, 41 anni di Palermo; Giuseppe Maria Valenza, 40 anni di Corleone; Giuseppe Varisco, 64 anni, di Bagheria; e, infine, Vincenzo Zerillo, 67 anni, di Palermo.
La Repubblica Palermo, 25.1.2011

martedì 25 gennaio 2011

Siciliano travolto e ucciso a Torino, l‘automobilista era ubriaco

Arcangelo Panzica
Denunciato per omicidio colposo il conducente della macchina che ha travolto il radiologo Arcangelo Panzica, 29 anni, di Corleone TORINO. Era ubriaco e per questo è stato denunciato a piede libero dai carabinieri per guida in stato di ebbrezza e omicidio colposo Luca G., 37 anni, residente a Volpiano (Torino). È il conducente della Ford Fiesta che sabato pomeriggio, a pochi passi da casa, si era scontrato con la moto Bmw 800 guidata da Arcangelo Panzica, 29 anni, di Corleone (Palermo), rimasto ucciso nell'incidente. L'automobilista aveva un tasso alcolemico di 1,40 grammi di alcol per litro di sangue, quasi il triplo del limite consentito. Pur risiedendo in Sicilia, Panzica viveva a Torino, dove svolgeva l'attività di tecnico radiologo all'ospedale Molinette. Sabato stava andando a Leinì (Torino) a trovare la fidanzata. La sua salma è tornata al paese d'origine.
GdS, 25.1.2011

lunedì 24 gennaio 2011

Ciao, Arcangelo...

Non conoscevo Arcangelo Panzica, ma sono rimasto sconvolto e addolorato per la sua tragica scomparsa. Ieri ed oggi ho imparato a conoscerlo, guardando e riguardando le sue foto su facebook. Lo consiglio ai lettori: guardatele e conoscerete veramente Arcangelo. Conoscerete il suo sorriso solare, la sua simpatica ironia, la gioia di stare con gli amici, l'amore per la sua ragazza, la serietà con cui studiava e lavorava. Se tutti lo porteremo nel cuore, allora Arcangelo continuerà a vivere, vivrà ancora, vivrà per sempre. A Pippo e Margherita ancora un abbraccio forte. Fatevi coraggio. Facciamoci tutti insieme coraggio.
Dino Paternostro

Angelo, Torino non ti ha lasciato solo

Addio a Franco Padrut, vero simbolo della sinistra politica e sindacale palermitana

Franco Padrut
È stato segretario della Camera del lavoro e del Pci di Palermo. Passò in galera 18 mesi per una manifestazione pacifista davanti al consolato Usa. Era un grande esperto di flussi elettorali È morto Franco Padrut, storico leader sindacale ed ex segretario della Camera del lavoro e del Pci di Palermo. Aveva 67 anni. Colpito da un ictus, è stato ricoverato sabato all'ospedale Civico in condizioni gravissime, e questa mattina è spirato. Protagonista di decine di battaglie sindacali negli anni Sessanta e Settanta, Padrut pagò anche con il carcere la sua coscienza civile: nel 1967, da segretario della Fgci venne arrestato in occasione di una manifestazione di protesta per il Vietnam davanti al consolato degli Usa, e scontò 18 mesi di reclusione all'Ucciardone. Si era allontanato dalla politica attiva dopo la trasformazione del Pci in Pds, rimanendo però un attento e acuto osservatore dei flussi e dei fenomeni elettorali: proprio in questa veste aveva collaborato con "Repubblica-Palermo" in occasione dei più importanti appuntamenti con le urne.

Guarda un video su Franco Padrut

FRANCO, IL SIGNORE ROSSO
Storia di Padrut: dalla tessera del Pci presa dopo il funerale di Togliatti ai 18 mesi di carcere all'Ucciardone per una manifestazione pacifista davanti al consolato americano
di ATTILIO BOLZONI

Aziende Sanitarie e Ospedali. I manager sono destinati a preparare le valigie?

Il manager dell'Asp di Palermo, Salvatore Cirignotta 
di Antonio Fiasconaro
IL FATTO. Dopo la diffida ad Allegra, scricchiolano le poltrone di Cirignotta, Di Rosa e La Rocca
«Signori in carrozza», invita il «capostazione» Massimo Russo al binario unico della sanità palermitana. Armi e bagagli e tutti a casa, anche se qualcuno potrebbe ancora avere una chance: uscire dalla finestra e rientrare con prepotenza dal portone. Dopo la diffida al direttore generale dell'azienda ospedaliera «Civico», Dario Allegra, che non è altro la punta della «iceberg», scricchiolano adesso anche le poltrone di Salvatore Cirignotta, ex magistrato e da settembre 2009 direttore generale dell'Asp, di Salvatore Di Rosa, manager dell'azienda ospedaliera riuniti «Villa Sofia-Cervello» e direttore in aspettativa dell'unità operativa di Medicina dell'ospedale «Villa Sofia» e di Mario La Rocca, manager dell'azienda ospedaliera universitaria Policlinico, di professione ingegnere e più volte componente di uffici di gabinetto di vari assessorati. L'assessore regionale per la Salute è stato chiaro fin da quando i manager si erano insediati: tra gli obiettivi che dovevano raggiungere per avere ancora la speranza di rimanere saldamente attaccati alle loro poltrone, senza l'ausilio di «attack» c'era tra l'altro, l'organizzazione dei pronto soccorso, la riduzione delle liste di attesa, gli accorpamenti di unità operative doppione, il risanamento dei bilanci, la rifunzionalizzazione dei servizi territoriali con l'apertura dei Pta (Presidi territoriali di assistenza). Stando alle voci che circolano con insistenza nei corridoi di piazza Ottavio Ziino, ci sarebbero già pronte le prime valutazioni sull'operato dei manager con l'invio di «biglietti di solo andata» verso i propri domicili. Insomma, si profilerebbe una rivoluzione ai vertici delle aziende anche se qualcuno continua però a parlare di una sorta di «rotazione». I nuovi nomi? Per il momento c'è il massimo riserbo, benché c'è chi giura che alcuni sarebbero pronti ad indossare i panni dei nuovi manager e apparterrebbero all'entourage dell'assessore Russo. C'è anche da sottolineare come Russo abbia voluto mettere sulla «graticola», per dare un segnale, un esempio, il pronto soccorso del Civico dopo le varie reiterate segnalazioni ed inviti alla riorganizzazione, ma sullo stesso piano, a nostro avviso non sono da meno le altre aree di emergenza degli altri ospedali cittadini dove non mancano disservizi e disfunzioni. Non si salva nessuno. Proprio nessuno. Chi più e chi meno presenta «falle» e soprattutto disorganizzazione. Ed infine c'è da chiedersi quali siano state le iniziative intraprese dall'assessore Russo dopo che si sono registrate di recente due morti di neonati all'Ostetricia e Ginecologia dell'ospedale «Civico» di Partinico?
Fonte: La Sicilia.it

La Cassazione: "Da Cuffaro lezione di civiltà"

Totò Cuffaro
 Il magistrato della Suprema corte: "Si è difeso nel processo e ha accettato con rispetto il verdetto. Gli si deve dare meritoriamente atto in tempi così burrascosi per la giustizia"
CATANIA -"L'imputato Cuffaro, pur investito di importanti cariche pubbliche, si è sottoposto al giudizio dei giudici. Si è difeso nel processo, ha accettato con rispetto, come egli stesso ha affermato, il verdetto emesso dai magistrati. Gli si deve dare meritoriamente atto". Così Antonio Esposito, presidente della seconda sezione penale della Cassazione, ha commentato le parole espresse dall'ex senatore Salvatore Cuffaro dopo la condanna a 7 anni di reclusione per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra e violazione del segreto istruttorio nell'ambito del processo "Talpe alla Dda". "Dare atto di un merito - ha proseguito - il verdetto accettato con rispetto, non significa cancellare sentenza e reati. È anche una lezione per tutti, in tempi così burrascosi intorno alla giustizia". Riguardo poi a coloro che contestano la sentenza il magistrato ha detto "credo che sia opportuno oltre che doveroso attendere la motivazione della sentenza, poi l'opinione pubblica può liberamente approvarla o criticarla". Riguardo infine il motivo che ha indotto il collegio a confermare la condanna dei giudici di Palermo Esposito ha aggiunto "i magistrati parlano dei processi esclusivamente attraverso i provvedimenti. Rispetto alle valutazioni espresse emotivamente a caldo, è opportuno che plauso e censura siano esternati dopo la lettura dei motivi. Resta l'amara constatazione che infedeli servitori dello Stato - ha concluso - hanno tradito il giuramento di fedeltà e la fiducia di magistrati inquirenti con i quali lavoravano a stretto contatto".
24/01/2011

Padre Cosimo Scordato, sacerdote a Palermo: "I gay hanno diritto di creare famiglia"

padre Cosimo Scordato
Padre Cosimo Scordato in controtendenza rispetto al papa: "Gli omosessuali non sono errori di natura o dei malati, la Chiesa ai più alti livelli dovrebbe rivedere le proprie posizioni" PALERMO - "Gli omosessuali sono persone normali, non errori di natura o dei malati. Sono persone che hanno tutto il diritto di amare e di essere amati e in quanto tale di formare delle famiglie". Padre Cosimo Scordato, parroco della chiesa San Francesco Saverio all'Albergheria, un popoloso quartiere palermitano, prende una posizione decisa e la esprime alla presentazione del progetto "Prospettiva Queer". Padre Scordato non è nuovo a esternazioni in controtendenza: è stato, infatti, in prima fila negli anni Ottanta quando ha fondato il Comitato popolare antimafia a Casteldaccia (Palermo). E ancora sull'onda del caso di Eluana Englaro ha organizzato in chiesa un referendum per fare decidere all'assemblea ecclesiale l'orientamento della comunità sulla sospensione della nutrizione in questo e in altri casi. Adesso, come già avvenuto in passato, il sacerdote torna a parlare dei Dico e dell'omosessualità: "E' un tema che la Chiesa ai più alti livelli, dovrebbe rivedere radicalmente. Bisogna avere rispetto per gli omosessuali perché quello che conta è l'amore. E loro amano al pari degli etero. L'omosessuale non è, quindi, un 'peccato contro natura' né un elemento di disordine. Conta la persona con la sua capacità di amare e in quanto tale deve essere rispettato". Per padre Scordato "è la persona, infatti, che qualifica la dignità umana. E dove c'è amore c'è Dio. Per questo la Chiesa dovrebbe rivedere radicalmente il suo pensiero". La parrocchia di San Saverio ospita, non a caso, la sede dell'Agedo (associazione genitori di omossessuali).
24/01/2011

Moto contro un'auto: giovane corleonese perde la vita a Volpiano in Piemonte

Arcangelo Panzica
Arcangelo Panzica, 29 anni, è morto nel pomeriggio dopo un incidente a Volpiano, in provincia di Torino
TORINO. Un giovane motociclista siciliano, Arcangelo Panzica, di ventinove anni residente a Corleone (Palermo) è morto questo pomeriggio in un incidente stradale avvenuto a Volpiano (Torino). E' rimasto coinvolto, poco dopo le 16, in uno scontro con una Ford Fiesta condotta da L.G., di trentasette anni di Volpiano, che se l'é cavata con ferite lievi. Il ragazzo, invece, è deceduto all'istante. Sulla dinamica sono in corso le indagini della locale stazione dei carabinieri.
***
Una notizia sconvolgente, assurda! Come si può accettare che un ragazzo come Arcangelo, nel fiore degli anni, con tutta la vita ancora davanti a se, non ci sia più? Un abbraccio forte forte a Pippo e Margherita, i suoi genitori. Fatevi coraggio! Facciamoci coraggio! (d.p.)

A pensar male…

Antonio Ingroia
di Antonio Ingroia
Un famoso politico dichiarato colpevole di collusione con la mafia amava dire “A pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca”. Potrà sembrare allora un po’ stravagante che un magistrato antimafia come me citi una frase simile. Eppure, spesso la tentazione è forte e talvolta irresistibile. I cattivi pensieri a volte vengono in mente naturalmente, senza sforzo. Ed in questo inizio d’anno qualche cattivo pensiero mi è venuto in mente considerando lo stato dell’arte in tema di destinazione dei beni confiscati alla mafia. LEGGI TUTTO

Ciancimino a Ingroia: “Il marcio nei palazzi”

Massimo Ciancimino
Egregio Dott. Ingroia, chi Le scrive conosce ed apprezza da tempo il suo operato sia per il senso di reponsabilità, sia per la laicità con la quale da tempo cerca di poter esercitare la Sua professione. So perfettamente quanto tempo dedica alla ricerca della verità di su anni bui che hanno massacrato la nostra terra. Però mi consenta di dissentire con lei nell’analisi seppur molto attenta ma anche parziale sul vero problema della gestione dei beni prima sequestrati e poi in seguito, nella maggior parte dei casi, confiscati a mafiosi ed ai loro familiari. Le ho già scritto una volta che il marcio c’è anche all’interno dei vostri palazzi e sicuramente più di quanto lei stesso, impegnato nella continua lotta al crimine organizzato, possa mai immaginare. LEGGI TUTTO

domenica 23 gennaio 2011

Come cambia la mafia. La nuova mappa dei boss

Come cambia la mafia palermitana dopo le maxi-retate e gli arresti eccellenti degli ultimi anni, da Nino Rotolo a Salvatore Lo Piccolo, da Mimmo Raccuglia a Gianni Nicchi? La nuova mappa di Cosa nostra è stata delineata dagli inquirenti, che – in assenza di figure capaci di assumere una guida unica – vedono una mafia radicalmente diversa dal recente passato, con le famiglie che si muovono in autonomia. Allo zoom sui vecchi e nuovi capi, famiglia per famiglia, è dedicata la copertina di “S”, il magazine che guarda dentro la cronaca, in edicola. LEGGI TUTTO

venerdì 21 gennaio 2011

Il Comune di Balestrate: "Demolite la casa del boss", la l'impresa aggiudicataria rinuncia

Balestrate
Ma l'impresa incaricata si tira indietro A Balestrate, in provincia di Palermo, nessuno vuole abbattere la casa confiscata a un boss. L'impresa che si era aggiudicata l'appalto ha rinunciato improvvisamente per imprecisati motivi economici. Il sindaco l'ha subito messa in mora, chiedendo una penale. I giovani del Fronte antimafia di Balestrate: "La butteremo giù noi" L'edificio da abbattere era quello del boss Luigi Mutari ma, come era avvenuto anni addietro a Partinico per le stalle della famiglia Vitale, le ruspe non sono mai riuscite ad entrare in azione. Senza una ragione evidente. La ditta che, a Balestrate, aveva vinto l'appalto per la demolizione, per circa 2.500 euro, si è improvvisamente ritirata. Problemi economici, hanno detto genericamente all'ufficio tecnico del Comune. Ma intanto il sindaco l'ha messa in mora, chiedendo il pagamento di una penale. L'abbattimento di quell'edificio grezzo all'imboccatura della strada d'accesso al porto, a Balestrate, è ora diventato un punto d'onore per il movimento antimafia. "Raderlo al suolo è un gesto fortemente simbolico - dicono i giovani del Fronte antimafia - perché c'è chi ritiene sia altrettanto simbolico lasciarla eretta. Siamo pronti ad impugnare gli arnesi e a radere al suolo noi quella struttura".  Ad aggiudicarsi l'appalto era stata a dicembre scorso la ditta di Angelo Bagnato. Adesso, dopo la rinuncia improvvisa, in Comune si sta scorrendo la graduatoria per assegnare l'appalto alla ditta che si è classificata seconda nella gara. La storia dell'immobile confiscato da demolire ha inizio nell'aprile dello scorso anno. A dare la notizie furono i siti internet Paesenotizie. it e Balestratesi. it, assieme a Telejato, che da quel momento condusse una strenua battaglia per un gesto importante nella lotta contro la mafia. A luglio, l'ufficio tecnico del Comune effettuò una perizia dichiarando lo stato di pericolo dell'edificio. Poi, a settembre arrivò il via libera dell'Agenzia dei beni confiscati e fu bandita la gara per la demolizione. Nel frattempo, però, sono iniziati i lavori per la realizzazione della strada di accesso al porto costretta ad una curva proprio dalla presenza di quell'immobile. Progettisti e tecnici della strada hanno però smentito che l'itinerario della strada sia stato curvato per garantire la presenza della casa del boss. L'ingegnere Ingrassia, ex responsabile dei lavori, ha spiegato che "la strada che si sta realizzando si va a congiungere con un'altra che costeggia il mare. E in quel punto non poteva arrivare perpendicolare, ma doveva compiere una curva". La demolizione della casa del boss, dunque, a Balestrate diventa ora un caso. Se il Comune non riuscirà a trovare una ditta disponibile, saranno i giovani del Fronte antimafia a salire su una ruspa.
(21 gennaio 2011)

Caltavuturo, l'anniversario della strage di San Sebastiano: la memoria non si cancella...


Un momento del dibattito

L’hanno scritto con la vernice rossa su uno striscione bianco: «la memoria non si cancella. 20 gennaio 1893». Sono i giovani del circolo Arci “20 Gennaio”, che non vogliono che si dimentichi. È successo già troppe volte. Adesso basta. Il 20 gennaio di 118 anni fa a Caltavuturo l’esercito (e qualche “civile”) spararono sui contadini che manifestavano per chiedere l’assegnazione delle terre di “Sangiovannello”. Ieri, in occasione del 118° anniversario della “Strage di San Sebastiano”, insieme a Libera, all’Anpi e al Comune, hanno organizzato diverse manifestazioni. La più significativa quella del pomeriggio, nei locali del museo civico, dove diversi interventi hanno rievocato i fatti del 20 gennaio e quello che significano ancora oggi per tutti noi. A cominciare da Antonino Musca, presidente del circolo, a cui sono seguiti l’assessore alla cultura Massimiliano Cerra, il professor Angelo Ficarra, già presidente del comitato per il centenario dei fasci, il coordinatore di Libera Sicilia Umberto Di Maggio e lo scrittore spagnolo Gonzalo Alvarez Garcia. A me è toccato portare il saluto della Camera del lavoro di Corleone, di Palermo e di Piana, ricordando che anche nel gennaio 1893 Bernardino Verro e i contadini corleonesi solidarizzarono con il movimento contadino di Caltavuturo. 
E ho consegnato agli organizzatori il volantino autografo di Verro, conservato nell’archivio di Stato. «Alle ore 2½ di oggi – c’è scritto nel prezioso documento datato 29 gennaio 1893 - una rappresentanza del “Fascio dei lavoratori” e della “Nuova Età” si porterà al camposanto per deporre una ghirlanda in onore dei dieci martiri di Caltavuturo, saziati di piombo per aver chiesto pane e lavoro. Ogni socialista prenderà parte alla pia e mesta cerimonia, riflettendo che i caduti sotto la tirannica mitraglia erano poveri contadini e non ricchi banchieri o ladri senatori». Ha concluso il dibattito Ottavio Terranova, presidente dell’Anpi di Palermo. Poi tutti in corteo per la fiaccolata fino alla lapide che ricorda la strage, all’incrocio tra via Alfieri e via Vittorio Emanuele. Una lapide posta meritoriamente dal Comune sul luogo della strage nel 1993, dove però non sono riportati i nomi dei caduti. Forse allora non si conoscevano. Ma adesso invece si. Per questo è stato proposto di sostituire questa lapide con un’altra dove vengano incisi i nomi di tutti i caduti. I giovani del circolo hanno lanciato un’altra provocazione, intitolando “Piazza 20 Gennaio” lo slargo dove fu consumato l’eccidio. Con la speranza che per il prossimo anniversario lo diventi veramente.
Dino Paternostro

giovedì 20 gennaio 2011

Oggi Caltavuturo ricorda le vittime della terribile strage del 20 gennaio 1893

Oggi a Caltavuturo (sulle Madonie) si ricorda l'eccidio di 13 contadini, che il 20 gennaio 1893 avevano occupato il feudo Sangiovannello che da tempo doveva essere assegnato loro. A sparare fu l’esercito regio, ma anche qualche “civile”. L’iniziativa di oggi dimostra che la memoria non deve essere cancellata. Pubblichiamo un comunicato dei promotori dell’iniziativa (Circolo Arci “20 Gennaio”, Libera, Anpi e Comune di Caltavuturo).
Il 20 gennaio ricorre il 118° anniversario dell’eccidio di Caltavuturo, giornata in cui tredici contadini, di ritorno dall’occupazione di alcune terre nel territorio caltavuturese (insieme ad altri 500 cittadini) vennero uccisi per mano dell’esercito regio, nel momento in cui si iniziano a diffondere in tutte le Madonie i Fasci siciliani dei lavoratori. “Vogliamo onorare la memoria storica di chi ha dato, con caparbietà ed eroismo, la propria vita per difendere il diritto alla terra e al proprio futuro”, afferma l’assessore alla Cultura del Comune di Caltavuturo, Massimiliano Cerra. “Il gesto di rivolta di quei giovani e di quei contadini, oggi più che mai, ricorre nei nostri cuori e nella nostra attualità. Quel 20 gennaio 1893 ha segnato un solco profondo di orgoglio e di riscatto ed ha iscritto il nostro Comune nelle pagine più gloriose di questa Sicilia martoriata dal sangue e dalla lotta”, conclude con emozione ed entusiasmo Cerra. Antonino Musca, presidente del Circolo Arci “20 Gennaio” di Caltavuturo, afferma che “era nostra prerogativa riaccendere i riflettori su un evento così rilevante per tutta la nostra comunità, ritorniamo a ricordare una delle pagine più tristi ma nello stesso tempo più importanti e significative della nostra storia collettiva. Ritorniamo a ricordare i nostri eroi, i nostri “partigiani”, che con forza e coraggio si sono battuti contro un sistema che voleva negare i loro diritti. Ed è proprio il Sindaco Calogero Lanza che afferma: “E’ intenzione dell’Amministrazione comunale ricordare ogni anno quella tragica data perché facente parte della nostra storia e monito per le future generazioni, anche con altre iniziative che arricchiscono ancor di più questo appuntamento. Ricordo che abbiamo partecipato ad un bando regionale sulla valorizzazione delle ricorrenze storiche, chiedendo la realizzazione di un fumetto e di una rappresentazione di “cunti” proprio sul 20 gennaio”.