giovedì 27 gennaio 2011

Ritratto di Matteo Messina Denaro. "L'invisibile" primula rossa di Cosa nostra


Matteo Messina Denaro

di Antonino Cangemi
Nella black list dei ricercati di tutto il mondo figura al quarto posto. Niente male se si pensa che in vetta a quella classifica vi è Bin Laden. Ha cinquant’anni (va per i cinquantuno) ed è il numero uno di “Cosa Nostra”. Da poco Wikipedia ha compilato la sua voce, dettagliata e quanto più completa, alla stessa stregua dei boss passati alla storia. Matteo Messina Denaro è figlio d’arte: suo padre Francesco ha retto il mandamento di Castelvetrano e, fatto più unico che raro, è morto per cause naturali. Vicino alle cosche corleonesi, è stato il pupillo di Riina. Col quale ha condiviso la linea dura, stragista. Dicono sia feroce, implacabile e si vanti di avere sul groppone tanti morti ammazzati quanti ne occorrono per riempire il cimitero di un paese. Ha più di un soprannome: “U siccu”, perché è magro, “Diabolik” per la sua predilezione per il noto personaggio dei fumetti. La sua figura sfugge al cliché del mafioso tradizionale, rustico, parsimonioso, incolto, tutto casa e chiesa. Alla cicoria, tanto cara a Binnu, preferisce il caviale, magari innaffiato da champagne. Incarna l’immagine della coppola storta della nuova generazione: ama i capi firmati, le belle donne, le fuoriserie, si diverte con le playstation. Si dichiara ateo e non disdegna le letture, anche di spessore. Ha un rammarico: la carriera criminale gli ha impedito di laurearsi. Glielo si può perdonare: aveva altro da fare. Un dottore in meno, pazienza. Ha un debole per il latino: alcuni suoi necrologi, comparsi sul più diffuso quotidiano dell’Isola per gli anniversari della morte del padre, sono scritti in latino. E a Svetonio, noto storico della romanità, si rivolge per svelare la sua filosofia di vita. La mafia secondo Matteo, infatti, il Messina Denaro pensiero si condensa in alcune lettere indirizzate a un ambiguo personaggio della sua Castelvetrano, chiamato in codice appunto Svetonio. Per chi volesse saperne di più sulla primula rossa di “Cosa Nostra” non resta che andare in libreria. Vi troverà il volume di Giacomo Di Girolamo, cronista del Trapanese, “L’Invisibile”, Editori Riuniti. In quel libro Di Girolamo racconta vita e miracoli, fatti e misfatti del latitante di Castelvetrano. L’autore, con una scrittura rapida e accattivante, a volte condita di sarcasmo, si rivolge a Messina Denaro, quasi in segno di sfida, direttamente, dandogli del tu: “Sei mio conterraneo, Matteo, dividiamo la stessa porzione di Sicilia, calpestiamo la stessa storia”. Un testo coraggioso quello di Di Girolamo, non una semplice inchiesta, ma qualcosa di più, come scrive il giornalista, “un grido sofferto di chi merita questo cielo di Sicilia”. Se ne raccomanda la lettura.
SiciliaInformazioni.it

1 commento:

Anonimo ha detto...

un grande libro. l'ho divorato....