mercoledì 26 gennaio 2011

Bivona. Studentessa sotto scorta, ma a scuola protestano. Il Preside scrive alla Prefettura

La piazza principale di Bivona (Ag)
di FABIO RUSSELLO
All'istituto tecnico di Bivona in provincia di Agrigento studia la figlia di un imprenditore che ha denunciato il racket. La ragazza arriva la mattina con i carabinieri ma questo non piace ad alcuni professori che si sono lamentati. Il preside ha scritto alla Prefettura
A scuola la presenza dei carabinieri che scortano la figlia di un testimone di giustizia non è gradita. E il preside scrive alla Prefettura per avere indicazioni sull'ingresso degli uomini della tutela nell'edificio scolastico. La denuncia è di Ignazio Cutrò, l'imprenditore edile di Bivona, in provincia di Agrigento, che ha detto no al pizzo e che grazie alla sue denunce ha fatto condannare al termine del processo denominato "Face Off" cinque presunti mafiosi della Bassa Quisquina. Cutrò ha una figlia diciottenne che frequenta l'Istituto tecnico Panepinto a Bivona e ha raccontato che diversi professori della scuola frequentata dalla ragazza hanno lamentato la presenza degli uomini della scorta: "Sono molto amareggiato - ha detto Cutrò - A quanto pare il fatto che mia figlia venga accompagnata a scuola dalla scorta non è gradito ad alcuni insegnanti che si sono lamentati con i carabinieri. Dopo l'umiliazione provata da mia figlia, a sentirsi rifiutata, lancio un appello a chi è disposto ad accoglierla nella propria scuola. Sono disposto ad andare anche fuori dalla Sicilia. Mia figlia, per sua scelta, non metterà mai più piede nell'istituto di Bivona". Dalla segreteria dell'istituto tecnico hanno confermato che è stata inviata in Prefettura una richiesta di chiarimenti per garantire la sicurezza degli studenti: "E' necessario che il personale sappia chi entra e chi esce dalla scuola e inoltre ci devono segnalare per iscritto fino a dove possono arrivare gli uomini della scorta. Noi siamo una scuola che fa anche progetti di legalità e siamo vicini alla famiglia Cutrò. Ma abbiamo bisogno di certezze". Il preside dell'Itc Panepinto Giovanni Battista Salamone si è difeso: "C'è stato un difetto di comunicazione perché né Cutro né la Prefettura hanno comunicato alla scuola l'esigenza della ragazza di essere scortata". Salamone ha raccontato che "tre giorni fa alcuni professori hanno chiesto il motivo della presenza dei due accompagnatori (gli uomini della scorta, ndr) al secondo piano dove ci sono le aule". "Abbiamo chiesto - ha aggiunto il preside - chiarimenti alla Prefettura perché all'interno della scuola la responsabilità sulla sicurezza degli studenti è del dirigente scolastico ed inoltre reputo diseducativa la presenza di estranei al secondo piano dove ci sono le classi". Salamone ha anche detto che i professori che hanno esternato le loro "perplessità" agli uomini della tutela non erano tenuti a sapere che la ragazza (loro alunna, ndr) fosse sotto scorta perché il padre ha denunciato il racket e fatto condannare alcuni mafiosi: "Qui ci facciamo i fatti nostri".
(26 gennaio 2011)

Nessun commento: