sabato 31 luglio 2010

Contessa e Palazzo in "guerra" con l'Eparchia di Piana per il trasferimento dei parroci

Papas Nicola Cuccia ed il diacono Luciano Aricò
di Cosmo Di Carlo
CONTESSA ENTELLINA - Come era prevedibile il trasferimento di sacerdoti tra le chiese di rito greco e latino da Contessa Entellina a Palazzo Adriano e viceversa sta suscitando un vespaio di polemiche che non accennano a placarsi. La decisione è stata adottata da monsignor Pio Tamburrino, che dal 28 giugno ha assunto la guida dell’Eparchia di Piana degli Albanesi. Monsignor Sotir Ferrara, dunque, dovrà concordare i suoi provvedimenti di governo con il Delegato Pontificio, al fine di consentire al Vaticano di riordinare la presenza in Sicilia della Chiesa cattolica di rito bizantino. Pare che lo spostamento dei parroci non sia che il primo di tutta una serie di provvedimenti che monsignor Pio Tamburrino ha in programma di attuare. La “delocalizzazione” dei sacerdoti viene vista come un’azione tardiva, che rischia di riaccendere ulteriori antiche quetioni sopite e mai risolte tra la comunità greca e quella latina di Contessa Entellina, paese arbereshe. LEGGI TUTTO

Premio internazionale di poesia "Città di Marineo. Designati i vincitori. Il 5 settembre kermesse nel castello Beccadelli-Bologna

Un'immagine della passata edizione del premio
Sono stati designati i vincitori della 36^ edizione del Premio Internazionale di Poesia "Città di Marineo". Il 5 settembre, nella tradizionale cornice del Castello Beccadelli Bologna di Marineo, il premio internazionale verrà consegnato all’attore Gianfranco Jannuzzo. La Giuria ha reso così omaggio ad un artista che ha l’innato talento di saper sempre tenere la scena con naturalezza ed efficacia, non dimenticando mai il valore delle sue radici, come nell’ultimo monologo “Girgenti amore mio” ove palpita il dialetto come cultura e soprattutto come amore per la sua Agrigento e per la Sicilia. La Giuria, inoltre, ha assegnato una targa premio all’opera straniera, tradotta in italiano, “E’ solo la voce che resta” di Forugh Farrokhzad - Aliberti Editore - per la singolarità delle tematiche trattate in un momento storico in cui le donne iraniane offrono la vita per i loro ideali di autentica libertà, nonché per la qualità della ricerca stilistica. Nell'ambito della poesia edita in lingua italiana la giuria, composta da Flora Di Legami, Salvatore Di Marco, Giovanni Perrone, Nino Piccione, Ida Rampolla del Tindaro, Tommaso Romano, Michela Sacco Messineo, Biagio Scrimizzi, Ciro Spataro, ha attribuito il primo premio ex aequo a Massimo Scrignòli per la raccolta “Vista sull’Angelo” - Book editore - e Gabriella Bianchi per la raccolta “Il paradiso degli esuli” - Fara editore -. Il secondo premio è stato attribuito a Giovanni Bollini per la raccolta “Amor panico” - Joker editore -, mentre il terzo premio è andato a Filippo Giordano per la raccolta “Ditirambi, lai e zagialesche” - ed. L’Espresso -. Sono state segnalate le seguenti opere: Amos Cartabia per la raccolta “Idee perdute”- ed.Acar -, Giovanni Giordano per la raccolta “L’oracolo e il silenzio” - ed. Ila Palma -, Daniele Coffaro per la raccolta “Adombro”- ed. Istituto Cultura Napoli -, Carmelo Focarino per l’opera “Rosa e spine” - ed. Ismeca -, Giuseppina Landolina per l’opera “Quando l’anima è sola” - ed. Albatros Il Filo- , Antonella Vara per l’opera “I dubbi dell’anima”- ed. Thule -, Elena Saviano per l’opera “Schizzi di sole” -ed. Pungitopo -.
Nella Sezione opere edite in lingua siciliana: il primo ex aequo è andato a Maria Nivea Zagarella per l’opera “U rologgiu re nichi” -Morrone editore - e ad Adriano Di Stefano per l’opera ”Animi npaci”- Ed. Prova d’Autore -; il secondo premio a Carlo Trovato per l’opera“Zicchinetta” -Ed. Novecento- ; il terzo premio a Vincenzo Aiello per l’opera “Cori ri petra” -Edizioni CCGG.- Sono state segnalate le seguenti opere: Paolo Salamone per l’opera “Radichi”-Antonello da Messina Edizioni- e Marco Scalabrino per l’opera “La casa viola”-Edizioni del Calatino-. Nella sezione “ inediti” in lingua siciliana, il primo premio è andato a Carmine Elisa Moschella per la lirica “Cuntu d’amuri”, il secondo premio a Franca Cavallo per la lirica “Siccagnu è u tiempu”, e il terzo premio a Mariolina La Monica per la lirica “Jornu di zeru”. Sono state ritenute degne di segnlazione le liriche dei poeti: Rita Elia, Concetta Caronia, Maragliano Florinda, Giovanna Valenti, Giuseppe Montalbano. Così come nelle scorse edizioni la rassegna viene curata dalle Fondazioni Culturali “Gioacchino Anone”.

L'esperienza di volontaria di una ragazza nei campi confiscati alle mafie in Calabria

Campo di lavoro sui terreni confiscati in Calabria
Il racconto di Silvia, una ragazza dell'associazione Legal-Mente, di ritorno da un campo di volontariato nei terreni confiscati alle mafie a Polistena. "E’ una calda mattina di Luglio, intrisa di sole e di una densa aria di mare, quando atterro nel piccolo aeroporto sulla costa calabrese di Lamezia Terme. Il gruppo con cui opererò mi aspetta a Polistena, cittadina nell’interno della piana di Gioia Tauro, per una settimana di volontariato agricolo e di studio sui terreni confiscati all’economia criminale. Pervenuta alla scuola che fungerà da campo base, dove il team al gran completo già aspetta l’inizio dei lavori, basta poco per fare sì che questa esperienza si presenti, ai miei occhi, come un’avvincente, triplice sfida. In primo luogo, il team è molto numeroso. Sono almeno una trentina i volti sorridenti che mi accologono, i nomi da imparare, le storie che si intrecceranno in questa settimana di cooperazione nello studio del fenomeno mafioso e nel lavoro agricolo. Questo è il mio quinto campo di lavoro, e l’abitudine a gruppi più ridotti – composti da 15, 20 persone al massimo – ed a progetti di durata più lunga mi rende curiosa su come sia possibile, in un tempo tanto breve, armonizzare un così cospicuo numero di persone. Mi affido perciò all’esperienza di Libera, e del team di volontari locali che ci coordinerà, nel gestire gruppi tanto vasti ed eterogenei: ripongo la mia fiducia nel team, ed i giorni a venire mi mostreranno come tale fiducia sia meritata sotto tutti gli aspetti. LEGGI TUTTO

Il "pentito" Gaspare Spatuzza: "Ecco la mia verità!"

a cura di Lirio Abbate
Un memoriale dal carcere scritto dal pentito di mafia e inviato a 'L'espresso'. Per raccontare cos'è Cosa nostra, come ci è entrato e perché ha deciso di uscirne
Gaspare Spatuzza
L'ex boss palermitano Gaspare Spatuzza torna a parlare e lo fa questa volta in esclusiva con "L'espresso" seguendo una traccia indicata di argomenti. È un documento unico pieno di riferimenti alla società civile, ai giovani e alla religione. Un duro attacco ai boss e a chi fa affari con loro. Dalla cella in cui è detenuto scrive della voglia di ricerca della verità. Lo ha fatto per far comprendere come gli anni di carcere lo hanno cambiato, ma anche per manifestare solidarietà a chi è minacciato dalla mafia. Spatuzza dal 26 giugno 2008 collabora con la giustizia, accusandosi di oltre 40 omicidi e in particolare della strage di via D'Amelio e di aver partecipato alla stagione stragista del '93. I pm di Caltanissetta e Firenze con le sue dichiarazioni hanno aperto nuovi scenari investigativi sugli attentati a Falcone e Borsellino e per le bombe del '93. L'ex sicario racconta i contatti degli stragisti Graviano con Dell'Utri e Berlusconi, e della trattativa che ci sarebbe stata con lo Stato. Il procuratore di Caltanissetta Lari, l'aggiunto Gozzo e il pm Marino hanno aperto nuove inchieste: le indagini sulla fase esecutiva di via D'Amelio saranno chiuse entro l'anno. Per i pm Spatuzza è attendibile ma il sottosegretario Mantovano gli ha negato il programma di protezione. LEGGI TUTTO

Vendola può diventare il nuovo leader della sinistra?

Nichi Vendola
Il governatore della Puglia si è candidato alle primarie del centrosinistra. Ha davvero speranze di unire l'opposizione per le prossime elezioni? Tra un mese compirà 52 anni: un ragazzo, per le medie della politica italiana. Ragazzo lo era veramente la prima volta che divenne deputato: a 34 anni, nelle liste di Rifondazione Comunista, che aveva contribuito a creare uscendo dal Pci in dissenso con la svolta di Achille Occhetto. Era un'altra Italia, quella in cui Vendola divenne onorevole: c'erano la Dc e il Psi, c'era la prima Repubblica, Berlusconi non era ancora «sceso in campo». Ma nel giro di pochi anni il giovane deputato pugliese - politicamente una creatura di Pietro Folena - iniziò a volare da solo: dichiaratamente gay, comunista, cattolico, era una figura un po' marziana nel palazzo romano, ma capace di conquistarsi una popolarità sorprendente, fino alla vittoria al fotofinish nelle primarie per la Puglia, e poi quella ancor più risicata (ma storica) per la carica di governatore, contro il berlusconiano Raffaele Fitto. Da allora, un crescendo: con la creazione delle Fabbriche di Nichi (la cosa più simile che si sia vista in Italia all'organizzazione territoriale di Obama), la nuova travolgente vittoria alle regionali (nonostante D'Alema) e adesso la candidatura ufficiale per guidare il centrosinistra: l'unico segno di vita dato dall'opposizione mentre si va disfacendo il Pdl. Eppure gli ostacoli non mancano: Vendola è alla guida di un partito minuscolo (Sinistra Ecologia e Libertà, neppure rappresentato in Parlamento), ha contro i vertici del Pd (perché mai un partito che punta al 30 per cento dovrebbe cedere la candidatura a una compagine che vale un decimo dei suoi consensi?), difficilmente verrebbe accettato come candidato premier dalla fascia più moderata dell'opposizione, quella che secondo Bersani è indispensabile per sottrarre voti al centrodestra. Che speranze ha quindi, Nichi Vendola? Può veramente diventare il candidato premier del centrosinistra o è destinato s "bruciarsi" in poco tempo?
L’Espresso, 19 luglio 2010

giovedì 29 luglio 2010

Corleone. Campi di lavoro antimafia. L'incontro con Dino Paternostro

Stamattina ci siamo svegliati alle ore 06.45. Dopo la colazione i ragazzi dell'A.C. sono andati a lavorare nelle terre dell'agriturismo in località Malvello, e, accompagnati da Totò, hanno spostato dei pali di cemento che costituivano la precedente vigna. Mentre lavoravamo è arrivato Calogero con l'avvocato (Ettore, il terzo coordinatore) perché dovevano fare un lavoro molto particolare: alla presenza del presidente della cooperativa che gestiva in passato l'agriturismo e il Commissario Liquidatore che sta liquidando la vecchia cooperativa, bisognava consegnare i beni personali appartenenti ai soci della vecchia cooperativa. Il tutto con la presenza dei Carabinieri, Nel frattempo i ragazzi dell'AGESCI si sono recati nel magazzino e hanno spostato, etichettato e sistemato prodotti della cooperativa, mentre gli altri ragazzi della cooperativa non sono riusciti a recarsi nel campo di pomodori dove avrebbero dovuto spargere lo zolfo a causa di un problema al mezzo di trasporto. Dopo un delizioso pranzo e qualche oretta di riposo, il gruppo dei ragazzi dell'A.C., assieme a Luca e Fabrizio, hanno visitato i dintorni, mentre i ragazzi del gruppo scout si sono confrontati con l'esperienza di Calogero. Nel tardo pomeriggio c'è stato l'incontro con Dino Paternostro, autore del libro I Corleonesi e segretario della Camera del Lavoro di Corleone. Il tema dell'incontro era incentrato sulle origini del movimento contadino in Sicilia e in particolar modo a Corleone. L'autore sottolineava come la nascita del socialismo avesse sollecitato movimenti contadini che avevano permesso la costituzione dei Fasci Siciliani, il cui primo presidente fu Bernardino Verro. Questo movimento rappresentò una prima forma di coscienza sociale attiva contro un sistema sostanzialmente a discapito dei contadini. Dino Paternostro con questo libro ha voluto dare un riconoscimento a tutti coloro che si sono impegnati alla lotta contro la mafia nel territorio locale. Finito l'incontro, tutti a cena!
Claudia e Francesca del gruppo AC di Cittadella (Padova); Flavia della Cooperativa; Alessandro del gruppo scout Orio Litta (Lodi)

mercoledì 28 luglio 2010

Il Presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo, vuole il sito industriale di Rossignolo

Raffaele Lombardo
PALERMO - Il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, ha confermato alla Fiom-Cgil di avere apprezzato il progetto presentato dal gruppo dell'imprenditore Gian Mario Rossignolo interessato a rilevare lo stabilimento della Fiat di Termini Imerese, che il Lingotto ha deciso di chiudere a dicembre 2011. Lombardo, assieme all'assessore alle Attività produttive Marco Venturi, oggi ha ricevuto a Palazzo d'Orleans, sede della Presidenza della Regione siciliana, a Palermo, il segretario generale della Fiom siciliana, Giovanna Marano, il segretario di Palermo, Roberto Mastrosimone, e i delegati sindacali. L'incontro è stato organizzato dal governatore che nei giorni scorsi non aveva potuto partecipare all'assemblea dei delegati della Fiom, svoltasi a Termini Imerese in concomitanza con lo sciopero di 8 ore. "Al governatore - dice Mastrosimone - abbiamo ribadito che la Fiom lavora affinchè lo stabilimento di Termini Imerese continui a produrre auto, impegnando i 2.200 lavoratori, tra diretti e indotto. Noi auspichiamo che la Fiat mantenga gli impegni che aveva assunto nei mesi scorsi per produrre la Nuova Lancia Ypsilon, ma se il Lingotto dovesse confermare la chiusura, allora riteniamo fondamentale salvaguardare l'asset produttivo e l'occupazione". La Fiom sottolinea che Lombardo ritiene interessante il piano del gruppo Rossignolo, uno dei cinque progetti al vaglio di Invitalia, l'advisor che sta valutando le offerte per conto del ministero dello Sviluppo. "Abbiamo chiesto a Lombardo di avere subito un tavolo di confronto - aggiunge Mastrosimone - e il governatore ci ha assicurato il suo massimo impegno, fermo restando la scadenza del bando internazionale, prevista per il 31 luglio, con il quale il ministero si era posto l'obiettivo di attrarre altri investitori".

(Fiat) L'ultimo modello...

di Francesco Paternò
L'ultimo modello di Marchionne è uno schiaffo in faccia a sindacati amici e nemici, al governo ombra di se stesso, a tutti i lavoratori. Un modello che impone una nuova società per la fabbrica di Pomigliano d'Arco, disdetta il contratto dei metalmeccanici e porta di fatto la prima industria del paese fuori dalla Confindustria. Una Fiat rivoltata sottosopra, come fosse finita in bancarotta alla stregua della controllata Chrysler e della General Motors. Marchionne ha fatto tutto questo alla vigilia dell'incontro di oggi a Torino tra le parti, governo e regioni, svuotato di qualsiasi significato (se mai ne avesse avuto) e dove avrebbe anche potuto non presentarsi. Tanto domani a Detroit avrà un bagno di folla con il presidente Obama, per la prima volta in visita a una fabbrica della Chrysler salvata proprio con l'aiuto del manager. Una coincidenza molto simbolica, perché al di qua dell'Atlantico Marchionne continua a ignorare l'inutile governo Berlusconi e vuole mandare in bancarotta i diritti dei lavoratori italiani. Non a caso l'unico a dirsi ottimista è il ministro Sacconi. La newco a Pomigliano permetterà alla Fiat di licenziare tutti e riassumere solo chi è d'accordo con il nuovo contratto. La disdetta del vecchio contratto - dovrebbe essere comunicata domattina ai sindacati, nuovamente convocati a Torino - significherà imporre le nuove regole in tutti gli stabilimenti italiani del gruppo. Senza bisogno di fare un referendum, che poi per lui vale zero come si è visto nella fabbrica campana. L'uscita obbligata da Confindustria, causa disdetta unilaterale del contratto nazionale con i lavoratori, sarà invece il modo dell'amministratore delegato del Lingotto di festeggiare il centenario dell'associazione. Marcegaglia e altri suoi colleghi non saranno contenti. John Elkann, il presidente della Fiat e principale azionista del gruppo, lo dovrebbe essere ancora meno: è appena diventato vicepresidente di una Confindustria che il suo manager ridicolizza. Ma forse a Elkann va bene così. Perché a lui e al resto della famiglia al volante, l'automobile interessa sempre meno. Messe via in un'altra società le parti più solide del gruppo con lo spin off, operativo dal prossimo gennaio, le quattro ruote saranno vendute, più prima che poi. Sarebbe riduttivo pensare che questo Marchionne spaccatutto abbia in mente soltanto di far fuori la Fiom. Il nuovo contratto nazionale scade il 31 dicembre 2012 e formalmente la Fiat uscirà da Confindustria il primo gennaio 2013. Lo stesso anno entro il quale Marchionne si è impegnato a restituire ai governi statunitense e canadese i 7,4 miliardi di dollari in prestiti agevolati. A quel punto, se la Chrysler sarà davvero rilanciata, il patto di ferro con la Casa Bianca risulterà onorato. E il manager italiano potrebbe anche andarsene alla Ben Hur, con un bel bye bye all'auto del Lingotto e ai diritti calpestati dei suoi lavoratori.
Il Manifesto, 27 luglio 2010

martedì 27 luglio 2010

Corleone. Campi di lavoro antimafia. E' cominciata l'attività del nuovo campo

Stamani mattina ci siamo alzati e il gruppo di Pontedera e gli scout di Orio Litta 1 di Lodi si sono divisi in due gruppi: i ragazzi di Pontedera hanno sistemato l'abitazione pulendola tutta e rimettendola a posto dalla sera prima! Gli scout sono stati accompagnati da un coordinatore preciso e scrupoloso, che gli ha assegnato la loro nuova abitazione da sistemare e riordinare. Finito il lavoro gli scout si sono dedicati alla raccolta e sistemazione dei ceci! I ragazzi di Pontedera hanno preparato il pranzo con l'aiuto di Franco e arrivati gli scout dal lavoro hanno mangiato tutti insieme. Nel pomeriggio è arrivato il gruppo dell'Azione Cattolica ragazzi di Cittadella, le cuoche dello SPI e altre persone! Ci siamo riuniti per la presentazione iniziale del campo e poco dopo cenato tutti insieme! Adesso andiamo a prendere un caffè in piazza. Buonanotte a tutti, a domani.
Andrea e Filippo

Palermo. Salvatore Orlando (PD): "Il consiglio ha abolito figura di direttore della Gesip, ma Palazzolo continua a firmare atti"

Il consigliere del PD ha presentato un’interrogazione al sindaco “Lo scorso 30 giugno il consiglio comunale ha approvato un mio emendamento che ha cancellato la figura del direttore generale della Gesip, eppure risulterebbero ancora a luglio disposizioni e atti firmati da Giacomo Palazzolo, ancora nella qualità di direttore generale”. Lo dice Salvatore Orlando, consigliere comunale del PD a Palermo, che insieme con Davide Faraone ha presentato una interrogazione al sindaco per sapere “se è stato applicato l’emendamento votato dal consiglio comunale relativo all’abolizione della figura del direttore generale della Gesip e se allo stesso sarà versato compenso per il mese di luglio”.
27 luglio 2010

Il boss Matteo Messina Denaro era al Barbera

Matteo Messina Denaro (foto del 1998)
PALERMO - Il boss latitante Matteo Messina Denaro avrebbe assistito il 9 maggio scorso, sugli spalti dello stadio Renzo Barbera, all'incontro di calcio tra il Palermo e la Sampdoria, decisivo per l'accesso alla Champions League. La presenza dell'erede di Riina e Provenzano, con tanto di maglia rosanero, era legata a un summit di mafia che si sarebbe svolto proprio quel giorno per pianificare le strategie di Cosa Nostra. A raccontare il retroscena che ha dell'incredibile ai carabinieri del Ros, secondo quanto riporta La Repubblica, sarebbe stata la stessa fonte che ha lanciato l'allarme circa il pericolo di nuovi attentati alla squadra mobile e al palazzo di giustizia di Palermo. Le indicazioni raccolte in carcere dai carabinieri sono adesso al vaglio dei magistrati della direzione distrettuale antimafia Marcello Viola, Lia Sava e Francesco Del Bene, nonchè del procuratore aggiunto Antonio Ingroia, che dovranno valutare l'attendibilità della fonte e cercare riscontri al suo racconto. Secondo questa ricostruzione Messina Denaro era contrario al ritorno alla strategia delle bombe. Ma i boss palermitani insistevano, e del nuovo corso mafioso si sarebbe dovuto discutere in un'altra riunione. Ai no di Messina Denaro, i fautori della linea dura avrebbero risposto rilanciando: "Dovremmo fare due attentati in ogni provincia".

Sul sito del Demanio i tesori d'Italia in vendita

Dalle Dolomiti al Colle di Superga, più di 12 mila beni che, con il "federalismo demaniale" lo Stato cede alle regioni, per fare cassa. Più di tre miliardi di euro. La Lombardia è l'ente più ricco
Monte Cristallo, un bene dell'elenco
Un elenco di 12 mila beni che dalla fine dell'anno saranno ceduti dallo Stato alle Regioni per fare cassa. Alcuni dei tesori d'Italia, dalle cime delle Dolomiti ai fari sulle coste siciliane, dalle colline di Superga a Palazzo Archinto a Milano, passando per aeroporti in disuso, caserme, poligoni di tiro e mercati storici per i quali non ci sono i fondi necessari ai restauri, e che gli enti locali potranno mettere in vendita. La lista dei beni statali è stata messa online sul sito del Demanio e verrà aggiornata ogni 15 giorni fino alla fine del 2010. Sono state escluse, al momento, le isole della Maddalena che inizialmente erano state inserite in una lista provvisoria. Il lungo elenco vale 3,6 miliardi di euro. Un valore destinato a crescere perché al momento il patrimonio di Roma è escluso e sarà oggetto del decreto attuativo del federalismo su "Roma Capitale". La Regione più ricca di beni da vendere per ripianare il disavanzo nei conti pubblici è la Lombardia con 1.000 lotti per un valore di 700 milioni di euro. Non sono contenuti nell'elenco neanche i beni storici-artistici che, in base alla riforma, andranno valorizzati con il coinvolgimento del ministero dei Beni culturali e sono esclusi anche i Parchi sui quali c'è la competenza del ministero per l'Ambiente. Da quando il governo pubblicherà a fine anno la lista definitiva nei decreti della presidenza del Consiglio, i Comuni, le Province e le Regioni avranno 60 giorni di tempo per fare richiesta di un bene con l'obiettivo della sua "valorizzazione" ed eventuale vendita. (Apcom)

lunedì 26 luglio 2010

Corleone. Campi di lavoro antimafia. Ne partono due in contemporanea...

Da questa mattina iniziano due campi di lavoro in contemporanea: A Corleone inizia il 7° dei 15 programmati e a Melito Porto Salvo il 1° dei 3 programmati ! Due luoghi del nostro paese dove non c'è solo Mafia e Ndrangheta ma anche tanta gente onesta, forte e dignitosa. E' molto bello e significativo vivere con loro il valore di essere cittadini lì. Condividere non solo l'impegno dell' Antiimafia Sociale come fanno quotidianamente i soci lavoratori della Cooperativa Lavoro e Non Solo e del Consorzio Terre del Sole ma anche cercare di capire quanto di positivo ci sia in queste comunità locali. Questo aiuterà a far capire ai nostri ragazzi e ragazze venute dalle Regioni del Centro Nord che l'Altra Italia esiste anche qui e che il marcio esiste anche a casa nostra. La Toscana è stata la terra che ha ospitato la Villa Wanda della Loggia Massonica P2 di Licio Gelli e probabilmente emergerà che è anche una delle sede della nuova emergente P3!! Questo paese va osservato non da Nord a Sud dando valore diverso scendendo lo stivale ma va conosciuto dividendo gli italiani per il loro comportamento e il loro rispetto di regole e il loro impegno di cittadinanza e sviluppo sociale e economico. Il dipinto del Quarto Stato sul vigneto confiscato a Malvello, inagurato alcuni giorni fa , ci indica che siamo in movimento!
Maurizio Pascucci
Progetto Liberarci dalle Spine

Un giovane corleone: "Vi spiego perchè partecipo ai campi di lavoro antimafia..."

Andrea Accordino
Ed eccomi di nuovo qua. A scrivere a Maurizio una lettera su un campo appena concluso, con un altro che sta per cominciare. Scrivere a Maurizio per scrivere a me. Per rielaborare meglio quanto è successo nell'ultimo campo. Quindici giorni appena finiti, molto è stato guadagnato, qualcosa è andato perso, ma sono ancora qui. L'ho detto alla verifica e lo ripeto, questo campo mi ha ricaricato le batterie, e qui a Corleone è sempre utile. Molti si chiedono il perché di questa mia partecipazione ai campi, e io molto spesso non riesco nemmeno a spiegarlo. "Bisogna davvero essere pazzi" mi ha detto uno dei volontari. È vero, in qualche modo sono diventato una specie di erede di quella pazzia che ha portato i soci ad imbarcarsi in una così grande avventura. In questi giorni lontano da Corleone e dai campi ho capito cosa sta dietro la mia partecipazione: la voglia di fare. La voglia di far rivivere Corleone, di farla conoscere come la città dei campi di lavoro più che come la città dei mafiosi. La voglia di far evolvere le mentalità dei miei compaesani, che dietro ad una facciata rigida nascondono tanta curiosità. Io stesso sono cambiato molto grazie ad i campi di lavoro. Sono cresciuto, sono maturato, ho imparato ad essere come sono e ad accettarmi per quello che sono. Ormai è il terzo anno, la terza estate che dedico ai campi e ho imparato che sono gli stessi campi ad evolvere, in tre estati non ho mai trovato un campo simile ad un altro, questo perché le persone che si mettono in gioco sono sempre diverse e quindi cambiano tutte le dinamiche all'interno dei gruppi. E anche se alla fine di ogni campo piango durante la verifica finale, è bello avere scoperto un'altra piccola parte di sé insieme a ragazzi di cui, quindici giorni prima, ignoravi persino l'esistenza. E se i campi fossero simili tra loro non sarebbero più i campi di Liberarci dalle Spine, non sarebbe più lo stesso Lavoro e Non Solo, non sarebbe più lo stesso viverli.
Andrea Accordino

Lupo (Pd): “La chiusura dell'aeroporto di Comiso è frutto della cialtroneria politica del governo Berlusconi”

“La cialtroneria politica del governo Berlusconi tiene chiuso l’aeroporto di Comiso contro gli interessi della Sicilia”. Lo ha detto il segretario regionale del Partito Democratico Giuseppe Lupo, che oggi si è recato all’aeroporto di Comiso per protestare, insieme al deputato regionale del Pd Pippo Di Giacomo, contro le lungaggini burocratiche che da mesi impediscono l'entrata in funzione del nuovo scalo i cui lavori sono stati già completati. “Dopo aver cancellato l’intitolazione dell’aeroporto a Pio La Torre- aggiunge Lupo- sostituendola con quella del generale Magliocco, la destra si ostina adesso ad impedirne l’apertura, penalizzando le prospettive di sviluppo e l’occupazione della provincia di Ragusa e dell’intera Regione. Il presidente Lombardo- conclude Lupo- invece di inseguire il sogno del ponte sullo Stretto chieda al presidente del Consiglio di rimuovere gli ostacoli politici e burocratici all’apertura dell’aeroporto”.

domenica 25 luglio 2010

Ficuzza. Brutta avventura per due escursionisti di Belmonte, tratti in salvo dai soccorsi

di Cosmo Di Carlo

Il versante Nord di Roccabusambra
Corleone (Ficuzza) - Brutta avventura su Rocca Busambra (1418 metri) per due giovani escursionisti di Balmonte Mezzagno, che avevano deciso di scalare la montagna per la “Scala Sciurina”. A quota 1300 metri si sono trovati in difficoltà ed hanno chiesto soccorso al distaccamento del Corpo Forestale della Regione Sicilia di Ficuzza, chiamando il 1515. I due escursionisti sono Antonio Cavallotti (20 anni) e Rosario Greco (anni 22), entrambi residenti a Belmonte Mezzagno. Alle prime luci dell’alba i due hanno iniziato la scalata da Alpe Cucco. Dopo un primo attacco alla vetta, si sono trovati sulla Scala Sciurina a quota 1300 metri, ed hanno avuto paura quando, stremati dal caldo e dalla fatica, sono incorsi in un incidente imprevedibile. Rosario Greco, probabilmente per uno smottamento dovuto al gran caldo, è stato colpito da un grosso masso staccatosi dalla parete sovrastante. A questo punto, erano da poco passate le 11, 00, arrivava la richiesta di soccorso al 1515, il numero verde della Forestale, che allertava il distaccamento di Ficuzza. Erano le 12.00 e per i due amici tornare a valle era divenuto problematico, quando erano a trecento metri dalla vetta, e guardando la strada percorsa e quella da fare sono stati colti dal panico e dalla paura di non potercela fare. Sul posto sono intervenuti un elicottero del Corpo Forestale, che ha fatto base ad Alpe Cucco ( quota 900 metri ndr). Il mezzo aereo si è portato a Polizzi Generosa a prelevare gli uomini del Nucleo Soccorso Montano del Corpo Forestale della Regione Sicilia. Tre uomini esperti di cordate al comando commissario Antonio Di Ganci, gli uomini del Corpo Nazionale Soccorso Alpino, con sei uomini di Palermo, ed un elicottero del 118. Dal campo base dei soccorsi le operazioni erano coordinate dagli ispettori Giuseppe Benanti, Giovanni Francaviglia e Pietro Lo Vico del Corpo Forestale di Ficuzza, che per primi hanno raggiunto Scala Sciurina. Rendendosi conto delle difficoltà in cui versavano i due giovani, hanno allertato il Nucleo Montano del Corpo Forestale specializzato nei soccorsi ad alta quota, guidato dal commissario Antonio Di Ganci, che con i suoi uomini, tutti over 50, si mantengono in piena forma fisica per ogni evenienza. L’elicottero ha trasportato gli uomini sulla cresta della montagna. Da qui si sono calati in cordata ed hanno potuto raggiungere il contrafforte dove si trovavano bloccati gli escursionisti, a cui sono stati prestati i primi soccorsi. Quindi, sono stati messi in sicurezza con apposite imbracature e sono stati incoraggiati ad iniziare la discesa a valle. L’avventura si è conclusa felicemente ad Alpe Cucco alle 16.30. Greco e Cavallotti hanno riportato solo leggere escoriazioni e non è stato necessario il loro ricovero in ospedale. Nella caserma della Forestale di Ficuzza i due sono stati poi rifocillati e reidratati ed in serata hanno raggiunto le loro abitazioni.

Corleone. Al via le iniziative dell'Estate 2010!

Corleone – E’ stata la commedia brillante in tre atti di Edoardo Scarpetta, “L’albergo del silenzio”, messa in scena dalla compagnia teatrale “Pino Palazzo” del CEPROS, che la sera del 24 luglio, nel teatro all’aperto della villa comunale, ha aperto l’estate corleonese 2010. “Abbiamo dovuto fare i conti con le ristrettezze del bilancio 2010 – spiega l’assessore Carlo Vintaloro – ma vogliamo offrire ai nostri concittadini che tornano in città a trascorrere le vacanze delle serate piene di musica, spettacolo e cultura”. Il cartellone è infatti ricco e vario: la sera del 25 luglio la ASD team ha proposto 6 postazioni di piano Bar, mentre il 31, in occasione dell’inaugurazione del restauro dell’ex convento di Sant’Agostino, è in programma un concerto nel Chiostro della Struttura che risale al 1400. Il primo agosto in Villa comunale il saggio di danza della NAG. Il sei agosto la commedia “Don Traspadanu u’ smorfia” (gruppo il Mosaico). Il 7 e l’otto agosto le due serate musicali dedicate alle “ Voci corleonesi”. Il 12 la sagra dell’anguria con ballo liscio. Mentre il 13 sarà la volta delle “Mille bolle blu”, serata sui mitici anni 60’. Il 15 ed il 22 serate di piano Bar con quelli della ASD Team. Il 19 I quintosolo proporranno un concerto di musica latino americana. il 20 l’associazione Ulisse con “Maratona DJ”. Il 21 i Joshua Tour con un concerto dedicato a Michael Jackson. Il 26 “ Lidhia Gospel Big Band, a cura della Ass. Ritmo della vita. Il 27 sarà La Ribalta a proporre la commedia “ Fatti, fattuzzi e fattazzi”. Il 28 cabaret con Ernesto Maria Ponte ed il 29 ballo Hip Hop con Simone Gianneschi, Chiara Tobia e Giovanni Fotia.
Cosmo Di Carlo

Serve collocare le statue di Falcone e Borsellino in una panchina di via Libertà?

Via Libertà: le statue di Falcone e Borsellino danneggiate
UMBERTO SANTINO*Non credo che il modo migliore di onorare la memoria di Falcone, Morvillo, Borsellino e degli agenti di scorta caduti con loro sia collocare due statue in una panchina di via Libertà. Non solo perché la mancanza di senso civico di gran parte degli abitanti di Palermo le esporrebbe al continuo vilipendio riservato al patrimonio monumentale cittadino (si veda come è ridotto il piedistallo della statua di Ruggero Settimo nella centralissima piazza Politeama) ma soprattutto perché ci sono tanti altri modi, molto più significativi, di costruire memoria e fare antimafia. Da anni il Centro Impastato pone il problema di una legge regionale che regoli con criteri oggettivi l'erogazione di fondi pubblici per attività culturali e antimafia in particolare. Una battaglia finora perduta perché nessun altro ha voluto sostenere la nostra richiesta e parecchi continuano a ricevere soldi pubblici con metodi personalistici e clientelari. E' rimasta ugualmente isolata la nostra proposta di costituire un Memoriale della lotta alla mafia che sia insieme percorso storico, biblioteca-videoteca-emeroteca e luogo di incontro ed elaborazione di progetti comuni. A settembre sarà pronta l'Agenda dell'antimafia 2011, che vuole far rivivere quotidianamente la memoria delle lotte contro la mafia e per la democrazia nel nostro Paese, una grande storia collettiva e non l'impegno solitario di singoli eroi. Su questi terreni dovrebbero concentrarsi gli sforzi di chi crede che l'antimafia sia un progetto di società e di vita quotidiana, in un contesto in larga parte legato alle varie forme di illegalità, e non un monumento come quello, bruttissimo e non per caso dimenticato, in piazza 13 vittime, o quest'altro, oltretutto non di particolare pregio artistico.
* Presidente del Centro Impastato

Corleone. I campi di lavoro antimafia. I preparativi per accogliere i 50 volontari in arrivo

I tre coordinatori: Luca, Ettore e Fabrizio 

Ci siamo messi subito al lavoro per preparare l'assetto logistico del nuovo campo di lavoro. Il più impegnativo della stagione. Per ogni intervento abbiamo previsto un piano A, B e C. I tre coordinatori, Ettore dell'Arci di Prato (arrivato con volo diretto da Londra), Fabrizio dell'Arci Valdera e Luca dell'Arci di Pisa, insieme ai soci della Cooperativa Lavoro e Non Solo e ai volontari francesi, hanno predisposto la sede logistica B. Sarà il Centro Multimediale che fu molti anni fa il magazzino della stazione ferroviaria di Corleone. La messa a disposizione dei letti da parte della Prociv-Arci è stata preziosa. Inoltre abbiamo avuto la disponibilità di utilizzo delle docce del campo sportivo di Corleone. Quindi una città che si sta preparando all'accoglienza con la massima ospitalità e disponibilità. Tante ragazze e ragazzi che arriveranno qui per fare una vacanza ricca di valori e sobrietà e non di consumi e sballo. Anche così si costruisce insieme il cambiamento a Corleone. Per questo i cittadini corleonesi dovranno essere grati all'impegno dei soci lavoratori della Cooperativa Lavoro e Non Solo. Questa mattina, molto presto ero al centro del paese, sono stato fermato da alcuni passanti mattinieri: "buongiorno, ma quando arrivano questi ragazzi? Oggi è Domenica e purtroppo i servizi pubblici di trasporto sono sospesi". Certo questo non è un problema per i volontari ma per tutti i cittadini corleonesi! Comunque 25 volontari oggi arriveranno lo stesso!!
Maurizio Pascucci
Progetto Liberarci dalle Spine

Ustica, uno strano suicidio

L'auto di Giovanni Marino nell'area di sosta dell'autostrada
di Rino Giacalone
Il 29 luglio del 2008 Giovanni Marino portò uno scatolone allo Stormo e andò via. Si uccise subito dopo. Perchè? C'entra con la strage di Ustica?
Non è stata una «strage» lontana da qui. E continua ad inseguirci. Il Dc 9 Itavia caduto il 27 giugno 1980 nel mare di Ustica, «vittima» di quella «guerra segreta» che per 30 anni anche le nostre autorità hanno tentato di tenere nascosta, ci ha colpito intanto con la morte di nostri conterranei.  LEGGI TUTTO

Così la mafia si arricchisce con gli immigrati. Un film già visto. Secondo la Procura numerosi gli arrivi

di Antonino Ravanà
La provincia di Agrigento è diventata la prima frontiera per l'immigrazione clandestina: superata Lampedusa, che ormai da un anno è uscita dal traffico di essere umani, con la chiusura delle rotte dalla Libia. La costa agrigentina - da Porto Empedocle e Palma di Montechiaro, fino ad arrivare a Licata - è diventata punto di sbarco per centinaia di extracomunitari, che raggiungono l'Italia. Gruppi di clandestini continuano ad arrivare sulle coste agrigentine, anche se sono cambiate le abitudini e i punti di approdo. I viaggi della disperazione non si fermano. Il fenomeno dell'immigrazione clandestina e della tratta degli essere umani nell'Agrigentino sono diventate fonti di facili guadagni. Sarebbero diverse le organizzazioni criminali che gestiscono i flussi migratori illegali provenienti dall'Africa. L'ultimo viaggio della speranza per un centinaio di immigrati, nel primo pomeriggio, è finito all'interno della caserma Calipari della Polizia stradale di Messina. Stipati sotto un telone di un autotreno, dove la temperatura, con il caldo soffocante di ieri, era superiore ai 40 gradi. Così tentava di raggiungere il Nord Italia il gruppo di clandestini partito da una piazza di Agrigento. Sembra un film già visto, poiché pochi giorni fa, i poliziotti del Commissariato di Palma di Montechiaro riuscirono a smantellare un'organizzazione, che gestiva il traffico di immigrati tra il Nordafrica e le coste agrigentine. Gli agenti dopo un'irruzione in un casolare di Cala Vicinzina, nei pressi del castello medioevale di Palma di Montechiaro, all'interno si trovarono davanti almeno 150 immigrati, appena approdati con un'imbarcazione, che dopo averli lasciati sulla spiaggia, ha ripreso il largo. Il gruppo era già pronto per essere trasferiti in città del Nord della penisola. Quattro i componenti della banda criminale dedita al traffico di clandestini, finiti in manette, tutti di Palma di Montechiaro. Gli immigrati avrebbero riferito agli investigatori di aver pagato alcune migliaia di euro ciascuno per essere condotti in Italia, e che avrebbero successivamente raggiunto il Milanese. Anche i clandestini fermati nel Messinese, sarebbero stati tenuti nascosti nei pressi di Agrigento per uno o due giorni, ma non è escluso che lo sbarco sia avvenuto la notte scorsa, poi l'arrivo dell'autotreno e l'inizio del viaggio verso una città del Nord Italia. Secondo un'inchiesta della Procura di Agrigento, ci sarebbero stati diversi altri sbarchi nella zona, dove organizzazioni criminali gestiscono la tratta di immigrati. I tempi degli sbarchi dei disperati, ammassati su barconi vecchi e a rischio di affondare sono finiti. Adesso, gli immigrati si muovono attraverso la copertura di bande ben organizzate che studiano fin nei minimi dettagli il luogo dove sbarcare il carico e offre loro un cambio di vestiti e a bordo di furgoni li trasferisce nelle grandi stazioni ferroviarie, come Catania o Palermo, da dove, muniti di biglietto, gli immigrati, a piccoli gruppi, vengono trasferiti nel Nord Italia.
La Sicilia, 25/07/2010

Le nuove rotte della disperazione

PINELLA LEOCATA
Erano stipati sul cassone di un camion, come animali. Anzi peggio che gli animali che, almeno, vengono trasportati da un posto all'altro liberi di respirare, a differenza di questi uomini, un centinaio, nascosti sotto un tendone di plastica, in una giornata torrida di piena estate. Uomini a perdere. Trasportati alla meta - inevitabilmente un luogo di sfruttamento, spesso violento - come un tempo lo furono i deportati. Di sicuro soffocavano, questi uomini in fuga, ammassati in uno spazio minimo, sotto un sole a 40 gradi. Questo dicono quelle mani alla spasmodica ricerca di aria fuori dal tendone. Mani che li hanno «smascherati». Un termine che si usa per i criminali, perché criminale, nel nostro Paese è, per legge, chi è clandestino, chi si è macchiato della colpa di essere fuggito alla guerra, alle persecuzione, alla fame. Le cronache dicono che questi uomini trasportati come bestiame sono soprattutto palestinesi e iraniani. Dunque figli di terre martoriate, di popoli decimati dalla guerra e dall'embargo economico. Popoli da troppi anni in armi per rivendicare il diritto ad un proprio Stato, estenuati in guerre civili. Popoli cui è impedito persino ricevere aiuti alimentari, come abbiamo visto, increduli, con l'attacco alla Marmara, la nave dei pacifisti che gli israeliani hanno fermato nel sangue. Questo ennesimo episodio di cronaca ci dice che non è vero che gli sbarchi di clandestini sono stati fermati, come sostiene, con orgoglio, il ministro dell'Interno Maroni. Gli sbarchi, evidentemente, continuano. Hanno cambiato rotte e approdi, ma continuano. E non possono che continuare perché quando si fugge dalla fame, dalla guerra, dalla morte e dallo sterminio dei propri familiari non ci sono leggi e ostacoli che tengano. I più capaci, e i più giovani, ci provano comunque, mettendo a repentaglio la propria vita, perché quella da cui fuggono è insostenibile. Sanno che potrebbero non farcela, che potrebbero morire per acqua, per fame, per sete, sanno che saranno soggetti a violenze e soprusi. Sanno, ma accettano il rischio nella speranza di una vita migliore. Perché tale, nonostante tutto, è persino lo sfruttamento cui li costringono i nostri connazionali, quegli «imprenditori» che si fanno forza della loro ricattabilità, del loro essere clandestini, per spremerli come limoni per pochi euro. Uno sfruttamento così violento da suscitare, a volte, l'orgogliosa e disperata reazione di questi nuovi schiavi, come è avvenuto a Rosarno dove solo gli extracomunitari hanno avuto il coraggio e la dignità di ribellarsi alla ndragheta. Così un episodio di cronaca, ancora una volta, ci richiama alla realtà - che è altro dal quadretto «rassicurante» presentato da chi ci governa - e alle responsabilità del nostro Paese e dell'Occidente, arroccati in difesa, come se fosse possibile fermare l'enorme flusso umano che hanno contributo a creare con le proprie politiche economiche.
La Sicilia, 25/07/2010

Don Gallo e Don Ciotti, la messa dei diritti. Verità, giustizia e passione per i più deboli: l'appello dei sacerdoti nella Genova del centro storico

di Stefano Fantino
Don Luigi Traverso, don Andrea Gallo e don Luigi Ciotti
Ieri la settimana internazionale dei diritti promossa dal Comune di Genova ha visto lo svolgimento di uno degli appuntamenti più sentiti. Il capoluogo ligure ha infatti assistito, nel pomeriggio, alla concelebrazione di una “Messa dei diritti” nella chiesa di San Siro in pieno centro storico. A servire messa il fondatore del Gruppo Abele e di Libera, don Luigi Ciotti, e quello della Comunità di San Benedetto, don Andrea Gallo, accompagnati da don Luigi Traverso.
Tre sacerdoti uniti dal grande impegno verso gli ultimi e dalle battaglie sociali che idealmente costituiscono un viatico che parte da Torino e dalle lotte di don Ciotti a partire dagli anni Sessanta alla Genova dei “carrugi” e del porto, dove l'azione di Don Gallo ha trovato forza e sbocco nella comunità di San Benedetto. LEGGI TUTTO

"Calabria Ora": si dimettono direttore, capi redattore e capi servizio. Pollicheni: «per raccontare le inchieste delle ultime settimane abbiamo pagato un prezzo altissimo»

di Roberto Rossi
«Se questa fosse una partita, da sportivo non avrei difficoltà a dire che il potere ha vinto, almeno per il momento. Uno a zero e palla al centro.» Forse è proprio questa la morale delle dimissioni di Paolo Pollichieni dalla direzione di Calabria Ora. Con lui se ne sono andati il caporedattore centrale e altri sei fra capiredattori, capiservizio e responsabili di redazione. Sette giornalisti, al quale oggi se n’è aggiunto un altro. Otto in tutto, l’ossatura del quotidiano: un terremoto. Le metafore calcistiche, quelle che usa il direttore nel suo ultimo editoriale, non sono utili a spiegare la complessità degli avvenimenti, di sicuro però aiutano a condensare il vero senso di ciò che accade. Il potere ha vinto, dice Pollichieni. Ma quale potere? Lo vedremo. Prima vediamo di raccontare la partita, di capire cosa è accaduto. È accaduto che il direttore se n’è andato nel giorno in cui in prima pagina il titolo strilla: «E Peppe incontrò il mafioso. A Milano Scopelliti vide più volte Martino, “ambasciatore” del clan De Stefano». LEGGI TUTTO

Avamposto Calabria: Viaggio nella terra dei giornalisti "infami"

di Norma Ferrara
Un proiettile calibro 12 che arriva in redazione, un segnale inequivocabile in Calabria, che segna un confine fra il tuo lavoro e la tua vita. A raccontare questa ed altre storie “Avamposto, nella Calabria dei giornalisti infami', un libro che raccoglie sedici storie di giornalisti minacciati dalla 'ndrangheta. Non sono eroi, né temerari, sono persone comuni, giornalisti testardi – spesso precari – che si ostinano a fare solo il proprio lavoro. Si chiamano Michele Inserra, Giuseppe Baldessarro, Filippo Cutrupi, Antonino Monteleone, Francesco Mobilio, Alessandro Bozzo, Fabio Pistoia, Agostino Pantano, Agostino D'Urso, Leonardo Rizzo, Giuseppe Baglivo, Antonio Anastasi, Lino Fresca, i cronisti nel mirino. Vite blindate, violate, quelle dei giornalisti minacciati, e delle loro famiglie. Tutto intorno l'aria si fa pesante, e da vittima, talvolta diventi anche colpevole. La tua colpa è quella di essere “'mpamu”, sbirro, così racconta la figlia di uno dei giornalisti minacciati. L'ha saputo a scuola, perchè così i compagni erano soliti chiamare il padre – giornalista. LEGGI TUTTO

giovedì 22 luglio 2010

Walter Veltroni (Pd): «Le stragi volute dall'Antistato ma la verità è vicina. C'è solo da continuare a cercare»

di Concita De Gregorio
Walter Veltroni
C'è solo da continuare a cercare. Chi cerca la verità non lo fa a vantaggio di qualcuno, è chi depista lo fa per occultare qualcosa, proteggere qualcuno. Le cose stanno come avevamo immaginato in questi anni e anche peggio. Torno da questi tre giorni in Sicilia con la certezza che quei magistrati, se non si impedirà loro di lavorare, potranno dire al Paese la verità che fin qui è stata nascosta». Si chiude così l’analisi dei fatti che Walter Veltroni fa all'indomani della lunghissima audizione dei magistrati siciliani in commissione Antimafia. Audizione secretata nel merito della quale - dice subito - «non entrerò per rispetto istituzionale ed etico del segreto. Posso però dire che sono stati giorni straordinari, di grande valore storico ed emotivo. Ne esco con la conferma che ciò che abbiamo detto in questi anni è assolutamente vero. È vero ciò che scrissi su questo giornale nella notte delle stragi, quasi vent’anni fa. È vero ciò che ha detto il presidente Pisanu parlando di “convergenza di interessi tra mafia, logge massoniche, pezzi di apparati deviati, settori politici”. Ripeto ciò che ho detto in questi mesi e che ora è da tutti confermato: le stragi del ‘92-’93 sono state stragi dell'Antistato, non solo stragi di mafia. C'è stato un disegno volto al condizionamento della vita politica nazionale e non era certo Totò Riina a guidarlo. Dico Antistato perché non voglio smettere di pensare che lo Stato siano Falcone, Borsellino, Caponnetto, gli uomini delle scorte, coloro che hanno speso la loro vita in difesa della legalità. Non importa quale grado gerarchico, quale posizione nella vita pubblica avesse chi ha complottato contro Falcone e Borsellino: era antistato». LEGGI TUTTO

Depistaggi, collusioni: così cadono i miti dell'Antimafia

di Nicola Biondo
Ancora una volta divisioni, sospetti, accuse. All’indomani della audizione dei vertici della procura nissena che indaga sulla strage Borsellino alla Commissione antimafia, sembra non placarsi la polemica sulle frasi riportate dalla stampa e attribuite al procuratore Sergio Lari e al suo aggiunto Nico Gozzo. «Siamo vicini ad una verità clamorosa su via D’Amelio, la politica non reggerà questa verità».
Così si sarebbero espressi i magistrati. E giù polemiche. «Queste sono minacce, avvertimenti alla politica, bisogna difendersi da certi Pm». Questo il campionario dei commenti: peccato che la notizia è falsa, quelle frasi Lari e Gozzo non le hanno mai dette, né ai giornalisti, né all’Antimafia. Un copione tipico che si materializza ogni qualvolta le indagini antimafia salgono di livello: oscurare le verità delle inchieste, spostare altrove l’attenzione. I dati di fondo che emergono dalle nuove inchieste sono altri e fanno paura. Perché disegnano altre responsabilità. Le nuove indagini fanno sbiadire i volti dei macellai mafiosi di Capaci e di via D’Amelio, di via dei Georgofili e di via Palestro, teatro degli eccidi del luglio del ‘93 a Firenze e Milano. Prendono consistenza altri ambienti, altre facce, altri moventi: uomini dei servizi segreti e delle forze dell’ordine. Vanno in pezzi tanti miti dell’antimafia, nomi di investigatori che hanno incarnato per anni la lotta antimafia, le cui azioni oggi vengono lette sotto tutt’altra luce dai magistrati. L’inchiesta sulla strage di via D’Amelio disegna un depistaggio, voluto da un gruppo di eccellenza di poliziotti guidati da uno dei migliori sbirri palermitani, Arnaldo La Barbera. Il suo nucleo – che tanti successi ha mietuto contro la mafia - avrebbe innventato un falso pentito, un balordo di borgata: Enzo Scarantino, che ha propalato una falsa verità. Creduta e avallata da altri investigatori come il numero tre del sisde Bruno Contrada, oggi condannato definitivamente per collusione con Cosa nostra il cui nome compare in quasi tutti i misteri siciliani. Oggi uno dei suoi collaboratori è sospettato di aver preso parte alla fase preparatoria della strage del 19 luglio. La versione di Scarantino convinceva pienamente anche due alti magistrati: l’allora capo della procura nissena Giovanni Tinebra, poi promosso nel 2001 dal governo Berlusconi a capo dell’amministrazione penitenziaria e il Pm Anna Maria Palma, oggi consigliere del Presidente del Senato. Altro mito dell’antimafia a cadere è quello del Ros dei carabinieri, quello di Mario Mori e del suo superiore Antonio Subranni. Mori, dopo essere stato processato e assolto per la mancata perquisizione del covo di Totò Riina, oggi è sotto processo per un'altra omissione, non aver arrestato Provenzano nel corso di un summit di mafia nell’ottobre del 1995. Il generale, che attualmente si occupa delle infiltrazioni mafiose all’Expo di Milano, è anche indagato per la trattativa tra stato e mafia, insieme ad altri ufficiali.
Mentre Subranni è stato citato dalla vedova Borsellino che ha riportato ai magistrati un giudizio non proprio lusinghiero del marito sull’alto ufficiale. E cadono i miti di alcuni politici che ricordano con diciassette anni di ritardo particolari importanti proprio sulla trattativa e sugli incontri dei carabinieri con Vito Ciancimino. Una trattativa che secondo alcuni sarebbe partita molto prima delle stragi. È finito di nuovo sotto i riflettori delle inchieste un altro importante ufficio, oggi soppresso, l’Alto Commissariato antimafia all’interno del quale si sarebbero mossi agenti segreti e strategie raffinate per colpire le inchieste di Giovanni Falcone e i cui responsabili sarebbero stati in contatto fin dalla metà degli anni ‘80 con don Vito. È inutile girarci intorno: i magistrati indagano su un golpe, avvenuto tra il ‘92 e il ‘93, di cui le stragi sono l’iceberg visibile. Il puzzle spaventoso delle stragi mafiose, del malaffare, delle trattative, dei patti e dei ricatti era ben chiaro a Paolo Borsellino: «La mafia e lo stato – diceva il giudice - aagiscono sullo stesso territorio, o convivono o si fanno la guerra».
L’Unità, 22 luglio 2010

mercoledì 21 luglio 2010

Il cuore di Palermo. Uno spazzino rumeno ripulisce il Capo e viene "adottato" dai residenti

di CLAUDIA BRUNETTO Dorme in macchina, gli abitanti lo adottano e gli affidano scopa e paletta. Quarant'anni, arrivato pochi mesi fa da Bucarest, raccoglie i rifiuti lasciati in strada e si prende cura degli alberi. Marian è riuscito a bonificare da solo una discarica in via Mura di San Vito: "Cartacce sparite"
Un'auto abbandonata è diventata la sua casa. La strada in cui vive, il suo lavoro. E gli abitanti di un quartiere popolare della città, la sua famiglia. Mihai Marian Blîndescu, originario di Bucarest, da qualche mese a Palermo in cerca di lavoro, è stato adottato dal quartiere del Capo. Tutto è partito da un'automobile abbandonata in un vicolo di Palermo. Che Marian ha ripulito e trasformato nella sua abitazione di fortuna. Dopo aver sistemato la sua auto, ha continuato con le altre lasciate a marcire in via Mura di San Vito, nel cuore del Capo, e poi ha cominciato a portare via tutti i rifiuti accatastati all'angolo della strada, da tempo trasformata in una grande discarica a cielo aperto. Marian ha 40 anni, la moglie e una figlia in Romania e non parla una sola parola di italiano. Ma è riuscito comunque a farsi capire e apprezzare dai residenti della zona, che nel giro di pochi giorni gli hanno proposto di occuparsi quotidianamente della pulizia della strada in cambio di una piccola paga. Ha bussato a tutti i centri di accoglienza della città: dalla Caritas a Biagio Conte, dai Cappuccini al Centro Astalli. Ma sono tutti al collasso e non avevano un posto per lui. Gli hanno offerto soltanto la possibilità di una doccia e di un pasto caldo di tanto in tanto. "Lo abbiamo avvicinato - dice Maria Di Carlo, che abita in via Mura di San Vito - grazie alla collaborazione di una nostra amica rumena. Non ha avuto belle esperienze da quando è arrivato in città. O non lo pagavano o prendeva pochi soldi e in nero. Abbiamo subito capito che è un uomo tranquillo e desideroso di darsi da fare". Nel suo Paese lavorava nel settore dell'edilizia, ma il clima che si respira in Romania non gli ha permesso di pensare a un futuro per lui e per la sua famiglia. "Spero di ricongiungermi presto con i miei cari - racconta Marian Blîndescu - qui mi do da fare come posso. Ma devo dire che incontrare queste persone è stato un regalo bellissimo. In questo quartiere mi sento utile. E spero di fare sempre meglio. Il mio scopo è trovare un lavoro in regola, trovare una casa vera e vivere dignitosamente".
Dalla pulizia della strada alla cura delle piante. "Abbiamo una strada come non l'abbiamo mai vista - dicono i residenti - Anzi adesso la gente che la trova pulita non butta più cartacce per terra. L'idea sarebbe ora di fargli scavare delle buche per piantare alberi e rampicanti lungo il muro. Insomma, vorremmo abbellire la strada, sicuri del suo supporto". Anche i negozianti e i ristoratori della zona si sono fatti avanti per aiutarlo. "Gli abbiamo dato scopa e paletta in mano - dice Felice Scurato, che ogni tanto chiama Marian per lavori di falegnameria - e da allora non si è più fermato. Poi, se c'è da fare altro, lo cerchiamo sempre. Così almeno mette qualche soldo da parte. L'Amia qui passa una volta tanto: con Marian adesso stiamo tranquilli di vivere in un luogo salubre".
La Repubblica, 21 luglio 2010

Morto Bignone, poliziotto incubo dei boss: ha arrestato anche Nicchi e Raccuglia

Il capo della sezione catturandi di Palermo è stato stroncato a 44 anni da una malattia fulminante. Ha guidato l'operazione "Gotha" che ha scardinato i vertici di Cosa nostra, fino alla cattura dei due superlatitanti. Maroni "un esempio di coraggio e generosità"
Il giorno dopo avere arrestato Gianni Nicchi, enfant prodige arrivato ai vertici di Cosa nostra giovanissimo, era di nuovo alla scrivania, circondato dai ragazzi della sua squadra. "Non possiamo mollare. Il lavoro prosegue", rispondeva sorridendo a chi gli chiedeva perchè non fosse a casa a smaltire stress e notti insonni. A Mario Bignone, 44 anni, capo della sezione catturandi della Mobile di Palermo morto all'alba dopo una malattia fulminante, non piaceva atteggiarsi a eroe. Lavorava con passione, senza risparmiarsi, senza guardare mai l'orologio. Una carica contagiosa, la sua. In grado di trascinare un gruppo di agenti disposti a qualunque sacrificio pur di arrivare al risultato. Che avesse il carisma del leader era evidente. Ai suoi uomini lo legava la complicità che unisce chi condivide ansie, a volte frustrazioni, emozioni. Ma anche pericoli. Convinto, dopo molte insistenze, a raccontare ai giornalisti l'arresto di Nicchi, ultimo di una lunga serie di straordinari successi della sua sezione, aveva preferito far parlare i suoi uomini. "Chiedete a loro - diceva - Sono loro che hanno fatto tutto". Per tenere a freno l'entusiasmo dei "ragazzi", ancora a mille per l'adrenalina, gli bastava uno sguardo. Mario Bignone sapeva pesare le parole, sempre attento a non dire nulla che potesse compromettere un'indagine, ma disponibile e cordiale con i giornalisti.
Napoletano e forse anche per questo dotato - dice Maurizio de Lucia, pm che ha lavorato con lui per anni - "di ironia verso la vita", è entrato in Polizia nel '90. Prima come ispettore, nella sua città, dove ha lavorato per anni alla Omicidi. Un curriculum pieno di promozioni ed encomi, poi la laurea e la nomina, nel 2002, a commissario capo. Il 22 gennaio dello stesso anno è arrivato alla Mobile di Palermo. Nel 2005 è diventato dirigente della Catturandi. "E' stato un grandissimo uomo e un grandissimo poliziotto, - racconta De Lucia - Stimato dai magistrati e venerato dai suoi uomini". E a testimoniare il valore di uno "sbirro" schivo - alle conferenze stampa solo l'invito del questore a prendere la parola gli faceva superare l'abitudine di stare un passo indietro - sono i risultati delle sue indagini. Da "Gotha", l'operazione che ha scardinato i vertici di Cosa nostra, alle catture, nell'inverno scorso, dei superlatitanti Mimmo Raccuglia, che gli ha portato la promozione per meriti speciali, e Gianni Nicchi.
Forte anche nella malattia - "l'ha affrontata con forza e dignita", ha detto il capo della polizia Antonio Manganelli che domani parteciperà al funerale celebrato in cattedrale - ha lavorato fino alla fine. E nella lettera inviata al Capo della polizia per esprimere il proprio dispiacere per la morte di Mario Bignone, il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, lo definisce un poliziotto molto preparato ma soprattutto un "esempio" per i suoi uomini "di coraggio e generosità". Mario Bignone lascia la giovane moglie, Giovanna. L'ha sposata in ospedale, dopo aver saputo quanto fosse grave la sua malattia.
La Repubblica, 21.07.2010

Lombardo ascoltato dall'Antimafia chiama in causa il senatore Firrarello

Il presidente della Regione Raffaele Lombardo è stato ascoltato per quattro ore dalla commissione parlamentare Antimafia in prefettura a Palermo. In primo piano l'inchiesta su mafia e politica di Catania ma anche altri argomenti come i rifiuti e la sanità. Lombardo è tornato ad accusare il senatore del Pdl Firrarello "Si è parlato della fuga di notizie precisando che io non ho ricevuto una virgola, non un avviso di garanzia, nessuna formale comunicazione su una vicenda che conosco attraverso la stampa - ha detto Lombardo - Chiaramente l'unica cosa rilevante su questa vicenda è la fuga di notizie, un fatto delittuoso per cui sono stato sentito come testimone a Catania e a Messina ieri. Naturalmente ho reso conto di mille domande che mi sono state fatte parlando di rifiuti, sanità, per la bellezza di quattro ore circa. Credo che sia stato un interessantissimo scambio di vedute". Alla domanda se avesse parlato anche di Carmelo Frisenna, un personaggio catanese coinvolto in inchieste, Lombardo ha detto "naturalmente perché l'intercettazione del 3 aprile 2008 è chiave, esattamente 10 giorni prima della mia elezione a presidente della Regione". Il presidente ha riferito di aver fatto i nomi dei politici collusi già citati nel suo intervento all'Ars il 13 aprile: "Ho spiegato il senso di quella citazione. Frisenna fa parte di una formazione politica con dei leader e nel parlare, nell'essere intercettato, interloquisce con l'onorevole Torrisi, che fa parte della commissione Antimafia e con il senatore Firrarello. E poi molto si è detto di Paternò a proposito dei termovalorizzatori e della compravendita dei terreni". Alla domanda se avesse rifatto i nomi di Firrarello e Torrisi davanti alla commissione, Lombardo ha detto: "Mi pare ovvio, sono scritti nella relazione. Frisenna non era sospettato ma il 3 aprile del 2008 ha riferito notizie o parole sentite nella segreteria del Pdl come 'tanto io muoio di morte naturale, che mi fanno arrestare per una sciocchezza, per il caso delle assunzioni'. E guarda caso nell'ottobre scorso leggo su 'Panoramà la notizia di un pacco, 4 chili e mezzo, inoltrato con firma improbabile, che conterrebbe documenti sul mio operato di presidente della Provincia circa assunzioni e quant'altro".
La Repubblica, 21.07.2010

Corleone. Campi di lavoro antimafia. Il diario del 20 luglio...

Oggi giornata di successi!! Oltre ad aver finito di rincalzare il campo delle vigne, nel pomeriggio abbiamo stretto molti legami coi ragazzi del posto. Ci siamo divisi in due gruppi; io e alcuni siamo andati al campo di calcetto locale e abbiamo iniziato a giocare. Quasi immediatamente si è unito a noi un ragazzo del posto, Andrea, di circa 15 anni, che si trovava lì col suo fratellino. Dopo un'oretta di partita tra di noi, sono arrivati altri quattro amici di Andrea, tutti più grandi di lui, e ci hanno detto di essere una squadra di calcetto locale che disputa anche vari tornei della zona. Siamo andati avanti a giocare a lungo, e nel frattempo si sono avvicinati altri bambini più piccoli e delle signore a osservarci, si sono seduti accanto ai nostri compagni che ci guardavano, hanno bevuto dalle nostre borracce, hanno chiacchierato con noi amichevolmente e, alla fine, i giocatori hanno accettato di fare una foto tutti insieme, Corleonesi e ragazzi della cooperativa. Ma non è stato l'unico successo di oggi. Ivan vi racconterà quello che ha realizzato l'altro gruppo.
Marco
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Mentre i ragazzi giocavano e si divertivano insieme ai corleonesi in un'appassionata partita a calcetto, il gruppo Scout Livorno 2 Black and White,(io Ivan,Giorgio, Francesco e Andrea) abbiamo invitato nella coperativa una ventina di ragazzi di corleone conosciuti durante l'uscita degli Scout di qualche giorno fa. Ci siamo conosciuti meglio attraverso giochi di ruolo, condividendo un pomeriggio di attività, risate, econfronto. Abbiamo poi spiegato loro quali sono gli obbiettivi della Cooperativa e quali motivazioni ci hanno portati fin qui. E' stato un vero successo, e credo lo sia ancor di più perchè finora nessun gruppo corleonese così numeroso era approdato qui per una simile circostanza. Molti di loro sono rimasti visibilmente colpiti dalla calda 'accoglienza che hanno trovato qui a Casa Caponnetto. Ci hanno confidato che farebbe loro piacere ripassare per salutare e stare un po' con noi e con i soci e i lavoratori della cooperativa. Mentre scrivo mi rendo conto che questa è stata una giornata a dir poco speciale, e soprattutto sento che il fatto di aver condiviso un pomeriggio divertente tra queste mura significa che adesso la Cooperativa sembra una realtà molto più vicina, da frequentare e vivere. Sapete cosa facciamo adesso? Usciamo perchè i nostri amici Corleonesi son qui davanti che aspettano noi!
Ivan20 Luglio 2010, Corleone

martedì 20 luglio 2010

I pm su Capaci e via D'Amelio: "Ormai ad un passo dalla verità sulle stragi"

I pubblici ministeri di Caltanissetta hanno parlato in commissione Antimafia: si ipotizza il coinvolgimento di pezzi deviati dello Stato e dei servizi segreti. Il pentito Gaspare Spatuzza starebbe dando un contributo determinante. Ma Pisanu smentisce
PALERMO - "Siamo a un passo dalla verità sulla strage di via D'Amelio. E la politica potrebbe non reggerne il peso". A 18 anni dall'assassinio del giudice Paolo Borsellino e degli agenti della sua scorta, i magistrati di Caltanissetta Sergio Lari e Nico Gozzo non hanno dubbi. Nonostante i depistaggi, le "amnesie" istituzionali, le false prove e i falsi pentiti, le indagini sono prossime a una svolta. "Il problema - si chiede l'aggiunto Gozzo, ascoltato a lungo, oggi, dalla commissione nazionale Antimafia a Palermo assieme al procuratore Lari - è capire se c'è una politica in grado di raccogliere tutto questo". Le dichiarazioni dei due pm sono state subito smentite dal presidente dell'Antimafia e senatore, Giuseppe Pisanu. "Dopo aver ribadito che non si può riferire alcunchè dello svolgimento dei lavori della Commissione in seduta segreta - ha detto - nego decisamente che i magistrati di Caltanissetta abbiano dichiarato di essere ad un passo dalla verità sulla strage di Via d'Amelio e che la politica non sarebbe in grado di reggere il peso di tale verità", ha dichiarato. Stando però alla versione dei pm di Caltanissetta, il pentito Gaspare Spatuzza starebbe dando un contributo determinante, e soprattutto attendibile, alle indagini sulle stragi del 1992. Le sue testimonianze avrebbero smantellato la vacillante ricostruzione di Vincenzo Scarantino, pentito dalle alterne vicende che potrebbe essere uno dei tasselli del clamoroso depistaggio. Di questo sono convinti Lari, Gozzo e i sostituti procuratori Nicolò Marino e Giovanni Di Leo. L'audizione, che è stata secretata, si è concentrata sulla svolta investigativa degli ultimi tempi, in base alla quale il procuratore Lari, conversando con i giornalisti prima di essere ascoltato dall'Antimafia, ha detto di trovarsi di fronte a un passaggio cruciale. Il riferimento è alla strage di via D'Amelio, nella quale furono uccisi Paolo Borsellino e gli uomini della scorta. Prima di incontrare la commissione guidata da Giuseppe Pisanu, Lari aveva ribadito la convinzione che "non sia stata solo la mafia a volere la strage". Da tempo la Procura di Caltanissetta ipotizza il coinvolgimento di pezzi deviati dello Stato e dei servizi segreti. E ora Spatuzza avrebbe fornito elementi di riscontro all'impianto investigativo messo a punto dai magistrati. La lunga audizione del procuratore Lari e dei suoi collaboratori ha toccato anche il tema scottante della "trattativa". Lari ha parlato, incontrando i giornalisti, di "soggetti che, pur avendo dovere di fedeltà verso le istituzioni, hanno tradito questi principi". Gli scenari delineati dai magistrati nisseni lasciano intuire collegamenti opachi e contengono elementi che le indagini stanno approfondendo. Per questo la commissione ha ritenuto opportuno apporre il segreto al contenuto dell'audizione.
La Repubblica, 20 luglio 2009

Radiografia della mafia di oggi. Cosa nostra influenza 300 mila voti. I magistrati ascoltati dalla commissione nazionale Antimafia hanno riferito su Cosa nostra nella Sicilia occidentale


Novantaquattro famiglie, 29 mandamenti e una capacità di controllare e condizionare fino a 300 mila voti. L'organigramma e la potenza di Cosa nostra sono in queste cifre comunicate alla commissione nazionale Antimafia dal procuratore di Palermo, Francesco Messineo, e dagli aggiunti Antonio Ingroia e Ignazio De Francisci che hanno riferito sull'assetto della mafia. I numeri sono riferiti alle aree geografiche delle province di Palermo, Trapani e Agrigento. I magistrati hanno descritto una Cosa nostra in crisi dopo gli arresti di latitanti e "soldati", ma in grado di rigenerarsi e tornare pericolosa. Secretate, invece, le audizioni che hanno riguardato la trattativa tra Stato e mafia, le dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza e la vicenda relativa alla mancata concessione del programma di protezione al collaboratore di giustizia. Messineo. "Quella sulle stragi è una verità che si cerca dopo 18 anni e che passa anche attraverso certi apparati istituzionali. Molte memorie sono state cancellate e i segreti protetti e occultati". Lo ha detto il procuratore di Palermo, Francesco Messineo, parlando della sua audizione alla commissione Antimafia. Ai giornalisti che gli chiedevano a che stadio è giunta l'identificazione dell'uomo della trattativa tra Stato e mafia, il misterioso signor Franco di cui parla Massimo Ciancimino, Messineo ha detto: "Stiamo facendo tutto per identificarlo. A volte ci sembra di essere vicini, altre volte la verità è più lontana. Il procuratore non ha voluto confermare che il cognome del signor Franco sia Gross". Ma conferme su questa ipotesi arrivano invece da altre fonti investigative.
(La Repubblica, 20 luglio 2010)

Intercettazioni, il governo fa dietrofront. I finiani esultano, Berlusconi deluso

MILANO - Il governo ha presentato il suo atteso emendamento al ddl intercettazioni. E in un colpo solo ha deluso le attese di Berlusconi ed esaltato i finiani consegnando loro una vittoria politica. Il costo dell'intesa tra le due anime del Pdl è stato infatti un corposo alleggerimento delle restrizioni per i giornalisti. Con il nuovo testo curato dal sottosegretario Giacomo Caliendo, in questi giorni tirato in ballo a più riprese dall'inchiesta P3, le intercettazioni saranno ancora pubblicabili. Ma solo quelle essenziali alle indagini, e naturalmente solo quando vengono rese note alle parti, come accade adesso. Un orientamento che è agli antipodi della linea dettata dal premier, che infatti commenta: «Questa legge così non risolve nulla. Anzi, lascia tutto com'è». Al contrario, si mostra soddisfatto il presidente della Camera Gianfranco Fini: «Oggi è stato raggiunto un punto di compromesso, ha prevalso il buon senso». Un modo per sottolineare di aver vinto un altro round nel duello ormai perenne con i berlusconiani. Tanto che il cavaliere sbotta: «Questo testo non lascerà gli italiani parlare liberamente al telefono e l'Italia non sarà un Paese davvero civile». Per il presidente del Consiglio, inoltre, l’iter di approvazione del disegno di legge sulle intercettazioni mette in evidenza «un difetto della nostra democrazia che è costruita su un’architettura costituzionale non in grado di introdurre interventi di ammodernamento».

Durissimo documento della Fp-Cgil di Palermo alla commissione sanità del senato contro le disfunzione dell'Ospedale "Ingrassia"

La CGIL ritiene che l’ospedale Ingrassia abbia bisogno di un confronto vero fra le parti per sviluppare un impegno volto a migliorare e valorizzare il suo ruolo nella rete ospedaliera dell’ASP e della città di Palermo. Occorre evitare il rischio che la struttura si configuri, sempre di più, come “l’Ospedale di Monreale”. Un piccolo ospedale per una piccola popolazione e per gli amici e conoscenti di questo o quel primario. La CGIL individua, fra l’altro, due grossi nodi da affrontare. I locali obsoleti che richiedono continui interventi di manutenzione, garantiti, assai spesso al di fuori di un progetto generale. L’ospedale è stato in questi anni un cantiere continuo con grande fortuna per le imprese appaltatrici e notevoli disagi per malati e cittadini. Strutture vecchie e spazi angusti limitano l’attività di reparti e servizi. Dal pronto soccorso al laboratorio d’analisi, alla radiologia. LEGGI TUTTO

Nichi: Mi candido per sparigliare il centrosinistra

“Noi diciamo no ai governi tecnici e a quelli delle larghe intese: le primarie non sono una minaccia per il Pd o per il centrosinistra, e io mi candido per sparigliare questi giochi”. Nichi Vendola ha così concluso oggi, a Bari, gli Stati generali delle fabbriche di nichi davanti a una platea di circa duemila persone provenienti per il 40% dal resto d’Italia, in molti dal Settentrione. La manifestazione è stata seguita anche attraverso il web e i social network: la fan page di facebook di Nichi Vendola ha raggiunto quota 167.000, con 4.800 nuovi fan negli ultimi tre giorni. “Dobbiamo vincere”, ha sottolineato Vendola, “ma questo verbo deve essere coniugato fuori dal palazzo, lungo le traiettorie delle vie popolari. Vincere ha un significato se si vince a Pomigliano, a Melfi, se la vittoria ha significato per gli studenti precari, per i ricercatori che sono costretti ad emigrare, per le donne e gli eroi dei nostri giorni, come Falcone, Borsellino e Carlo Giuliani. Bisogna vincere per ricostruire i codici dei diritti: allora la vittoria è un discorso sulla salvezza del Paese, che guarda all’Europa. È la vittoria di tanti, è la vittoria del popolo che si alza in piedi, non è una vittoria di parte o di partito”. Vendola ha poi precisato il senso della sua disponibilità alla candidatura. “Perché io?”, ha detto, “perché sono voi quando non sopportate il centrosinistra avendo in mente un mondo diverso da questo. Noi abbiamo due obiettivi da raggiungere: il primo è l’indispensabilità di un metodo democratico che si sottrae alle nomenclature di partito; il secondo è portare nell’arena la domanda di una buona politica. Non c’è buona politica che possa prescindere da un discorso sul buio e sulla luce”. Vendola, infatti, ha titolato così il discorso conclusivo degli Stati generali delle fabbriche di nichi, “lanterne che illuminano gli angoli bui dell’esistente”.Le fabbriche, come specificato da Vendola, sono un’esperienza autonoma da tutti i partiti, portano in dote il principio di cooperazione e “vogliono accarezzare il centrosinistra, insufflare l’anima della questione della modernità nel momento in cui la destra si presenta come antimoderna”.Questa nuova realtà vuole scuotere “l’albero del centrosinistra per costruire la narrazione di un’Italia migliore”. Ha poi annunciato i temi chiave di una nuova piattaforma programmatica del centrosinistra: investire nella Bellezza dell’ambiente, dei talenti e dei territori; rilanciare l’Economia attraverso una pressione fiscale più equa, la redistribuzione delle risorse e puntando su qualità e innovazione; sottrarre la Conoscenza alla privatizzazione e alla parcellizzazione dei saperi attraverso il rilancio della scuola e dell’università come elementi fondanti di una cultura diffusa; ristabilire la connessione tra i Diritti e le persone; custodire il patrimonio dei Beni Comuni. Nichi Vendola ha sottolineato che gli Stati generali delle fabbriche di nichi diventeranno un appuntamento annuale. “Questo è l’equivalente del meeting riminese di Comunione e Liberazione: deve essere per noi il più importante incubatore di intelligenze e della nuova classe dirigente”. “C’è un’Italia migliore”, ha concluso Vendola, “e noi la faremo vincere”. 19 luglio 2010

Corleone, campi di lavoro antimafia. I volontari al corteo per ricordare Paolo Borsellino

Arrivato a Corleone, ho potuto apprezzare l'ottimo impegno profuso dai nostri volontari ben coordinati dai compagni e compagne di Firenze e Modena. Un buon volontariato e non solo; si nota nell'aria! I graffitari della Valdera stanno effettuando una serie di lavori che miglioreranno esteticamente i beni confiscati e assegnati alla Cooperativa lavoro e Non Solo. Quelle immagini saranno l'incontro tra l'espressione culturale giovanile e frammenti di storia e memoria spesso dimenticata. Nei terreni si è ultimato il raccolto del grano e si stanno trebbiando i ceci. Ottimi raccolti! Poi tutti a Palermo alla ricorrenza della strage di Via D'Amelio dove fu ucciso il Giudice Paolo Borsellino e gli agenti di scorta. Tra la folla del corteo che porta i manifestanti da Via d'Amelio all'Albero di Falcone si nota anche il nostro striscione. I volontari sono felici di esserci, anche in questo caso ognuno di loro ha potuto farsi un'opinione senza filtri su cosa significa manifestare in questi luoghi! Salutando Rita Borsellino, noto la sua dolcezza e fermezza nello stesso momento. Sono felice che Rita si sia dedicata alla politica perché anche in questi casi si prende atto delle differenze tra la pratica dell'apparire e quella del fare! Verità e Giustizia per Via d'Amelio e per tutte le stragi impunite, insabbiate e dimenticate. Nel periodo della P3 questa richiesta è ancora più stringente.
Maurizio Pascucci
Progetto Liberarci dalle Spine

lunedì 19 luglio 2010

"In Via d'Amelio non solo mafia". Battaglia nel Pdl. Gelo di Dell'Utri

PALERMO - Gianfranco Fini attacca su Mangano, l’ex stalliere di Arcore condannato per mafia. «Non è un eroe», dice a Via D’Amelio a Palermo, nel giorno del diciottesimo anniversario della strage nella quale fu ucciso il giudice Paolo Borsellino. E subito arriva la reazione del senatore del Pdl Marcello Dell’Utri, autore della ormai celebre definizione di Mangano come eroe: «Che rispondiamo a fare al presidente Fini...Non dare una risposta, in questi casi, è la risposta migliore», dice l’esponente del Pdl, che non fa marcia indietro sullo stalliere di Arcore :«Io non so più come dire, come far capire, che questa storia non la si è voluta capire. So bene che altri sono gli eroi rispetto a Mangano. Ho solo detto che questa persona, Mangano, si è comportata da eroe nei miei confronti, non accettando di confermare accuse che mi riguardavano, che lui sapeva essere infondate. Solo questo». Tornando a Fini, la giornata palermitana del presidente della Camera era partita con una contestazione del popolo delle «Agende rosse», poi rientrata e sfociata in applauso non appena Fini ha detto che cosa pensasse di Mangano. Ma Fini non si è fermato a questo: parlando delle indagini sulla strage di via D’Amelio ha aggiunto che «oggi è ancora più doveroso essere impegnati perché sta emergendo dalla procura di Caltanissetta che in via D’Amelio non fu solo mafia. Individuare eventuali collusioni e complicità è un dovere assoluto che va al di là di ogni divisione politica». E ancora: «Sapere che sulle indagini ci sarebbero stati depistaggi mi suscita indignazione». Ai ragazzi delle Agende rosse, che si schierano con il «Sì a Fini e no a Schifani», assente alla cerimonia, il presidente della Camera ha detto che «bisogna avere rispetto delle istituzioni, anche se in alcuni casi ci sono uomini che non sempre sono all’altezza del ruolo che ricoprono». Infine, il presidente della Camera ha ricordato gli insegnamenti di Leonardo Sciascia: «Ricordatevi di lui - dice rivolto ai ragazzi - che aveva visto tante cose giuste, ad esempio sui professionisti dell’antimafia». Tra i manifestanti si alza un coro: «Presidente, di professionisti dell’antimafia qui non ce ne sono». E Fini non si sottrae a chi lo esorta a impedire l’approvazione della legge sulle intercettazioni: «Lo vedete cosa sta facendo il Parlamento, apportando modifiche al ddl?». Accesa da Manfredi Borsellino, il figlio del giudice ucciso, la prima fiaccola che dà inizio al corteo promosso da Giovane Italia e dalle associazioni che danno vita al forum «XIX Luglio», Fini si schiera in prima fila. Una manifestazione - a differenza del precedente «faccia a faccia» con il popolo delle «agende rosse», che si svolge in silenzio, senza clamori né polemiche.