venerdì 31 dicembre 2010

L’elenco delle cose che vorrei per il Nuovo Anno

DINO PATERNOSTRO
- Vorrei che nel Mondo vi fosse la Pace. Non quella dei tanti cimiteri delle tante guerre (dichiarate o semplicemente praticate), ma quella costruita dalle donne e dagli uomini di buona volontà, che non significa assenza di conflitti, bensì capacità di saperli superare.
- Vorrei che l’Italia, l’Europa e il Mondo superassero la “sbornia” liberista, che mette al primo posto il Dio Denaro, calpestando i più elementari diritti delle persone.
- Vorrei che si consentisse ai giovani di pensare e di avere un futuro degno di essere vissuto, quel futuro che oggi viene negato dalla disoccupazione e dal “cattivo lavoro” (a termine, a chiamata, a intermittenza e… a quanto di più “ammazza-futuro” hanno inventato i padroni di sempre).
- Vorrei che le tante Italie (l’una “in guerra” con le altre) fossero ricomposte in un’unica Italia, patria vera e accogliente di tutti gli italiani (a prescindere dal luogo geografico in cui vivono, dalla loro fede religiosa, dalla loro filosofia di vita e dal colore della loro pelle).
- Vorrei che le istituzioni fossero rispettabili e rispettate, piuttosto che sospettabili e sospettate delle più incredibili nefandezze morali.
- Vorrei che i rappresentanti delle istituzioni fossero come li sognava il legislatore latino, scrivendo che «sulla testa della moglie di Cesare non deve aleggiare nemmeno l’ombra del sospetto».
- Vorrei che istituzioni e cittadini, sinergicamente, combattessero contro le mafie e i mafiosi, operando per costruire libertà, democrazia, legalità e lavoro nelle terre del Sud devastate dalla criminalità organizzata.
- Vorrei che la Sicilia, più che formule e alchimie politiche, spesso incomprensibili per i cittadini, sperimentasse Sviluppo nella Legalità, partendo dall’agricoltura e dall’industria di trasformazione dei prodotti agricoli;
- Vorrei che a Corleone nascesse una nuova classe dirigente, capace di spezzare davvero e per sempre i legami con la mafia, capace di cancellare le meschine e umilianti pratiche clientelari, capace di avere idee e progetti per il futuro della città.
- Vorrei che (a Corleone, in Sicilia e in Italia) si mettesse fine alla vuota (e pericolosa) retorica dell’antimafia, che alimenta la mafia e crea confusione tra la gente onesta.
- E siccome penso che sia velleitario avere (insieme e tutte) le cose di questo elenco, almeno mi auguro che ci siano sempre più persone disponibili a battersi per conquistarle.
Dino Paternostro
Corleone, 31 dicembre 2010

Corleone, Dalla Toscana e dalla Romagna, Capodanno a casa Caponnetto per rafforzare l'antimafia sociale

Nella piazza di Corleone
In questi giorni ho partecipato all'Assemblea dell'Arci di Manciano. Tanti soci per discutere e decidere le regole associative del Circolo. Può sembrare banale o superfluo, ma le regole democratiche e le scelte di partecipazione popolare iniziano nel momento in cui si decide di applicarle! Ieri sera un bel gruppo di ragazze e ragazzi sono arrivati a Corleone per festeggiare il Capodanno nella Casa Caponnetto, sede della Cooperativa Lavoro e Non Solo e del Circolo Arci Liberarci dalle Spine. Sono volontari dei campi di lavoro, che hanno fatto questa scelta di coniugare il festeggiamento del nuovo anno all'impegno sociale di antimafia. Un modo concreto e sobrio per ricordare alla comunità corleonese che in tanti condividono quello che fanno quotidianamente i cittadini/soci della Cooperativa Lavoro e Non Solo. In quella casa fino a qualche anno vi erano festeggiamenti organizzati da una famiglia mafiosa. Il 2011 sarà festeggiato da cittadini onesti corleonesi, insieme a volontari provenienti dalla Toscana, dalla Romagna e dalla Sicilia. Vi è un cambiamento in corso! Non facile ma possibile!

Un saluto e tanti auguri di buon anno 2011!!
Maurizio Pascucci
Coordinatore Progetto Liberarci dalle Spine

Cgil Sicilia: "Si chiude un anno negativo"

Mariella Maggio, segretaria Cgil Sicilia
PALERMO - Secondo la Cgil siciliana, "l'anno 2010 si chiude con un bilancio negativo sotto il profilo dell'occupazione e delle vertenze ancora aperte". "I posti di lavoro perduti solo nei primi 9 mesi dell'anno - afferma una nota del sindacato, sono stati 16 mila, il tasso di occupazione è diminuito di mezzo punto. Si aspettano soluzioni per la Keller, per i cantieri navali di Palermo e Trapani; nulla di nuovo sul fronte della Fiat di Termini Imerese, per la quale si attende ancora una proposta seria e credibile, che consenta di proseguire con l'attività produttiva della fabbrica e dell'indotto". "Restano in alto mare le riforme della formazione professionale (per la quale la Cgil ha chiesto l'apertura di un tavolo di crisi) - prosegue il sindacato - della pubblica amministrazione, la questione dei rifiuti mentre si attende ancora un valido piano energetico regionale". E ancora "in sospeso la vicenda dei rigassificatori, così come le bonifiche dei siti industriali di Priolo e Gela. Nulla di fatto riguardo alle iniziative per consentire la ripresa dell'edilizia con la sua funzione anticiclica, mentre centinaia di cantieri restano bloccati per intoppi spesso facilmente superabili. Congelati gli accordi di programma quadro su trasporti, acqua, strade, che il governo nazionale vuole annullare a fronte di un piano per il sud davvero povero". Se si esclude la cassintegrazione non c'è stato "nulla di positivo neanche per le politiche sociali, con un welfare che si contrae sempre di più". "Il nostro auspicio - dice Mariella Maggio, segretaria generale della Cgil Sicilia - è che il nuovo anno porti consiglio al governo regionale e anche a quello nazionale".

Intervista all'on. Agostino Spataro. La Sicilia al tempo della globalizzazione

L'on. Agostino Spataro
di Diego Romeo
On. Spataro, ho l’impressione che lei provi imbarazzo nel constatare che, da uomo appartato, ha una grande libertà di parola e di scrittura. Non mi spiegherei altrimenti la sua cortese resistenza a non farsi intervistare.
In verità, durante la mia lunga esperienza politica ho sempre cercato di pensare e di agire da uomo libero; anche da dirigente e deputato nazionale del Pci, partito regolato al suo interno dal “centralismo democratico”. Il fatto è che mi danno fastidio l’attuale processo di omologazione, verso il basso, del ceto politico, l’asservimento della politica e di certa informazione agli interessi dei grandi gruppi finanziari e economici. Questa corsa affannata di uomini e donne che per un posto di consigliere o deputato o di assessore sono disposti a rinunciare alla loro libertà e dignità. La politica, i partiti mi appaiono costruzioni artificiose, ingannevoli, mirate a conseguire obiettivi di affermazione personale. Perciò, cerco di starne alla larga. Anche se, collaborando con “La Repubblica” e con altri giornali e riviste, mi sforzo di continuare a dare un contributo al cambiamento, sempre dalla parte dei lavoratori, dei giovani e della legalità. Cose che non si possono fare più all’interno dei partiti, anche di sinistra, dove il confronto delle idee è praticamente vicino allo zero. LEGGI TUTTO

Le seducenti virtù del panettone artigianale

Panettone artigianale
di Agostino Spataro
Sicuramente, non vi sarà sfuggita la strana notizia di un fatto accaduto, nei giorni scorsi, all’uscita di un magazzino di Catania, dove un bonario “Babbo Natale” prima offre a un uomo una caramella e poi l’arresta. Strana, ma non troppo poiché il donatore altro non era che un carabiniere travestito. Un espediente intelligente che, oltre a rendere giustizia ai militari dell’Arma di certe ingenerose ironie, ha assicurato alla legge un estorsore che aveva appena ritirato la mesata del “pizzo” ossia 260 euro che il titolare del negozio pagava al clan di pertinenza fin dai tempi della lira. Allora erano 500 mila lire ora sono 260 euro, una somma quasi equivalente al valore ufficiale attribuito all’euro (1.936 lire). Se non si trattasse di un’estorsione, si potrebbe parlare di un cambio, tutto sommato, onesto. A differenza delle associazioni dei commercianti che, in combutta col governo dell’epoca, hanno attribuito all’euro il valore arbitrario di 1.000 lire, scombussolando i bilanci delle famiglie italiane. In un’altra tasca, l’esattore aveva duecento euro incassati dal titolare del bar di fronte dal quale- nota il cronista- aveva preteso anche, come extra natalizio, un “panettone artigianale”, per il cenone in famiglia. Non si era accontentato di uno industriale, come negli anni precedenti. Famiglia, panettone, caramelle, babbo natale, regali e luminarie. Ma che bel quadretto! Par di trovarci dalle parti della Quinta Avenue o dei magazzini Lafayette. Purtroppo, siamo a Catania, in questa Sicilia, alla vigilia di un nuovo Capodanno, che il pizzo e il favoritismo rendono sempre più povera e indolente. Ma non desidero addentrarmi in questi meandri, solo soffermarmi sulle virtù magnifiche del panettone artigianale che parrebbe svolgere un’intrigante funzione di scambio. Ovviamente, preciso che non tutti gli acquirenti e/o i donatori di un panettone artigianale sono sospettabili di chissà quali misfatti. No. Il problema si pone solo per una ristretta fascia di acquirenti che li destinano a persone che magari si sono inaspettatamente attivati o hanno chiuso gli occhi su una pratica che a occhi aperti non poteva passare. Il panettone, dunque, per disobbligarsi di un piccolo favore ricevuto. Piccolo, poiché se è grande il panettone non basta. Dolci o bustarelle il problema è che, qui, spesso, il diritto dovuto viene percepito e amministrato come un favore elargito. Così gira la ruota del favoritismo, in Sicilia e altrove. Ieri arrivava il “panareddru” ricolmo di tanto ben di Dio oggi arriva il panettone fragrante, farcito di pistacchi e canditi di rare delizie siciliane.

Per carità, nulla di scandaloso, un’inezia in un mare di sprechi. Solo una lieve forma di malcostume che, in compenso, ha contribuito ad accrescere la produzione e le vendite di questo dolce prelibato e costoso, anche in questi anni di crisi. Chiedo lumi a un amico pasticciere il quale si abbandona a un elogio del panettone artigianale. “A differenza di quelli industriali, i nostri panettoni sono pezzi unici. Altro che artigianale, “artistico” lo dovrebbero chiamare. Guarda che “sgrignatura” (1), che fragranza! In certe giornate, è più richiesto di quello industriale”. E’una produzione di nicchia, quasi di lusso, i prezzi oscillano fra i venti e i quaranta euro. A ben pensarci, un giorno di lavoro di un edile a nero o due di un bracciante immigrato clandestino. Eppure- rileva il bravo pasticciere- molti acquistano per sfizio o per “bisogno”. La prima ragione mi è chiara e si spiega con la crescita esponenziale della categoria degli “sfiziosi” ossia dei nuovi ricchi che produce la crisi, la seconda un po’ meno. L’originalità di questa nostra società dell’esclusione è connotata da una bizzarra aritmetica in cui ricchi e poveri crescono insieme. Più esattamente, la crescita dei primi induce la crescita dei secondi. Con buona pace dei praticanti del liberismo rapace e dei loro teorici benedicenti. Tutto cresce: la ricchezza (di pochi) e la povertà (di molti), le rendite e la disoccupazione, il consumismo e la precarietà dei giovani. Insomma, una vera giungla delle disuguaglianze, degli arricchimenti veloci, spesso illeciti, - se n’è accorta anche la Banca d’Italia - nella quale fiorisce l’italica arte d’arrangiarsi che rischia d’oscurare quelle, nobili, del Rinascimento. Ma, veniamo al secondo motivo: oltre allo sfizio, per quale altro “bisogno” si compra un panettone artigianale? Il nostro amico si è fatto un’idea che mi pare ben piantata nella realtà. Taluni ne comprano anche in quantità e all’assegno accludono una lista di consegna e i classici biglietti d’auguri. Basta leggere l’elenco per svelare il senso del bisogno: assessori, capi di gabinetto, dirigenti d’uffici oberati di richieste, intercessori di cortesie e via via scendendo nella graduatoria dei “venditori d'influenze” come gli spagnoli chiamano gli operatori del favoritismo. Insomma, ditelo con i dolci. In Sicilia, c’è anche un linguaggio dei dolci, delle nostre prelibatezze pasticciere (dal cannolo al panettone) che sembrano affermarsi come nuovi simboli dello scambio all’interno del cielo più basso delle relazioni sociali e interpersonali. Buon panettone a tutti.
Agostino Spataro
30 dicembre 2010
(1) la “sgrignatura” (in italiano scarpatura) sarebbe “il sorriso” del panettone o del pane provocato da un’incisione sulla cupola.

I pugnalatori di Palermo

di ROSA FARAGI
La notte tra il primo e il due ottobre del 1862 “… fatti orribili funestarono Palermo…”. Il Giornale Officiale di Sicilia in prima pagina, la mattina seguente, così descrisse la vicenda: “Alla stessa ora, in diversi punti della città fra loro quasi equidistanti,
13 persone venivano gravemente ferite di coltello, quasi tutte al basso ventre. I feriti danno tutti gli stessi contrassegni dei feritori, i quali vestivano a un sol modo, erano di pari statura, sicché vi fu un momento che si poté credere, uno solo”. Dalle prime indagini emerse che i 13 accoltellati non si conoscevano reciprocamente, non erano collegati ad ambienti malavitosi o politici e che gli accoltellatori agirono non per uccidere o per rapinare (l’unica vittima un gestore di un banco di lotto, morì dissanguato perché sfortunatamente la coltellata gli recise un’arteria ed i soccorsi tardarono ad intervenire). LEGGI TUTTO

giovedì 30 dicembre 2010

Grazie per gli auguri a Corleone Dialogos

Caro Dino ti volevo ringraziare per l’augurio fatto da te al neo direttivo di Corleone Dialogos. Poche righe che valgono per noi tanto. Nell’ultimo periodo è capitato di non esser stati d’accordo e avere punti di vista differenti. Credo che sia naturale che fosse cosi, sia per i ruoli differenti, sia perché vuol dire che non c’è un pensiero unico. Ma ti dico che sono le cose più che ci accomunano che quelle che ci dividono. In primis i valori di una tradizione progressista di orientamento di centro-sinistra e, per noi la Camera del Lavoro di Corleone è punto di riferimento non solo storico ma anche quotidiano. Oggi Corleone Dialogos è una palestra di tanti giovani che amano questa città e che s’impegnano in politica. Per finire ti volevo augurare un felice 2011 che ci vedrà impegnati insieme come per l’acqua pubblica, per Nino Gennaro, per l’Ospedale ecc... Insomma uniti nella distinzione.
Giuseppe Crapisi

"Ribellati. Denuncia i parassiti del pizzo"

Affissi centinaia di adesivi per le strade di Palermo su iniziativa dei cittadini volontari dell'associazione MafiaContro. Campagna legata alla proposta di legge per il reato di omessa denuncia
PALERMO - L'Associazione di cittadini volontari MafiaContro ha scelto un modo singolare per rivolgere gli auguri di fine anno. Nella notte sono stati apposti centinaia di adesivi augurali con la scritta: "Non donare il tuo sangue alla mafia. Ribellati. Denuncia i parassiti del pizzo, prima che sia tu ad essere denunciato". Oltre che nelle vie del centro di Palermo, e nello storico mercato della Vucciria, gli adesivi sono stati affissi nei quartieri di San Lorenzo, Resuttana, Pallavicino e Partanna Mondello. La campagna è legata anche alla recente proposta di legge presentata dal presidente onorario di MafiaContro, Carlo Vizzini, che istituisce il reato di omessa denuncia di richiesta estorsiva. La proposta verrà discussa in Senato a gennaio, assieme alle norme che istituiscono il reato di autoriciclaggio e la possibilità di prolungare, in determinate condizioni, il termine di 180 giorni per acquisire le rivelazioni dei collaboratori di giustizia.
30/12/2010

mercoledì 29 dicembre 2010

Partinico. Neonata morta dopo il parto, ispezione dei Nas in ospedale

Nel reparto, dove in circa due anni sono morti sette neonati, è abbastanza nitida. Ai raggi x, piuttosto, sarà passato l'intero nosocomio
Ispezione dei carabinieri del Nas questa mattina all'ospedale di Partinico dove il 23 dicembre è morta, subito dopo il parto, la piccola Federica. Sotto i riflettori non tanto il reparto di Ostetricia, peraltro già chiuso dell'azienda sanitaria provinciale di Palermo che ha disposto la sospensione cautelativa di due medici e di un'ostetrica, indagati dalla procura di Palermo per omicidio colposo. Qui "la situazione emersa è già cristalizzata", spiegano fonti dei nuclei antisofisticazioni e sanità dell'Arma. Ai raggi x, piuttosto, sarà passato l'intero nosocomio: "Rivolteremo l'ospedale come un calzino", dicono le stesse fonti. Sotto i riflettori anche gestione, procedure, situazione strutturale e gare. Del resto il quadro di quanto accaduto nel reparto, dove in circa due anni sono morti sette neonati, è abbastanza nitida. A tracciarlo era stata una relazione consegnata dalla commissione dell'Asp di Palermo al direttore generale Salvatore Cirignotta, secondo cui emerge che il cesareo doveva essere effettuato molto prima, considerate le condizioni di salute della mamma, diabetica e insulino-dipendente: un ritardo calcolato in almeno otto ore. Cirignotta ritiene "evidente una totale assenza di attenzione, professionalità ed etica, che lascia spazio ad un'imperante superficialità. Bisogna ripensare in maniera complessiva l'unità operativa sanitaria".

Auguri di buon lavoro al nuovo direttivo di "Corleone Dialogos"

Città Nuove augura buon lavoro al nuovo direttivo di Corleone-Dialogos, composto dal presidente Giuseppe Crapisi, dal vice-presidente Cosimo Lo Sciuto, dal segretario Vittorio Lanza, e da Vincenzo Bilello e Fabio Esposto Piazza.

Denuncia di Adusbef e Federconsumatori: "Nel 2011 una stangata di 1.106 euro sulle famiglie"

ROMA - Stangata di 1.106 euro annui per ogni famiglia nel 2011. A sostenerlo sono Adusbef e Federconsumatori che ritengono indispensabile, "per rilanciare l'economia", "intervenire subito a sostegno della domanda di mercato e degli investimenti per l'innovazione". Anche il 2011, sottolineano i presidenti dell'Adusbef, Elio Lannutti e di Federconsumatori, Rosario Trefiletti, "si prospetta un anno infelice: sia dal punto di vista della crisi economica, che, se non adeguatamente affrontata, non permetterà di raggiungere nemmeno l'1% di Pil, sia dal punto di vista dei rincari in arrivo dal 1 gennaio 2011, che contribuiranno a ridurre ulteriormente il potere di acquisto delle famiglie". Infatti, sottolineano, "oltre ai soliti comportamenti speculativi in tema di prezzi e tariffe, si aggiungono tensioni importanti sui costi dei prodotti energetici e delle materie prime. Tutti fattori, questi, che incideranno sulla determinazione dei prezzi sia relativamente ai beni durevoli che ai beni di largo consumo, a partire da quelli alimentari". Le prime previsioni dell'Osservatorio Nazionale Federconsumatori sui rincari che le famiglie dovranno affrontare nel 2011, quindi, sono ancora una volta estremamente negative. Per questo, rilevano, "si rendono sempre più necessarie politiche economiche completamente diverse da quelle sin qui attuate, che dovrebbero puntare ad un rilancio dell'economia sia attraverso investimenti in settori innovativi, sia con processi di detassazione esclusivamente a favore delle famiglie a reddito fisso, lavoratori e pensionati". In mancanza di ciò, rilevano le due associazioni dei consumatori, "si consoliderà sempre di più il circolo vizioso tra contrazione dei consumi, cassa integrazione e licenziamenti, e produzione industriale, non potendo sperare in un risollevamento della nostra economia solo attraverso le esportazioni". Per il 2011 Adusbef e Federconsumatori, nel dettaglio, prevedono un aumento di 267 euro nell'alimentazione (+5-6%), di 122 euro per i treni (anche pendolari), di 41 euro per il trasporto pubblico locale (+25-30%), di 65 euro per i servizi bancari, di 131 euro per i carburanti, di 87 euro per i derivati del petrolio, destersivi e plastiche, di 105 euro nella Rc Auto (+10-12%), di 37 euro per le tariffe autostradali (+2%), di 89 euro per le tariffe gas (+7-8%), di 19 euro per le tariffe elettricità (+4-5%), di 21 euro per le tariffe dell'acqua (+5-6%) e di 32 euro per le tariffe dei rifiuti (+7-8%).

Sanità siciliana. Nuove assunzioni (1.138 infermieri, 1.087 medici, 117 tecnici di radiologia, 105 fisioterapisti, 60 ostetrici) e meno tasse

L'assessore regionale alla salute Massimo Russo
PALERMO - Riduzione delle addizionali Irpef e Irap per via del "tesoretto" da 21 milioni di euro risparmiato eliminando gli sprechi, ampliamento dell'esenzione dei ticket per la specialistica ambulatoriale e l'assunzione di 4.000 operatori sanitari, 2.500 dei quali entro il 31 dicembre. Sono questi i provvedimenti annunciati dal presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, e dall'assessore regionale alla sanità, Massimo Russo, in conferenza stampa per la presentazione del piano sanitario regionale 2011-2013 e del programma degli investimenti. "Grazie a un avanzo di gestione del servizio sanitario per l'esercizio finanziario 2009, pari a 21 milioni - ha detto Russo - nel 2011 l'addizionale Irpef sarà ridotta dello 0,03%, mentre l'addizionale Irap dello 0,15%". Dal 1° gennaio 2011 sarà anche ampliata la fascia di esenzione dal pagamento dei ticket, nella quale verrà incluso anche chi ha un reddito annuo fino a 30 mila euro, possiede una casa e autovettura e ha moglie e due figli a carico. "Adottando lo strumento del piano di rientro - ha detto Russo - ci siamo assunti la responsabilità di scelte impopolari, evitando il commissariamento, consapevoli che avremmo attraversato due anni e mezzo complicati". "Con il nuovo piano sanitario abbiamo tagliato sprechi - ha aggiunto - e programmato investimenti per 845 milioni di euro e con la riorganizzazione dell'intero sistema contiamo di andare in pareggio di bilancio". L'assessore ha sottolineato che "dopo 12 anni usciamo fuori dal tunnel del blocco delle assunzioni e finalmente torniamo ad assumere nuovo personale sanitario". "L'estensione delle piante organiche - ha concluso Russo - è avvenuta secondo paramentri nazionali, spezzando autoreferenzialità e provincialismo". Dopo gli incontri con i sindacati, la Regione ha deciso che per il comparto saranno equamente divisi i posti a concorso tra personale a tempo determinato e personale in mobilità regionale ed extraregionale (con precedenza alla mobilità regionale). Le figure professionali inserite nei bandi del comparto sono quelle di infermiere (1.138 posti in totale nei due bacini), tecnico di radiologia (117), fisioterapista (105) e ostetricia (60) per un totale di 1.420 unità. Per quanto riguarda la dirigenza medica, le 1.087 assunzioni saranno effettuate attraverso lo scorrimento delle graduatorie (147), i concorsi (606) e la mobilità (334).
L'ASSESSORE RUSSO AI GIORNALI DEL NORD: "RAZZISMO MEDIATICO E SCIOCCO SERVILISMO"

domenica 26 dicembre 2010

Partinico, neonata muore dopo parto: chiuso reparto ostetricia, sospesi due medici e una ostetrica

L'ospedale di Partinico
La bambina è deceduta dopo essere venuta alla luce giovedì scorso all'ospedale Civico. La puerpera era stata sottoposta a taglio cesario. Sospesi cautelativamente dal servizio due dirigenti medici e un'ostetrica
 PARTINICO. Natale di pianto e lutto per una coppia di Partinico che il 23 dicembre aspettava la gioia di una nuovo figlio - ne ha altri tre - felicità durata pochi secondi perché la neonata è morta subito dopo il parto. La puerpera era al nono mese di gravidanza ed è stata sottoposta a taglio cesareo. La direzione aziendale dell'Asp di Palermo ha deciso la chiusura temporanea del reparto di Ostetricia e Ginecologia del nosocomio e la sospensione cautelativa dal servizio di due dirigenti medici e di un' ostetrica. LEGGI TUTTO

EVITARE LE SPECULAZIONI, MA TUTELARE I CITTADINI. 
Neanche di fronte al decesso di un'altra neonata all'ospedale di Partinico bisogna cedere alla tentazione della speculazione campanilistica. La direzione dell'Asp di Palermo e il direttore sanitario dell'ospedale "riunito"   Partinico-Corleone sanno, comunque, che presso l'U.O. semplice di Ostetricia di Corleone opera una equipe medica di ottimo livello. E sanno anche che, da una settimana, è stato aperto anche il reparto di Pediatria. Sarebbe puro buonsenso, quindi, dare come riferimento l'ospedale di Corleone agli utenti del partinicese, almeno fino a quando la struttura di Partinico resterà chiusa. Fermo restando la libera scelta di ogni cittadino. (d.p.)  

Pendolari delle rapine: dalla Sicilia al nord Italia. Tra i banditi anche un calciatore del Corleone

(red.) Dalla Sicilia raggiungevano il nord Italia per razziare le banche. I carabinieri di Verolanuova, con l'aiuto di alcuni colleghi di Bologna, hanno arrestato una banda di malviventi composta da otto persone, compresa una donna. Gli individui, tutti residenti in meridione, avrebbero rapinato una ventina di istituti di credito, tra cui due filiali bresciane. Le indagini sono iniziate lo scorso febbraio, dopo un colpo a San Gervasio. Qui è stata riconosciuta la targa della Bmw X5 utilizzata per scappare. L'auto risulta essere intestata a un palermitano di 31 anni, Vito Santangelo, già indagato per una serie di colpi in altre regioni. Oltre a lui il lavoro investigativo degli agenti ha portato all'arresto di Francesca Guttadauro, Giuseppe Marino, Francesco Di Gregorio e Benedetto Toia. Con loro sono finiti nei guai anche Cristian Maurizio Riolo e Rosolino Giannò, palermitano, ex-promessa del calcio siciliano, attualmente militante nella squadra di calcio del Corleone, che disputa il campionato dilettanti di prima categoria.. Un'altra persona risulta latitante. I carabinieri, che conoscono il suo nome, sono sulle sue tracce. quiBrescia.it

Natale, veglia con la Comunità di Base dell'Isolotto

Un momento della veglia all'Isolotto di Firenze
Ieri sera insieme ad alcuni volontari dell'Agesci dell' Isolotto abbiamo partecipato alla Veglia organizzata dalla Comunità di Base dell' Isolotto animata e diretta da Don Enzo Mazzi. Vi è stata l'opportunità di testimoniare il nostro impegno sociale a Corleone al fianco della Cooperativa Lavoro e Non Solo oltre ad effettuare una riflessione collettiva sull'infiltrazione mafiosa nelle nostre comunità locali. Insieme a noi altri hanno narrato storie di attualità e della nostra vita quotidiana. L'incontro tra Verità e Giustizia durante una Veglia di Natale alla presenza di un Albero di Abete ricco di doni semplici ma veri e di luci non elettriche ma di candeline è stato veramente emozionante. Erano presenti anche i prodotti provenienti dalle terre confiscate frutto di impegno, resistenza e speranza. Una Veglia ricca di Sobrietà e Felicità! Non essendo nato a Firenze mi sono documentato su cosa fosse la Comunità di Base delle Piagge e anche sull'impegno di Don Enzo Mazzi , che ho avuto l'onore di conoscere durante il Sociale Forum Europeo effettuato a Firenze nel 2002. Vi è una storia che vale la pena di conoscere. Consiglio tutti di farlo , ne vale veramente la pena! Dopodichè anche voi potrete così comprendere il Valore dell'invito di ieri sera, segno che quello che stanno facendo tante ragazze e ragazzi attraverso Liberarci dalle Spine è una ricchezza sociale che in Tanti sentono la necessità di condividere! Oggi al Tg3 insieme al servizio della Santa Messa nel Duomo di Firenze vi era anche il report sulla Veglia Natalizia dell' Isolotto! Eppure Don Enzo Mazzi non ha nessun Ufficio Stampa! "Una notizia originale non ha bisogno di nessun giornale!" Maurizio Pascucci
Coordinatore Progetto Liberarci dalle Spine

Natale, il monito del cardinale di Palermo Paolo Romeo: "Basta col consumismo irresponsabile"

Il cardinale Paolo Romeo
Il cardinale Paolo Romeo, nell'omelia della messa in Cattedrale, ha attaccato chi travisa il senso del Natale che "non può essere ridotto a sentimenti melliflui da godere nell'egoismo" "Continuiamo a respirare lo stordimento di un consumismo sfrenato che utilizza i nostri migliori sentimenti per ridurre tutto a una festa senza il festeggiato. Sento il dovere di ribadire che questa spinta consumistica è anche irresponsabile in questo tempo in cui una crisi economica diffusa a tutti i livelli chiede maggiore senso di responsabilità e precise scelte di sobrietà". L'ha detto l'arcivescovo di Palermo, cardinale Paolo Romeo, nell'omelia che ha pronunciato stamane in cattedrale. "Il Natale - ha aggiunto - non può essere ridotto a sentimenti melliflui da godere nell'egoismo. Dio che si fa povero, ultimo fra gli ultimi, ci invita ad assumere uno sguardo sempre nuovo sulla realtà e a farci concretamente pensare a quanti condividono ancora oggi le miserie dell'uomo, i suoi affanni, la povertà materiale, morale, sociale, spirituale". "Se vogliamo vivere veramente il Natale - ha continuato - dobbiamo farlo nella carità, riflesso dell'amore di Dio. Solo per fare un esempio: abbiamo idealmente invitato a pranzo qualche povero, destinando qualcosa ai bisognosi della nostra città? Abbiamo pensato, fra le tante cose, ad alleviare con la nostra visita la solitudine di qualche ammalato o di qualche anziano che conosciamo? Abbiamo soprattutto dedicato più tempo ad una concreta revisione personale?". "Troppe - ha concluso - sono le conseguenze del degrado morale, del dilagare del vizio, dello scadimento di una umanità che gioca solo 'al ribasso', senza attenzione alla dignità della persona".
(La Repubblica, 25 dicembre 2010)

All’Ismett nascerà il Centro euro-mediterraneo

di Antonio Fiasconaro
La sede dell'Ismett a Palermo
Ormai non ci sono più dubbi. Così come avevamo anticipato più volte attraverso le nostre colonne, all'Ismett, a partire da gennaio sarà creato - la presentazione alla stampa è prevista subito dopo Natale - un vero e proprio Polo di eccellenza di Cardiochirurgia, che accorperà le attuali unità operative che lavorano nel bacino della Sicilia occidentale. All'interno dell'Istituto di via Tricomi, troveranno così posto la Cardiochiurgia dell'ospedale «Civico» diretta dal prof. Fabrizio Follis, quella del Policlinico, diretta dal prof. Giovanni Ruvolo e quella dell'Ismett, diretta dal prof. Michele Pilato. Nascerà quindi un unico centro euro-mediterraneo. L'ufficialità, ed era ora, è arrivata ieri direttamente dall'assessore regionale per la Salute, Massimo Russo: «È inammissibile - ha evidenziato - che, nella distanza di appena 700 metri (Civico, Ismett e Policlinico, ndr) ci siano tre Cardiochirurgie. È giunto il momento di ottimizzare e fare un'unica squadra che raccolga le professionalità delle tre strutture sanitarie». Il centro unico avrà sede, inizialmente, nei locali dell'Ismett «ma nessuna delle tre strutture sanitarie - ha precisato Russo - perderà il proprio ruolo. Il Policlinico, per esempio, continuerà con la sua funzione di formazione, ricerca e docenza. Si tratta solo di ottimizzare gli spazi e avere un'unica struttura centrale a cui fare riferimento». Per Russo «il centro diventerà un punto di riferimento non solo per tutta la Sicilia ma anche per il bacino del Mediterraneo perché metterà insieme le migliori professionalità sul campo». Ma l'assessore guarda lontano: «Non possiamo essere più il traino degli altri, dobbiamo diventare protagonisti. E se fino a qualche tempo fa i siciliani erano costretti a fare le valigie e scappare, oggi assistiamo a un'inversione di marcia. Nei prossimi giorni annunceremo quindi la conclusione del progetto che prevede l'unificazione delle cardiochirurgie palermitane che avranno sede proprio qui presso l'Istituto Mediterraneo. La proposta è volta ad avviare una sempre più stretta collaborazione fra gli ospedali, cooperazione che riguarderà anche Catania e poi più in là Messina. Vogliamo che si lavori insieme per far squadra». La «governance», quindi, spetterebbe all'Ismett. Ma nel frattempo sembra che ad opporsi al progetto ci sarebbe la Facoltà di Medicina.
La Sicilia, 24/12/2010

venerdì 24 dicembre 2010

Buon Natale a tutti i nostri lettori!

Il Governo è illegale perchè compra i voti...

Il Parlamento italiano
Partiamo da un dato semplice: il governo è illegale. Perché? Perché compra i voti in parlamento. Non è una battaglia politica, quella di questi giorni – e già sarebbe nobilissima, coi ragazzini in piazza a difendere il maestro Manzi, il mio professore di greco, le tabelline insegnate al popolo, l'aritmetica e la grammatica, la Scuola. E' la disperata difesa del mio Paese, l'Italia, diverso dalla Libia di Gheddafi e dalla Russia di Putin. Per questo, non possiamo commettere errori. Fra loro, fra i politici, non è successo niente. “Il governo può continuare”, “ha ragione Marchionne”, “mica vogliamo le elezioni”. Si accorderanno. Ma noi no, per noi non continua così. Rassegnati, routinati, di nuovo a mordicchiarsi a vicenda: così, per loro politici, è il giorno dopo. Bersani sotto assedio, i “rottamatori” che rottamano, Veltroni che aleggia e Fini e Montezemolo e Casini: di questo stanno parlando, questo è importante per loro. Ma per noi no, noi non possiamo affrontare un altr'anno così. “O le sassate o Casini”: questo, in estrema sintesi, ciò che ci sbattono in faccia i gattopardi. Ma noi non vogliamo né sfogarci coi sassi né regalarci a Marchionne sotto le vesti di Fini o Casini. Vogliamo un governo diverso, con una maggioranza reale. Perché non siamo affatto minoranza, noi, nel paese vero: siamo soltanto divisi. Vogliamo un governo serio, civile, democratico, più forte della Fiat e dei veri padroni. Non ce lo può dare il centrosinistra, non ne ha la forza da solo. Non ce lo può dare se si allarga a destra – dovrebbe tradirci, prima. Ce la può fare solo se si allarga sì, ma trasversalmente, saltando sopra gli apparati, unendosi alla società civile. Per questo ci serve una candidatura forte, una candidatura non “politica” ma sociale. Non l'uomo forte”, il salvapopolo (ce n'è già tanti) ma un Pertini. Non c'è lotta sociale più acuta di quella che conduciamo ogni giorno, noi antimafiosi, contro i poteri mafiosi. Poliziotti e compagni, operai e insegnanti, “moderati” e ribelli, qui e solo qui siamo nello stesso fronte, siamo uniti. Rostagno e Borsellino, La Torre e dalla Chiesa: ma non lo sentite cosa vi dicono, insieme, questi nomi? Perché non partire da qui? Di che avete paura? E' una cosa reale, questa, non un'utopia.
Riccardo Orioles
Catena di San Libero, n. 391 del 22.12.2010

Il politico e il ragazzo rumeno. Uno vende i voti. L'altro piglia le luparate


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Da Barcellona Pozzo di Gotto - ridente cittadina tirrenica, ad alto tasso mafioso - sono giunti alle cronache due nomi. Uno, a modo suo famosissimo, è Domenico Scilipoti, l'ultimo Giuda di quel povero cristo di Di Pietro e anche, indirettamente, di noi tutti. Pagine e pagine ha avuto, dai giornalisti di palazzo: ha esternato in tv le sue ragioni, ostentando disprezzo per quei trenta denari. L'altro nome è quello di un ragazzo rumeno di vent'anni, tale Petre Ciurar. Stava in una baracca lungo la ferrovia, con la moglie e un bambino di nove mesi, una di quelle baracche che periodicamente i barcellonesi più attenti alla politica nazionale vanno a incendiare con la benzina. Stavolta niente fiaccole, ma colpi di pistola e lupara: Petre è morto così (era in Italia da un mese: che “sgarro” aveva potuto commettere nel frattempo?), la donna è rimasta lievemente ferita e il piccolo, chissà come, del tutto illeso. I carabinieri indagano, non escludono mafia, ma più che altro pensano a un atto di “semplice” razzismo. La notizia è stata data dal corrispondente del giornale locale - non l'ha ripresa nessuno -, il giorno dopo è arrivata la notiziola (più breve) dell'autopsia, e poi non se n'è parlato più. Tutto questo è successo più o meno negli stessi giorni, e forse a pochi chilometri di distanza, in cui il buon Scilipoti faceva alta politica col governo. Ecco, di questo parliamo quando parliamo di questi giorni. Puoi morire così, a luparate e in silenzio, come un sindacalista anni Cinquanta, se sei un rumeno. Certo, c'è stata violenza quel giorno a Roma. Vetrine rotte, sassi gettati e altri atti sciocchi. Ma molta di più ce n'è stata, in quei giorni, a Barcellona. Quella contro Ciurar, sottouomo rumeno, senza diritti. E quella contro di me, cittadino italiano, con diritti, la cui volontà elettorale è stata venduta e comprata da Scilipoti e Berlusconi. Di questo stiamo parlando quando parliamo di cosa fare. La violenza è pesante, la violenza dilaga, non son tempi normali. Chi ammazzeranno, il prossimo? Sarà un altro zingaro, o un negro? Che cosa mi ruberanno, la prossima volta? Già comprano e vendono i voti, già non mi fanno votare.
Io i sassi miei a suo tempo li ho gettati (ma ero in compagnia ottima: Peppino Impastato, Rostagno) e ho le idee chiarissime su quando servire possono e quando sono solo uno sfogo. Adesso, con tutto il rispetto, non servivano. Non credo che ci vogliano gran prediche, neanche fatte da me che pure sono fra i più credibili perché non ho una lira in tasca. Credo che dobbiamo invece ragionare seriamente su come si sta in piazza nel 2010 - in questa che, per noi bianchi, non è una società repressiva ma una società dell'imbroglio - non per “moderarsi”, per fare i bravi ragazzi, ma proprio per fare danno, per togliere consenso e forza al Berlusconi di adesso e ai berluschini che seguiranno subito dopo. Hutter, sul blog del Fatto, ha detto delle cose serie. Serie perché dette da Hutter, che non è un fighetto da dibattito ma uno che, ai tempi suoi e miei, ha affrontato i poliziotti cileni di Pinochet.
Riccardo Orioles
Catena di San Libero n. 391 22 dicembre 2010

A Enzo Bearzot. "Campioni... Campioni del Mondo!"

Enzo Bearzot e Sandro Pertini
«Palla al centro per Muller. Ferma Scirea. Bergomi. Gentile... evviva! E' finita! Campioni del mondo, Campioni del mondo, Campioni del mondo!!!». Ecco. questa sarebbe la mia Italia, ai tempi di Pertini. «E' finita, è finita... Non c'è niente da fare...». E questa sarebbe la vostra, ai tempi di Berlusconi. Mi dispiace per voi, sinceramente. Magari non è colpa vostra, ma le cose stanno così, mica Berlusconi me lo sono scelto io. Noi avevamo Pertini, e voi avete Berlusconi. Questa è la prima differenza. Noi vincevamo la coppa, e voi perdete col Paraguay. Noi avevamo un'Italia, e voi non ne avete più. Noi - il giorno dopo la partita - tornavamo in fabbrica a lavorare. Voi se domani volete tornare in fabbrica ve ne dovete andare in Cina, perché oramai le fabbriche le hanno messe lì (al massimo vi fanno fare i cinesi a casa vostra, come a Pomigliano: ma sempre di Cina si tratta). Noi, dieci minuti dopo la partita, riempivamo di strombazzamenti non solo Milano e Napoli, ma anche Colonia e Zurigo, perché eravamo emigranti e ne eravamo fieri. Voi, quando vedete un emigrante, vi storcete la faccia e diventate feroci. «Rossi! Scirea! Bergomi! Scirea! Tardelli! Gol! Gol! Tardelli! Raddoppio! Tardelli! Uno splendido gol di Tardelli! Esultiamo con Pertini! Due a zero, Tardelli ha raddoppiato! ». «Battuti da Nuova Zelanda e Slovacchia... Meglio andare a casa»
Un'Italia così - come la vostra e quella di Berlusconi - a dire la verità c'era già stata, in Corea due anni prima del sessantotto. Anche allora, partiti vanagloriosi e pimpanti, fummo sbattuti fuori da una sconosciuta Corea: il giustiziere, quello che ci segnò il gol decisivo, fu un certo Pak Doo It, un odontotecnico che nel tempo libero giocava anche a pallone. Era tempo di politici ladri e di allenatori cialtroni, di operai senza neanche il diritto di andare a cagare al cesso e di Agnelli che mandava i soldi all'estero. Ma poi arrivò il sessantotto.
Dieci anni di (quasi) liberi tutti e, fra l'altro, di grandiosa Italia sui campi del pallone. Il diciannove giugno del '70 - nel pieno di una lotta metalmeccanica - arriva Italia-Germania 4 a 3: Facchetti, Riva, Rivera, il Popolo Italiano. Che altro, dopo Tolstoi e l'Iliade, che altro dopo questo? Dieci anni di palla lunga e pedalare, di azzurri operai e rocciosi che vincono, che perdono, che non si arrendono mai. L'Italia-Frrancia di Prodi, molti anni dopo, non è che un ritorno tardivo di questo Bildungsroman italiano; non solo nel pallone.
E ora? Ora so' cazzi vostri, amici miei. Hai voluto la non-Italia? Pedala. La non-Italia sta nel girone del Paraguay, della Nuova Zelanda e compagnia bella. In Nuova Zelanda, però, non succede che la Nuova Zelanda del Nord se la prenda con la Nuova Zelanda del Sud; e non ci sono più cannibali, e non ci sono mai stati mafiosi.
Riccardo Orioles
Catena di San Libero n. 391 22 dicembre 2010

Corleone (PA): attentato al Corpo Forestale di Ficuzza della Regione Sicilia

La borgata di Ficuzza
Primo indiziato il bracconaggio, e poi il controllo del territorio (cioè la stessa cosa)
GEAPRESS – Attentato ieri mattina ai danni del Distaccamento di Ficuzza del Corpo Forestale della Regione siciliana. Due delle tre automobili affidate al Distaccamento, hanno avuto le ruote tagliate. La terza autovettura era all’interno del cancello dello stesso Distaccamento e verosimilmente per questo non è stata toccata. I Forestali non dicono niente ma le voci nel borgo incastonato nei boschi sotto la famosissima Rocca Busambra (famosa anche per le foibe di Luciano Liggio) corrono veloci. Il primo imputato è il bracconaggio. Ficuzza e la Rocca Busambra sarebbero una Riserva della Regione e la vigilanza, in quel comprensonio, non è facile. Le macchine con i cinghiali sanguinanti sul cofano dei bracconieri sostano spesso per il caffè in piazza, proprio dove c’è il distaccamento. In genere un appoggio locale vede dove è indirizzata la pattuglia della Forestale ed il gioco è fatto. La Rocca Busambra è una grande parete di roccia che corre lungo la stessa (più o meno) latitudine. Ai suoi piedi il bosco di Ficuzza ed i cinghiali. Se i Forestali vanno ad ovest, i bracconieri vanno ad est, e viceversa. Distaccamento di frontiera, e per questo nessuno vuole andarci. Vi è poi il pascolo abusivo, soprattutto di bovini. Siamo nelle terre dell’abigeato. Lì la mafia di campagna, quella dei “viddani” vittoriosi sui palermitani, nascondeva le vacche rubate. Probabilmente non è poi cambiato molto. Migliaia di bovini che mangiano il bosco dentro i demani forestali. Ficuzza è sempre stato un utile rifugio. L’avevano capito finanche i tedeschi braccati dagli americani. I tedeschi morirono alle prime propagini del bosco del cappelliere, le vacche, invece, anche quando vengono fatte uscire inspiegabilmente … tornano. Ed è proprio sul controllo in generale del territorio che verte la terza ipotesi che potrebbe spiegare l’attentato. Le strade forestali vengono sovente trovate chiuse, oppure, se chiuse dalla forestale, vengono trovate … aperte. Eppure per tutto ciò a Ficuzza vi sono appena sei Agenti e più o meno lo stesso numero di tecnici, le cui autovetture personali, qualche anno addietro, sarebbero state anch’esse oggetto di attentati. Nel 1996 i Forestali erano in sedici e gli agenti in 22. Oggi sono molto meno con meno mezzi, ma il territorio da controllare (ivi compreso una grande montagna che si eleva per 1600 metri) è enorme, pari a circa diecimila ettari. La memoria va a ritroso ed è impossibile scordarsi dell’omicidio del Tenente Colonnello dei Carabinieri Giuseppe Russo freddato per mano mafiosa assieme ad un suo amico, l’insegnante Filippo Costa. Meno noto è l’attentato che nel 1996 distrusse lo stesso distaccamento forestale di Ficuzza, mentre, a proposito di controllo del territorio, proprio a Ficuzza vennero fatti scappare negli anni ottanta i primi cinghiali prigionieri di un inutile (o forse no) progetto zoo dell’azienda foreste. Niente azione animalista; da allora i cinghiali si sono diffusi in tutta la Sicilia e per questo i cacciatori li vogliono sparare fin dentro i Parchi. I cinghiali, non certo i bovini (… per fortuna) che a Ficuzza, però, non osa toccare nessuno.
(GEAPRESS – 22 dicembre 2010)

giovedì 23 dicembre 2010

INTERVISTA: Parla Giuseppe Pisanu, presidente della Commissione Nazionale Antimafia


Giuseppe Pisanu
 di Paolo Cucchiarelli
(ANSA, 23.12.2010)
C’e’ un quadro politico in movimento, nonostante la fiducia al governo. Ci sono le condizioni per dire qualcosa di nuovo sulla stagione delle stragi visto che con le audizioni ultime l’Antimafia ha aperto un filone, quello dei 41 bis non rinnovati, che ha riservato molte sorprese?
L'accertamento dei fatti e delle responsabilità spetta alla magistratura che se ne sta occupando seriamente alla luce di nuove circostanze emerse negli ultimi due anni. Alla Commissione Antimafia, invece, spetta essenzialmente il compito di individuare una plausibile "verità politica" e cioè di capire come e perchè quelle tragedie si verificarono ed evitare così che possano ripetersi. E' ciò che stiamo facendo anche in ordine all'applicazione del 41 bis negli anni 1992 e '93.
Lei indica sempre nei capitali la strada principale per colpire la mafia. Quale bilancio trae da questo momento di crisi economica. La mafia ha trovato il modo di trarre profitto anche dalla debolezza dell’euro? LEGGI TUTTO

mercoledì 22 dicembre 2010

Corleone. Una bella notizia: aperto il reparto di Pediatria con quattro posti-letto!



L'ospedale di Corleone
 DINO PATERNOSTRO
Finalmente una bella notizia! Da lunedì scorso all’ospedale di Corleone sono stati attivati i quattro posti-letto del reparto di pediatria, dove sono in servizio 4 pediatri e 5 infermieri. Da oltre quattro anni, erano stati autorizzati i quattro posti-letto, ma non venivano attivati. Finalmente, dopo l’incontro di giovedì 16 dicembre del Comitato per l’Ospedale col direttore generale dell’Asp, Salvatore Cirignotta, da via Cusmano sono partite disposizioni precise e, in tre giorni, sono stati rimossi tutti gli ostacoli che da anni impedivano l’apertura di questo importante reparto, che va ad affiancare la Divisione di Ostetricia. Si tratta di un primo risultato del confronto avviato tra il Comitato e la Direzione dell’Asp, dopo l’importante manifestazione del 29 novembre, che ha visto scendere in piazza oltre cinquemila cittadini di Corleone e dei paesi della zona. Adesso, il Comitato aspetta la visita che il dott. Cirignotta farà a Corleone per illustrare in dettaglio le altre misure per il rilancio del Presidio ospedaliero, a cominciare dalla Cardiologia, dalla Chirurgia, dall’Ostetricia e ginecologia. All’incontro dello scorso 16 dicembre tra il Comitato e il manager dell’Asp di Palermo c’erano anche l’on. Antonello Cracolici, capogruppo del Pd all’Ars, l’on. Giuseppe Lupo, segretario regionale del Pd, e l’on. Gaspare Vitrano, deputato del Pd all’Ars. Non erano lì per caso. Si erano impegnati affinché si riaprisse un canale di comunicazione Comitato-Direzione generale ed hanno partecipato all’incontro che ha segnato questa ripresa. Non sappiamo quale sarà l’esito finale del confronto appena iniziato, constatiamo però che i parlamentari del Pd ci stanno mettendo la faccia. Certo, possono rischiare di perderla. Ma, nell’interesse di Corleone e del suo territorio, noi ci auguriamo invece che possano guadagnarsi la nostra riconoscenza. (d.p.)

Botta e risposta tra Beppe Fiorello e Vittorio Sgarbi sul Museo della Mafia di Salemi

La pubblicità del Museo della Mafia
all'aeroporto di Palermo
Beppe Fiorello, commentando il cartellone collocato all’aeroporto di Palermo, che pubblicizza il «Museo della Mafia» di Salemi, ha osservato: «Basta con l'immagine di una Sicilia insanguinata, all’idea che la Sicilia possa davvero assomigliare all'immagine di quell'isola di sangue protagonista della campagna di lancio del Museo della mafia di Salemi. Capisco le intenzioni ma il colpo d'occhio è pericoloso. Perche' non chiamarlo, allora, museo dell'antimafia?». Vittorio Sgarbi replica: «Ha ragione Beppe Fiorello, e sostiene, nella sostanza, le stesse cose che io dico dal primo giorno rispetto all’immagine positiva della Sicilia. Si può dire lo stesso della Germania o di Israele. Non per questo si aboliscono o si nascondono le testimonianze di cosa è stato l’Olocausto. Fare della mafia un museo significa trattarla come cosa morta, e dunque viverla com maggiore obiettività e distanza, diversamente dai tanti film di mafia che la celebrano, e che Fiorello non ha criticato. Un film sì, dunque, e un museo della mafia no?

Intimidazione contro il direttore del Distretto sanitario di Petralia, Filippo Grippi

PALERMO - Intimidazione nei confronti di un dirigente dell'azienda sanitaria provinciale, Filippo Grippi, 57 anni da un mese alla guida del Distretto 35 di Petralia dopo aver lasciato il Distretto 14 della Guadagna a Palermo. La notte scorsa è stato versato dell'acido sul videocitofono della sua abitazione in via Enrico Albanese a Palermo. È intervenuta la Polizia che ha trovato un bidoncino vuoto con tracce di acido. Non è la prima volta che il dirigente medico subisce intimidazioni. Nella scorsa primavera Grippi ha denunciato di avere trovato un ordigno, una vecchia bomba a mano, all'interno di un contenitore di vetro nel giardino esterno dell'allora suo ufficio di via Arcoleo. Poco prima in gennaio, furono appiccate le fiamme alla sua villetta a Scopello nel Trapanese. L'incendio provocò danni alla copertura della terrazza. Nel dicembre 2009 Grippi si era rivolto ai carabinieri per il danneggiamento della sua bicicletta posteggiata nei pressi degli uffici del Distretto sanitario di via Arcoleo. Altra intimidazione nel 2005 quando la sua auto fu incendiata nei pressi di via Libertà. Quell'episodio avvenne nel periodo in cui Grippi lavorava nel Distretto della Asl di Bagheria: sostituì Lorenzo Iannì, arrestato per aver favorito l' imprenditore della sanità Michele Aiello. L'inchiesta riguardava la presunta truffa milionaria per i rimborsi gonfiati incassati dalla Regione per le prestazioni nella clinica Santa Teresa. L'auto di Grippi fu data alla fiamme alla vigilia della sua deposizione al processo contro Aiello, poi condannato per mafia nell'ambito dell'inchiesta sulle talpe alla Dda di Palermo.

LA PROTESTA. Studenti in piazza, la città di Palermo si ferma: "Niente violenza ma tanta rabbia"

di CLAUDIA BRUNETTO e DARIO PRESTIGIACOMO
Oggi giornata di cortei da viale delle Scienze al teatro Massimo. Le manifestazioni dureranno fino a sera. Azioni dimostrative verranno organizzate nelle sedi di Comune, Regione e Confindustria. Incursioni nelle strade dello shopping per sensibilizzare i cittadini Bloccheranno nuovamente la città con iniziative a sorpresa che potrebbero trasformarsi in assedi ai "palazzi del potere", blocchi stradali e incursioni nella Palermo dello shopping natalizio. Il tutto per ribadire ancora una volta con forza la loro opposizione alla riforma dell'università e più in generale alle politiche del governo Berlusconi sull'istruzione, sulla cultura e sul lavoro. Ad annunciarlo sono gli studenti che oggi scenderanno in strada per il quarto "Blocchiamo tutto day". Cominceranno in mattinata, con due cortei che partiranno alle 9 da viale delle Scienze, dove si concentreranno gli universitari della facoltà occupate e dell'Unipa block, e da piazza Politeama, dove si riuniranno i ragazzi del Coordinamento degli studenti medi. Ma la protesta continuerà nel pomeriggio, a partire dalle 16,30 davanti al Teatro Massimo, quando scenderanno in piazza gli studenti della Rete dei collettivi con il Coordinamento universitari in lotta, i senza casa, i lavoratori precari, i disoccupati e gli operai. I toni della protesta, dunque, si annunciano alti. In barba ai moniti lanciati in queste ore da diversi esponenti del centrodestra e del governo Berlusconi. "Questo governo - dice Federico Guzzo del "Regina Margherita", in occupazione da un mese - deve sapere che le persone che scendono in piazza hanno una grande rabbia da urlare. Non si deve parlare di semplice violenza dei manifestanti, sarebbe troppo facile, si deve parlare di quanto non siamo stati mai ascoltati. Di quanto le nostre parole siano state finora lettera morta". Sulla stessa linea gli studenti della facoltà occupata di Lettere: "Una volta che si sceglie un obiettivo, si cerca di fare tutto per raggiungerlo - dicono - Poi, bisogna ragionare su un fatto: quando abbiamo occupato la stazione, non ci pare che ci siano stati scontri. A Bologna invece sì". Carlo Dones, studente di Giurisprudenza e membro del collettivo "Carlo Giuliani" ribadisce: "Non abbiamo nessuna intenzione di arrivare a scontri, vogliamo solo far sentire la nostra voce". Sulla stessa linea Bianca Giammanco, del liceo classico Garibaldi: "Siamo consapevoli del momento che stiamo vivendo - dice - Non cerchiamo lo scontro con la polizia. Di certo, però, c'è una grande rabbia dentro di noi, una rabbia che ci spinge ancora una volta a scendere in piazza". La prima parte della mobilitazione comincia alle 9. Da piazza Politeama, i ragazzi che aderiscono al Coordinamento degli studenti medi si muoveranno lungo via Ruggero Settimo e via Maqueda per ricongiungersi all'altezza dei Quattro Canti con il corteo degli universitari, che parte invece da viale delle Scienze. Il serpentone di studenti dovrebbe proseguire poi alla volta dei "palazzi del potere": dal Comune alla Regione, con possibili tappe alla sede della Provincia in via Maqueda e alla sede di Confindustria in via Volta. Nel pomeriggio, invece, scenderanno in piazza gli studenti della Rete dei collettivi con il coordinamento universitario in lotta, ai quali si uniranno i senza casa, i lavoratori precari, i disoccupati e gli operai. Il concentramento è alle 16,30 davanti al Teatro Massimo. Da qui, i manifestanti daranno vita a iniziative simboliche per il centro storico, nel cuore dello shopping natalizio.
La Repubblica-Palermo, 22.12.2010

martedì 21 dicembre 2010

"Non siamo tutti gregari di Liggio..."

Walter Bonanno
Ringraziando per lo spazio che anche tu mi hai dato, tengo a dirti che:
Il mio articolo questa volta di ironico e sarcastico aveva poco. A queste due disposizioni d'animo si è sostituita la rabbia verso un giornalista, Salvo palazzolo, che ha raccontato ciò che NON c'era. L'immagine che ha dato di Corleone è errata e diffondendo stereotipi piuttosto che verità, pregiudizi in cambio di analisi, non ha fatto altro che rallentare l'impietoso processo che porterà inesorabilmente alla morte della Mafia "per cessata attività". Hai ragione, la partita non è vinta del tutto, chi lo nega? Ma è lui che, generalizzando, rischia di farsi ringraziare dalla gente che vorremmo combattere. Se ha visto complicità, ossequio, rispetto verso i mafiosi (quelli veri, non quelli per “trasmissione di titolo”) che faccia i nomi! Che denunci! Che insulti senza trincerarsi dietro l’attribuzione a tutta la mia comunità della vigliaccheria degli ultimi pavidi rimasti! I corleonesi onesti non aspettano altro… Lo stesso fatto che abbia mozzato la mia lettera, eliminando ogni riferimento a Repubblica o ad un altro anti-corleonese (onorario) come Attilo Bolzoni, la dice lunga sulla sincerità di un articolo che, come sempre, doveva passare inosservato a Corleone e riempire di curioso giubilo il lettore del nord avido di storie alla "Scarface".  Per non parlare poi della risposta in coda alla mia lettera che non risponde proprio a nulla. Coinvolgere i figli dei capimafia nella rinascita corleonese?? Una considerazione che dimostra l’assoluta estraneità di Salvo Palazzolo rispetto al nostro contesto. Corleone è capitale di gente formidabile; quando questa gente avrà capito che il contrario di Mafia non è Antimafia ma Onestà, Cultura, Senso Civico, ma anche Gioia e Orgoglio di essere nato qui e non altrove, allora il nostro paese sarà salvo da un’autoflagellazione immeritata. In questi giorni ricevere l’appoggio e i complimenti di molti è stato bello anche se io ero preoccupato solo di ricevere l’appoggio e i complimenti dei miei coetanei. Io ho 25 anni e come loro non intendo più giustificarmi per gli errori di uomini che abbiamo già rinnegato mille volte. Forse Palazzolo non conosce il magnifico slogan inventato anni fa da uno dei giovani corleonesi più illustri del secolo, Nino Gennaro: “Non siamo tutti gregari di Liggio”. Che lo tenga a mente quando scriverà il prossimo pezzo sulla mia città.
P.S. Caro Dino, che Repubblica voglia risparmiare spazio e vergogne lo intendo, ma almeno tu, ti prego, pubblica la lettera nella sua interezza, così come fatto dalla redazione di diPalermo.it (che ringrazio, nella persona di Gery Palazzotto).
21 dicembre, 2010
LA LETTERA INTEGRALE: "Spettetela di uccidere Corleone!

Non hai tutti i torti, ma nemmeno tutte le ragioni...

DINO PATERNOSTRO
Caro Walter, non hai tutti i torti, ma non hai nemmeno tutte le ragioni. Tu hai 25 anni e ti interessa solo avere l'appoggio e i complimenti dei tuoi coetanei, perchè non intendi più giustificarti "per gli errori di uomini che abbiamo già rinnegato mille volte". Consentimi, il problema non è solo avere l'appoggio e i complimenti, ma di capire cosa c'è ancora dentro il "ventre molle" di Corleone, al di la di quello che scrivono i giornalisti. Tu ed altri (non tantissimi, credimi) avrete pure rinnegato mille volte padrini e padroni, ma tanti tuoi coetanei no. Dobbiamo operare per contendere alla mafia i giovani, ma è una battaglia dura, difficile, nella quale lo Stato non ci aiuta. La terribile precarizzazione del lavoro (ho due figli precari e la terza non ancora perchè piccola) è un "assist" alla criminalità. Come lo è il clientelismo, l'opacità della pubblica amministrazione. Ed anche la tanta, troppa retorica dell'antimafia, che ormai sembra condire bene tutte (ma proprio tutte) le pietanze! Manteniamoci freddi, luci, razionali. Guardiamo la realtà, valorizziamo i cambiamenti, ma non chiudiamo gli occhi davanti alle tante cose che non vanno, alla mafia ancora forte e condizionante. Corleone, purtroppo, non solo il manipolo di giovani che una scelta di campo l'ha fatta, ma una comunità complessa, con tanti chiaro-scuri. Guardiamo e gioiamo per i "chiari", ma non nascondiamo la testa sotto la sabbia per non vedere gli "scuri". Comunque, caro Walter, grazie per la tua passione e il tuo amore per Corleone...
P.S. Non ho difficoltà a pubblicare la tua lettera per intera. Inviamela!
21 dicembre, 2010

Sicilia. "Servono i concorsi pubblici". Stop alla legge sui precari

L'Assemblea Regionale Siciliana
Il commissario dello Stato ha impugnato gli articoli più rilevanti della legge che stabilizza i precari degli enti locali. Il motivo: per le assunzioni bisogna passare dai concorsi che consentono "ai cittadini di accedere ai pubblici uffici in condizione di uguaglianza" L'ufficio del commissario dello Stato per la Regione siciliana stoppa la proroga ai contratti dei precari della Regione e l'avvio della stabilizzazione per quelli degli enti locali. Una platea di oltre 22.500 persone cui l'Assemblea regionale siciliana aveva tentato di dare una risposta con l'approvazione di un'apposita e tormentata legge nella seduta del 14 dicembre scorso. Censurate, in particolare, le disposizioni contenute nell'articolo 1, comma 4; nell'articolo 6, commi 2, 4 e 7; nell'articolo 10 commi 1 e 2; e nell'articolo 11, in quanto si ritengono in contrasto con le norme costituzionali, poiché prevedono direttamente e indirettamente procedure e modalità diverse dal concorso pubblico per l'accesso nei ruoli delle pubbliche amministrazioni. Il vice commissario dello stato Demetrio Missineo, infatti, ha ribadito che la forma generale ed ordinaria di reclutamento per le pubbliche amministrazioni "è rappresentata da una selezione trasparente, comparativa, basata esclusivamente sul merito ed aperta a tutti i cittadini in possesso di requisiti previamente ed obiettivamente definiti. Il rispetto di tale criterio è condizione necessaria per assicurare che l'amministrazione pubblica risponda ai principi della democrazia dell'efficienza e dell'imparzialità". Inoltre, "il concorso pubblico è innanzitutto, condizione per la piena realizzazione del diritto di partecipazione all'esercizio delle funzioni pubbliche da parte di tutti i cittadini". La procedura concorsuale "consente infatti ai cittadini di accedere ai pubblici uffici in condizione di uguaglianza e "senza altre distinzioni che quella delle loro virtù e dei loro talenti". Peraltro "il concorso impedisce che il reclutamento dei pubblici impiegati avvenga in base a criteri di appartenenza politica e garantisca, in tal modo, un certo grado di distinzione fra l'azione del governo, normalmente legata agli interessi di una parte politica e quella dell'amministrazione, vincolata invece ad agire senza distinzione di parti politiche, al fine del perseguimento delle finalità pubbliche obiettivate nell'ordinamento". Sotto tale profilo il concorso rappresenta pertanto "il metodo migliore per la provvista di organi chiamati ad esercitare le proprie funzioni in condizioni di imparzialità ed al servizio esclusivo della nazione".

Precari. Cracolici (Pd): "L’impianto della legge ha tenuto. Fondamentale per i Comuni la deroga al patto di stabilità”

Antonello Cracolici
“L’impianto ha tenuto: avevo detto che quella sui precari era una legge ‘onesta’ che non si limitava ad una proroga, che comunque è stata garantita, ma intendeva provare ad aprire un fronte nella direzione delle stabilizzazioni”. Lo dice Antonello Cracolici, presidente del gruppo PD all’Ars, a proposito delle decisioni del Commissario dello Stato sulla legge sulla proroga e la stabilizzazione dei precari. “Alla luce dell’impugnativa del Commissario dello Stato – aggiunge Cracolici - le stabilizzazioni non solo sono consentite nei limiti previsti dalle disposizioni nazionali, ma adesso questo processo potrà avvenire in deroga ai vincoli di stabilità per i comuni che, a tal fine, dovranno considerare solo la parte finanziaria a loro carico e non il contributo che la Regione eroga per i precari (fra l’80 e il 90%). Si tratta, come è evidente, di una norma fondamentale. Adesso, di fatto, si estende a tutte le amministrazioni che hanno previsto nelle loro piante organiche l’utilizzo del personale in questione, la possibilità di avviare le procedure di stabilizzazione”. “Naturalmente – conclude Cracolici - ipotizzavamo che alcune parti della legge potessero essere impugnate dal Commissario dello Stato: credo che, dopo i necessari approfondimenti, dovremo riproporle per arrivare al giudizio della Corte Costituzionale. La Sicilia deve dotarsi delle norme necessarie per chiudere la pagina del precariato e porre fine ad una stagione che abbiamo ereditato, iniziata oltre 15 anni fa”.

Fiat Termini, vertice al ministero. Lombardo: "Sette imprese interessate"

Il governatore ha incontrato il ministro Paolo Romani per parlare del futuro dello stabilimento Fiat di Termini Imerese. "Sette le imprese che potrebbero investire""Una buona base per ripartire": esprime così la sua soddisfazione il presidente della Regione Raffaele Lombardo al termine dell'incontro al ministero dello Sviluppo economico con il ministro Paolo Romani, sul futuro dello stabilimento Fiat di Termini Imerese. "Entro la prima metà di gennaio - dice Lombardo - firmeremo un accordo di programma che definisca in modo dettagliato le risorse e i tempi dell'operazione. Sette le imprese che potrebbero investire su Termini Imerese e non soltanto del settore auto, ma anche dell'energia, della produzione cinematogafica e dell'agricoltura. Sembra che queste prospettive - afferma Lombardo - possano assicurare più occupazione di quella che si perderebbe con l'uscita di scena di Fiat. Da parte nostra c'è l'impegno a garantire il credito e gli investimenti". Il presidente sottolinea anche l'importanza dell'impegno preso dal gruppo Fiat che ha dato garanzie sul passaggio dello stabilimento e delle attrezzature. "La Fiat - afferma il governatore - ha comunicato che lascerà lo stabilimento e l'accordo dettagliato dovrà prevedere tempi e unità lavorative impiegate. Ritengo che si possa guardare con relativa positività all'avvenire di Termini Imerese".

Un carabiniere: "Ci impedirono di sequestrare il papello"

Massimo Ciancimino
PALERMO - "Il capitano Angeli mi disse che nel corso di una perquisizione a casa di Ciancimino trovò il papello di Totò Riina ed informò della scoperta il suo superiore, il colonnello Sottili, ma che questi gli ordinò di non sequestrarlo sostenendo che già lo avevano". Lo ha detto il maresciallo Saverio Masi, sottufficiale dei carabinieri che sta deponendo al processo al generale dell'Arma Mario Mori, accusato di favoreggiamento alla mafia. Il teste, prima in servizio al Reparto operativo e ora nella scorta del pm Nino Di Matteo, pubblica accusa nello stesso dibattimento Mori, ha raccontato quanto appreso dall'allora capitano Antonello Angeli che effettuò una perquisizione a casa di Massimo Ciancimino, nel 2005 indagato per il riciclaggio del tesoro del padre, l'ex sindaco di Palermo Vito. In casa del superteste della trattativa, nascosto in un controsoffitto, ci sarebbe stato l'elenco con le richieste di Riina allo Stato. Esterrefatto dall'ordine del superiore di non sequestrare il papello, Angeli lo fece fotocopiare di nascosto a un collega. Angeli informò della vicenda il maresciallo circa un anno dopo la perquisizione a casa di Ciancimino e gli raccontò di averne poi discusso animatamente con Sottili e con un altro ufficiale del Reparto operativo, Francesco Gosciu. Il capitano scelse il sottufficiale per la confidenza sapendo che questi aveva avuto rapporti conflittuali sia con Sottili che con Gosciu, quindi essendo certo di trovare in lui un "alleato". Angeli e Masi, molto preoccupati per la decisione di non sequestrare il papello, decisero di far filtrare la notizia sulla stampa. Una mossa che, secondo loro, avrebbe "costretto" i magistrati a convocarli e gli avrebbe consentito di rivelare all'autorità giudiziaria una circostanza che ritenevano inquietante. Nel giugno del 2006 Masi, insieme a un altro sottufficiale, contattò allora il giornalista dell'Unità Saverio Lodato proponendogli un appuntamento con un collega, ma non facendogli il nome di Angeli e dicendogli di essere intenzionati a dargli una notizia importante. Al cronista chiesero però la garanzia della pubblicazione del pezzo. Dopo la testimonianza di Masi, controesaminato dal legale di Mori, l'avvocato Basilio Milio, che ha messo in luce che il teste è sottoposto a un procedimento penale per falso materiale e che è stato più volte trasferito, ha cominciato a deporre Lodato.

lunedì 20 dicembre 2010

La lettera a Repubblica di Walter Bonanno

Walter Bonanno
Corleone
Pochi giorni fa “Repubblica” si è nuovamente ricordata del mio paese per via della morte del fratello di Bernardo Provenzano, Simone. L’articolo di Salvo Palazzolo raccontava di un funerale di popolo, di un paese bloccato, di vigili ossequiosi e di saracinesche abbassate. Io sono corleonese e quel funerale ho assistito, pur non essendo in corteo. I vigili facevano il loro lavoro, quello che farebbero per qualunque altro corteo funebre, e noi corleonesi le saracinesche le abbassiamo per il rispetto che si deve a chi muore e magari dietro a quelle saracinesche recitiamo anche i nostri “Eterno riposo” all’anima che lascia la vita. Siamo così, che ci possiamo fare? Buona gente intrisa di sentimenti cattolico che teme Dio più della mafia e che a Dio eleva preghiere di intercessione per quelle vite che la mafia ha portato con sé, uccidendole o ammaliandole. Il che non era il caso del “fratello del boss” o almeno così non sembra. Sono un ragazzo di Corleone Dialogos, ho la tessera di Libera, di Arci e voto Vendola, eppure oggi provo vergogna solo per la tendenza dei giornalisti più illuminati a voler descrivere il mio paese come irredimibile, cattivo dentro, incatenato per sempre alla sua natura omertosa e terribile. La loro Corleone mi fa schifo, la mia l’adoro. Mi chiedo come avrei dovuto comportarmi per non mostrarmi ossequioso e per far sventolare il mio tesserino di comprovata onestà. Strombazzare il clacson al passaggio del feretro? Mettere la Banda Bardò a tutto volume? Dire a voce alta “i Provenzano ci hanno rovinato”? Avrei dovuto, quindi, disonorare la mia terra e la mia cultura che mi hanno insegnato il rispetto per il prossimo che soffre e il timore di Dio? Avrei, quindi, dovuto commettere lo stesso peccato di Bernardo Provenzano che il prossimo lo uccideva e che su Dio spergiurava? Avrei dovuto, per colpa sua, maledire suo fratello? Che delusione capire di essere solo contro un mondo che, passino anni o secoli, continuerà a credere che Corleone è, e resterà per sempre, la fottutissima capitale della mafia.
Pubblicata su "La Repubblica-Palermo" del 17 dicembre 2010
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Per fortuna, oggi Corleone non è più la capitale della mafia. Nel nostro articoloo, il segretario della Camera del lavoro Dino Paternostro invitava però tutti i suoi concittadini a vigilare sul “vizio” chje ancora qualcuno mostra di ossequiare troppo facilmente i mafiosi e i loro familiari. La vera questione su cui riflettere è un’altra: come coinvolgere i figli dei capimafia nel percorso di rinascita di Corleone? Non serve chiudere in un ghetto quei giovani (come in troppi vorrebbero fare in nome di certa antimafia), oppure starli a guardare in silenzio mentre portano in giro per la città il peso di cognomi pesanti. (s.p.)

Ma Corleone di cos'è capitale?

Alcune considerazioni sull’articolo di “Repubblica” che raccontava il funerale del fratello di Bernardo Provenzano, sulla lettera amara, ironica e sarcastica di Walter Bonanno e sulla risposta di Salvo Palazzolo. Per qualche giorno sono stato incerto se fare o meno queste considerazioni. Adesso ho scelto di farle, consapevole del rischio di suscitare ulteriori polemiche, perché ritengo che la verità (o quella che riteniamo tale) sia rivoluzionaria e salva. In effetti, il funerale del fratello del boss non è stato il grande “funerale di popolo” raccontato. E i vigili urbani (da qualche anno) svolgono anche il servizio di ordine pubblico per i funerali. Ma non si può fare una polemica infinita su questo, “oscurando” che la mafia a Corleone gode ancora di un certo “rispetto” da parte di certa opinione pubblica. Anche perché, caro Walter, a furia di ironizzare e di sputare sarcasmo, rischiamo (involontariamente) di farci ringraziare proprio da quella gente che vorremmo combattere. Dobbiamo capire che non bastano Corleone Dialogos e Città Nuove per mettere in un angolo la mafia. Non bastiamo tu, io e (tanti?) altri per dire che la mafia ormai… E’ una fortuna che Corleone Dialogos, Città Nuove, tu, io e altri (sempre più altri) esistano, ma ancora non basta per dire che Corleone è una città liberata dalla mafia. L’onore mafioso, il rispetto per i mafiosi, l’ossequio per i mafiosi esistono ancora, sono duri a morire. Il condizionamento della politica, dell’economia e della società da parte della mafia esiste ancora. Anche a Corleone, non illudiamoci. Allora, utilizziamo le nostre energie per fare sinergia e per combattere insieme la mafia e i suoi (tanti, troppi) complici. Corleone sarà stata capitale della mafia, ma è stata anche capitale dell’antimafia, no? Nessuno potrà cancellare queste verità storiche. Per restare a testa alta, basta scegliere di appartenere all’altra Corleone, alla Corleone di “santi laici” come Verro e Rizzotto, e alla Corleone di “santi santi” come Leoluca e Bernardo. (d.p.)   

Calcio. Corleone, avanti tutta!

Innocenzo Di Carlo
Non sappiamo se la Polisportiva Corleone riuscirà a mantenere la testa della classifica del campionato di Prima Categoria fino alla fine, ottenendo una clamorosa promozione nella categoria superiore. Ma l’auguriamo di cuore al presidente Giovanni Altamonte, a mister Tanino Crapisi e ai suoi ragazzi. La promozione (in promozione) avrebbe del clamoroso, perché la vecchia dirigenza aveva lasciato la società nel caos più assoluto. Ad una settimana dall’inizio del campionato c’erano “zero” giocatori in organico, e “zero” società, col presidente uscente “desaparecido”. Va dato merito al gruppo di corleonesi “veraci”, capeggiato da Giovanni Altamonte, che coraggiosamente si è lanciato in un’avventura che sembrava proibitiva, forte solamente della grande passione sportiva per il calcio. Un’avventura all’insegna dell’austerity e della valorizzazione dei calciatori locali. Non a caso mister Crapisi ha attinto a piene mani dall’organico degli “allievi”, dove stanno crescendo degli ottimi atleti (su tutti “Inno” Di Carlo, 16 anni, ormai titolare inamovibile, con diversi gol al suo attivo, tra cui una doppietta). È questa la strada su cui proseguire, perché solo in questo modo il calcio a Corleone potrà avere la funzione di coinvolgere gli sportivi. Passata l’ubriacatura della passata stagione, piano piano, un passo dopo l’altro, si sta costruendo una squadra davvero competitiva, il cui punto di forza sta proprio nell’orgoglio dei corleonesi. Infine, diamo un’occhiata ai numeri del girone “A” del campionato di Prima Categoria. Dopo 14 giornate, i giallo-rossi del Corleone sono in testa alla classifica da soli con 29 punti (8 vittorie, 5 pareggi e 1 sconfitta, 23 gol fatti e appena 9 subiti), seguiti dal Salemi con 28 punti (8 vittorie, 4 pareggi e 2 sconfitte) e dallo Sciacca con 25 punti (7 vittorie, 4 pareggi e 3 sconfitte).

Dino Paternostro