giovedì 4 novembre 2010

Sicilia. In un mese quattro indagati per mafia, all'Ars riesplode la questione morale

di ANTONIO FRASCHILLA
L'on. Fausto Fagone
Guai giudiziari per undici deputati di Palazzo dei Normanni. In un mese quattro onorevoli sono stati coinvolti in inchieste su mafia e politica. Invito bipartisan: "Non delegare la scelta della classe dirigente alla giustizia"
Un mese, quattro deputati indagati in inchieste su mafia e politica. L'arresto del presidente della commissione Cultura, formazione e lavoro Fausto Fagone accende ancora una volta i riflettori sull'Ars e gli inquilini di Sala d'Ercole, perché arriva dopo l'avviso di garanzia inviato alla fine di ottobre all'ex assessore Michele Cimino per un'indagine su compravendita di voti ad Agrigento, il sequestro dei beni al deputato di Forza del Sud Franco Mineo, indagato perché sospettato di essere socio del figlio di un boss dell'Acquasanta, e la richiesta di arresto dei pm, respinta dai giudici, per il deputato ex Pdl Sicilia Giovanni Cristaudo nella stessa indagine che ieri ha portato all'arresto di Fagone. Deputati alle prese con guai giudiziari, che si aggiungono alla lista di altri onorevoli sfiorati da indagini, non su mafia e politica: ma magari su appalti (come il capogruppo del Pid Rudy Maira per episodi che risalgono alla sua sindacatura a Caltanissetta), o su istigazione alla corruzione (come il deputato Mpa Paolo Ruggirello indagato per un fatto che riguarda il Comune di Erice, e del deputato Pdl Fabio Mancuso, per fatti risalenti alla sua sindacatura ad Adrano). Nella lista ci sono anche onorevoli indagati in inchieste su presunte truffe (il deputato Mpa Riccardo Minardo coinvolto in un presunto raggiro con fondi dello Stato e dell'Unione europea per la ristrutturazione di un palazzo a Pozzallo), e su ipotesi di falso in bilancio (Salvatore Termine e Elio Galvagno del Pd, ex amministratori dell'Ato di Enna). Mentre il deputato e sindaco di Messina, Giuseppe Buzzanca, è stato condannato per peculato. Così ieri, dopo l'arresto di Fagone, nei partiti dell'Ars, sia di maggioranza che opposizione, è tornato al centro del dibattito il tema della "questione morale" e di "codici e regole" che deve darsi la politica. Il capogruppo del Pd, Antonello Cracolici, non usa giri di parole: "La politica, dall'Ars ai consigli comunali, è lo specchio della società ed è chiaro che occorre evidentemente spezzare gli intrecci tra mafia e politica, per farlo i partiti devono darsi regole più stringenti - dice Cracolici - Basterebbe per esempio introdurre la regole del blocco delle candidature per esponenti rinviati a giudizio in processi su mafia e corruzione".
La Repubblica-Palermo

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