mercoledì 17 novembre 2010

Minacce, estorsioni, incendi: Partinico in corteo contro la mafia

La fiaccolata di Partinico contro la mafia
di Leone ZingalesPALERMO. A tredici anni di distanza dall'ultima fiaccolata antimafia, la cittadina industriale di Partinico è scesa in piazza per dire «No» a Cosa Nostra. Nel gennaio del 1997 centinaia di partinicesi si erano ritrovati in piazza all'indomani dell'omicidio del possidente Giuseppe La Franca, parente del procuratore aggiunto Ignazio De Francisci. Ieri pomeriggio un migliaio di persone, tra cui molti sindaci del Palermitano e del Trapanese, studenti, politici, esponenti della società civile, si sono radunate davanti al monumento ai Caduti e poi hanno dato vita ad un corteo che è sfilato per le vie del centro. Tutti in coro ad urlare a gran voce «no» alla mafia. La fiaccolata, promossa dall'amministrazione comunale guidata da Salvatore Lo Biundo, è arrivata a pochi giorni dall'escalation di attentati ai danni di imprenditori e politici del comprensorio. Intimidazioni che rientrerebbero in uno scontro in corso tra vecchia e nuova mafia. Il segnale di risposta allo Stato che tenta di infliggere un nuovo, duro, colpo alla mafia partinicese, non si è fatto attendere e così, ieri mattina, in segno di sfida, i boss hanno bruciato la Mercedes classe A di Giuseppe Bonomo, 42 anni, piccolo imprenditore, figlio di Giovanni, morto a 75 anni dopo che era stato arrestato qualche anno fa perchè ritenuto ai vertici del clan di Partinico.
Una escalation di violenza che è iniziata a fine ottobre e proseguita il 3 novembre con l'incendio di macchina, casa e magazzino dell'imprenditore Saverio Lo Monaco. Poi è stata la volta della casa di campagna del vicepresidente del Consiglio provinciale di Palermo, Enzo Briganò (Mpa) e dell'escavatore di Giovanni Lo Monaco, fratello di Saverio. Un'altra auto è stata incendiata in via dell'Avvenire: era di un imprenditore edile tunisino di 26 anni. Poi un altro escavatore intestato ad 'impresa edile. Ieri pomeriggio sono scesi in piazza Confcommercio, Confesercenti, Confindustria, Cna, Legacoop e Secolo Ventuno, politici di Centro destra e di Centrosinistra, ma anche i sindacati, la società civile, la Chiesa, le scuole, amministratori. Ad aprire il corteo gli striscioni di Addiopizzo e degli studenti e poi il sindaco Salvatore Lo Biundo. Il corteo ha attraversato corso dei Mille e poi si è snodato su via Francesco Crispi fino a piazza Umberto I, di fronte al municipio. I clan sembrano avere rialzato la testa per spartirsi la torta degli appalti. «Tutta questa violenza sembra avere il solo obiettivo di ristabilire un'autorità unica - ha spiegato il procuratore di Palermo, Francesco Messineo -. A Partinico non esiste una sola associazione antiracket, una denuncia per estorsione. E non c'è stato un solo imprenditore che abbia ammesso di avere pagato il pizzo». «Questa guerra si combatte con il controllo del territorio e con l’attività investigativa - ha detto il prefetto Giuseppe Caruso - Per quanto riguarda il primo aspetto le forze dell'ordine hanno già implementato gli uomini in campo e riteniamo sufficienti questi numeri. Parallelamente, c'è una macchina investigativa che va a mille giri e che ha bisogno solo dei tempi tecnici per lo sviluppo finale».
La Sicilia, 17/11/2010

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