giovedì, febbraio 26, 2009

Il Governo: come ti faccio amare i referendum...

di Salvatore Parlagreco
Siamo alla vigilia di un altro referendum. Con l’esperienza che ci siamo fatti, la voglia di partecipare è ridotta al minimo. Tuttavia, ad evitare che questa voglia persista e che i cittadini continuino a credere nelle regole democratiche nonostante le turlupinature, il governo che fa? Divide in tre parti le elezioni: una domenica per eleggere i parlamentari europei, una domenica per eleggere gli amministratori dei comuni ed una terza per partecipare al referendum che vuole abrogare la legge elettorale, considerata da chi l’ha proposta e fatta votare, il Ministro Calderoli, una porcata.
I promotori del referendum naturalmente sono molto arrabbiati, sanno infatti che molti cittadini non andranno a votare e mancherà il quorum, cioè il numero minimo di elettori indispensabile perché il referendum popolare sia ritenuta valida. Se la sono presa con il governo che ha bocciato l’idea dell’election day, cioè di una giornata unica per tutte e tre le prove elettorali, affermando che si tratta di una decisione scandalosa. Il Presidente del gruppo parlamentare del PDL, Cicchitto, ha confutato questa tesi, osservando che mettendo tutto insieme si favorirebbe il raggiungimento del quorum. Il ragionamento è corretto, ma quale dovrebbe essere, ci chiediamo, l’intenzione del governo, se non stimolare la partecipazione.
Il governo, che dovrebbe essere neutrale, ha il compito di stimolare la partecipazione in maniera di conoscere la volontà dei cittadini. Se non si raggiunge il numero richiesto per la validità, la maggioranza dei cittadini, qualunque essa sia, subirà una ingiusta penalizzazione. In molti altri Paesi – pensiamo la Svizzera, che propone un referendum al mese ai suoi cittadini - non esiste il quorum, proprio per queste ragioni e, in più, la volontà popolare può esprimersi anche nei casi in cui si vuole una legge e non soltanto quando si vuole cancellarla. Si tratta di democrazie mature che hanno in gran conto la partecipazione. Il nostro Paese ha intrapreso la strada inversa. Sono ormai tanti i segni di questa china.
25 febbraio 2009

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